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Riflessioni sull'Alchimia

Riflessioni sull'Alchimia

di Elena Frasca Odorizzi   indice articoli

 

Viaggio nella Tavola di Smeraldo

tra Protochimica e Filosofia Ermetica.
Origini, significato e attualità.    Dicembre 2010
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“[67] Gesù disse: "Colui che conosce il tutto, ma è privo (della conoscenza) di se stesso, è privo del tutto”.

 

INDICE

  1. Le Origini della Tavola di Smeraldo.

  2. La Leggenda del Ritrovamento e la Figura di Ermete Trismegisto.

  3. Il Testo in latino e le sue Traduzioni.

  4. Significato e Attualità della Tavola di Smeraldo

  5. L'Analisi del Testo o Commento.

  6. Il V.I.T.R.I.O.L. e la Tabula Smaragdina Hermetis

  7. Appendice: Altre due Tavole attribuite al Padre dell'Alchimia, la Tavola di Rubino e le 12 Tavole di Thot.

 


LE ORIGINI DELLA TAVOLA DI SMERALDO

 

La più antica versione della Tabula Smaragdina fu pubblicata intorno all'825 d.C., sotto il Califfato Abbaside di al-Ma'mūn (1). Si trovava alla fine del Kitāb Sirr al-halïqa, un testo arabo che, tra il 1140 e il 1250, fu tradotto in latino con il nome di Liber de secretis naturae, (il Libro dei Segreti della Creazione), da due studiosi operanti in Spagna, Giovanni di Siviglia e Ugo di Santalla (2). Il vero autore della Tabula e il presunto originale greco-siriano (3), restano a tutt'oggi sconosciuti, anche se la Tradizione ne attribuisce la scoperta ad Apollonio di Tyana, un filosofo greco Neopitagorico del I secolo d.C., che gli Antichi consideravano un "Santo Pagano (4)" e gli arabi chiamavano Bālinūs (5).

 

LA LEGGENDA del RITROVAMENTO e la FIGURA di ERMETE TRISMEGISTO

 

Il Kitāb Sirr al-halïqa si apre, «con un'ampia trattazione sull'origine della realtà creata, che presenta importanti elementi di affinità fra le dinamiche di formazione del macrocosmo ed i processi alchemici (6)», e si chiude con la Tavola Smeraldina, un breve e lapidario componimento quasi aforistico, il cui scopo è quello di riassumere e fissare questo parallelismo. La Tabula, a sua volta, è introdotta da  un breve preambolo romanzato, nel quale si  narra in che modo fu trovata:

 

«Entrando in una cripta sotterranea, trovai una tavola di Smeraldo fra le mani di Ermete; su questa tavola era scritta la verità racchiusa in queste parole (7)».

 

Tavola di SmeraldoIn queste poche, ma preziose parole, sono contenuti precisi riferimenti alla Tradizione Ermetica dei primi secoli dopo Cristo, grazie ai quali la Tabula poté facilmente affermarsi tra gli  studiosi medievali, islamici e cristiani. Questo prologo è rimasto parte integrante del testo, anche nelle successive pubblicazioni, pur subendo nel tempo varie modifiche narrative, che si sono evolute di pari passo con la trasformazione della figura di Ermete Trismegisto, da Divinità Egizia a Profeta Pagano.

La Filosofia Ermetica apparve, tra il II e il III secolo d.C., sottoforma di  un complesso di dottrine mistico-religiose e filosofiche, elaborate da vari autori rimasti anonimi, (molto probabilmente greci immigrati in Egitto), che attribuirono la stesura dei loro libri a Ermete Trismegisto. Si trattava di un insieme di teorie cosmico-astrologiche derivate dai Magi Iranici, mescolate alle leggende magico-religiose degli Egiziani, con elementi di Filosofia e Teurgia Neoplatonica, tracce di Neopitagorismo e credenze Gnostiche di matrice ebraico-cristiana. In uno dei testi ermetici più famosi, la Kore Kosmou, (la Fanciulla del Cosmo), si racconta che Ermete, dopo aver inventato la Scrittura, la usò per incidere le sue Conoscenze su delle stelai (8), che poi nascose in attesa che fossero ritrovate dalle generazioni future:

 

«[Ermete] Vide l'insieme delle cose e, avendo visto, comprese, e avendo compreso, ebbe il potere di rivelare e di mostrare. Le cose che egli conobbe, le incise, e avendole incise, le nascose. E per meglio amarle, impose sulla maggior parte di esse il silenzio (9), in modo che ogni generazione venuta al mondo, in seguito dovesse cercarle (10)

