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Riflessioni sull'Alchimia

Riflessioni sull'Alchimia

di Elena Frasca Odorizzi   indice articoli

 

Il trattato sul Picatrix e i suoi rapporti con la magia

di Roberto Taioli - Giugno 2009
Capitolo 3) La cosmogonia del Picatrix. La teoria del cielo
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Lo spettacolo della creazione, cui assistiamo leggendo il libro di Genesi dell’Antico Testamento, viene rinnovellato ai nostro occhi non senza stupore. Non si tratta - nel Picatrix, il cui autore conosceva certamente le Scritture - di una assimilazione al testo biblico notissimo, ma  di una nuova scrittura dell’ordine del mondo:
 
       «Dopo di che troviamo la materia comune, cosiddetta “prima”, nella quale è contenuto l’ordine di tutte le cose del mondo che sono in questa materia [plasmate], ma non appaiono. Dopo  vengono gli elementi che operano in questa materia comune, giacchè gli elementi non sono operazioni , né opere della materia. Seguono, nell’ordine, i  minerali, le piante, gli animali e, da ultimo, l’animale razionale. Questo ordinamento di gradi è diverso dagli  altri,  giacchè gli altri gradi si degradano a partire dall’intelletto, che è la cosa più nobile e alta di tutte le cose, e così discendono fino agli elementi più vili, per raggiungere il cielo della Luna».(36)

 

      La materia è ciò che contiene, che preforma il tutto, come un agente a priori, dopo di che gli elementi si strutturano e si dispongono, plasmati dalla materia stessa, individuati nella materia, con maggiore o minore intensità, per gradi di consistenza e di “nobiltà”, fino all’animale razionale e via via degradando agli ordini inferiori:

 

       «Dopo di che, procedendo dalle cose più vili fino alla più nobile, arrivano all’uomo, che è la più nobile di tute le cose che esistono sotto il cielo della Luna: in lui, infatti, si riuniscono conoscenza, sapienza e superiorità manifeste. Perciò devi sapere che chi intende dedicarsi alle scienze deve praticare le strade  che ti ho detto e colui che vi si dedicherà avrà una sorte migliore e sfuggirà alla seguente critica del saggio: “Non c’è niente di peggio per gli uomini dell’apparire scienziati e sofisti senza avere conoscenza, giacché non essi per questa via  raggiungono la sapienza, ma coloro che vi si dedicano con costanza: infatti chi è privo della vera sapienza non si può dire uomo se non per equivoco”(37).

 

       Uomo per equivoco è chi resta nella conoscenza banale del mondo, prigioniero del senso comune, non  sentendosi partecipe in comunione della scala gerarchica che ad un tempo lo differenzia e lo lega agli altri esseri. L’impegno nella scienza (da non intendersi in questa sede come mera scienza della natura) sta anche nel riconoscere questa complessità, nel saper guardare oltre il proprio genere:

 

       «Sappi anche che nel mondo si possono reperire altri ordini e altre suddivisioni, dei quali intendo qui parlare per stimolare l’intelletto, affinché si addestri ancor più nelle scienze e perché tu possa rivolgere la tua attenzione ad essi e comprenda i segreti dei saggi. La gerarchia di queste cose è la seguente: in primo luogo c’è il principio, poi la materia alta, poi l’elemento, quindi la materia, poi la forma, quindi la sostanza, poi il corpo, poi l’accrescimento, poi l’animale, quindi l’uomo, poi il maschio, poi i singoli individui umani con il loro nome. Ma il principio primo è più universale della  materia alta, che viene detta materia superiore e accidente, e la materia non viene detta se non come materia riguardo alla corporeità».(38)

 

       L’invito alla scienza si esplica nell’elencazione dei gradini della gerarchia. Va sottolineata ancora, in questa sede, la postulazione del principio primo che “è  più universale della materia alta”, detta materia superiore o accidente, rispetto alla materia confinante  alla corporeità.
La materia universale preformatrice è più universale degli elementi  in cui si estrinseca “perché non è congiunta” ma, appunto, distinta, mentre gli elementi sono congiunti. Tuttavia, l’elemento è più universale delle altre materie, perché esso è un corpo semplice prima di ricevere la forma:

