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Riflessioni sull'Alchimia

Riflessioni sull'Alchimia

di Elena Frasca Odorizzi   indice articoli

 

Araldica Alchemica

Agosto 2011
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  1. La Sorgente Immaginifica di Araldisti e Alchimisti Medievali

  2. Le Insegne Araldiche e gli Emblemi Alchemici Rinascimentali

  3. Esempi di Emblemi e Stemmi Alchemici

  4. Le Regole dell'Araldica Alchemica

  5. Lo Scudo, forme e suddivisioni

  6. Le Figure alchemiche

  7. Gli Smalti o Colori

  8. Gli Ornamenti Esterni

 

«Quanto le prime idee alchemiche potrebbero aver condizionato lo sviluppo del simbolismo degli Stemmi nobiliari, e quanto, a sua volta, l'Araldica, potrebbe aver influenzato la nascita di una sorta di Araldica Ermetica, collegata alla fioritura degli Emblemi e dei Sigilli Gerogflifici rinascimentali
Rafal T. Prinke si è posto questa domanda nel lontano 1989, in un articolo apparso sulla rivista The Hermetic Journal (1), dal titolo Hermetic Heraldry. Si tratta di una questione importante per tutti coloro che sanno quanto sia facile vedere simboli ermetici, anche dove non ci siano. Tuttavia, la lettura di questo studio mi ha condotto a tutt'altra considerazione: sarebbe possibile creare, oggi giorno, un'Araldica Alchemica vera e propria, a partire dalle regole di quella Nobiliare?  Ovviamente Si, ma si potrebbe fare ancora di più: si potrebbe ideare un'intera Araldica Esoterica, cosa che mi sono impegnata a fare scrivendo un Manuale.
In questo saggio, però, parleremo soltanto di Araldica Alchemica.

 

La Sorgente Immaginifica di Araldisti e Alchimisti Medievali
L'uso di dipingere elementi grafico-simbolici direttamente su scudi, cotte d'armi, gualdrappe e bandiere, per identificare una persona, una famiglia, un gruppo, una istituzione o un territorio, fu introdotto in Europa tra il 1100 e il 1115, dai Crociati, che lo avevano appreso dagli Cavalieri Arabi in Terra Santa (2). Tra guerre e tornei, in una Società sempre più organizzata in classi sociali, mestieri, regni e Comuni, tale pratica si generalizzò al punto che fu necessario affidarne la regolamentazione a degli esperti (3). Questi si rifecero all'unica Sorgente Immaginifica disponibile, la stessa dalla quale attingevano Artisti e Alchimisti Medievali:una insieme di simbolismo tradizionale tardo antico, di simbologia Cristiana e di elementi presi dai testi dei Bestiari, (Lapidari ed Erbari inclusi).
Senza addentrarsi in descrizioni specifiche, basterà ricordare che sugli Stemmi araldici familiari sono spesso rappresentati Animali, reali e immaginari, il cui significato va ricercato nei «Bestiari» che ne descrivono i «Vizi e le Virtù Cristiani». Capostipite di questo genere di libri fu il Fisiologo, (Physiologus), una piccola opera redatta ad Alessandria d'Egitto, probabilmente in ambiente gnostico, tra il II e il IV secolo d.C. da autore ignoto, nella quale animali, piante e pietre, venivano presentati in chiave allegorica, attraverso citazioni di passi delle Sacre Scritture, rimandanti «a significati metafisici inerenti alle realtà celesti o al comportamento umano (4)». Si tratta degli stessi Animali utilizzati dagli Alchimisti, come una sorta di linguaggio tecnico, per descrivere le fasi, le materie prime, le formule protochimiche, i concetti filosofici e metafisici dell'Opera.
Per quanto riguarda il contributo dato dal «Simbolismo Tradizionale (5)»all'Araldica e all'Alchimia è sufficiente citare un elemento fondamentale per entrambe: il Colore. Tanto i Colori degli Stemmi Araldici, che quelli delle Fasi Alchemiche sono collegati a quelli dei Pianeti e i dei Metalli, secondo rigorose concordanze la cui conoscenza, fondata sulla Legge delle Corrispondenze (6), deriva direttamente dalla sapienza dei Babilonesi, degli antichi Egiziani, dei Greci e dei Culti Misterici Planetari, come quello di Mithra.