 

Nel tardo periodo ellenistico-romano, le storie riguardanti l'occultamento di Libri Sacri dentro Cripte e Sepolcri, da parte di personaggi semidivini, fu una tematica dominante tra coloro che si dedicavano alla ricerca della Conoscenza. Molti erano convinti che i misteriosi caratteri geroglifici incisi sui Sarcofagi, sugli Obelischi e sulle Stelai Egizie, celassero una grande Sapienza, comprensibile solamente a coloro che fossero stati in grado di decifrarli (11). Secondo il Neoplatonico

Giamblico, (245-325 d.C.), sia Platone che Pitagora erano riusciti a leggere le misteriose stelai di Ermete, ricavando da esse la loro conoscenza (12), mentre l'Alchimista Olimpiodoro, (412 - ?), era certo che «i segreti dell'arte mistica» fossero stati «incisi su obelischi di geroglifici (13)». Erano noti  anche altri Sapienti, che avevano affidato le loro conoscenze a “tavole” e “pilastri”. Il più importante di questi era Zoroastro, profeta mistico mesopotamico, che si diceva avesse fondato la scienza delle stelle a Babilonia e avesse elevato «14 pilastri, 7 di bronzo e 7 di mattoni», su cui aveva trascritto le Arti Liberali, «così da conservarle a uso della posterità nell'eventualità di un diluvio (14)». Tra le concezioni mistico-astrologiche, mediche e alchemiche Egiziane e quelle Mesopotamiche, venne a porsi, come anello di congiunzione, un personaggio pseudostorico, l'alchimista greco Bolo-Democrito (15), che secondo la leggenda, per poter completare la sua formazione, arrivò a evocare, dall'Aldilà, lo spirito del suo Maestro Ostane, un Mago iranico, la cui autorità era considerata al pari di quella di Zoroastro. Ostane gli rispose di cercare i suoi Libri nel Tempio, ma Democrito non trovò nessun testo, a parte poche parole, che rappresentavano la “sintesi di tutta la Scrittura”, incise all'interno di una colonna che si era spalancata, miracolosamente, nel mezzo (16). Si racconta, che dopo quell'esperienza, anche Democrito decise di scrivere un'opera «su tavolette d'avorio e ordinò che fosse riposta nella sua tomba (17)».
L'anonimo autore della leggenda del ritrovamento della Tabula utilizzò, dunque, queste stesse tematiche come espediente “letterario”, per dimostrare l'incontestabile autorità del testo e lo fece sicuro di non incorrere in accuse di eresia o idolatria, dato che, a quell'epoca, Ermete Trismegisto, era ormai considerato solamente un mitico Profeta civilizzatore (18).
La lenta trasformazione del Dio Thot-Theuth (19), da Somma Divinità a Supremo Filosofo e Scienziato della Natura (20), iniziò, in epoca alessandrina, con l'assimilazione tra il Dio Egizio della Conoscenza e il Dio Greco Hermes. Successivamente Thot divenne l'Ermete Trismegisto dei Testi Ermetici, nei quali emergeva una genealogia familiare di Sapienti, che si tramandavano lo stesso nome, come se si trattasse di un epiteto sacro ereditario (21).

I contenuti sapienziali di questi libri influenzarono anche i più critici e intransigenti tra gli evangelizzatori cristiani, al punto che l'apologeta Tertulliano, (155- 230 d.C.), arrivò a citare Ermete Trismegisto «come il maestro di tutti coloro che studiano la Natura (gli scienziati in genere) (22)», mentre il suo collega Lattanzio, (250-327 d.C.), lo pose tra i precursori del pensiero cristiano, in virtù della dimensione mistico-teologica delle dottrine contenute nei Libri a lui attribuiti.

