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Riflessioni sull'Alchimia

Riflessioni sull'Alchimia

di Elena Frasca Odorizzi   indice articoli

 

«Adocentyn» la magica città utopica di Ermete Trismegisto

Gennaio 2014
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  1. Il Picatrix e la città di Adocentyn

  2. Analisi del testo

  3. La profezia dell'Asclepius

  4. I culti astrali di  Harran

  5. Adocentyn e le città utopiche del rinascimento

  6. In viaggio verso Adocentyn

  7. Note

La profezia dell'Asclepius

L'Autore del Picatrix potrebbe aver “dedotto” l'esistenza della Città di Adocentyn dalla «doppia profezia» contenuta nell'Asclepius.

Nella prima parte della Profezia (chiamata «il Lamento») Ermete racconta ad Asclepio che l'Egitto è il riflesso in Terra del Cielo, ma quando la terra dei Faraoni verrà conquista e gli invasori abbandoneranno la Vera religione magica degli Egiziani, anche i buoni costumi e le norme etiche che da essa dipendono verranno meno. A quel punto gli Dèi lasceranno l'Egitto e tutto sarà perduto. Successivamente Ermete riporta un po' di speranza in Asclepio rivelandogli che gli Dèi torneranno e andranno a vivere in una Città situata all'estremo confine dell'Egitto, in direzione del Sole che Tramonta e in questo luogo accorrerà tutta la razza umana. La Profezia rievoca gli eventi storici che effettivamente si abbatterono sull'Egitto dalla conquista di Alessandro Magno fino al giogo Romano e preannuncia ciò che effettivamente avvenne: la totale spoliazione e cancellazione del Pensiero, dell'Arte, della Cultura, delle Leggi, della Religione e della Lingua dell'Antico Egitto. La parte dedicata all'Avvento di una «Nuova Era» e alla costruzione di una nuova «Città-Stato», ricorda invece la descrizione di Adocentyn, specchio in terra dell'armonia celeste così come un tempo lo fu  l'Egitto. La Città di Adocentyn potrebbe quindi essere vista o come il ricordo della perfetta Società Egizia prima della caduta incarnata da Ermopoli o piuttosto come lo schema ideale del suo futuro e universale Rinnovamento , quindi una sorta di Nuova Ermopoli.  In ogni caso si tratta di un Luogo magico che garantirà a tutti coloro che vi giungeranno da ogni parte del Mondo: salute, virtù, conoscenza e protezione da ogni male:

 

Forse tu ignori, o Asclepio, che l'Egitto è l'immagine del Cielo o, per parlare più esattamente, il luogo dove si trasferiscono e si proiettano tutte le operazioni delle forze che governano e agiscono nel Cielo? E se dobbiamo parlare in modo più veritiero, la nostra Terra si può definire come il Tempio del mondo intero. E tuttavia [...] verrà un tempo in cui sembrerà che gli Egizi abbiano onorato invano i loro Dèi, nella pietà del loro cuore, con un culto assiduo; tutta la loro pia devozione si rivelerà inefficace e vana. Gli Dèi, infatti, abbandoneranno la Terra e risaliranno verso il Cielo, l'Egitto sarà abbandonato e la terra che fu sede dei riti, spogliata dei suoi Dèi, sarà privata della loro presenza. E gli stranieri popoleranno questo paese, non solo non avranno più cura della religione, ma ciò è ancora più triste, si avrà l'imposizione, mediante leggi e con la prescrizione di pene, di astenersi da ogni atto di pietà o di culto verso gli Dèi. Allora questa terra santissima, sede dei santuari e dei templi, sarà piena di sepolcri e di morti. O Egitto, Egitto, dei tuoi culti non resteranno che leggende, le quali saranno considerate incredibili persino dai tuoi posteri e rimarranno solo parole incise sulle pietre, a narrare le tue pie azioni. Abiterà l'Egitto lo Scita o l'Indo, o qualche altro popolo barbaro. Infatti non appena la Divinità salirà al Cielo, gli uomini abbandonati moriranno, e così l'Egitto, privato degli Dèi e degli Uomini, sarà deserto. Asclepio. […] E avverrà l'infausta separazione degli Dèi dagli uomini, rimarranno solo gli angeli malvagi che , mescolandosi agli uomini, indurranno con violenza quei miseri  a tutti gli eccessi dell'audacia volta al male, li spingeranno a fare guerre, rapine, frodi, e a tutto ciò che è contrario all'anima umana. […] «Un giorno, gli dei che esercitano il loro dominio sulla terra saranno restaurati in una città all’estremo confine dell’Egitto, una città che sarà fondata in direzione del sole che tramonta e nella quale accorrerà, per mare e per terra, l’intera razza dei mortali. - «[Asclepio] Ma dimmi, intanto dove si trovano in questo momento questi Dèi, o Trismegisto.» - « [Hermete] Hanno sede in una città immensa su un monte della Libia. Questo basti per quanto riguarda tale argomento. (25)

