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Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

L'eterno non ritorno dell'identico (pensiero libero)

Di Antonio Pilato - Maggio 2016

 

1) Sulla vita
La vita è movimento, e tutti gli altri elementi qualitativi e quantitativi che hanno in sé il divenire del possibile incerto.
La vita è attività.
La vita è possibilità e incertezza dell'atto.
La vita è incertezza che diviene certezza, è il movimento contenuto nella quiete, che può divenire certezza.
La vita è movimento dell’incerto, contenuto nella quiete, che è sempre possibilità.
La vita è possibilità in atto.
La vita è possibilità del corpo.
La vita è l'incerto della storia.
La vita è l'incerto dinamico.

 

2) Com’è possibile la vita?
La vita ha un principio.
Questo principio è l’incerto.
Dall'essere di un altro è possibile la vita.
Dall'essere stato di un altro niente è più possibile.
Nell'essere dell'altro è la possibilità della vita.
L'essere è la possibilità.
L'essere stato è l'impossibilità.

 

3) Sulla morte
La morte è ritorno al nulla.
La morte è il nulla da cui nulla più comincia.
La morte è durata dell'impossibile, l’eterno impossibile.
La morte è certezza della fine.
La morte è certezza del tutto impossibile.
La morte è l'eterno.
La morte è l'essere stato dell'essere.
La morte è definitivamente quiete.
La morte è storia dell'essere.
La morte è impossibilità dell'atto, certezza dell'atto che è stato.
La morte è impossibilità di movimento, di calore, di colore, di rumore.
La morte è attualità dell'impossibilità.
La morte è storia dell'impossibilità che è stata attualità della possibilità.
La morte è certezza assoluta di ogni incertezza.
La morte è il sapere della vita.
La morte è l'incorporeo che ha esaurito tutto il corporeo
La morte è l'essere Stato.

 

4) L’uomo e la storia
L'essere della storia è l'uomo che è o può essere.
La storia dell'essere è l'uomo che è stato e che non può più essere.
La storia dell'essere è l'essere stato dell'essere in movimento.
L'essere della storia è la possibilità del corpo, del movimento, del calore e del colore, ecc.
La storia dell'essere è il certo.
La storia dell'essere è il certo che non può essere più incerto.
La storia è il sapere dell'essere stato.
La storia, il sapere, il certo che non può essere più incerto è l'essere stato.
La storia è morte dell'uomo.
La storia è morte.

 

5) Rapporto tra sapere ed incerto, impossibilità e possibilità
Il sapere è l'impossibile del possibile che è già stato. L'Incerto è sempre possibile.
Il sapere è il ritorno al nulla statico da cui nulla è più possibile, se non un potenziale dinamico possibile altro.
Il sapere è la quiete, l'incolore, l' inodore, il freddo.
L'incerto è il dinamico: l'incolore che può divenire colore, la quiete che può divenire movimento, il freddo che può divenire caldo.
L'incerto è tutte queste caratteristiche non ancora espresse, ma che possono rappresentarsi.
Il sapere è la fine. L'incerto è l'inizio: l’incerto che ha in sé il potenziale divenire dinamico, cioè l’anima.
Il corpo totalmente corpo è l'esaurimento dell'Incerto, è la fine dell'atto, del movimento, è dunque morte.
Il corpo totalmente corpo è tutto il visibile che torna all'invisibile, da cui nulla sarà più visibile, che può contenere ancora un potenziale visibile altro.
L'invisibile che non è stato visibile, che contiene l'Incerto, è sempre la possibilità del visibile.
Il corpo che ha esaurito tutto l’Incerto è morte, impossibilità.
Quando l' incorporeo del corpo, che è l'incerto, si esaurisce e il corpo diviene totalmente corpo, esso è morte.
L'incerto che può divenire certo, fa anche essere sempre in atto l'essere.
L'essere mentre ha dunque sempre l'incerto è vita.

 

6) La quiete
La quiete, definitivamente quiete è l'impossibilità del divenire dell'essere.
La quiete del movimento è il movimento che è stato, e che non sarà più.
La quiete è morte.
La quiete definitamente quiete nel movimento è parte costitutiva del movimento che è stato, presente nel movimento che è ancora come incerto.
L'incerto è il movimento in embrione.
Vi è differenza dunque fra quiete nel movimento e quiete del movimento.
La quiete nel movimento può essere movimento; la quiete del movimento è morte definitiva del movimento.
La quiete in assoluto è morte in assoluto. La quiete temporanea è possibilità della vita.

 

7) La vita dell’uomo
La vita dell'uomo è continuo trasmutarsi della quiete potenziale dell’incerto in movimento. La vita dell’uomo è quiete e movimento, movimento e quiete.
E' quiete - potenziale - dinamica ed anche quiete che è stata. La quiete nel movimento è quiete che può essere movimento (incerto).
La quiete del movimento nel movimento è invece quiete che è stata movimento e che non può essere più movimento, quindi certezza: uguale morte.
La quiete nella scienza è vita (quiete temporanea ).
La quiete della scienza è morte ( quiete definitiva).
L’inquietudine della scienza è vita.
2 + 5 = 7; 7 + 5 = 12 sono risultati che non possono essere più diversamente.
I loro risultati sono morte.
La possibile potenzialità della modificazione di tali risultati è vita.
La definizione : la terra è rotonda è morte.
La definizione : tutti i triangoli hanno tre lati è morte.
Tutte le proposizioni della matematica sono morte.
La domanda : chi ha creato il mondo ? E' vita.
La risposta alla domanda chi ha creato il mondo è morte.
La domanda che resta una parentesi aperta [.......] è vita.
L'interrogativo è sempre vita.
L'essere in divenire è vita. L'essere stato è morte.