 

Sant'Agostino, (354-430 d.C.), da parte sua, accettò l'opinione dei suoi illustri predecessori e scrisse che «all'epoca in cui nacque Mosè, visse Atlante, il grande Astrologo, fratello di Prometeo, nonno materno del maggiore Mercurio, il cui nipote fu il famoso Mercurio Trismegisto (23)». Questa visione cristianizzata dell'Inventore dell'Alchimia, chiarisce come mai, in epoca Rinascimentale, non risultò inopportuno collocare Ermete Trismegisto all'ingresso del Duomo di Siena, con il ruolo di Profeta Pagano, Egyptico Sapiente, Contemporaneo di Mosè, annunciatore, insieme alle Sibille, dell'avvento del Figlio di Dio Unico e quindi del Cristianesimo stesso (24).
La figura di Ermete e del suo albero genealogico, vennero ulteriormente manipolate tra l'VIII e il IX secolo, proprio quando la Tavola di Smeraldo venne redatta. Lo storico bizantino Giorgio Sincello ( ? - dopo l'810 d.C.), citando impropriamente Manetone, sacerdote egizio del III secolo a.C., spiegò che erano esistiti due Ermete, il primo si chiamava Thoth e visse prima del diluvio, mentre il secondo  prese il nome di Ermete Trismegisto:

 

«All'epoca di Tolomeo Filadelfo egli [Manetone] fu nominato Sommo Sacerdote dei templi pagani dell'Egitto e scrisse in base a iscrizioni nella Terra Seriadica [Egitto] che erano state fatte, come egli afferma, in linguaggio sacro e con i santi caratteri  di Thot il Primo Ermete e tradotte dopo il Diluvio in geroglifici. Quando l'opera fu disposta in Libri da Agatodemone, figlio del secondo Ermete [Trismegisto] e padre di Tat, nei santuari d'Egitto (25)

 

Nello stesso periodo, il filosofo, astronomo e matematico persiano, Abu Ma`shar, (787-887), redasse un'altra genealogia, nella quale tre distinti personaggi, secolo dopo secolo, avevano ereditato l'uno dall'altro il nome e le conoscenze di Ermete: il primo Ermete, vissuto prima del diluvio, non era un Dio, ma un mitico Civilizzatore della razza umana, di nome Thot, che aveva insegnato agli Egiziani la scrittura geroglifica e a costruire le piramidi; il secondo Ermete, vissuto a Babilonia dopo il diluvio, era stato un maestro in medicina, in filosofia e in matematica, e aveva iniziato, addirittura, Pitagora; il terzo e ultimo Ermete, continuando la missione dei suoi predecessori, aveva edotto l'Umanità nelle scienze occulte e nell’Alchimia.

Nella creazione e nella diffusione dell'idea di un Ermete Trismegisto Civilizzatore, si inseriscono anche le vicende di Harran, una misteriosa città siriana, che nel 651 d.C., venne conquistata dagli Arabi. Secondo le testimonianze di due storici musulmani, al-Ma‘sudi (IX secolo) e Abi Usaibi‘a (XIII secolo), in questa città trovarono rifugio i filosofi della Scuola Platonica di Atene, dopo la sua chiusura forzata del 529, per ordine dell'Imperatore Giustiniano, fanatico difensore dell'ortodossia cristiana. Questi Filosofi in fuga, trasferitasi prima ad Alessandria e poi ad Antiochia, arrivarono, alla fine, ad Harran, nell'odierna Turchia, dove fusero il loro pensiero con quello dei Sapienti del posto, eredi, a loro volta, dello Gnosticismo Egiziano e della tradizione Astrologica Babilonese. Ne nacque una commistione culturale che portò questa città a essere ricordata, come: «il principale centro di diffusione della tradizione ermetica e, viceversa, la tradizione ermetica il principale canale di diffusione delle notizie sugli Harraniani nella tradizione islamica e latina (26)». La popolazione di Harran, passata indenne sotto l'occupazione dei Persiani, di Alessandro Magno e dei Romani, per un certo periodo di tempo, riuscì a mantenere intatti i suoi culti astrali, anche sotto il dominio Arabo. Fu permesso loro, non solo di continuare a venerare le statue degli Dèi planetari (27) e di praticare la Teurgia e la Magia Astrologica, ma anche di produrre di Talismani, Alambicchi e Astrolabi, questi ultimi essenziali alla religione islamica per stabilire l'ora delle cinque preghiere quotidiane. Quando, nel 992 d.C., furono costretti a convertirsi, per sfuggire all'accusa di ateismo decisero di farsi riconoscere come «ahl al kitab», “genti del Libro”, le uniche popolazioni tollerate dagli Islamici, dichiarando di possedere un “Libro Sacro”, rivelato loro da un Profeta-legislatore che identificarono con Ermete Trismegisto e che i Musulmani non ebbero difficoltà ad assimilare con il loro Profeta coranico Idris e  con l'ebraico Enoch (28).