 

       «quando riceve la forma diventa materia e forma ( ecco un esempio: il bronzo, che è la materia del bacile, e il legno, che è materia in forma di panca). Quando poi ricevono movimento e scopo, questa è una qualità mista e, quando questo  succede, abbiamo così la sostanza. Quando le sostanze si congiungono e contemporaneamente prendono colore, accrescimento o diminuzione, abbiamo il corpo. Il corpo si suddivide in accrescimento e diminuzione; l’accrescimento, a sua volta, in animale e non animale. E l’animale in uomo e non uomo, l’uomo in maschio o femmina, e il maschio in questo o quell’uomo singolarmente conosciuto».(39)

 

       Si procede quindi di distinzione in distinzione, di separazione in separazione, mediante un movimento di individuazione e singolarizzazione. Le espansioni iniziali si restringono in raggruppamenti individuati. La materia è un contenitore della forma:

 

       «La materia è un raggruppamento ordinato di elementi atto a ricevere la forma. Essa si divide in due parti, delle quali una è la materia semplice, che non prende  se non la forma composita dell’elemento, come la terra, l’aria, l’acqua, il fuoco e si trasforma da uno stato all’altro.  L’altra è la materia in generale disposta a prendere tutte le forme composte da qualità semplici, così come il calore, il freddo, la siccità e l’umidità e non si trasforma da uno stato all’altro. I saggi l’hanno chiamata così perché è disposta a prendere tutte le diverse forme, anche se viene con altro nome definita come parte della sostanza, cioè il “corpo” che viene guidato e riempito da tutte queste [qualità]».(40)
        
        La materia non può non ricevere la forma, ma anch’essa si particolarizza in semplice, composita nell’elemento aggregante, e generale, come potenzialità atta ad assumere tutte  le forme e qualità.
Il negromante non può non conoscere queste suddivisioni e la sua funzione si integra nel disegno di perfezione dell’universo. Egli, in un certo senso, porta a compimento ed a svelamento potenzialità non espresse e che abbisognano di  un intervento per giungere a manifestazione. Egli infatti si muove nell’occulto e si disinteressa del già manifestato, cerca l’inesprimibile e non dell’esprimibile.
       In una pagina fondamentale del Picatrix si scrive sulla negromanzia, riconducendola ad una funzione positiva e attribuendole dignità di scienza:

 

       «Sappi che l’arte della negromanzia si acquisisce da una parte con la pratica e le opere, dall’altra con i corpi sottili. Quella che si acquisisce con la pratica e le opere, proviene dall’insegnamento con il quale operò il saggio che conosceva il mondo della sfera lunare e quello che parla nel libro Dell’Agricoltura così come egli stesso dice al  passo che comincia “Prendi quattro uccelli…” La parte che si acquisisce con i  corpi sottili, invece, deriva dalle opere che compì quel saggio che operò con il movimento della sfera di Saturno e anche quello che conosceva il moto della sfera di Venere. Anche questi due si espressero nel succitato libro.
Gli antichi saggi Greci operavano con i corpi sottili per modificare l’aspetto e per far  sembrare ciò che non è. Chiamavano questo ‘scienza dei talismani’, cioè yetelegehuz, che si può rendere  con “ attrazione degli spiriti celesti”. E danno questo nome a tutte le parti della negromanzia. Essi ritennero che non si potesse giungere a questa  scienza se non per mezzo dell’astrologia, né da questa poterono mai svincolarsi, sicché era almeno indispensabile conoscere le raffigurazioni che si trovano nell’ottava sfera e il loro moto e anche quello delle altre sfere, nonché la divisione nei dodici  segni [dello Zodiaco] con i loro gradi, la loro natura e le loro qualità, e di ciascuno di essi il significato nelle cose terrene e il ruolo di  tutti i pianeti nella casa di ciascun segno, oltre al moto dello Zodiaco  e agli altri fatti connessi a questi argomenti. Inoltre bisognava conoscere la natura dei sete pianeti, della Testa e della Coda del Drago, la  loro posizione nel cielo e tutti i significati per le cose terrene, gli ascendenti e le radici dei significati, che sono le radici dell’astronomia, il suo ordine in quel settore e saper estrapolare il ruolo dei pianeti dello Zodiaco. Queste sono cose senza le quali nessuno può  riuscire nella pratica della scienza negromantica; e si trovano tutte nei libri di astronomia. Ecco cosa dice il primo dei sapienti che parla nel  suddetto libro dell’Agricoltura: “ Mi innalzarono sopra i sette cieli”. Ciò vuol dire che conobbe tutti i loro moti e qualità con la forza della conoscenza e dell’intendimento. La stessa cosa dice Dio quando afferma: “Lodiamolo nell’alto [dei cieli]”. Anche qui il significato è che Dio diede all’uomo intendimento e intelletto affinchè potesse giungere alle alte conoscenze».(41)