 

I culti astrali di Harran

I Sabei della regione di Harran potrebbero essere la fonte ispiratrice sia della Profezia dell'Asclepius che della descrizione di Adocentyn contenuta nel Picatrix.

Oggi Harran è una città Turca al confine con la Siria, che si trova a 44 km a sud est da Edessa, l'attuale Şanlıurfa (o Urfa, corrispondente all'antica città mesopotamica di Ur). Anticamente era il principale Centro della Mesopotamia Settentrionale abitato dai Sabei, il «Popolo delle Stelle» (dal copto Sabha'ai).

Durante il periodo Assiro la zona di Harran fu nota come Ḫarrānu, poi nel periodo Romano come Carrhae. Nei primi secoli del Cristianesimo fu conosciuta anche come Hellenopolis. Grazie al suo ruolo di “stato-cuscinetto” (punto di incontro di traffici e commerci tra Occidente e Oriente) passò indenne sotto l'occupazione dei Persiani, di Alessandro Magno e dei Romani. Sopravvisse anche alle  persecuzioni cristiane e proprio in questo periodo, secondo le testimonianze di due storici musulmani, al-Ma‘sudi (IX secolo) e Abi Usaibi‘a (XIII secolo), i Sabei, già eredi dello Gnosticismo Egiziano e della tradizione Astrologica Babilonese, accolsero nelle loro fila anche gli ultimi Filosofi Greci, sfuggiti alla cieca violenza epuratrice dei Cristiani, dopo che l'Imperatore Giustiniano aveva decretato la chiusura forzata dell'Accademia Platonica di Atene (529 d.C.). Grazie a questa commistione culturale Harran divenne dunque «il principale Centro di Diffusione della Tradizione Ermetica nella Tradizione Islamica e Latina» e sopravvisse anche alla Conquista Araba del 651 d.C. . Gli Arabi, infatti, in cambio di Talismani, Alambicchi e Astrolabi, di cui facevano ampio uso, permisero ai Sabei di continuare a venerare le statue dei loro Dèi planetari (26), a praticare i Culti Astrali, la Teurgia e la Magia Astrologica. Solo nel 992 d.C. furono costretti a convertirsi, ma decisero di non farlo cercando, al contrario, di farsi riconoscere come «ahl al kitab» («Genti del Libro») dichiarando cioè di possedere un “Libro Sacro”, rivelato loro da un Profeta-Legislatore, che identificarono con Ermete Trismegisto e che i Musulmani non ebbero difficoltà ad assimilare al loro Profeta coranico Idris e  all'ebraico Enoch (27)

Le fonti riferiscono che la Città di Harran era a pianta circolare con 7 porte e 7 cancelli dedicati ognuno a un pianeta diverso e dotati di immagini magiche e Talismani. Il Tempio Maggiore  era provvisto, come quelli Minori, di una Torre d'osservazione e lo storico Libanio di Antiochia (28) lo descrive «splendido come il Serapeo di Alessandria» (29), distrutto dai Cristiani nel 391 d.C., dopo che l'editto dell'Imperatore Teodosio aveva proibito i Culti Pagani decretando il Cristianesimo unica religione dell'Impero Romano. Con la chiusura dei Templi anche Harran subì gravi danni, ma rapidamente fu tutto ripristinato, tanto che agli inizi del V secolo la Monaca Pellegrina Egeria, nel suo famoso diario di viaggio «Itinerarium», riferì di non avere trovato un solo Cristiano in tutta la Città.

