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Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

Considerazioni sul pensiero scientifico

di Clericus

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Insomma: il primo momento non incorpora la sua antitesi; quest'ultima è un effettivo superamento dello stato precedente.
Questo carattere di superamento inglobante i momenti precedenti è ben visibile nella struttura formativa delle teorie fisiche a partire dal '600 in poi. In particolare, la relatività generale include la teoria della gravitazione di Newton, la QED [3] integra la meccanica quantistica e l'elettromagnetismo classico, ecc...

[3] Quantum ElectroDynamics = Elettrodinamica Quantistica. Una teoria molto potente, che permette di interpretare con grande precisione tutti i fenomeni elettromagnetici noti, dovuta in gran parte all'opera del fisico americano  Richard P. Feynman  (1918 - 1988)

Quindi, la portata rivoluzionaria della novità non si manifesta sempre al primo impatto. Non sempre il primo urto scardina lo schema formale sottostante; spesso si tenta di conciliare il nuovo col vecchio schema (l'operazione può riuscire, in effetti) e solo dopo un qualche tempo emerge, sulle prime confusamente, poi più chiaramente, che questo non regge più, e si devono accettare nuovi schemi di ragionamento. Il passaggio dalla fisica classica a quella quantistica è il caso più eclatante.

Obiezioni e controobiezioni
A questa interpretazione del modo di pensare scientifico si può obiettare, a ragione, che la "novità" deve corrispondere però a un mutato quadro concettuale che ne consente la formulazione: una tesi che contraddica quanto ritenuto "vero" fino a un certo momento non può nascere dal nulla, in generale; la causa del rivolgimento dovrebbe essere cercata in mutate condizioni del modo di pensare, che sono già avvenute, o stanno avvenendo, quando la "novità" si manifesta. Insomma, il mutamento del paradigma deve in qualche modo precedere il manifestarsi della discontinuità, e questa è la traccia di quello.
La prima cosa da considerare, a questo riguardo, è che si deve porre attenzione al significato del termine mutamento di paradigma. Noi possiamo parlarne solo nella misura in cui tale mutamento o revisione del modo di pensare si manifesta, e la manifestazione del mutamento può essere solo in qualcosa che viene detto in un certo momento preciso e in riferimento a qualcosa di preciso, i.e. una tesi nuova. Che la discontinuità avvenga in conseguenza di mutate condizioni sullo sfondo, sia nel modo di pensare sia nella realtà concreta, possiamo ammetterlo senza difficoltà. Ma non è affatto certo nè dimostrabile che una tesi nuova debba necessariamente essere il prodotto di rielaborazioni precedenti. Ciò presuppone un determinismo sottostante la cui realtà non è, a mio avviso, verificabile in tutti i casi. Che lo sviluppo di qualsiasi processo sia un continuum in cui ogni momento sia determinato da uno o più momenti precedenti se non dalla totalità di tali momenti, è pura supposizione: assolutamente legittima e ragionevole, anzi necessaria se si vuol capire qualcosa di alcunchè (se il capire consiste nell'operare collegamenti); ma nulla esclude che lo sfondo sociale e
culturale o qualsiasi motivazione sia solo condizionante o stimolante o addirittura solo selettivo nei confronti di qualsiasi discontinuità manifestatasi. E non si può logicamente escludere l'indipendenza di una discontinuità dalla totalità delle circostanze. Non si può cioè escludere che una discontinuità sia tale in modo assoluto, e non solo in relazione al suo essere contrapposta o comunque non integrabile nello schema generalmente accettato fino al momento del suo manifestarsi.
Ora, tra le due posizioni estreme - il nuovo è tale assolutamente; aut il nuovo non è veramente tale, lo è solo in senso parziale e relativo, in riferimento a certi parametri - sono possibili e auspicabili posizioni intermedie, per cui la "rivoluzione scientifica" - come quella politica - non nasce istantaneamente, ma è preceduta da un processo di preparazione. Questo è vero, ma attenzione, perché il processo di preparazione può con piena ragione esser definito tale solo se la rivoluzione ha avuto luogo effettivamente. E che una rivoluzione scientifica sia tale è determinabile solo attraverso le sue conseguenze sul modo di pensare, [1]  il che implica che ogni descrizione per quanto accurata di un processo di preparazione, date le conseguenze nella forma mentis implicate dalla rivoluzione scientifica, è in una certa misura un prodotto della stessa rivoluzione scientifica. In realtà, ogni punto di partenza nel tempo è, sul piano logico-semantico, una ricostruzione operata in un tempo successivo e in questa ricostruzione appare in una certa misura il materiale costruito successivamente nel tempo; ma è come dire che il punto di partenza della visione del formarsi del processo si trova verso la fine dello svolgersi del processo stesso. [2] In realtà, il centro della ricostruzione è proprio la novità: postulare che la modifica o caduta di un paradigma è antecedente alla novità è a mio avviso corretto e talvolta necessario, ma il carattere di discontinuità del "nuovo" deve essere conservato. Altrimenti, si avrebbe la spiegazione della crisi, ma non si avrebbe la crisi. Una situazione paradossale.

[1] questo deve valere per qualsiasi rivoluzione, anche religiosa.
[2]
a questo proposito, vedasi
Hegel.

 

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