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NOTE

1) Il Califfo Al-Ma'mūn, (786-833), è famoso, anche, per aver fondato, a Baghdad, la Casa della Sapienza, un vero e proprio centro di ricerca e insegnamento, aperto agli studi dei filosofi e degli scienziati di origine greca e siriaca, che dopo la chiusura della scuola di Atene, erano stati costretti a cercare rifugio in Oriente, per evitare le persecuzioni Cristiane. Vedi MICHELA PEREIRA, Arcana Sapienza. L’Alchimia dalle Origini a Jung, Roma, Carocci, 2001, p. 79

2) La Spagna è luogo di incontro e scontro tra Cristiani e Musulmani. Per Ugo di Santalla vedi: STEPHEN SKINNER, Astrologia Terrestre, L’Arte della Geomanzia, Roma, Astrolabio, 1984, p. 75. Per altri traduttori, tra cui Philip of Tripoli c.1243, e Plato of Tivoli, 1140 ca, vedi: in http://www.sacred-texts.com/alc/emerald.htm e JOSEPH NEEDHAM, Science e Civilisation in China, Vol, 4, Cambridge, Cambridge University Press, 2000, p.368.

3) Dalla Siria e non da Alessandria d'Egitto, perché nei racconti arabi viene ricordato l'episodio del Diluvio, fatto sconosciuto agli Egizi. E. JOHN HOLMYARD, Storia dell'Alchimia, Firenze, Sansoni, Firenze, 1972, p.105

4) Si racconta, che l'imperatore romano, Alessandro Severo, tenesse nel suo Larario personale, insieme alle immagini dei suoi Avi e degli altri Imperatori deificati, anche l'effige di Apollonio, insieme a quella di Cristo, Abramo e Orfeo. Vedi: FILOSTRATO,  Apollonio di Tiana, Milano, Adelphi, 2002, p. 35, Historia Augusta, Severo Alessandro, 39, 2.

5) Vedi: JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, Roma, Mediterranee, 1984, pp. 193-194.

6) In MICHELA PEREIRA, Arcana Sapienza, op. cit. , p. 80.

7) Ibidem.

8) Vale la pena ricordare gli antichi per contratti, iscrizioni funerarie, votive e religiose utilizzavano soprattutto l'incisione su Legno, Osso, Avorio, Ceramica, Pietra, Roccia o Metallo prezioso. Questi supporti, più duraturi di ogni altro, continuarono a essere usati anche quando vennero introdotti nuovi materiali più pratici, come gli inchiostri, il papiro, le pelli e le tavolette cerate. Rimase a lungo di uso comune scrivere le Leggi Sacre su Lastre di Pietra, come per esempio le Leggi del Codice di Ammurabi, (1792-1750 a.C.) scolpite su una Stele nera di diorite, (una roccia molto resistente), le Tavole di Mosè, le XII Tavole latine, (449 a.C.), il primo codice legislativo scritto dei Romani, ecc.

9) Qui si evidenzia anche uno dei temi che diverranno cari agli Alchimisti di tutte le epoche: la regola del Silenzio.

10) In ERMETE TRISMEGISTO, Kore Kosmou, scritti teologico-filosofici, Vol. II, a cura di Tiziana Villani e Carlo Tondelli, Milano, Mimesis, 2000, p. 94, Libro XIII, 5, Estratto del Libro Sacro De ermete Trismegisto, La Fanciulla del Cosmo, (Kore Kosmou) oppure JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, op. cit., p. 170

11) Il Periodo Ellenistico vide la fine delle Dinastie di Faraoni e l'inizio della Dinastia dei Tolomei, i quali, essendo eredi della politica coloniale di Alessandro Magno, continuarono a introdurre una nuova Classe dirigente quasi esclusivamente greca o completamente ellenizzata. Nacque, perciò, la lingua Copta, una trasposizione in greco della lingua egizia, che portò alla graduale perdita della Lingua e della Scrittura Geroglifica e quindi della Cultura Egizia stessa, fino alla scoperta e alla decifrazione di un'altra "famosa" Stele: la Stele di Rosetta.

12) GIAMBLICO, I misteri dell'Egitto, Como, Red Edizioni, 1999, p.11, I, 1 e p. 94, VIII, 4-5

13) JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, op. cit., p. 120.

14) Ibidem.