 

8) La distinzione dei corpi
La vita e la morte distinguono i corpi.
I corpi sono distinti per la vita e la morte.
Il corpo che vive è sempre possibilità.
Il corpo che muore è l'impossibilità.
I corpi certi sono i corpi conosciuti in assoluto.
I corpi conosciuti in assoluto sono i corpi della scienza.
I corpi della scienza sono analizzabili e trasformabili nei laboratori.
I corpi conosciuti e analizzabili in laboratorio sono corpi morti.
I corpi della scienza sono scomponibili in laboratorio.
I corpi scomponibili e combinabili in laboratorio sono corpi non autentici.
I corpi non autentici non sono corpi naturali.
I corpi che non sono del tutto della scienza, sono ancora corpi vivi.
L'uomo vivo non è tutto della scienza.
l'uomo che non è tutto della scienza è uomo che contiene ancora parzialmente l'autenticità.
L'autenticità è naturalità.
La naturalità è la vita autentica.
I passi della scienza sono passi verso il certo, e verso il visibile.
Il certo della scienza è ciò che non può essere, è già stato.
Il cammino della scienza è dunque cammino verso la morte.
La scienza è corpo.
l cammino che non è più cammino è morte.
Il corpo è morte, perché il corpo, che è solo corpo è morte.
il cammino è divenire presente ancora nella quiete .
Il movimento invisibile, l'incerto che può essere certo.

 

9) Il sapere
Il sapere, come quiete nel sapere, è sempre possibile.
Il sapere, come quiete del sapere, non è più possibilità.
Il sapere del sapere è ritorno al nulla da cui nulla è più possibile.
Il sapere del sapere è il sapere in superficie.
Il sapere nel sapere è il sapere come essenza.
La vita dell'essere in genere: dell'uomo, dell'animale, delle piante, è la quiete che può essere movimento, è incerto che può essere certo, è incolore che può essere colore, è silenzio che può essere rumore, è potenza che può essere atto, sonno che può essere veglia, tenebre che può essere luce, è morte apparente che può essere vita.
La quiete, l'incerto, l'incolore sono nell'essere la linfa vitale.
L'essere è il corpo l'essere che ha la quiete ( che può essere movimento o l'incerto ) è la vita.
L'essere che è il corpo senza l'incerto, che è movimento, è morte.

 

10) Cos’è l’essere che è stato tutto movimento?

Se il movimento è vita, che nasce dall'incerto possibile certo, ne consegue che l'essere, che ha esaurito tutto il movimento possibile, ha anche esaurito tutto l'incerto, quindi l'esaurimento del movimento, di tutto il movimento è morte.

 

11) Cos’è l’inizio della vita?
Per rispondere a questa domanda, bisogna prima rispondere alla domanda cos'è l'inizio della morte.
La morte è la quiete in assoluto.
La vita è movimento, e il movimento è la vita nella quiete.
La morte è la quiete in assoluto.
Se designiamo con A la vita e con B la morte, si avrà sempre A che può essere B, ma non si avrà mai il ritorno di B in A.
Possibile A in B.
Impossibile B in A.
Il ritorno dell'identico individuale non è possibile.

 

12) Cos’è allora l’inizio?
All'inizio non può essere la morte.
All'inizio ciò che ancora non è stato e non è, può sempre essere.
La morte è sempre la fine.
La vita è sempre l'inizio.
L'inizio che ancor non è vita è dunque quiete potenziale.
L'inizio è l'invisibile del possibile.
L'inizio dunque di tutto è l'incerto che può diviene certo.

 

13) Cos’è l ‘uomo?
L'uomo è divenire continuo dell'incerto - certo: l'incerto che si consuma nel certo.
L'uomo è corpo in continua trasformazione.
L'incerto è il possibile.
Il possibile è il divenire dell'uomo, il trasmutarsi continuo dell'uomo.
Il possibile che diviene non ritorna più possibile.
La vita del singolo uomo che è tutto stato non ritorna a nuova vita.
L'impossibile è il possibile dell'uomo che si è già tutto manifestato.
Esempio: l'impossibile di tre anni è il possibile di quattro anni.
Il bambino di tre anni può essere di quattro anni, ma non più di tre anni.
L'uomo può sempre giungere al suo momento di vita seguente, ma non può mai tornare al precedente.
Così tutti gli elementi della natura vivente.
La vita dell'uomo allo stato fetale non può tornare allo stato germinale.
Non si ha più l'eterno ritorno dell'identico [individualmente inteso].

 

14) Cos’è l’origine dell’uomo?
E' l'intenzionalità del rapporto dei semi, che sono materia chimico-fisico-energetica.
L'intenzionalità del rapporto che può divenire o non divenire fatto, ma può sempre divenire per esserlo..
L'intenzionalità, che è energia (chimica?) può essere sempre la vita, anzi è la vita invisibile
che può essere sempre visibile.
L'intenzionalità è dunque l'incerto della vita.
Se l'incerto è A potenziale e il certo è B, allora A può essere sempre B, ma B non potrà mai tornare A.
B in assoluto è l'esaurimento di A in assoluto, quindi morte.

 

15) Cos’è il Nulla della vita

Vi è il Nulla dinamico e il Nulla statico.
Il Nulla dinamico è l’incerto.
Il Nulla statico è l’esaurimento del Nulla dinamico.
Finché l'Incerto alimenta il certo, la vita continua.
Il tutto della vita è il certo.
La fine dell’incerto che alimenta il certo è la morte.
Il Nulla della vita è invisibile (si può chiamare spirito).
Il certo della vita è visibile (si può chiamare materia).
Il Nulla della vita nella vita è incorporeità o incertezza che può essere sempre corporeità.
Il Nulla della morte è assoluta corporeità.
Il tutto della vita è incertezza che è stata.
Ora l' uomo che è corpo visibile, che lentamente consuma tutto l'incerto che è in sé, ha la capacità di rendere visibile un altro incerto: trasferire l'incerto, che può divenre certezza.
Ogni altro essere vivente, l'uomo non ha la possibilità di ritornare all'incerto, al suo inizio, ma ha, di contro, la capacità di rendere possibile un altro incerto non identico, e questo ancora un altro, e quest'altro un altro ancora.
Così all'infinito. In questo modo si spiega il divenire ed il perpetuarsi delle generazioni dei non identici.
 Incerto - Certo - Incerto - Certo.
Il cominciamento è dunque possibilità, incertezza, quiete che può essere movimento; in quanto la quiete del nulla della vita è opposta alla quiete del nulla della morte.
Il cominciamento è dunque il passaggio della corporeità invisibile alla corporeità visibile, dalla possibilità all'attuazione della quiete potenziale dinamica in movimento di fatto, dell'incerto in certo.