Oggi di Harran restano solo macerie e le uniche strutture riconoscibili sono alcuni edifici ottagonali e la grande Torre Astronomica quadrata del Tempio del Dio Luna Sin (30), alta quasi 50 metri e soprannominata «la Torre degli Astrologi». La Città Astronomica di Harran, modellata su influenze planetarie come Adocentyn, si trova in prossimità del Santuario Megalitico di (31) Göbekli Tepe (il più antico del mondo) e di una contrada chiamata Eski Soğmatar, dove si trovano i resti di un'altra grandiosa Costruzione Astrale innalzata dai Sabei. Secondo le ipotesi ricostruttive pare che fosse composta da 7 Templi circolari e quadrati con camere cubiche sotterranee,  raffigurazioni degli Dèi sulle pareti e forse sistemi comunicanti di gallerie. Sembra poi che vi fossero piattaforme circolari sormontate da colossali raffigurazioni dei rispettivi solidi planetari e che i Templi fossero circondati da altari e iscrizioni magiche in caratteri siriaci, incise  nella roccia. Secondo lo studioso Theodor Hary l’intero complesso era stato disposto in modo da “rappresentare in Terra” uno spettacolare allineamento astronomico “verificatosi nel Cielo di Harran” il 17 maggio del 93 d.C. . I 7 Templi sono infatti disposti a una distanza di circa mezzo chilometro l’uno dall’altro, tutti intorno a un Monte centrale (32). Questo Monte Sacro, sul quale un tempo era presente una Torre conica, dotata secondo alcune ricostruzioni di rampe a spirale, purtroppo oggi è solo un cumulo di macerie. Ben poco resta dell'aspetto originario di quest'area. L'unica caratteristica di rilievo è l’imboccatura di un pozzo al centro del Monte Sacro, chiuso in superficie da grandi lastre di pietra e macerie, la cui esistenza che sembra trovare analogie con un racconto del famoso enciclopedista arabo Al Mas’udi [897 - 952 d.C.], nel quale si parla anche di una “pietra particolare” che ricorda vagamente la famosa «rotunda» del Faro di Adocentyn.

Al Mas’udi nel suo manuale storico-geografico "Le praterie d'Oro" [Cap. LXVII], scrisse infatti che:

 

[...] Agli estremi confini della Terra si trova un tempio di forma circolare, che possiede sette porte ed è sormontato da una cupola ettagonale, che è celebre per la sua struttura e la straordinaria altezza. In cima alla cupola venne posta nei tempi antichi una specie di pietra preziosa grande come una testa di vacca, la cui luce rischiara tutti i dintorni del tempio. Molti grandi re hanno tentato senza successo di impadronirsi di questa pietra: tutti coloro che vi si avvicinano, a una distanza di dieci passi, cadono a terra morti. Se anche si usano delle lance o strumenti simili, arrivati alla stessa distanza si fermano a mezz'aria e ricadono a terra. Qualunque proiettile lanciato contro la pietra subisce il medesimo destino...In altri termini, sembra che in nessun modo e con nessun espediente sia possibile riuscirvi, e chiunque fosse tanto audace da pensare di demolire il tempio sarebbe colto da una morte istantanea. Certi sapienti ritengono che questo fenomeno sia causato da particolari pietre magnetiche dotate di proprietà repulsive. […] Questo stesso tempio possiede un pozzo profondo la cui imboccatura ha anch'essa sette lati ed è così costruito in modo tale che chiunque abbia l'impudenza di avvicinarvisi troppo ne venga trascinato dentro e precipiti fino in fondo. Il pozzo è circondato da un anello che reca, in caratteri siriaci, la seguente iscrizione: “Questo pozzo conduce alla sala degli archivi, che custodisce la storia del mondo, la scienza dei cieli e il segreto di tutte le cose passate, presenti e future. In questo pozzo si trovano tutti i tesori del mondo, ma chiunque voglia esserne degno dovrà esserci pari in potere, scienza e saggezza. Chiunque vi sappia arrivare, allora saprà di esserci pari; diversamente, comprenderà di quanto più grande è la nostra potenza, quanto più vasta la nostra scienza, più profonda la nostra saggezza e più attenta la nostra vigilanza”. Il tempio, così come la cupola e il pozzo poggiano su un enorme blocco di roccia massiccia, simile a una montagna, in cui è impossibile praticare qualunque tipo di scavo. Chi ha visto questo tempio, riferisce di avere provato una sensazione di profonda tristezza e allo stesso tempo una sorta di attrazione inquieta verso questo edificio […] (33).

