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Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

 

Il lascito di Samuele Hahnemann, padre dell'omeopatia, tra la filosofia classica e la fisica moderna.

di Chiara Merlino - Marzo 2015

 

Allo scopo di poter individuare le sinergie per un arricchimento vero ed un utilizzo migliore delle conoscenze, non è importante addentrarsi nei dettagli di una trattazione specialistica, è invece fondamentale “leggere” l’unità di fondo che permea ogni sapere.
Dalla filosofia antica, Platone elaborando il concetto di forma, identifica essa come essenza e causa delle cose materiali. Secondo il pensiero aristotelico, ogni cosa reale non può sussistere se non è in essa indissolubilmente legata la forma ideale alla materia, in altre parole, ovunque sia presente una realtà materiale ivi vi è la necessaria presenza di una forma. L’unione indissolubile, il sinolo, di forma e materia costituisce la sostanza: ciò che è necessariamente quello che è.
La fisica moderna, d’altro canto, con le ultime frontiere rappresentate dalla formulazione di una possibile “Teoria del Tutto”, ossia un unico modello logico-matematico in grado di spiegare l’origine delle forze fondamentali della Natura e la totalità dei processi che avvengono nell’Universo, si pone la domanda fondamentale, cioè se la Realtà al suo livello più elementare è composta da particelle, da “campi” o da qualche altra entità non esclusivamente riconducibile alle altre due categorie. Tra le più controverse, si colloca una delle più recenti, formulata da Keshe (1), in cui l’ipotesi di base consiste nel ritenere che le unità fondamentali dell’Universo, cioè le autentiche “particelle elementari” siano rappresentate da campi magnetici e loro interazioni (definiti plasmatic magnetic fields, “pmtics”) dai quali avrebbero origine tutti i fenomeni che si manifestano nell’Universo. Per sommi capi, l’interazione dei pmtics determinerebbe infatti, oltre alla formazione dei campi magnetici, anche il campo gravitazionale e le tre componenti fondamentali del plasma universale (la Materia, l’Antimateria e la Materia Oscura). Nell’Universo ipotizzato da Keshe, quindi, tutto è interconnesso a causa dell’interazione diretta tra pmtics in differenti stati vibrazionali. Già il grande fisico David Bohm, scienziato e filosofo, riconosciuto come una delle menti più originali e profonde del secolo scorso, sosteneva che l’uomo deve imparare ad osservare ogni cosa come parte di un’ “undivided wholeness”. Una delle principali scoperte di Bohm è il “potenziale quantico”, quell’invisibile parametro della fisica in grado di guidare tutta l’esistenza, dalle particelle elementari agli organismi complessi, e che gli ha consentito la formulazione di una versione completamente nuova e nondimeno rigorosa della meccanica quantistica. Il potenziale quantico, inteso sia come concetto della fisica teorica che come concetto filosofico, ha portato Bohm a sviluppare una teoria di più ampio respiro, quella del cosiddetto “ordine implicato”, nell’ambito della quale tutto ciò che esiste materialmente, ed è per questo esplicato, ha un suo corrispettivo in ciò che esiste spiritualmente, essendo per questo implicato. Due realtà  che interagiscono in maniera sincronica e armoniosa e che Bohm intendeva descrivere con un modello fisicomatematico in grado di offrire un’interpretazione unificante (2).
Nella visione di Alfred North Whitehead, matematico, filosofo, epistemologo, vissuto a cavallo tra l’800 ed il ‘900, l'universo è una realtà sia fisica che spirituale, che nella sua complessità si sottrae alle rigide astrazioni della ragione, e all'interno della quale si esplica l'azione creativa di un principio divino immanente.