 

Le Insegne Araldiche e gli Emblemi Alchemici Rinascimentali
Il legame tra le immagini araldiche e quelle alchemiche si rafforzò nel Rinascimento, quando tornò in auge la Magia, cioè l'applicazione pratica della teoria delle concordanze astrologiche tra il Cielo e la Terra, ma anche quando la parola Emblema entrò nell'uso comune, sia come sinonimo di Stemma Araldico (7), che di Figura Allegorica Alchemica.
In origine, con il termine Emblema, (dal greco Araldica Alchemica), si intendeva semplicemente “ciò che è messo dentro”, un “inserto”, quindi anche un mosaico o una figura ornata in rilievo, ma dal XVI secolo iniziò a indicare un simbolo costituto da una immagine allegorica e da un motto, cioè «una costruzione immaginativa in cui vengono correlate, secondo le rispettive valenze allegoriche, delle figure (dette “corpo”) con delle parole (dette “anima”) espresse con un motto o sentenza(8)».
Questa estensione di significato fu una conseguenza della pubblicazione, degli Emblemata di Andrea Alciato, del 1531, scritti in seguito al ritrovamento, nel 1419, degli Hieroglyphica di Horapallo, un testo riguardante una fantasiosa spiegazione morale e simbolica , in chiave ermetica, di oltre 200 geroglifici Egiziani, risalenti al IV-V secolo dopo Cristo. Sull'esempio degli Hieroglyphica e degli Emblemata nacque un nuovo genere letterario, i Libri di Emblemi e di Imprese, testi di argomento profano e religioso, che attraverso xilografie e incisioni, invitavano i lettori a riflettere su una lezione morale generale, offerta da una immagine unita a un testo (9). Su questa scia anche gli Alchimisti iniziarono a inserire Figure Emblematiche nei loro Trattati, sia per trasmettere conoscenze, altrimenti incomunicabili a parole, che per  diffondere il ritrovato Pensiero Ermetico, nell'Europa del XVI-XVIII secolo. Nel 1499 era già stato pubblicato, a Venezia, il più celebre libro illustrato rinascimentale, l'Hypnerotomachia Poliphili", di Francesco Colonna, ma è  nel 1612, a Praga, che venne stampato il primo grande trattato alchemico sui miti greci ed Egizi, l'Arcana Arcanissima, di Michael Maier, alchimista Paracelsiano e Rosacrociano, medico e segretario privato dell'Imperatore/alchimista Rodolfo II. «In quest'opera l'autore colloca la mitologia pagana quale allegoria ermetica dell'Antica Scienza Alchemica, opera che diverrà un caposaldo per tutti gli alchimisti dei tempi seguenti. Nel corso del 1600 vedono la luce altre opere fondamentali per l'iconografia ermetica: l'Atalanta Fugiens, sempre del Maier, costituita da cinquanta incisioni eseguite dal maestro tedesco Matthaus Merian il Vecchio, e il Viridarium Chymicum, di Daniel Stolcius, costituito da centosette incisioni. [...] (10)
Nel '600, il concetto di Emblema venne quindi trasferito sul piano alchemico e l'iconografia Ermetica Rinascimentale, si arricchì, rispetto a quella Medievale, di immagini tratte non solo dalla “ritrovata” mitologia pagana, ma ispirate anche alla «ricerca filologica di stampo umanistico delle immagini geroglifiche egiziane», che venivano considerate degli Emblemi e di conseguenza interpretate come tali.
Athanasius Kircher, (1602-1680), storico, filosofo, scienziato e alchimista tedesco, fu uno dei primi studiosi europei a impegnarsi nella traduzione dei Geroglifici Egizi, che non descrisse mai come un alfabeto, ma come un linguaggio sacro, fatto di simboli. Un linguaggio rivelato dalla Divinità direttamente agli egiziani, che poteva essere compreso solamente da quei posteri, che similmente a degli Iniziati, fossero stati capaci di penetrarne i significati "ermeticamente sigillati". Oggi sappiamo che la sua idea non era corretta (11), ma questo fortunato (per noi) errore interpretativo aprì la strada a un fiorire di Emblemi alchemici usati come sigilli, (dal latino sigillum, diminutivo di “signum”), cioè come segni sacri (12)  «coagulanti in una espressione visiva la "geometria" delle segrete leggi che coordinano il macrocosmo e il microcosmo (13)». Con tali Insegne, (dal latino in signa), gli Ermetisti,  come i Cavalieri, potevano, non solo raccontare la loro storia personale, insieme a quella dell'Alchimia, ma stabilire una relazione più diretta con le energie del sovrasensibile dalle quali sentivano di essere aiutati nella realizzazione dei loro obiettivi.

