Riflessioni sull'Alchimia
di Elena Frasca Odorizzi indice articoli
L'Alchimia Spirituale
Gennaio 2009
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Il Solve et Coagula
Il Solve et Coagula
«18. Se vuoi turbare, devi turbarti. Se vuoi che ti si ami, ama. Non si riceve in azioni e ascendenza che in similarietà. Una cosa attira o crea il suo stesso corrispettivo [1].»
La Materia Prima della Psicologia è l'Individuo, così come la sostanza degli Alchimisti è la Mente. Entrambe hanno molto in comune, ma vi è una significativa differenza tra la Psicoterapia e l'Esoterismo: quest'ultimo, infatti, va inteso come continuazione attualizzata degli antichi riti di passaggio. L'Alchimia come gli altri cammini iniziatici, ha propri metodi e proprie tecniche per attivare e affinare le capacità mentali, così come per creare le condizioni mentali e fisiche con cui stimolare e verificare cambiamenti in una persona, su più livelli. Le Facoltà che beneficano maggiormente di questo allenamento mentale sono quelle dell'emisfero destro cioè quelle che vengono più spesso trascurate dall'educazione familiare e sociale.
L'idea che le Funzioni Non Razionali siano legate all'emotività e sia quindi vergognoso e pericoloso svilupparle, è forse il malinteso culturale ed educativo più grande e opprimente della nostra società. L'emotività è un meccanismo di difesa a uno stimolo e probabilmente nessuno sapeva veramente cosa fossero le capacità dell'emisfero destro, quando, paradossalmente, le ha attribuite alla Donna, come marchio di inferiorità. Senza di esse non sarebbe possibile cogliere l'idea stessa di Unità nella Molteplicità, non riusciremmo a ipotizzare l'Infinito e non esisterebbe la concezione stessa di quel Divino a cui tutti dicono di aspirare, dandogli nomi e forme diverse, pur sapendo che parlano della stessa cosa. Non ci sarebbero grandi ideali e nessuno sarebbe in grado di compiere istintivamente un gesto coraggioso e disinteressato in una situazione disperata, meritandosi l'appellativo di Eroe o di Santo. Non esisterebbe di conseguenza il concetto di Fratellanza, né avremmo l'Ispirazione, l'Intuizione, il Sentimento, l'Originalità, la Visione Globale, l'Arte, la Filosofia, la Scienza e il Progresso.
Pensare è evidentemente una attività innata di tutti, e come si sarà visto dallo schema le funzioni dei due emisferi sono complementari. Questo però non basta. Se si vogliono affrontare i problemi non solo da un punto di vista diretto, ma anche alternativo, soprattutto quando la questione non prevede un'unica risposta corretta, è necessario allenare oltre al pensiero logico [2], anche quello laterale [3] e divergente (o creativo), [4] esattamente come si fa con i muscoli.
L'intuito, per esempio, è una forma di intelligenza che riconoscendo schemi familiari, precedentemente memorizzati tramite l'esperienza, porta a scegliere la mossa che sembra immediatamente più giusta, senza perdere istanti preziosi pensandoci su: esattamente ciò che fanno i Giocatori di Scacchi e i Pompieri. Questo “istinto raffinato”, questa “reattività cosciente”, è anche quello che distingue l'Apprendista dal Maestro, perché mentre il primo è costretto a fermarsi a pensare a cosa potrebbe fare, affidandosi al calcolo delle probabilità, il secondo sa immediatamente cosa deve fare, grazie alla capacità di sintesi che ha sviluppato con l'attitudine a riflettere sulla vita, il mondo, le sue esperienze personali e quelle altrui.
Il Simbolo è un insieme di Significato e Significante. La comprensione dei Simboli, non è quindi immune dalla necessità di sviluppo di entrambi gli emisferi, perché uno deve saper analizzare un'esperienza concreta nelle sue parti (Solve) e l'altro deve saperla sintetizzare (Coagula), scoprirvi un senso ultimo. Il Significato è l'essenza stessa del Simbolo, il senso che resta sempre uguale a se stesso. Il Significante è la Forma che esprime quel significato e non un altro. Può variare solo continuando a rispecchiare il senso a cui si riferisce e per questo motivo i Significanti di uno stesso Simbolo possono essere considerati come dei sinonimi confrontabili tra di sé: per es: il simbolo della Croce, è uguale alla Stella di Salomone, la Coppa con dentro il Pugnale, il numero 4, la Ierogamia egizia di Geb e Nut, il Rebis Alchemico, ecc.
La parola Simbolo deriva dal termine greco Sumballein, che vuol dire gettare insieme, ma anche unire e mettere insieme. Gettare è usato nel senso agonistico di spingere uno verso un altro, far azzuffare e in effetti, spesso, i pensieri si combattono ferocemente in un'arena mentale, come gli animali delle illustrazioni alchemiche. Nessuno di questi, però, prevale mai sull'altro, lasciando il rivale morto ai suoi piedi, ma sempre da questo incontro-scontro, ne nasce qualcosa di nuovo: una creatura con le caratteristiche di entrambi, oppure un figlio o un nuovo androgino, quando la collisione di due diversi modi di vedere le cose, viene rappresentata con un matrimonio tra fratelli spirituali.