15) Gli studiosi ritengono che il Leggendario alchimista Democrito, autore dell'Opera Phisika kai Mystika, (sopravvissuta in frammenti), fosse in realtà un certo Bolo di Mende, uno studioso vissuto tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo d.C. . Bolo-Democrito viene considerato il Padre dell'Alchimia, nel senso che: «Egli deve aver colto insieme le svariate e analoghe tendenze di pensiero e di pratiche riguardanti i processi di trasformazione e ha dato loro un'unità che prima non possedevano». JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, op. cit., p. 112. È stato cioè il primo ad aver cercato di dare una forma organica all'Alchimia, accogliendo in sé influenze iraniche ed egiziane. È anche il primo a parlare dell'apprendimento della pratica alchemica come una forma di Iniziazione.

16) Il famoso aforisma «una natura è deliziata da un'altra natura, una natura conquista un'altra natura, una natura domina un'altra natura.»; «Grande fu la nostra ammirazione per il modo in cui aveva concentrato in poche parole tutta la scrittura ». Ivi, p. 115, tratto da Berthelot e Bidez-Cumont.

17) Plutarco, (46-127 d.C.), riporta che anche Numa Pompilio, il Re Sacerdote romano, (754 a.C. – 673 a.C.), successore del mitico Remo, fece riporre i propri libri sacri in un sarcofago di pietra, da seppellire accanto a quello contenente il suo corpo.  Ivi, pp. 119-120.

18) Cfr. Il racconto di Maometto che riceve anche lui una Rivelazione in modo indiretto, cioè attraverso un Angelo, un intermediario.

19) Il nome Egizio di Thot in realtà è traslitterato dai geroglifici come dhwty e si pronuncia all'incirca Djehuty.

20) Vedi Diodoro Siculo, I, 16 in JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, op. cit., p. 172

21) Cfr. Le Gilde Ereditarie genealogiche di famiglie di Fabbri e Sciamani in MIRCEA ELIADE, Le Arti del Metallo e l'Alchimia, Torino, Bollati Beringhieri, 2004, p. 90. Da qui si capisce come si siano fatte strada teorie come quelle di Jean Françoise Alliette, (1738-1791) noto ai circoli esoterici con il nome di Etteilla, (pseudonimo derivante dal palindromo del cognome), che ispirandosi all'Ermetismo Ficiniano e al Pimandro di Ermete Trismegisto, sostenne che « i Tarocchi furono ideati nel 2170 a.C. durante un convegno di maghi egiziani presieduto da Ermete Trismegisto; poi, nel corso dei secoli, le figure dei Tarocchi avrebbero perso le caratteristiche originarie.». Vedi il mio Saggio L'evoluzione della Simbologia degli Arcani Maggiori nei mazzi di Tarocchi delle Scuole Esoteriche Tradizionali del XIX – XX secolo, tra Ermetismo e Magia - http://www.riflessioni.it/alchimia/arcani-tarocchi-ermetismo-magia-1.htm

22) JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, op. cit., p. 172.

23) Ivi, p. 178.

24) Cfr. CACIORGNA – GUERRINI, Il Pavimento del Duomo di Siena, Milano, Silvana, 2005. Vedi il mio Saggio Un Alchimista di nome Orfeo in una tarsia rinascimentale senese del 1500. - http://www.riflessioni.it/alchimia/alchimista-orfeo-1.htm

25) JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, op. cit., p. 178, Sincello, 72.

26) Paradossalmente, Harran, è ricordata nella Bibbia (cfr. Gn 12,1; 24,4-7), anche come la patria di origine di Abramo, che scelse di partitre da questa città, intorno al 1850 a.C., per seguire le profezie del suo Dio, fondando quel Monotiesmo Abramitico, che invece di affiancarsi alle altre Religioni Politeiste, ne avrebbe decretato la fine, con l'uso della violenza.

27) Soprattutto il Dio mesopotamico Sin, che è una divinità Lunare come il dio Thot.
28) Vedi Manuale di Storia della Filosofia Medievale, Cultura Harranica, http://www.unisi.it/ricerca/prog/fil-med-online/temi/htm/harran.htm ,  JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, op. cit., p. 182 ; ARISLEO, La turba dei filosofi seguita dal discorso di un anonimo sulla turba, Biblioteca Ermetica , Roma, Mediterranee, 2002,  p. 15, Introduzione e Commento di Paolo Lucarelli.  Cfr. MICHELA PEREIRA, Arcana Sapienza, op.cit. , pp. 79-80 .

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