 

Esempi di Emblemi e Stemmi Alchemici

Splendor SolisTra gli Emblemi più famosi possiamo citare la prima illustrazione dello Splendor Solis, un testo del 1532 circa, attribuito a Salomon Trismosin, (leggendario maestro di Paracelso), nella quale è rappresentata l'Arma Artis, lo Stemma dell'Arte Alchemica. Sull'Elmo coronato ci sono 3 crescenti Lunari, sormontati dal Sole, che indicano la Conjunctio Oppositorum, cioè l'Unione tra le Due Nature universali, opposte, ma complementari, il Re solare e la Regina lunare.
Il tessuto degli Svolazzi ricorda il Cielo Stellato, che separa e unisce il mondo ideale Celeste, da quello Terrestre rappresentato dallo Scudo. Su di esso è dipinto un Sole dorato, con tre piccole facce, al posto degli occhi e della bocca, che rappresentano le due sostanze terrestri, necessarie a creare l'Oro dei Filosofi: l'igneo Zolfo e l'umido Mercurio, legate insieme da un terzo elemento catalizzante, il Sale di Paracelso.

 

Sigillo Ermetico di ErmeteUn altro emblema alchemico, chiamato il Sigillo Ermetico di Ermete, èla Tabula Smaragdina Hermetis, una illustrazione che ritroviamo in numerose opere, tra cui lo stesso Frontespizio del Toson d'Oro, o il Fiore dei Tesori, altro nome con cui fu pubblicato lo Splendor Solis nel1598. In esso è  iscritto il famoso V.I.T.R.I.O.L., ritenuto già di per sé un sigillo magico (14), ma in esso sono incorporati anche tre Scudi Araldici, nei quali si distinguono un'Aquila a due teste, una Stella a 7 Punte e un Leone, compresi tra i Globi del Cielo e della Terra, ovvero la natura duale degli elementi e quella settenaria delle Fasi dell'Opera.
Un tema analogo si ritrova nella prima illustrazione dell'Emerald Table di Stephan Michelspracher, del 1654. Emerald Table di Stephan MichelspracherIn questa immagine troviamo un'altra Arma Artis, il cui Elmo coronato è sormontato da un Cimiero  di stoffa, che nella forma, secondo il Prinke, ricorda un'Aquila, (secondo me una Fenice), recante sulle Ali tre sfere di colori diversi (bianco, nero e grigio), mentre sul Corpo presenta l'alternarsi di  due strisce, una bianca e una nera.
Sullo Scudo inquartato, ritroviamo, nella seconda e la terza partizione, le stesse tre sfere, mentre nella prima e nella quarta partizione, vi è una figura molto interessante, una sorta Tao occidentale, rappresentato da due colori che si mescolano e compenetrano. Il Cimiero Alato e lo Scudo squadrato, rappresentano il Cielo e la Terra, il Volatile e il Fisso, così come mostrato anche dalla presenza dell'Aquila e del Leone rampanti, che fungono da Supporti.
ractatus de lapide philosophorum di LambspringUn'opera alchemica nella quale l'elemento araldico ed ermetico sono particolarmente evidenziati è anche il Tractatus de lapide philosophorum di Lambspring del 1678 (15). Il Prinke scrive che nel primo emblema «L'adepto alchemico vestito come un Araldo Imperiale, sta accanto all'athanor che qui ricorda un palazzo. Il significato simbolico di questo emblema non è del tutto chiaro – probabilmente esso segue le stesse linee dell'associazione simbolica dell'alchimista come un "giardiniere", che appare in numerose rappresentazioni. L'araldo può essere inteso come l'unico che ha il potere sui "metalli e le tinture" o come colui che annuncia la Grande Opera, per cui si potrebbero intendere diverse cose circa la parola "araldo-messaggero".
L'immagine dell'aquila nera a due teste nel suo seno è particolarmente interessante, così come lo stesso distintivo araldico è stato usato in Buch der Heiligen Dreifaltigkeit per sottolineare la Grande Opera.  LambspringIn alcune versioni manoscritte di questo lavoro c'è anche uno "stemma" di  Lambspring, assente dall'edizione di Frankfurt di Luca Jennis. Lo stemma mostra, appropriatamente, un agnello "passante", (cioè con una zampa sollevata) sia nello scudo che nel Cimiero dell'elmo. L'ovvia associazione nel contesto alchemico è con il Vello d'Oro, usato spesso per simboleggiare la Pietra Filosofale (16)