 

16) Ma cos’è la corporeità in assoluto invisibile?
La corporeità in assoluto invisibile è l'incerto: l'energia chimico-fisica, che è l'origine di tutte le vite geologiche, vegetali, animali e degli uomini. Se la vita è passaggio dell'incerto al certo e se l'essere certo in assoluto è la morte da cui nulla è più possibile, l'esaurirsi dell'incerto nel suo divenire totalmente certo è morte di esso stesso. Il cammino della vita, che si chiama quasi sempre progresso, sarebbe un tendere sempre verso la morte del tutto : come una candela che si alimenta del suo stesso consumarsi, della sua stessa morte.
Così è la vita dell'uomo e di tutte le cose. Non si può discutere sulla certezza della morte con il dubbio sull'origine della vita.
Si può dubitare della vita; ma sulla morte della vita c'è certezza.
La certezza della morte dipende dalla certezza della vita. E' la vita che ci permette di discutere indubitabilmente sulla morte. La possibilità spiega l'impossibilità. Se il tutto esaurisce in sé la possibilità; il tutto che ha esaurito tutta la possibilità è morte. Il tutto certo in verità non ha la possibilità di ritornare al suo essere potenziale , non può cioè ricominciare il cammino della vita, ripercorrere il possibile, certo > incerto.
Ma tutto ha la possibilità di rendersi possibile in un altro, rendendo così possibile la vita, di rivivere in un altro.

 

17) L’altro come riproduzione
In ogni essere individuale è presente l'incerto della vita : vita che può riprodurre altra o altre vite.
L'incerto è dunque l'essenza che rende possibile l'esistenza. L'essenza è in ogni elemento della realtà, che rende possibile la catena delle essenze e la catena del certo.
La vita continua sulla base dell'incerto che rende possibile un altro certo. Il certo rende a sua volta possibile la catena del certo in assoluto, cioè la morte.
L'assoluto visibile è la morte.
La vita può non essere più vita.
La morte non può non essere più morte.
La storia di tutte le culture è dunque lo sviluppo dell'incerto sul terreno del certo.
Tutto il possibile, l'incerto infinito, l'incorporeità totale è l'inizio od ha in altro il suo inizio.
L'origine di tutte le cose è l'incorporeo dinamico, le cui caratteristiche sono tutto i contrario della quiete.
Non della quiete della morte, che non è assolutamente, ma la quiete in potenza: il movimento, il calore, l'odore, il sapore ,la quiete del nulla da cui tutto è possibile. Così l'origine del colore è l'incolore; non l'incolore della morte, ma l'incolore del nulla dinamico che può essere la manifestazione delle infinite tonalità del colore.
Così del suono, cosi del sapore ecc.
L'incorporeo in assoluto è assolutamente indivisibile.
L'incorporeità è una caratteristica dell‘ assolutamente incerto.
l'incorporeità in assoluto è il principio.
L'incorporeo in assoluto rendendosi visibile non è più incorporeo in assoluto.
Il suo trapasso da incorporeo a corporeo è si espressività, visibilità, prova di essere (cosciente o incosciente), ma anche limitatezza sempre crescente dell'assolutezza, giacché passaggio dell'essere all'essere stato.
Questo passaggio è morte progressiva del possibile, che diviene attualità, cioè non più possibilità.
Ciò che è non può più essere. Non vi è l'eterno ritorno, né il ritorno dell'identico o dell'uguale.
Ciò che è non può più essere. Ciò che non è stato e ancora non è, può sempre essere.
A può divenire B, ma B non può tornare A. Il figlio non è più il padre; il padre non è più il figlio, anche se il padre può generare il figlio.

 

18) L'incerto
L'incerto è il possibile cominciamento di tutto quanto precede la verità.
L'incerto è il nulla da cui tutto è possibile come certo.
L'incerto non è il certo come verità né il certo come errore, perché è la possibilità del vero e del falso. L'incerto è la possibilità della vita e della morte.
Via, via che l'incerto diviene certo si consuma anche l'incerto potenziale (analogamente alla luce di una candela che muore, alimentandosi della sua stessa realtà).
Muore a causa di ciò di cui essa stessa si alimenta.
L'incerto che diviene certo si auto-divora.
La morte è il certo che ha esaurito tutto l'incerto.

 

19) L’Incerto è l’Assoluto.
L’incorporeo assoluto è l’incerto.
L’incorporeità è l’essenza dell’incerto assoluto.
L’incorporeità in assoluto è il principio.
L’incorporeo in assoluto rendendosi visibile non è più incorporeo assoluto.
Il suo trapasso da incorporeo a corporeo è si espressività, visibilità, prova di essere (cosciente od incosciente), ma anche limitatezza sempre crescente dell’assolutezza, poiché passaggio dell’essere dell’incerto all’essere certo e poi stato dell’incerto è anche morte progressiva del possibile, cioè non più possibilità: ciò che è non sarà più; ciò che non è, può sempre essere.
Io che ero la proiezione potenziale del figlio, divengo altro, e mio figlio se stesso.

 

20) La conoscenza, il sapere
Premessa.
Il sapere può essere
* Inautentico oggettivo [il sapere sociale o pubblico]
** Autentico soggettivo [dell'individuo, del singolo]

