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Riflessioni sull'Alchimia

Riflessioni sull'Alchimia

di Elena Frasca Odorizzi   indice articoli

 

Il trattato sul Picatrix e i suoi rapporti con la magia

di Roberto Taioli - Agosto 2009
Capitolo 6) Sulla preghiera invocativa e la sua funzione mediatrice
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Non basta tuttavia conoscere accuratamente la teoria e la pratica dei talismani, conoscere i materiali con cui costruirli, essere edotti nella scienza astronomica se non si accompagna l’esperienza talismanica all’uso costante della preghiera invocativa che fa da viatico all’azione stessa dei talismani. Già nel prologo del Picatrix abbiamo incontrato la lode a Dio, segno che l’uomo con le sue mere forze non può accedere ai misteri dell’universo. La preghiera nel trattato si presenta in duplice forma, da un lato laudativa, dall’altro invocativa, per chiedere a Dio aiuto nel cammino, come segno di sottomissione a qualcosa di più grande. E’ chiaro che i due momenti non possono essere scissi nettamente  poiché nel pregare essi sono compenetrati e la preghiera non è un atto logico. Seguiamo un passo di preghiera contenuto nel trattato:

 

"Ti preghiamo, onoriamo, lodiamo o alto Signore Sole. Tu infatti dispensi la via a tutti gli esseri del mondo e tutto il mondo brilla per la tua luce e si fa governare da te. Tu sei situato in un luogo alto; domini un regno grande e pieno di luce, sentimento, intelletto, potenza, onore e bontà. Tutto quanto è stato creato vede il te il suo Creatore per la tua potenza; da te governato tutto ciò che per sua natura è destinato a essere sottomesso; di te vivono tutti i vegetali; è solo grazie al tuo intervento che le cose permangono nella costituzione primigenia. Ti salutiamo, lodiamo, onoriamo e preghiamo in nome della nostra obbedienza e umiltà; tutte le nostre volontà ti rendiamo disponibili, ed in te cerchiamo e chiediamo quanto ci manca. Sei tu il nostro padrone; ti preghiamo notte e giorno per poter afferrare dalla tua virtù l’essenza della vita e del potere. Ti presentiamo i nostri desideri; liberaci e difendici dai nemici e da tutti coloro che desiderano il nostro male, nonché dalla Luna che è tua ancella e ti obbedisce, anche perché il suo grande vanto, cioè la luce, in fondo non procede che da te e dalla tua virtù. Tu sei foriero di potenza; il signore prescelto del tuo cielo. La Luna e tutti gli altri pianeti ti servono e ti obbediscono in continuazione e non si sognano neppure di scuotere la testa a un tuo cenno. Perciò sia tu sempre da noi lodato in terno. Amen”."(27)

 

In questo testo prevale il tono laudativo verso il Dio Signore di tutte le cose, dispensatore ed elargitore; ma anche il tono invocativo si fa strada quando l’orante chiede liberazione dai mali, dai nemici, dalle afflizioni. Il Picatrix – che in tal senso è anche un libro di storia – attesta che a queste preghiere si rivolgevano i Caldei, in particolare rivolgendosi a Saturno, per ottenere benefici esiti in agricoltura; prima però prestavano attenzione che esso non fosse discendente nell’orbita e neppure a occidente del Sole o sottoposto all’influsso dei suoi raggi.
 Soddisfatte queste condizioni e trovatolo libero da ogni sorta di impedimento, innalzavano la loro preghiera e componevano una suffumigazione con vecchie pelli, sudori, pipistrelli morti e topi; bruciavano 14 pipistrelli e 14 topi, prelevavano la loro polvere e la ponevano sul volto del loro simulacro. Poi si gettavano intorno al simulacro, sopra una pietra o roccia di colore nero.
 Mediante queste opere essi si proteggevano dalla malizia di Saturno, che è fonte di ogni nequizia e danno. Saturno è infatti il signore di tutte le forme di indigenza, di dolore e di sofferenza quando è cadente. Quando invece è ben disposto ed in uno stato di esaltazione, prelude alla purezza, alla lunghezza della vita, alla gloria, a una buona eredità e al  perpetuarsi della vita.
Saturno esprime appieno le sue qualità quando si trova ad oriente rispetto al Sole, al centro del cielo, diretto nel suo procedere, alto nella sua orbita, in auge. Questo è il tono della preghiera:

