Riflessioni sull'Alchimia
di Elena Frasca Odorizzi indice articoli
Il pacifismo ermetico del Botticelli nel dipinto «Venere e Marte».
Un messaggio moderno in un quadro antico. Giugno 2008
Revisionato nel mese di Gennaio 2012
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Se, dunque, Marte «dormisse» tra le braccia di Venere, sulla Terra regnerebbe la Pace? Se le Azioni dei Potenti del Mondo si orientassero verso un fine teso a portare Pace e Benessere per tutti, e quindi i Guerrieri, i Capitani di Ventura e di Industria, si trasformassero in Cavalieri, che proteggono i deboli e gli oppressi, il Futuro potrebbe essere migliore? Se ricorressimo, senza esitazione, a Energia pulita, per creare un nuovo stile di vita, invece di esaurire e inquinare il nostro Mondo, se utilizzassimo la nostra stessa Energia fisica ed emotiva, per trasformare la nostra ignoranza in conoscenza e coscienza, invece di farci Manipolare da chi controlla i Mass Media, potremmo sperare in una Evoluzione generale della Razza Umana? Potremmo avere un Futuro migliore? Anzi, potremo avere “ancora” un Futuro?
Di certo in un Mondo migliore, non regnerebbero l'inoperosità e la noia, come temono alcuni, ma più probabilmente l'ironica allegria dei piccoli fauni, figli del Dio Pan Liceo, Signore della mitica Arcadia.
Rileggiamo, allora, il Quadro considerando Venere e Marte per quello che sono: Energie Primordiali, che devono essere comprese ed equilibrate. Qui, infatti, non si tratta di ruoli sessuali, ma dell'Individuo nel suo insieme, perché dall'unione sessuale di due persone diverse prende forma solamente un corpo materiale, mentre è dall'Unione delle due nature scisse dentro di noi, che nasce una nuova Individualità Spirituale, la cui natura, da sola può cambiare il Mondo che la circonda.
Questa Dea e questo Dio Pagani sono Simboli Archetipali. Sono la Regina e il Re alchemici. Sono la Materia Prima dell'Opera Alchemica, divisa nei suoi due elementi fondamentali, dalla cui sacra unione, (ieros gamos), nascerà la Pietra Filosofale, perfetta espressione degli Opposti che si completano a vicenda.
Venere con la sua espressione ieratica e serena, carica di “Umanitas, sembra celare conoscenze che vanno ben oltre lo Spazio e il Tempo. Il suo aspetto regale, il suo abbigliamento casto la identificano come una Sacerdotessa e una Sapiente. I versi di Lucrezio ricordano quelli di Apuleio dedicati a Iside, mentre Marte che si lascia andare ai suoi piedi, sembra Dioniso alla presenza della misteriosa Dea ritratta nel celebre affresco iniziatico della Villa dei Misteri.
La Venere di Lucrezio non è dunque l'illusorio Piacere Cinetico legato alle Passioni, che una volta soddisfatte lasciano l'essere umano più vuoto e frustrato di prima, ma il Piacere Catastematico della filosofia Epicurea, cioè quella Felicità durevole e appagante, quella Serenità, che può essere raggiunta solo attraverso l'esperienza dell'Amore nelle sue forme Superiori. Quello stesso Amore che secondo Platone era l'unico mezzo per penetrare e conoscere la Realtà. Per lo stesso motivo la Venere del nostro dipinto non può essere un'allegoria della Lussuria (1), che conquista Marte con l'effimero desiderio carnale, lasciandolo spossato, né tanto meno è una Vergine del focolare, che veglia sul sonno dello sposo, mentre questi si risposa dalle fatiche di “Conquistatore”. Al contrario la Venere del Botticelli è la rappresentazione del puro desiderio, che attrae tutti gli esseri viventi, ricaricandoli, ri-generandoli e pacificandoli. Da una parte, infatti, compensa tutte quelle emozioni, che Marte suscita e alimenta dentro di noi, quando ci sentiamo rifiutati o non ci consideriamo accettati per quello che siamo, anche se in realtà siamo noi che per primi non amiamo noi stessi, dall'altra fa sì che le nostre energie non restino bloccate, divenendo distruttive, ma che vengano indirizzate verso la creazione di progetti utili alla nostra e altrui evoluzione.
Venere è la Sofiadei Fedeli d'Amore. È la Natura che guida gli Alchimisti. È la Saggezza ottenuta tramite la Conoscenza. È il nostro Maestro interiore. È l'Amore universale, che contiene ogni altra forma di amore. È il Mistero iniziatore che invita a entrare nella sacra stanza nuziale (2), solo chi è capace di aprirsi al ricevere, e che trasforma Marte in un Eroe capace di compiere l'azione più coraggiosa che un guerriero possa intraprendere nel tentativo di realizzare se stesso: abbandonarsi nudo e indifeso nelle braccia della Verità, mentre la sua armatura diventa balocco per i Fauni.
Marteè quindi l'Iniziato, l'essere umano che ha deciso di seguire il suo cuore, di fidarsi della propria Voce Interiore, liberandosi da quelle false e inutili difese, con le quali tutti crediamo di poter evitare nuove sconfitte e nuove delusioni. Disteso accanto a Venere non dorme il sonno della ragione, ma al contrario è stato “Risvegliato” in un altro piano di realtà da un piccolo intermediario divino, simile a Eros, un piccolo Pan, che soffia nelle sue orecchie il respiro di quello stesso mare dal quale è nata anche Venere. Un vento spirituale che lo guiderà nelle Dimensioni Interiori, dove regna la parte di noi che spesso non ascoltiamo, ma il cui linguaggio, fatto di immagini simboliche e oniriche, di sensazioni fisiche istintive, dovremmo tutti imparare a comprendere.
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NOTE
1) La nostra Venere non ha niente a che vedere con l'adultera presa nella trappola insieme a Marte, dal marito Vulcano, che fugge vergognandosi in lacrime a Pafo.
2) Cfr il Vangelo gnostico di Filippo: I Vangeli gnostici, Vangeli di Tomaso, Maria, Verità, Filippo ,a cura di Luigi Moraldi, Filippo,ed 1,Milano, gli Adelphi ,1993. p. 170 – 171.
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