*** Autentico oggettivo [represso]

Il sapere inautentico oggettivo.
L’acquisizione del divenire continuo inautentico dell’incerto è il sapere pubblico.
Questo sapere a tutti è dato di accettare come il solo, unico oggettivo inconfutabile.
Esso è l’inautentico conveniente dell’autentico soggettivo sconveniente.
L’inautentico conviene ed è imposto come autentico.
L’inautentico, quindi, superficiale divenire dell’autentico soggettivo essenziale divenire, è la verità, perché viene data come tale.
L’autentico superficiale dell’autentico naturale è la conoscenza ritenuta universale, perché conveniente.
Tutto questo è la conoscenza comune.
Il sapere dunque formale non coincide con la realtà naturale.
Il sapere visibile è artificiosa e arbitraria costruzione inautentica dell’autentico divenire reale.
Forma inautentica perché forma del sapere utilitaristico: quello politico, economico, sociale, matematico, artistico e morale, come il binario costruito per far scorrere millimetricamente esatto il vagone pilotato.
Quindi tutto è falso, perché falsamente è dato per vero.
Il vero sapere è la forma invisibile del divenire dell’incerto:
qui d’accordo con Schopenhauer.
* [Il vero sapere è l'autentico oggettivo, ma esso è sempre falsificato, non è reso visibile].
Perciò il sapere autentico oggettivo imposto lascia il posto al sapere soggettivo, perché risponde esattamente alla realtà del soggetto.
** Il sapere autentico soggettivo è conosciuto dallo stesso soggetto che lo pensa perché lo vive dentro.
*** Il sapere autentico oggettivo dovrebbe unire tutti i soggetti realmente intesi, ma resta impossibile [tutti parleremmo senza accordo unilaterale, universale]; perciò esso resta latente, non evidente e ufficializzato a regime.
Il soggetto (individualmente considerato) vive consciamente la propria realtà che ad altri non è nota.
La sofferenza materiale e spirituale (per fare un esempio) è solo conoscenza autentica dell'individuo che la vive dentro di sé, perché solo a lui palpita realmente e non ad altri.
All'individuo che sente dentro di sé la vita del divenire reale del proprio incerto è noto il certo, e a nessun' altro è dato capire quest'impulso con tutta la chiarezza e intensità [io penso ciò che ad altri non è dato pensare come me, ma solo intuito].
Il soggetto vive dentro di sé, attimo per attimo, il respiro di gioia ed il respiro di dolore di quel proprio trasmutarsi dell'incerto.
Egli non può fermarlo. Può solo sforzarsi di non pensarlo.
Può solo scegliere di viverlo con tutta la voglia od accettarlo passivamente.
Ma non può evitarlo, poiché il certo del suo incerto è la sua stessa vita.
Allora che valore ha il sapere autentico soggettivo?
Per la totalità degli esseri nessun valore.
Ha solo valore per il solo individuo che lo nutre.
Esso può essere solo ascoltato dagli altri, giudicato, ma non potrà mai essere compreso pienamente, come può farlo lo stesso soggetto, che lo possiede dentro, come parte indivisibile di se stesso.
Il suo linguaggio non sarà mai considerato condivisibile.
Si può parlare di vedere, di sentire, di riflettere, di esprimersi, di volere, di scegliere, di amare, di odiare, di gustare, di correre, di stare fermo in movimento, di proporsi, di apprezzare, di sentire freddo, caldo, fastidio, noia, di tremare, di sudare gridare ecc.
Questo parlare resta solo un linguaggio soggettivo. Esso vale solo per il soggetto, che lo pensa.

 

21) Come si articola il sapere inautentico oggettivo? I vari generi di esso
Esso è il sapere della morale, il sapere delle convenzioni, della scienza, delle teorie politiche, delle norme e delle regole sociali, delle leggi ecc.
E' tutto il sapere imposto come utile a tutti, perché senza di esso non ci sarebbe una ragione di adattamento alla buona convivenza entro le istituzioni.
E' il sapere dello Stato, e di tutte le teorie politiche, il sapere della pedagogia, della psicologia, il sapere di tutte le tutte le religioni.
E' il sapere della verità della non verità.
Il sapere apparente, evidente.
E' il sapere artificioso del divenire inautentico dell'incerto.
Il certo artificioso del certo naturale.
Il certo come costruzione degli uomini, non il certo del divenire naturale.
(reale dell'incerto).
Il certo artificioso visibile del certo naturale invisibile.
Certo visibile artificioso - oggettivo, per tutti.
* Diverso è invece il certo invisibile-naturale, invisibile a tutti ma intuibile dai diversi soggetti o da tutti i soggetti.

 

22) Il certo visibile artificioso/oggettivo inautentico può essere confutato?
Ciò è possibile solo quando tutti i soggetti si aggregano per combatterlo [ con la rivoluzione del sapere dal basso o dall'alto ].
Ecco che allora nascono le rivoluzioni.
La rivoluzione del falso sapere per il vero sapere.
Le rivoluzioni sono fatte per combattere l'insostenibile peso dell'artificiosa verità, intesa come sapere oggettivo autentico, che tale non è.
Contro il falso certo reagisce l'autentico certo.

 