 

"Ci alziamo in piedi in onore di questo Signore, alto, vivo ed eterno, immutabile nella sua potenza e nel suo dominio e chiamato Saturno. Esso permane immobile nel suo cielo e potente nel suo dominio; è ben collocato tra i suoi influssi, le sue altezza e le sue magnificenze. Circonda ogni cosa, ha influenza su tutto ciò che è visibile ed invisibile, detiene il controllo degli uomini che vivono sulla terra.. Chi vive sulla terra si nutre della sua vita e della sua facoltà di essere duraturo nel tempo. Il suo vigore, la sua potenza hanno dato origine a ciò che è, fornendoci la possibilità di sopravvivere, la sua stessa facoltà di durare in terno, la sua stabilità, insomma la sua capacità di perpetuarsi, hanno influito sulla permanenza della Terra medesima. Le acque e i ruscelli traggono l’essenza e del movimento proprio dai poteri di Saturno. E’ freddo come la sua natura. Gli alberi crescono e si innalzano al cielo in conformità con  l’altezza del suo regno e la terra è pesata secondo il peso dei suoi moti; se solo volesse potrebbe cambiare la forma delle cose: Ma è sapiente. Ma è sapiente e cagiona ciò che esiste secondo potenza e senso; in ogni angolo vi sono tracce della sua scienza. Tu sia benedetto, Signore del tuo cielo, e sia santo, puro ed onorato il tuo nome. Ti obbediamo e, ai tuoi piedi, ti rivolgiamo preghiere, facciamo implorazioni in tuo onore e a nome dei tuoi attributi, della tua volontà, nobiltà ed onore, affinché tu possa rafforzare i nostri sensi rendendoli duraturi per la durata della nostra vita, sì da rimanere come ora sono; abbi pietà dei nostri corpi al momento della dipartita  da questa vita, così da allontanare dalle nostre carni  vermi e rettili. Sei il signore pietoso ed antico e non v’è alcuno in gradi di porre rimedio ai tuoi malefici. Sei coerente nei detti e nei fatti, e di nulla ti penti. Sei tardivo e profondo nelle tue potenze. Non tolleri che nessuno sottragga quanto concedi e proibisci che altri possano dispensare alcunché. Sei il Signore, ornato nelle sue opere e unico nel tuo regno. Sei il Signore degli altri pianeti e le altre stelle che si muovono nelle loro orbite temono la voce del tuo moto e sono piene di timore nei tuoi confronti. Ti preghiamo e chiediamo di renderci sicuri dal tuo furore e dalla tua ira e  di degnarti di allontanare da noi i tuoi malefici effetti; abbi pietà di noi in nome della purezza e dei tuoi nomi buoni e nobili; noi che attingiamo alla tua pietà per potere involare tutti i suoi effetti sfavorevoli con la mediazione della tua potenza, in modo tale che tu possa nutrire compassione per noi, in nome della tua virtù. E’ il tuo nome che preghiamo e invochiamo affinché tu infonda in noi la pietà, e questo per tutti i tuoi nomi e in particolare per quel nome alto e nobile che ti si addice più di qualsiasi altra cosa."(28)

 

In questo testo invece l’orante prega sia nella forma della preghiera laudativa (prima parte) sia e soprattutto nelle forma invocativa (seconda parte), chiedendo sicurezza, protezione, aiuto…
Il Picatrix riferisce che Abenrasia compose questa preghiera per l’Agricoltura Caldea, il trattato sull’agricoltura tradotto dal caldeo in arabo e del quale ci occuperemo più avanti nello sviluppo di questo lavoro.
L’autore ricorda inoltre di aver recitato questa preghiera solo per svelare la comune concordanza degli antichi sapienti in riferimento alle opere di pianeti e la protezione dei loro corpi. Essa è probabilmente parte di una preghiera più grande ed estesa il cui contenuto non viene rivelato. L’esoterismo impone infatti molta accortezza nella divulgazione, e l’autore ammonisce di non rivelare il contenuto dei misteri ad uomini sprovvisti delle necessarie qualità, selezionati in virtù e sapienza.
 Ma la preghiera invocativa interviene anche in altri ambiti, non solo per implorare la benevolenza delle divinità (elemento questo sostanzialmente presente in pressoché tutte le religioni).

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NOTE

27) pp. 172-173.

28) pp. 173-174.

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