Fin dall’antichità si dibatte sulla possibile conciliazione tra la visione scientifica meccanicistica ed il finalismo religioso. Tra le teorie dei filosofi classici greci se ne possono considerare due fondamentali, tra loro antitetiche, che si possono definire: la “teoria del progetto” e la “teoria materialistica”. Della prima i suoi rappresentanti più autorevoli sono Platone ed Aristotele, mentre della seconda Democrito ed Epicuro, che ebbero in Lucrezio il loro portavoce. La teoria del progetto stabilisce una connessione tra le evidenti regolarità della Natura (i cicli astronomici, le stagioni e i loro riflessi sulla maturazione delle messi ecc.) da una parte e della logica dall’altra (in particolare della geometria Pitagorica). Il filosofo che segue questa corrente di pensiero ipotizza che l’Universo realizzi un progetto razionale, e dedica la sua vita e la sua opera al chiarimento di questo progetto; non investiga la Natura ma bensì il progetto della Natura.
La teoria materialistica, invece, nega o ignora la possibile connessione tra logica e Natura e considera la mente ed i suoi prodotti come costituiti da materia inanimata (gli atomi). Non esiste o non è rilevante in questa teoria un progetto della Natura. Democrito, secondo la tradizione, fu autore di una teoria esclusivamente materialista dell’esistente, ipotizzato come costituito dall’aggregarsi di atomi materiali, eterni, immutabili e piccolissimi. Secondo questa visione, poiché gli atomi sono eterni, i cambiamenti della materia sono dovuti al loro aggregarsi e al disaggregarsi: viene a cadere la necessità di un progetto trascendente dell’esistente. L’ordine del cosmo riflette le affinità dei diversi atomi tra loro ed è quindi immanente ed intrinseco alla natura delle cose.
Tornando a Platone, egli riteneva che gli oggetti materiali dei quali abbiamo esperienza fossero copie o realizzazioni imperfette di Idee trascendenti, realmente esistenti in un mondo non accessibile fisicamente. Riedizione attuale delle Idee platoniche è la teoria del Disegno Intelligente detto anche Creazionismo Scientifico: secondo i sostenitori di questo movimento, l’evoluzione deve avere dietro di sé una sorta di progetto che sia l’opera di una mente superiore, capace appunto di un progetto, che non è necessariamente il Dio delle Sacre scritture.
Sebbene Platone non implicasse direttamente una connessione tra Idee e divinità, il passo era implicito e ovvio e fu perseguito dalla scuola dei filosofi neoplatonici: Plotino fu il primo ad esplicitare che le Idee sono pensate da Dio.
Se ci si addentra nell’esplorazione dei misteri dell’Universo una mente aperta non può non giungere ad accettare la visione finalistica-teleologica della realtà, come ha detto Theilard de Chardin  “la scienza non può, né nella storia, né nelle conclusioni, arrivare ai limiti di sé senza colorarsi di mistica e caricarsi di fede”. Altra affermazione in questo senso è quella di Stanley Jaki, riconosciuto come uno dei massimi storici della Scienza: “la strada della Scienza porta logicamente, sia dal punto di vista storico che da quello filosofico, alle vie verso Dio”.  In effetti anche molti delle grandi menti scientifiche dell’era moderna sono comunque arrivate ad asserire che il materialismo-meccanicismo non è mutualmente escludente la credenza in un’Intelligenza ordinatrice: la scienza senza religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca, citando un famoso aforisma di Einstein. Ancora, secondo B. Russell, il meccanicismo non esclude di per sé la credenza in Dio, infatti si può ammettere che l’universo sia costituito da un insieme di cause efficienti (quelle studiate dalla scienza) e nello stesso tempo concepire Dio come causa di tali cause.
Laddove sia assente una visione religiosa dell’esistenza resta la pretesa, o ancor più, l’arroganza di una capacità autonoma dell’uomo di penetrare tutta la realtà e di indirizzare le sorti della storia e del cosmo.
Heisenberg, d’altro canto, ha affermato: “lo scienziato che rifiuta di confrontarsi con la filosofia finisce per adottare inconsapevolmente una filosofia scadente, che può anche danneggiare il suo lavoro, come avviene oggi a causa dell’accettazione inconsapevole della filosofia di Democrito. L’unica filosofia utilizzabile per la fisica delle particelle sarebbe invece quella di Platone”.