23) La storia dei fatti veri può essere conosciuta?
Anche la storia ha due facce.
La storia artificiosa del certo e la storia naturale del certo divenire.
La storia artificiosa, falsa è la storia di tutte le discipline. E’ la storia di tutto il sapere.
Mentre la storia dell’autentico, ossia del divenire puro dell’incerto è la storia dell’incerto.
La storia pura è il divenire spontaneo della natura dei singoli uomini.
La storia artificiosa è costruzione artificiosa del conveniente.
La storia autentica invece è né conveniente né sconveniente, perché è storia della vita reale dell'incerto, che diviene certo.
Tutte le storie sin ora studiate sono storie del divenire innaturale, cioè storie del divenire conveniente.
La storia artificiosa e innaturale è quella voluta.
La storia naturale e spontanea è invece quella dovuta.
Volontà e dovere sono due termini che hanno diverso significato.
Io voglio mangiare è diverso da io devo mangiare. Il volere dipende dalla mia volontà; Il dovere dipende da una legge, soggettiva od oggettiva, a cui io non posso non obbedire.
Alla storia artificiosa e innaturale io quindi posso sottrarmi, perché voluta da una convenienza.
Alla storia autentica invece, spontanea e dovuta io non posso sottrarmi.
Il divenire del tempo non dipende dalla mia volontà.
L' accensione di una candela dipende dalla mia volontà.
Posso decidere di accenderla o di non accenderla.
Ma decidendo di accenderla, non posso impedire il trasmutarsi di ciò di cui essa stessa si alimenta.
Anche la storia della conoscenza è storia della costruzione dell'irreale divenire dell'incerto. Le regole, gli assiomi, i postulati, ecc., sono proposizioni irreali che si fanno ritenere reali il necessario sapere comune.
Le teorie sul mondo, le facoltà conoscitive dell'uomo, il rapporto tra uomo e mondo sono invenzioni, come invenzioni sono tutte le teorie della matematica e della fisica.
Falso è tutto il vocabolario scientifico e letterario di cui l'uomo si è servito e continua a servirsi per esprimere la realtà sua e delle cose.
Falso è lo stesso termine uomo; falso è il termine mondo.
Il divenire dell'incerto che diviene certo non è esternamente visibile.
Esso è visibile solo all'individuo che lo vive dentro di sé.
Ciascuno lo percepisce dentro di sé, in tutte le sue modificazioni.
Da qui, ogni teoria o sapere che si costruisce artificiosamente, senza tener conto della percezione che ciascuno ha della sua interiorità, è teoria e falso sapere.
Sono false produzioni di chi o di quanti si ritengono apostoli della verità.
Così nascono e sono tutte le teorie della matematica e della fisica.
La matematica è realtà inautentica dell'inautentico interpretarsi del divenire dell'incerto, con la quale i matematici hanno concordato e concordano l'imposizione di un sufficiente linguaggio comune.
Così si sono inventati artificiosamente il metro e con esso tutte le misure.
Si è inventato il numero e con esso tutte le variazioni e combinazioni, i segni di addizione e sottrazione, divisione e moltiplicazione, e con esse tutte le combinazioni, chiamate finite e infinite, razionali ed irrazionali.
Ma tutta questa arte combinatoria, immaginaria, voluta ed inautentica.
La falsità ha preso il posto del divenire spontaneo dell'incerto.
Così l’umanità si è divisa fra uomini sapienti, perché sanno far riconoscere qual è la verità, ed uomini che non possiedono questo mestiere o che non sanno, che sono definiti ignoranti, improduttivi del sapere.
Questi ultimi devono apprenderla nel loro quotidiano vivere per vivere.
Chi invece si rifiuta, è destinato a vivere ai margini della sfera degli uomini che sanno.
Chi osa, anche per gioco, mettere in discussione questa verità è chiamato ipodotato o ribelle del sistema, costituito e consolidato dai contributi delle comuni convenienze di una classe dominante ( l’Acropoli e la Piazza).
Ma io dico che tutte le verità visibili oggettivamente sono verità convenienti a chi vuole conservare il potere; potere che chiamo dell‘ Acropoli imposto alla piazza.
Potere politico, potere religioso, potere economico, potere legislativo, potere giudiziario, potere culturale ecc.
Potere dell’uomo sull’uomo.
Così in ogni epoca una complessità di leggi e regole morali, diverse e a volte diversissime.
In alcuni casi questi saperi sono opposti. Se vi fossero diversi mondi abitati dagli uomini, sarebbero incomunicabili fra loro.

 

24) La morale

La morale è, come le altre fantasiose articolazioni del sapere, una costruzione conveniente al potere (che io sempre chiamo acropoli), imposta alla massa, al gregge, per la tutela sua e dei suoi beni convenienti.

Così contraddire le regole morali, vuol dire tradire la verità, disconoscere il valore del potere, del super io; pena: la perdita della libertà individuale. [ ma ciò è necessario ed indispensabile, per la ragione universale del rispetto della persona e delle cose sue].

Perciò l'individuo necessita in questo campo di essere castrato nel suo impulso, che per natura è egoista.

Può modificare la morale universale il potere, perché può motivarne e la causa.
Il potere dice: si è pervenuti ad un accrescimento del sapere, che modifica e supera quello precedente.
Ma la vera ragione non è di sostituire una verità oggettiva inferiore a una verità oggettiva superiore, perché la verità oggettiva è sempre una ed identica a se stessa, ma è di far valere una verità (inautentica) più conveniente, rispetto a quella meno conveniente.
Allora, chi possiede la verità?
Il potere possiede la verità conveniente , che è la non verità.
Il potere possiede il potere di imporre la sua verità, che è verità inautentica.

La verità autentica è quella soggettiva.
Il sapere si distingue in tre livelli:

  1. Sapere inautentico–oggettivo–visibile

  2. Sapere autentico-soggettivo–invisibile

  3. Il sapere autentico-oggettivo­invisibile che è possibile solo nel soggetto che pensa.

25) Differenza tra sapere soggettivo autentico invisibile e sapere oggettivo autentico invisibile.
E’ sapere soggettivo autentico invisibile il complesso dei bisogni prioritari : bisogno di bere, di mangiare, di dormire, di riposare, di stare in movimento, di correre, di giocare, di alzarsi, di coprirsi, di pulirsi, di darsi all’altro, etc. , che sono anche detti indispensabili per la sopravvivenza.
Questi bisogni sono in ogni soggetto, ma differiscono da individuo a individuo per qualità e quantità, e priorità.
Per questo appunto detti autentici-soggettivi-invisibili.
E’ il sapere che ognuno ha di se stesso.
Sapere anche di gioire, di soffrire, di sognare, da tutti chiamato sapere che vale solo per l’individuo che lo pensa e lo vive dentro di sé, ma non per la scienza.
Invece questo è parte costitutiva, io dico, del vero sapere. Questo sapere coincide autenticamente con quanto l’individuo sa di se stesso.
Questo sapere cambia, appunto perché cambia l’individuo che lo vive dentro di sé.
E’ un sapere vero, ma non oggettivo, perché non costruito allo scopo di rendere sufficiente la comprensione della comunicazione di tutti.
Il sapere soggettivo non è il sapere costruito per il bisogno comune di conversare con l’uso di uno stesso vocabolario, non è il linguaggio matematico e fisico, costruito anch’esso per mettere tutti d’accordo sulla descrizione delle cose e del mondo degli uomini.

 

26 Il sapere oggettivo-inautentico
E’ un linguaggio fittizio, sovrapposto alla realtà vera , come la segnaletica stradale per far conoscere il comando , e far guidare tutti sotto regole comuni.
Il segno di una curva è un linguaggio visivo che deve valere per tutti ; esso infatti avvisa (a tutti quelli che lo hanno appreso come tale , che a poca distanza c’è una curva ; che dunque bisogna stare attenti , usare tutta la prudenza psico-fisica e meccanica per abbordarla correttamente, se si vuole evitare un incidente.
Ma questo tipo di linguaggio è utile solo a chi guida. Ad un altro che non guida non è utile. Un linguaggio, quindi, un qualsiasi codice della comunicazione, analogo a quello della matematica, costruito per le buone regole del vivere comune.
Cos’è dunque la verità della matematica e della fisica?
E’ il risultato dell’interpretazione inautentica dell’autentico.