Per quanto riguarda gli Stemmi Personali, gli esempi, purtroppo, non sono molti, perché la maggior parte degli alchimisti provenivano da famiglie agiate, già dotate di uno stemma, per cui era molto più semplice e logico, rileggere in chiave ermetica i simboli araldici della propria famiglia, (come fecero Robert Fludd e  Heinrich Kunrath), mettendoli, magari, più in evidenza (Michael Sendivogius), Rosa Croceoppure recuperando un altro stemma familiare, per aggiungervi qualche altra immagine specifica (Michael Maier).
In questo senso l'emblema dei Rosa Croce rappresenta una novità assoluta, in quanto si tratta di uno Stemma familiare modificato per identificare una Corrente Esoterica di anonimi Alchimisti. Si dice, infatti, che sia stato estrapolato o da uno degli stemmi di famiglia di Johann Valentin Andreae, nel quale si vedono una Croce a X con quattro rose rosse, oppure derivi dallo stemma di Martin Lutero, composto da una rosa sormontata da una croce greca. C'è poi un bellissimo stemma ermetico del 17° secolo, fatto disegnare appositamente dall'alchimista Cornelius Petraeus di Amburgo, autore del trattato Sylva philosophorum, evidentemente per uso personale. ICornelius Petraeus di Amburgon esso si vede un «Mercurio che è gravato su un lato da un forte peso, e ciò fa riferimento alla parte “fissa”, e sollevato dall’altro lato da delle ali alla mano e alla gamba, riferimento simbolico alla volatilità. Uno dei suoi piedi è ben fissato a terra, mentre l’altro galleggia sull'acqua. Nella cresta sopra vi è una stella a sette punte, punte che rappresentano i sette pianeti e i sette metalli tra le due ali (17).» Tra la fine dell'800 e i primi del '900, alla lista dei “pionieri” si aggiungono anche Carl Gustav Jung e suo nonno, che cedettero alla tentazione di interpretare e modificare lo Stemma di Famiglia in chiave Alchemico-Massonica. «[Jung] nel suo saggio "La Torre" (in Ricordi, sogni, riflessioni) descrive la cresta araldica della sua famiglia, che originalmente mostrava la Fenice, con riferimento al significato della parola "jung" (giovane), in un gioco di parole. Suo nonno, che fu un Gran Maestro di una Loggia Massonica svizzera, cambiò lo stemma in modo che riflettesse il simbolismo massonico. Lo scudo era quartato e mostrava nel primo quarto una croce blu, un grappolo d'uva nel quarto, e una stella d'oro nel secondo e nel terzo. Jung stesso, comunque, lo interpreta come stemma Rosacrociano, e mentre, secondo lui, la Croce e la Rosa simboleggiano rispettivamente l’elemento cristiano e quello dionisiaco, la Croce e il Grappolo simboleggiano il principio celeste e quello ctonio. La Stella d’Oro, dice lui, è il simbolo dell’Oro dei Filosofi (18)
L'idea di intrecciare Araldica e Alchimia, non è dunque, né originale, né bizzarra, ma piuttosto naturale, come dimostrano gli esempi precedenti, ma a chi mai potrebbe interessare uno Stemma Alchemico, oggi giorno? Esistono ancora poliedrici personaggi, capaci di inventarsi nuovi sistemi ideologici, filosofici, esoterici e magici? Al momento dell'Iniziazione è ancora in uso la pratica della scelta o della ricezione di un Nuovo Nome, corrispondente a un significato “occulto”, cioè a un motto o una allegoria che riguarda gli impegni presi verso se stessi e verso gli altri? Non sta a me rispondere a queste domande, io mi limiterò a tentare di codificare un Sistema di Araldica Alchemica che potrà essere utile, non solo agli Alchimisti contemporanei, che desiderino avere un loro stemma distintivo, ma anche agli Artisti che si trovino commissionato un lavoro per il quale non esistono riferimenti precisi. Va da sé che le regole dell'Araldica non potranno essere utilizzate al 100%, ma alcune dovranno essere create ex novo.

