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Riflessioni sull'Alchimia

Riflessioni sull'Alchimia

di Elena Frasca Odorizzi   indice articoli

 

Un Alchimista di nome Orfeo in una tarsia rinascimentale senese del 1500

Aprile 2008
Revisionato nel mese di Gennaio 2012
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La Testa e lo Specchio
Come abbiamo visto la Testa è un elemento centrale nell'iniziazione Sciamanica, è il contenitore per eccellenza dell'Anima, è il Forno alchemico nel quale la Mente arde e lo Spirito trasmuta. A rendere ancora più evidente questo parallelismo troviamo la Testa di Santa Caterina insieme alla rappresentazione neoplatonica di un Orfeo (65) che invece di suonare la Lira guarda se stesso in uno Specchio. Sostituzione enigmatica, ma più che legittima, perché Platone rimproverava a Orfeo il non essersi posto faccia a faccia con il divino che è nella propria anima (66), preferendo inseguire un phantasma, cioè una immagine illusoria (67):

 

SOCRATE:  Io ti mostrerò quello che suppongo ci voglia dire e consigliare quest'iscrizione [l'iscrizione delfica «Conosci te stesso»]. Ora, c'è il rischio che del suo significato non si riescano a trovare altre illustrazioni se non nell'ambito della vista. ALCIBIADE:  In che senso intendi quello che dici?  SOCRATE. Considera anche tu insieme con me il caso seguente. Se l'iscrizione  esortasse il nostro occhio, come un uomo, e gli dicesse «Guarda te stesso!», come potremmo intendere il contenuto dell'esortazione? In altro modo che nel senso di guardare a ciò in cui, guardando, l'occhio arriverebbe a vedere se stesso? ALCIBIANDE:  È chiaro!  SOCRATE: Vogliamo ora riflettere su quale sia la cosa guardando la quale potremo vedere tanto quello quanto noi stessi?  ALCIBIADE:  È chiaro, Socrate, che si tratta degli specchi e di cose affini. SOCRATE: . Dici bene. Ma forse non c'è anche nell'occhio con cui vediamo un qualcosa di simile? ALCIBIADE:  Senz'altro! SOCRATE:  Dunque hai notato che il volto di chi guarda nell'occhio appare riflesso nell'occhio di chi gli sta di fronte, come in uno specchio, e che  quella parte dell'occhio in cui si riflette la chiamiamo anche pupilla, poiché è un'immagine di chi guarda? ALCIBIADE: Dici il vero. SOCRATE: Allora, se un occhio fissa un altro occhio e guarda in ciò che è la sua componente migliore, componente mediante la quale l'occhio vede, in tal modo può vedere se stesso. ALCIBIADE:  Così pare. SOCRATE:. Se invece guardasse in un'altra componente dell'uomo o in qualche  altra cosa, tranne in quello cui lui si trova ad essere simile, non vedrà se stesso. ALCIBIADE:  Dici il vero. SOCRATE:. Allora, se l'occhio vuole vedere se stesso, deve guardare in un occhio, e per la precisione in quel luogo dell'occhio in cui la virtù dell'occhio si trova ad essere ingenerata. E questa virtù è forse la facoltà visiva? ALCIBIADE . Le cose stanno così. SOCRATE:   Quindi, caro Alcibiade, anche l'anima, se vuole conoscere se stessa, deve guardare in un'anima, e soprattutto nel luogo in cui si ingenera la virtù dell'anima, ovvero la sapienza [sophia], e in altro cui ciò si trova ad essere  simile? ALCIBIADE: . A me pare di sì, Socrate! SOCRATE: . Ora, possiamo dire che ci sia una componente dell'anima più divina di quella in cui dimorano la conoscenza e la saggezza? ALCIBIADE: Non possiamo! SOCRATE: Allora questa sua componente è simile alla divinità, e, nel caso uno guardi a  lei e conosca tutto ciò che è divino, ossia dio e la saggezza, allo stesso modo potrebbe  conoscere anche se stesso nella misura più alta.