L’autentico è il divenire naturale dell’incerto. La matematica e la fisica sono l’interpretazione inautentica dell’autentico per convenienza. La matematica e la fisica sono la maschera innaturale del naturale, convenevole agli uomini non alla natura, perché la natura non ha bisogno degli uomini, per essere realtà o verità. La natura non dipende dall’uomo ma l’uomo dalla natura. L’uomo non vivrebbe senza la natura.
La natura vive senza l’uomo. La natura è libera e si svolge da sé.
La conoscenza, pertanto, è costruzione teorica ed artificiosa che si fa ritenere valida per soddisfare i bisogni di comunicazione scientifica.
Allora è possibile una conoscenza scientifica degli uomini e per gli uomini? Si risponde che non è possibile, perché la verità oggettiva deve anche convenire agli uomini, gli uomini convengono falsificando la natura, il divenire della natura.
Tra uomo e natura vi è un rapporto di dipendenza: L’uomo chiede sempre alla natura la soddisfazione dei suoi bisogni, e tende ad interpretare la natura nei termini e nei modi in cui questi bisogni sono soddisfatti.
Questa interpretazione cambia quando cambiano i bisogni: La verità cambia, pertanto in funzione dei bisogni.

 

27) Il sapere autentico oggettivo
Esiste una verità autentica oggettiva?
Il linguaggio è il vocabolario falso della natura.
La verità oggettiva autentica è la natura stessa senza nome e regole, senza forme e misure, senza vocabolario.
Verità della natura oggettiva è la natura e la sua stessa voce.
Allora qual è il sapere oggettivo autentico?
E’ quello della stessa natura, non pubblico o sociale, cioè intuibile, non visibile o leggibile con l' uso dello strumento della grammatica.
Il sapere inautentico oggettivo è sempre visibile uniformemente perché conviene all’uomo, non all’uomo comune, che non ha il potere né di stabilire né di non stabilire qualsiasi sapere, ma all’uomo che governa l’uomo, all’uomo che guida il popolo, e che fa, dunque le leggi del popolo.
L’umanità si divide in: uomini che fanno le leggi e uomini che subiscono le leggi. Gli uomini che fanno le leggi sono gli uomini dello Stato od uomini che convengono allo Stato.
Gli uomini che subiscono le leggi sono le ruote del carrozzone dello Stato.
L’uomo comune è un elemento del carrozzone.
L’uomo comune è nessuno. L’uomo comune apprende la conoscenza, il sapere prodotto dall’uomo non comune. L’uomo non comune è l’uomo di Stato.
Lo Stato è formato di uomini non comuni.
Gli uomini non comuni non sono dunque lo Stato.
L’uomo di Stato è sovrano.
L’uomo di Stato è il vertice della piramide sociale.
L’uomo non comune si eleva dalla base: sovrano = sovra il culo degli uomini comuni, che solo a pochi concesso. L’uomo non comune è l’uomo dell’acropoli, diverso dagli uomini della piazza.
L’uomo non comune da cui proviene la decisione del bene e del male degli uomini comuni.
Comune vuol dire tutti uguali, massificati.
L‘uomo non comune, che è l’uomo che comanda, è additato dagli uomini comuni, come causa di male e di bene, quindi come l’assoluto responsabile di quanto accade nella piazza.
L’uomo non comune è perciò paragonabile a Dio sulla terra. L’uomo non comune è, quindi, l’uomo coi valori della metafisica sulla terra opposto all’uomo della fisica infida.
Ma per ritornare alla conoscenza, ritengo ch’essa è convenuta nel passato e conveniente nel presente.
*Sapere Inautentico = Oggettivo /Visibile
*Sapere Autentico = Oggettivo /Invisibile
Il sapere autentico e invisibile è dunque possibile per il solo soggetto che lo pensa e lo vive dentro di sé, ma non per gli altri.
Il sapere autentico oggettivo non è possibile, ma è fatto considerare come possibile per il bene sociale e dello Stato.
Io dico soprattutto per il bene dello Stato.
Il sapere inautentico e oggettivo è imposto alla massa come sapere-autentico–oggettivo, perché conviene al potere, rappresentato dagli uomini non comuni, che dall’alto dell’acropoli dettano leggi e regolamenti multidisciplinari alla popolo della piazza.
Allora, come avviene la conoscenza?
Coi sensi? Con l’intelletto? Con la Ragione?
Secondo la tradizione filosofica coi cinque sensi si ha la certezza della presenza od esistenza empirica dell’oggetto. L’intelletto lo concettualizza, la ragione gli dà un senso, un valore esistenziale.
In questo verso si sono dispiegati e continuano tuttora a farlo tutti i filosofi.
Qualcuno, invece, ha voluto solo far capire quello che avrebbe voluto dire (il mondo delle idee di Platone, cos’è veramente per il filosofo?); qualche altro ha tentato di dire in modo originale il suo pensiero, ma è stato ingiustamente incriminato; molti altri hanno involontariamente sbagliato.
* Allora, ritorna la domanda, qual è la funzione delle tre facoltà, dei sensi, dell' intelletto e della ragione?
La conoscenza dei sensi è oggettivamente valida, ma posseduta entro ciascun soggetto, per questo detta anche soggettiva, ossia oggettiva- invisibile.
La conoscenza sensibile.
Essa è veramente la più valida conoscenza rispetto a quella delle altre facoltà, dette superiori (che, a mio avviso, coincidono invece col potere superiore o poteri superiori, a cominciare da quello politico).
La verità soggettiva, detta anche opinione, relativa, contingente, particolare è appunto, per queste caratteristiche che le si attribuiscono, conoscenza autenticamente sensata e quindi oggettiva.
Se questa conoscenza non fosse valida, allora tutte le altre forme di conoscenza non hanno migliore diritto di esserlo.
Tale conoscenza è incomunicabile; per questo è detta oggettiva-invisibile .
Ognuno vive dentro di sé l’impressione, la sensazione delle cose con cui viene a contatto.
Tale sensazione è verità interiore che l’uomo ha di sé e delle cose.
Io ho la sensazione della fame, della sete, della stanchezza. Queste sono indiscutibili sensazioni di verità per me le che sento.
Tutti gli altri giudizi, espressi dagli altri su questi miei bisogni, saranno dissimili, simili ma non identici ai miei, perciò falsi.