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NOTE

1) Rafal T. Prinke,  Hermetic Heraldry, pubblicato in The Hermetic Journal, 1989, 62-78 e riportato in  rete su  http://www.alchemywebsite.com/hermhera.html . L'articolo interamente tradotto da Maria Teresa Lupo si trova sul suo sito -  http://www.mariateresalupo.it/testidiriferimento/SCHEDArosacroce.html

2) I Cavalieri Arabi utilizzavano Stemmi e Insegne in battaglia, per riconoscersi e farsi individuare dagli alleati.

3) FABRIZIO DI MONTAUTO, Manuale di Araldica, Firenze, Edizioni Polistampa, 2007, p11

4) Nel Fisiologo si legge che il Leone,  come Re degli animali, è associato al Cristo, e si tratta di una corrispondenza più che legittima, se si tiene conto che la Bibbia è piena di simili esempi, la Colomba e lo Spirito Santo, l'Angello e il Cristo, le quattro creature cherubiche con il Leone, l'Aquila, il Toro, e la Creatura Angelica. Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, Milano, Adelphi, 1975. http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Fisiologo

5) Composto da materiale matematico, filosofico, alchimistico, medico, astrologico e iniziatico, del periodo Ellenistico, messo al bando dai Cristiani, ma ri-scoperto dagli studiosi Islamici dell'VIII-X secolo, all'interno dei loro territori e ri-trasmesso in Europa intorno all'XI secolo, attraverso la Spagna.

6) Vedi il mio articolo su riflessioni.it, Viaggio nella Tavola di Smeraldo tra Protochimica e Filosofia Ermetica. - www.riflessioni.it/enciclopedia/tavola-smeraldina.htm e il futuro articolo sulla Magia Ermetica.