Altri significati di Sumballo sono per estensione del significato: congetturo, riconosco, interpreto, spiego, mi incontro, mi imbatto, insieme a qualcuno, contribuisco, quindi soccorro, aiuto, scambio, stringo relazioni, interpreto, dichiaro, spiego, ecc. Il contrario di Sumballo è Diaballo, il cui significato è getto, faccio passare attraverso, ma anche divido, separo, accuso, calunnio, inganno, induco in errore, tanto che da questa parola deriva il sostantivo Diavolo. Definire “diabolico” il «ribaltamento», cioè l'esplorazione dell'altra faccia del Simbolo presta il fianco a fraintendimenti, perché effettivamente ogni Simbolo, come sintesi di una dicotomia, ha due facce. Vi è una grande differenza tra ciò che viene diviso (Solve) per essere ricomposto (Coagula) e ciò che desidera la divisione e si oppone allo scambio (crossing-over). È dall'Estremizzazione che bisogna tenersi lontani, come da una cattiva abitudine innaturale che impedisce ai due opposti di interagire. Se, infatti, le due forze complementari non possono scontrarsi nell'individuo creando in lui un nuovo livello di coscienza, vuol dire che una delle due posizioni è stata repressa e nascosta, per un qualche motivo, e di conseguenza, l'altra si satura al punto da doversi rivolge all'esterno per costruire un nuovo campo di forze, in cui dar sfogo al conflitto rimasto in sospeso. Non si può fuggire dai problemi, ma solo rimandarli (e quindi complicarli) o risolverli. Nel primo caso si coltivano atteggiamenti di estremismo verso gli altri e le loro idee, che conducono alla violenza e a uno sterile guadagno, mentre al contrario chi ha l'abitudine alla risoluzione dei contrasti è portatore di cooperazione e abbondanza per tutti. Prima di riversare la propria frustrazione o aggressività contro un riflesso fatto di carne e ossa o non appena ci si accorge di farlo, sarebbe, dunque, necessario individuare chi o che cosa ci fanno veramente soffrire, rivolgendo l'attenzione in noi stessi. Allo stesso modo non ha senso l'atteggiamento di distacco di chi cercare di estraniarsi dal Mondo, rifiutando di mettersi in gioco o di proporsi per paura del rifiuto o del conflitto. Questa scelta equivale a «non essere» nel senso di «non vivere» e questo accade solamente quando, per un qualche motivo, ci si sente in colpa per essere come si è e quindi a «esistere». Il vero Enigma da decifrare siamo Noi stessi, ma senza l'Esperienza, cioè tutte quelle azioni o contatti tra l'individuo e l'ambiente, non ci sarebbe niente su cui riflettere. Per conoscere e farsi conoscere è invece necessario toccare e farsi toccare, entrare dentro alle cose, smontare l'unità monolitica e granitica del nostro Io o del Mondo che ci circonda. A questo processo seguirà poi una ricostruzione della nostra essenza, non necessariamente nello stesso modo in cui si trovava in principio, perché ogni nuovo «insieme è più della somma delle sue parti [5]».
Comprendere noi stessi, comporta, quindi, non solo la scoperta di dinamiche interne, che ognuno attua senza neppure accorgersene in rapporto a ciò che vive, ma anche una nuova visione delle cose che ci fa cogliere similitudini tra le nostre esperienze e quelle altrui, trasformando le altre persone, in compagni di viaggio. Il Cammino Iniziatico è un Percorso Interpretativo, che procede per somiglianze condivisibili e che alla tradizionale separazione tra pensiero razionale e non razionale, preferisce la naturale collaborazione tra queste due diverse modalità di pensiero, favorendone l'amplificazione. Se, infatti, l'Interpretazione dei Simboli restasse solamente una attività intellettuale fine a se stessa, una recezione passiva, o una catalogazione nozionistica, allora perderebbe tutto il suo potere trasformativo. Il Simbolo, invece, da inanimato e statico deve essere vissuto come esperienza significativa concreta, vivibile verificabile in prima persona e questo è possibile solo attraverso un insieme di prove e rituali introspettivi, supportati da una Stele di Rosetta, fatta di Simboli Universali [6], Personali [7] e di Gruppo [8], che ognuno deve decodificare da sé, non ultima la presenza di una persona che abbia già fatto questo viaggio e ci segua a distanza. L'aspetto Sessuale dell'Alchimia, per esempio, non è altro che un approccio fisico al Simbolismo delle Nozze Sacre, cioè una situazione intima vissuta mentalmente attraverso la fisicità, che mette a nudo ogni paura, desiderio, bugia, egoismo o altruismo verso noi stessi e gli altri.
In conclusione, se non ci spingiamo coscientemente e volontariamente verso l'azione, verso un obbiettivo di miglioramento, ma ci lasciamo agire inconsciamente dai Simboli e quindi dalla Vita, ne trarremo effetti limitati, instabili e pericolosi sul nostro quotidiano e nei rapporti con gli altri. Nessuno, sano di mente, si metterebbe alla guida del suo “veicolo” addormentato o ubriaco, perché allora dovremmo condurre la nostra esistenza alla cieca?
«[28] Gesù disse: " Mi sono trovato in mezzo al mondo, e mi manifestai loro nella carne. Li trovai tutti ubriachi; tra essi non ne trovai alcuno assetato. E l'anima mia è tormentata per i figli degli uomini perché in cuor loro sono ciechi e non vedono: vennero nel mondo vuoti e cercano di uscire dal mondo vuoti."Ma ora sono ubriachi. Allorché avranno vomitato il loro vino, allora faranno penitenza"». Vangelo di Tomaso [9].
Elena Frasca Odorizzi
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