 

28) L’invisibilità
Per invisibilità s’intende dunque l’incapacità di comunicare per farsi comprendere, ma anche s’intende l’incapacità di far valere il proprio diritto di comprendere la propria modificazione nel suo valore oggettivamente indiscutibile.
Quando si dice infatti che un singolo uomo non è mai uguale ad un altro, si vuole codificare la diversità sulla quale si edifica l’autorità. Diverso è infatti un singolo uomo da un altro, diverso è anche il suo vissuto, il suo vivere soggettivo. Così sull’affermazione comune di : - sento freddo – vi è una varietà infinita di percezioni e stati d’animo vissuti.
Nessuno di loro dice il falso.
Tutti dicono il vero, perché sono verità inoppugnabili di ogni singolo.
Nell’affermazione comune della medesima sensazione, traducibile con più proposizioni , vi è una varietà di sensazioni ed emozioni che sono realmente vissute.
Esse sono tutte vere.
Nessuna è falsa. Sono tutte quante verità oggettivamente invisibili.
Una cosa è dunque dire : si ha più; si ha meno; si ha tanto.
Un’altra cosa è invece dire: io sento; io ho più; io ho tanto.
Io sento significa infatti: - Io sento me stesso avere di più -
Qualunque uso del linguaggio, qualunque varietà di espressione non si avvicinerebbe mai alla traduzione del senso autentico della sensazione soggettiva, perché la sensazione è oggettiva per il soggetto, ma incomunicabile oggettivamente ad un altro.
Se qualcuno potesse conoscere la verità, non potrebbe spiegarla agli altri.
Non ci saranno mai tutte le parole corrispondenti, adeguate alla sensazione di chi la vive veramente.
La sensazione è verità oggettiva indiscutibile, anche se resta incomunicabile comprensibilmente agli altri.

 

29) La classificazione delle sensazioni
Allora fra tutte le sensazioni si fa la prima classificazione.
Si restringe il campo della molteplice varietà delle sensazioni, associando le sensazioni che hanno qualche elemento comune, per esempio il sapore.
Si restringe ancora il campo associando quelle che possono essere definibili con proposizioni, tralasciando tutte le altre.
Così si otterranno le definizioni delle gradazioni del sapore. Allo stesso modo si può fare della sensazione del caldo, o del suono; fino ad arrivare al grado limite, non più traducibile linguisticamente; non perché non ci sono più gradazioni, ma perché mancano i termini linguistici. Si arriva dunque alla traduzione limite.
Entro questo limite quali e che cosa sono le leggi?
Prima di rispondere a questa domanda, occorre fare la distinzione fra ciò che è legge e ciò che non è legge, fra regola e non regola, regolare e irregolare la legge e la non legge.
Il bambino è la non legge. Su questo sono d’accordo tutti i pedagogisti, filosofi e psicologi.
Il bambino deva acquisire il concetto di legge dall’adulto.
Il compito di fare apprendere al bambino la legge spetta prima ai genitori, poi agli insegnanti.
Il bambino è tutto fantasia ed istinto; non può conoscere il dovere, ch’è opposto all’istinto. Il bambino segue non le regole, ma i suoi impulsi, senza mai chiedersi se possono piacere o non agli altri.
Per il bambino gli impulsi sono bisogni a cui non può sottrarsi, come per l’adulto il bisogno di mangiare, bere, dormire ecc.
 Questi impulsi o bisogni sono l’essenza della natura umana. Eliminarli equivarrebbe a togliere la vita.
Ma, come sostengono molti pedagogisti, i bisogni del bambino non vanno lasciati liberi, bensì disciplinati, incanalati nelle regole sociali e morali: vuol dire piegarli, ad assumere una natura diversa.
Lo sviluppo della ragione è, infatti, il grado più alto a cui perviene il cammino evolutivo dell’istinto.
Ecco che allora viene la risposta alla domanda cosa sono le regole.
Le regole sono leggi, norme, principi, comandi, imperativi sul comportamento.
Ma questo già si sa o si dovrebbe sapere.
Questi principi che costituiscono la base essenziale dell'educazione, devono essere per tempo acquisiti dal bambino, per vivere e continuare a vivere da adulto, entro i limiti dei doveri e dei diritti.
Le regole dunque non sono ali ma pesi per l’istinto, per l’elemento prioritario della conoscenza.
Le regola tranciano la spontaneità individuale per il bene universale.
Allora c’è da dire che l’educazione non è assolutamente il potenziamento delle doti naturali, ma il soffocamento della spontaneità del bambino.
Non si vuole con questo negare il valore dell’educazione, si vuole negare il valore di questo tipo di educazione, concepita dall’origine ad oggi, ch’è educazione del potere per la conservazione del potere.
L’educazione è acquisizione di forme innaturali di comportamento (senza per questo voler negare il valore dell’educazione).
Il bambino non è educato secondo natura, ma è educato secondo regole stabilite dalla “ acropoli”, cioè dalla gente che comanda, per la difesa della struttura del loro potere gerarchico o gerarchizzato (Questo è per me una verità inoppugnabile).
Così si inoculano nelle menti dei piccoli i contenuti delle diverse discipline, stabiliti dalla classe dirigente.
Si ha così la cultura di quanti occupano posti di responsabilità.
L'acquisizione della loro cultura decisionale.
Conclusione :Il sapere è il sapere dei dotti; la storia è storia degli dei terreni.