7) Lo Stemma veniva usato a Roma per indicare «tessere o scudetti, spesso cinti da ghirlande o corone su cui venivano rappresentati segni o figure o nomi relativi agli antenati della famiglia».Queste ghirlande venivano poste « accanto o sopra il busto marmoreo di un […] antenato. » e i supporti sui quali era descritta la genealogia della famiglia potevano essere anche delle pergamene. (In greco Stemma, vuol dire benda sacerdotale o corona d'alloro, mentre a Roma indicava le immagine degli antenati.) BRUNO POGGI, Symbola, Simbologia Alchemica e Araldica Muratoria, op. cit., p. 228; FABRIZIO DI MONTAUTO, Manuale di Araldica, op. cit., p11 – Vedi anche  HUBERT ALLOCOCK, Heraldic Design. Its Origins, Ancient Forms an Modern Usage with over 500 illustrations, New York, Dover Publications. Inc. , 2003, 1a ed. 1962. Sul sito dello IAGI, (l'Istituto Araldico Genealogico Italiano) è possibile consultare il Manuale di Araldica di Giorgio Aldrighetti, http://www.iagi.info/ARALDICA/gentilizia/

8) Mino Gabriele, Il Linguaggio dell'Alchimia. L'Alchimia invenzione iconologica e segreti nel Seicento e nel Settecento, pubblicato in MAURIZIO CALVESI, Arte e Alchimia, Firenze, Edizioni Giunti, allegato ad Art Dossier n° 4 luglio/agosto 1986, pp. 52-54.

9) «I primi libri di emblemi non erano illustrati, specialmente quelli pubblicati dallo stampatore francese Denis de Harsy. Con il tempo però i lettori cominciarono a preferire i libri che contenevano combinazioni di immagini e testo. Ogni combinazione consisteva di xilografie o incisioni, accompagnate da uno o più testi che invitavano i lettori a riflettere su una lezione morale generale, offerta dall'immagine unita al testo. L'immagine era suscettibile di varie interpretazioni: solo leggendo il testo il lettore poteva essere certo del significato inteso dall'autore. In questo modo i libri erano strettamente collegati alle personali combinazioni simboliche di immagine e testo, note in Inghilterra come personal devices, in Italia come imprese e in Francia come devises. [...]» http://it.wikipedia.org/wiki/Libro_di_emblemi

10) «[...] Nel 1593 compare una Iconologia, di Cesare Ripa, che vedrà la prima pubblicazione illustrata nel 1603, in cui vi sono schedate ed elencate varie figure cui potranno riferirsi stereotipatamente gli alchimisti seguenti, e nel 1686 appare un "opera costituita da incisioni in-folio, Escalier des Sages ou la Philosophie des Anciens, composta da Barent Coenders van Helpen. Nel 1758 A. Joseph Pernety, compilerà Les fables egyptiennes et grecques dèvoilèes", l'ultimo e più completo trattato sull'argomento, che gli era stato ispirato dall'opera di Maier, "Arcana Arcanissima». In, Il ritorno ad Ermete e gli emblemi ermetico-geroglifici nei secoli XV-XVIII . Perché è importante penetrare il significato dei simboli, di M. Uberti, www.riflessioni.it/angolo_filosofico/ermete.htm e http://www.duepassinelmistero.com/Il%20Ritorno%20ad%20Ermete.htm

11) Si dovrà attendere il 1821 per la vera traduzione dei geroglifici ad opera di Jean-François Champollion.

12) Vedi JEAN MARQUÉS RIVIÉRE, Amuleti Talismani e Pantacoli, I principi e la scienza dei Talismani nelle tradizioni orientali e occidentali, Roma, Edizioni Mediterranee, 1994, pp. 10-13 e segg.

13) Mino Gabriele, Il Linguaggio dell'Alchimia, op. cit. , p.55

14) Vedi il mio articolo su riflessioni.it, Viaggio nella Tavola di Smeraldo tra Protochimica e Filosofia Ermetica. - www.riflessioni.it/enciclopedia/tavola-smeraldina.htm .

15) Il Trattato è visibile su http://www.alchemywebsite.com/prints_series_lambspring.html

16) Rafal T. Prinke,  Hermetic Heraldry, op. cit., p. 62-78.

17) Ibidem.

18) Rafal T. Prinke,  Hermetic Heraldry, op. cit., p. 62-78.

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