 

La Tarsia stessa è quindi uno Specchio, una metafora visiva del motto delfico Gnosce Te Ipsum. È un occhio interiore che ci osserva e nel quale guardiamo per trovare noi stessi, perché solo attraverso la Visione Contemplativa è possibile raggiungere quella speciale condizione spirituale che i Buddisti chiamano “l'essere svegli”, “l'avere gli occhi aperti”:

 

[…] gli Ateniesi, nell’iniziazione di Eleusi, mostrano a coloro che sono ammessi al grado supremo [epopteuosi] il grande e mirabile e perfettissimo mistero [mystêrion] visionario di là: la spiga di grano mietuta in silenzio (68).

[...] Felice chi vide ciò prima di scendere sottoterra! Egli conosce la fine della vita. Egli conosce anche il principio (69).

 

Contemplare vuol dire Guardare qualcosa di Significativo che ci induce a Riflettere. Riflettere vuol dire far lavorare insieme il pensiero logico-razionale-lineare con il suo opposto, il pensiero analogico-intuitivo-reticolare, attivandoun Solve et Coagula neuronale, senza il quale non sarebbe possibile ottenere alcun tipo di auto-conoscenza e auto-guarigione. Nel nostro caso l'immagine significativa, la Spiga mietuta in silenzio, è la Tarsia che attraverso la tecnica artistica del Mosaico crea una analogia tra l'immagine di Orfeo costituita da pezzi di marmo, assemblati Armoniosamente, e l'Anima umana muore e risorge portando frutto a se stessa e agli altri, solo quando riesce a stabilire un equilibrio tra le diverse parti che la compongono. L'Arte del Guardare dentro di sé è infatti come quella del Mosaicista, perché inizia con lo Smembramento di un unico blocco monolitico, cioè una destrutturalizzazione analiticaprofonda e impietosa della propria esperienza esistenziale, a cui fa seguito la Ricostruzione interiore di una nuova Immagine di sé e della Realtà passata, presente e futura:

 

[...] letteralmente il mosaicista “rimembrava” il dio morto, nell’esercizio del mosaico e attraverso il mosaico rinato. È un errore insistere sulla frammentazione nel mosaico. Finché noi parleremo di mosaico come di ciò che è frammentato non lo riusciremo mai a capire. Perché il mosaico è l’esatto contrario. Attraverso la pratica del mosaico il mosaicista poteva incarnare in se stesso, vivere in se stesso la filosofia platonica, ripercorrendo quel tragitto cosmogonico dall’Uno al molteplice e poi a ritroso, à rebours, dal molteplice all’Uno (70). [...] I temi più frequenti, per i mosaici pavimentali (o parietali) erano proprio: le figure divine di Orfeo, Dioniso, Attis o Atteone, Osiride. Figure apparentemente diverse tra loro, vivono in realtà, tutte, lo stesso destino. Sia Orfeo che Atteone e Osiride sono divinità che vengono smembrate, vengono fatte a pezzi. Muoiono crudelmente e rinascono.

 

È chiaro, quindi, che i Mosaici e le Tarsie Rinascimentali, al pari dei Labirinti delle Cattedrali medievali, rappresentano un perfetto strumento di riflessione, un Luogo della Ri-membranza, che ci insegna a ricollegare la nostra Anima con il Tutto. A questo proposito proprio gli Orfici ritenevano che l'Anima, grazie alla capacità di Ri-membrare, potesse trasmutare e uscire dal Ciclo delle Rinascite, per stabilirsi definitivamente nel Paradiso degli Eroi:

 

Troverai a sinistra delle case di Ade una fonte, presso di essa piantato un bianco cipresso: a questa fonte [quella del Lete, dell'Oblio] non ti accostare. Ne troverai un'altra, dal lago di Mnemosine [cioè del Ricordo] fresca acqua sgorgante; d'innanzi vi sono custodi. Dirai: “son figlia della Terra e di Urano splendente di astri, celeste è la mia stirpe, e questo sapete anche voi; brucio di sete e muoio; ma voi datemi subito la fresca acqua che sgorga dal lago di Mnemosine”. Quindi ti daranno da bere dalla fonte divina, e allora tu regnerai con tutti gli altri eroi (71).


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