 

30) La storia terrena visibile                                               
I personaggi storici sono i capi. I personaggi storici sono quelli che hanno valore; quelli che fanno i documenti e restano nei documenti della storia. Da qui l’acquisizione degli schemi mentali e delle differenze fra quelli che comandano e quelli che subiscono, fra quelli che decidono per gli altri e quelli che ascoltano, fra quelli che svolgono attività superiori e quelli che ascoltano come pecore, senza ribellarsi. Il pensiero e la sapienza, la potenza e la gloria, la virtù diventano così patrimonio dei primi. Alla massa invece resta l’ignoranza, l’impotenza, la vana gloria della lotta per procurarsi solo l’importante alimento, per nutrirsi.

Ai primi è riconosciuto il diritto che essi stessi si danno di governare. Ai secondi è dato solo il dovere di eseguire gli ordini. Da questo confronto viene facile domandarsi: siamo tutti uomini?
La risposta è che i primi sono uomini dell’ Acropoli, i secondi invece della Piazza.
I primi si vantano di essere in comunicazione con la Divinità o Trascendenza, o di essere nati superiori; i secondi subiscono il peso della volontà divina o la loro presunzione.
I primi sono la Trascendenza che trascendono la mediocrità o medietà:
i secondi sono la parte dell’umanità inferiore. Ecco quello che volevano o avrebbero voluto dire i filosofi parlando della differenza fra immanenza e trascendenza.

 

31) La fine della storia
IL bambino deve conoscere bene la storia per poter cogliere l’origine delle distinzioni fra uomini dell’acropoli e uomini della piazza.
Ma soprattutto l’origine della storia della conoscenza, che coincide col principio stesso della filosofia.
Principio opposto al non principio.
Principio che dà sempre origine al derivato.
Da ciò tutte le distinzioni fra ciò che è perfetto e ciò che non lo è; la distinzione fra il bene in assoluto ed il bene relativo; fra l’uomo di genere superiore e genere inferiore.
Le scienze, si dice, garantiscono senza ombra di dubbio la verità.
Dicevano i miei professori - ragazzi, la matematica è verità perfetta, inoppugnabile, assoluta. Nessuno può dire cinque più due è uguale a sei.
Anche la geometria, e così anche tutte le altre scienze.
Così facendo, anche i miei professori sigillavano i loro sistemi nel cassetto dei nostri cervelli.
E così il fanciullo sin da piccolo, nell’età acritica, comincia a memorizzare, per opera del maestro, delegato da tutto l’apparato dello Stato, che vi è un sapere indiscutibile (divino sulla terra) che va appreso indiscutibilmente e incondizionatamente.
Il sapere dell’acropoli.
Chi studia farà carriera nella vita.
Chi invece non studia è un irresponsabile, un ignorante e avrà sempre insuccessi nella vita.
Così predicano continuamente ai loro allievi gli insegnanti.
Il bambino che nel periodo dell’età evolutiva avrà appreso il sapere che il sistema esige, risulterà da adulto un perfetto cittadino virtuoso.
Meno bravo o del tutto ignorante quello che si rifiuta di apprenderlo.
Ma quanto male sarebbe evitato ai bambini meno bravi e bravi se il sistema del sapere non fosse stato?

 

32) Ancora sulla morale
Cos’è la morale?
Per ripetere il giudizio comune che se ne dà e su cui tutti concordano, la morale è un complesso di regole che stabiliscono ciò che è bene distinto da ciò che è male, cioè il comportamento pratico lodevole distinto dal comportamento riprovevole.
La morale dunque si riferisce al comportamento.
La morale allora coincide con il sapere, con l’autorità del sapere, ch’è il sapere oggettivo-visibile inautentico.
E’ il sapere imposto a cui l’individuo non può non riferirsi in ogni sua scelta e attività, se vuole la sua azione riconosciuta valida in senso morale.
E chi agisce d’impulso?
Non può definirsi morale ogni azione impulsiva, spontaneamente naturale.
L’azione del bambino, tutto spontaneità, sentimento è dunque immorale?
Il bambino è un immorale?
Se Dio ha creato l’uomo, e l’uomo bambino è immorale, Dio ha creato l’uomo (a sua immagine e somiglianza immorale) immorale?
Dunque Dio è immorale?
Se così fosse, l’uomo adulto, allora diviene un uomo morale. L’uomo adulto ha superato la sua natura immorale originaria e divina?
L’uomo adulto ha superato Dio, perché quest’ultimo rimane nell’assoluta immoralità originaria. Dovrebbe essere cosi?
Ma non è così.

 

33) Il bambino
Il bambino che cammina, nei primi mesi di vita, con mani e piedi, a quattro zampe, come si dice comunemente, è un animale razionale o irrazionale?
Un bambino che davanti agli occhi dei genitori si tocca la zona erogena è da costoro giudicato volgare?
Per dare le risposte esatte a queste domande, si sono scritte montagne di trattati di pedagogia e psicologia.
“Tutto si è fatto per far diventare grande il bambino, come se lasciato da solo in pace non lo sarebbe mai divenuto”.
Lo stesso avrebbe sostenuto il ginevrino: “nel seme si intuisce la pianta, ma non si è cercato di capire il seme“.
Quest’ultimo si è visto solo in funzione della pianta.
Si è visto allora solo la pianta.
Di questo modo di procedere, quali sono stati i risultati?
Basta guardare gli adulti, per trovare da soli la risposta.
Io li definirei bestie impomatate in lotta continua fra di loro, più delle bestie feroci, non per sopravvivere come gli animali veri, ma per avere sempre di più.
Sono allora gli adulti soltanto irrazionali?

 

34) Qual è stato il risultato?
Proviamo ad osservare gli atti immorali dei moralisti, senza neppure scavare nel passato.
Fermiamoci nel presente.
Sappiamo tutti quanto corrotti e corruttori sono i politici, i giudici, i procuratori, e ai livelli più bassi i faccendieri e i portaborse, gli strozzini legalizzati e non.
Non parliamo poi degli uomini del mondo religioso e degli uomini dell’ordine pubblico: carabinieri, polizia, finanza ecc. Fra questi malavitosi non sono neppure escluse le donne.
Vi sono poi giovani e adulti spacciatori, delinquenti comuni che bivaccano nelle strade ad attendere la preda.
Se tutto questo è il prodotto del sapere stabilito dalle istituzioni, osanniamo allora la morale, ovvero la morale rovesciata.

 

   Antonio Pilato

Pittore e docente di filosofia

 

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