 

Adocentyn e le società utopiche rinascimentali

Il Rinascimento “iniziò” a Firenze, nel 1462, quando Cosimo dè Medici rifondò l'antica Accademia Platonica di Atene in onore di Gemisto Pletone, il filosofo bizantino che in quegli anni cercava di infiammare le menti dei suoi contemporanei con il desiderio di una Pace Interreligiosa, fondata sugli antichi valori spirituali e politici della filosofia Platonica.

Marsilio Ficino, posto a capo dell'Accademia, lavorò duramente per riportare alla luce la Cultura Pagana sopravvissuta alle persecuzioni Cristiane del III-IV secolo d.C., ritrovando e traducendo non solo le Opere di Platone e Plotino e di altri famosi autori, ma soprattutto il famoso Corpus Hermeticum, che si credeva ormai perduto.

Platone ed Ermete tornarono così a essere i Profeti di una «Nuova Era», spingendo nuove generazioni di pensatori a credere in ciò che Pletone aveva detto prima di morire, cioè che nel prossimo futuro il Mondo sarebbe stato dominato dalla razionalità solare (34) e reso perfetto dalla Guida di Sapienti Iniziati, possessori di un sapere misterico, nel quale sarebbero confluiti (in una sorta di nuova religione sincretica) il Cristianesimo, l'Islam, le Divinità Greche e quelle Orientali, la Filosofia di Pitagora e quella Platonica.

Nuove concezioni religiose, sociali, urbanistiche e scientifiche iniziarono perciò a svilupparsi sotto la protezione di un nuovo tipo di Signoria politica che reclamava una maggiore indipendenza dallo strapotere ecclesiastico, il quale, ovviamente, si oppose con ogni mezzo repressivo e oscurantista a questi “Sogni di Riforma”. Tra il 1618 e il 1649 esplose una gravissima crisi religiosa e politica che si propagò in tutta Europa attraverso sanguinose lotte fratricide, che culminarono nella terribile Guerra dei 30 anni. Queste tragedie però non fecero altro che rafforzare il desiderio di una Pace Religiosa Universale e il Sogno di una Società Ideale retta da un Collegio di Sapienti provenienti da Tutte le Nazioni, che avrebbero condotto al Benessere tutto il genere umano. Ecco quindi che riferimenti velati alla Repubblica di Platone, ma anche alla Città di Adocentyn e quindi all'Ermetismo si propagano in alcuni dei più famosi «programmi di rinnovamento» politico, sociale e spirituale del '600 (26). Compaiono nei Manifesti dei Rosacroce (35) (1614-16), negli Statuti dei Filosofi Sconosciuti del Medico Alchimista Sendivogius, nel Sistema «Pansofico» (1616) del Vescovo, Umanista e Pedagogo Cecoslovacco Comenius (36) (1592-1670), ma anche nelle pagine della Nuova Atlantide (1626) di Francis Bacon, così come nelle aspirazioni della nascente Massoneria Speculativa.

Capostipite di questi libri che mescolano politica ed ermetismo è quasi sicuramente la «Città del Sole» del Monaco Rivoluzionario Tommaso Campanella(1602), un'opera allegorica nella quale viene descritta una fantomatica democrazia di tipo comunistico e teocratico, che Campanella tentò veramente di instaurare in Calabria, finendo per questo in prigione. Il racconto si rifà, in prima analisi, al mito dell'Isola di Atlantide e della Repubblica di Platone (390 a.C.), alla scoperta del Nuovo Mondo (1492) e alla «Città di Utopia» di Thomas More (1516), ma secondo la Yates vi sono evidenti riferimenti anche al Tempio Solare di Ermete Trismegisto ealla «Magia Astrale» di Adocentyn. Leggiamo infatti che «la Città del Sole è un grande Essere collettivo a immagine del mondo» la cui missione è riunire dentro le sue mura tutta l'Umanità e poiché nella Società Contemporanea regna il Male, nella sua triplice forma di Impotenza, Ignoranza e Odio, gli abitanti della Città del Sole si dedicano solamente al Bene supremo, sviluppando il trinomio opposto, Potenza, Sapienza e Amore. La Città «è distinta in sette gironi, ciascuno dei quali ha il nome di un Pianeta; vi si accede da 4 porte, rivolte ai quattro punti cardinali, le quali immettono in 4 strade che intersecano 7 gironi. Al sommo dei 7 gironi, c'è un gran piano saldamente fortificato su cui sorge un Tempio rotondo con colonne senza pareti. Sopra l'altare del Tempio vi è un Mappamondo assai grande dove tutto il Cielo è dipinto e un altro dove è la Terra. […] Vi sono sempre accese 7 lampade coi nomi dei 7 Pianeti. ».