 

       La scienza negromantica non era estranea agli antichi greci e neppure la scienza dei talismani. Inoltre l’autore fa notare come  il negromante non possa prescindere dall’astrologia e quindi il saggio debba conoscere la teoria del cielo. Senza queste conoscenze non è possibile praticare la scienza negromantica perché il negromante smuove energie e forze che sono già in essere nel  creato.
Egli opera non dal nulla ma in ascolto e connessione con l’universo, come per riprenderne l’eco e riesprimerla in nuove forme.
Il trattato contiene così le linee di una filosofia  naturale che assimila la stessa magia negromantica in una visione simpatetica che risalirà fino al Rinascimento. Il mago è colui il cui potere e facoltà proviene dalla conoscenza profonda della natura e del tutto, della physis, dal conoscere quali sono le connessioni che legano le idee al mondo.
Statue e  talismani sono immagini intermediarie tra i due mondi e il mago, sulla base della conoscenza della natura, diviene capace di leggere gli influssi e modificarne le tendenze, se nefaste, in energie positive. Il Picatrix sembra così voler  cogliere la negromanzia nelle sue forme di scienza positiva capace di migliorare il mondo.
Fra le due sfere esiste una fitta rete di connessioni e interconnessioni di cui il mago deve saper tracciare la mappa  e svelarne  l’intelaiatura  Questa non appare mai evidente ma va cercata ed esplorata con lo spirito  magico che non s’accontenta della conoscenza naturale.
La realtà naturale entro la quale opera il mago è come data, acquisita, ma egli deve essere capace, risalendo per ordine inverso il processo, di attirare le virtù del mondo e raccoglierne il succo. Manipolando le realtà inferiori egli chiama all’appello quelle superiori.
Sotto e sopra si  intersecano e si interconnettono come due mondi non più  divisi ma che partecipano l’uno dell’altro.
La mescolanza è un principio di filosofia esoterica ancor prima che un’operazione manuale, perchè bisogna pensarla prima di attuarla. Così non è possibile l’alchimia senza aver prima interiorizzato l’ipotesi della miscela, del combinarsi e di aggregarsi.
Il mago-sapiente  opera come sospinto da un intenso amore per la natura che sogna e vede come un mondo-in-relazione, tenuto insieme da forze sottili e arcane, che a pochi si manifestano  In questo suo ideale d’amore, già nel Picatrix, il magonon è  mai un ciarlatano, un imbonitore, un falsificatore; egli è chiamato alla conoscenza e affianca la natura aiutandola a svelarsi.
 In questa sua funzione quasi maieutica, egli non opera miracoli ma legge le profonde forze del creato, facendosi intermediario fra cielo e terra, sacerdote  estremo della natura e della gloria di Dio.
Tutto il Picatrix non andrà discostandosi da questa configurazione, facendosi leggere alla luce di questo ideale benefico e di servizio all’umanità.  Immaginiamo allora la figura di un uomo che si pone in posizione orante davanti al cielo e alle stelle, trafitto dallo stupore. Questa è la posizione che sta alla base dell’opera.

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NOTE

36) Picatrix, cit., p. 56.

37) Picatrix, cit., p. 56.

38) Ibidem, p. 57.

39) Picatrix, cit. p. 57.

40) Ivi.

41) Picatrix, p. 33.

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