La Città del Sole di Campanella funziona dunque “in accordo con le Stelle” per produrre Felicità, Prosperità e Virtù per i suoi Cittadini, esattamente come Adocentyn. Il Sovrano della Città, chiamato il Metafisico, governa come Ermete Trismegisto sulla Religione, sulla Scienza e sulle Leggi. Egli esercita il suo potere attraverso 3 Dignitari Pon, Sin e Mor, ovvero il Trinomio del Bene Supremo, Potenza, Sapienza e Amore, mentre tutta la Conoscenza del Mondo è scritta sulle pareti della Città, perché tutti possano usufruirne, questo perché la causa di tutti i Mali del Mondo è l'Ignoranza, per cui la Conoscenza, che è il Bene supremo, va coltivata. I Solariani non sono però dei semplici eruditi, ma veri e propri studiosi che inventano macchine sofisticate e si comportano come Maghi e Proto-Scienziati che sanno come portare in Terra i benefici influssi celesti a beneficio dell'Umanità. Non sono ancora autentici scienziati-filosofi come i Neo Atlantidei di Bacon, ma comunque, come gli Utopiani di Moore, «non trovano piacere più grande che sollevare il velo che cela i segreti della Natura persuasi che Dio, il più grande degli artisti, lieto di vedere ammirate le sue Opere, è grato degli sforzi che essi compiono per studiare il suo operato lodando la sua perfezione, anziché tenere sempre gli occhi rivolti verso terra senza osare spezzare con il pensiero i legami che alla terra li avvinghiano (37)».

 

In viaggio verso Adocentyn

Che ne è Oggi di Adocentyn? Che ne è del «Paradiso degli Ermetisti»? La «Nuova Ermopoli», il Mondo Perfetto, dove la fame, l'ignoranza, le malattie e il male sono stati «magicamente» sconfitti? Ma soprattutto: qualcuno è mai riuscito a trovarla?

Di certo in Molti l'hanno cercata e ancora la cercano e sicuramente in Molti l'hanno trovata, perché Adocentyn non è un luogo immaginario, ma un ideale luminoso verso il quale Tutti possono mettersi in Cammino, senza paura. Adocentyn non è infatti né un'Illusione, né una Dittatura Fantascientifica come temeva la Yates, anche se certamente è un'Utopia. La Magia di Ermete non impone niente a nessuno, non c'è alcuna «ipnosi di massa» basata sul «Culto dell'Immagine» e neanche una qualche Congrega di pseudo-Saggi, egocentrici, che decidono chi può entrarvi e chi no, cosa bisogna dire o cosa bisogna fare e pensare. Il suo stato paradisiaco non dipende da un “artificio magico”, ma dalla sua stessa Natura di Templum, cioè di luogo Sacro nel quale il Cielo e la Terra si incontrano, si amano e si uniscono riflettendosi l'uno nell'altro. Adocentyn è sinonimo di Armonia. È «l'ottimo luogo in nessun luogo» e come la Speranza che può essere trovata ovunque la si cerchi, anche quando sembra non poter più esistere da nessuna parte.

Cercare Adocentyn non è un modo per scappare dalla realtà che ci circonda, per trovare un rifugio nel quale nasconderci dalle difficoltà della vita, ma al contrario è un invito a compiere, con coraggio, un Viaggio che ci condurrà a cambiare prospettiva su noi stessi e quanto ci circonda. Solo, infatti, quando avremo sviluppato consapevolezza ed empatia, quando saremo divenuti capaci di autoregolarci e autogestirci, quando avremo imparato a trovare Equilibrio, Forza e Saggezza dentro di noi, ne diverremo Cittadini ecome il Grande Ermete potremo proiettare la Luce dei nostri Pianeti e delle nostre Costellazioni interiori nel quotidiano, trasformando Tutto il Mondo in Adocentyn, tutto il mondo in un posto migliore.

 

Arthea (Elena Frasca Odorizzi)

 

NOTE

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