Sempre secondo Jaki, la scienza non è nata nell’ambiente culturale dell’etica democritea. La scienza ha richiesto una cultura permeata dalla coscienza dei limiti trascendentali della libertà e della responsabilità etica umane, dove le scoperte scientifiche erano il manifestarsi di un disegno superiore e le applicazioni tecniche erano servizio e contributo umile allo svolgersi di tale disegno.
Una cultura che anche oggi l’ethos della scienza approva vigorosamente, anche se inconsapevolmente. Anche se non lo dichiarano facilmente, molti scienziati di oggi sentono profondamente la nostalgia di un contesto del genere, che sostenga adeguatamente quella responsabilità che tutti da loro esigono.
A questo proposito,  ancora un’affermazione di Heisenberg: “I concetti di anima e di vita non si presentano in fisica atomica, e non potrebbero essere derivati, neanche indirettamente, come complicate conseguenze di qualche legge naturale. La loro esistenza certamente non indica la presenza di una qualche sostanza fondamentale diversa dall’energia, ma mostra solo l’azione di altri generi di forme che non si possono adattare alle forme matematiche della fisica atomica moderna.
Se vogliamo descrivere i processi viventi o quelli mentali, dovremo estendere queste strutture. Può anche darsi che si debbano introdurre nuovi concetti.”
Dal punto di vista antropologico, come afferma Michel Fromaget, il paradigma duale, scelto dall’Occidente e che struttura l’antropologia del mondo moderno, sia scientifica che religiosa,  non autentica che la sola presenza nel mondo e nell’Uomo di due ordini di realtà. L’antropologia ternaria o spirituale, si oppone radicalmente a quella duale e, contrariamente a quest’ultima, sostiene che l’Uomo non si limita alla sua individualità fatta solo di corpo e anima, ma presuppone un terzo livello di realtà, quello dello spirito. Da qui l’Uomo totale non è più riducibile alla sua persona biopsichica costruita sotto la pressione dei geni e della società.
Dopo il corpo e l’anima, lo spirito è la terza e ultima dimensione essenziale dell’essere umano. Il suo rapporto con l’anima è paragonabile a quello dell’anima con il corpo ed il suo modo di manifestarsi è l’amore. Se il corpo è apertura sul mondo fisico, che è il mondo sensibile, e se l’anima è apertura sul mondo psichico, che è il mondo dell’interiorità, lo spirito è apertura sul mondo spirituale, che è il mondo delle essenze e dei significati ultimi, il mondo delle verità eterne ed increate. Bisogna che ci abituiamo a pensare che c’è in noi una parte di noi attuale e virtuale invisibile all’anima, cioè inintelligibile al pensiero concettuale, così come questo è invisibile al corpo.
Questo paradigma ternario è, purtroppo, da noi ormai infinitamente meno ben conosciuto anche se fu quello del platonismo e neoplatonismo, dello stoicismo e del Cristianesimo antico, ha il suo marchio nel giudaismo e nel misticismo islamico ed in Oriente è la chiave del taoismo, dell’induismo e del buddismo.
E’ in questa visione tripartita dell’Uomo che si inserisce il pensiero di Hahnemann. Egli, e qui sta la sua grandezza inarrivabile: due secoli prima rispetto ai tentativi  della fisica moderna, è stato capace di scoprire l’interconnessione tra materia ed energia, corrispondente al concetto filosofico di sinolo.
In questo senso possiamo considerare l’Uomo come sinolo tra la Forza Vitale e la materia organica.
Il Principio Vitale di tipo spirituale, come la definisce nel paragrafo 9 dell’Organon (3), “guida” il nostro organismo materiale: la Forza di Vita mantiene tutte le parti dell’organismo, i suoi sentimenti e funzioni, in ammirabile armonico andamento vitale.
E’ significativo qui ricordare le parole di A. Einstein: “Noi vediamo, sentiamo, parliamo, ma non sappiamo quale energia ci fa vedere, sentire, parlare e pensare. E quel che è peggio, non ce  ne importa nulla. Eppure noi siamo quell’energia. Questa è l’apoteosi dell’ignoranza umana”.
Hahnemann ha elaborato il concetto di malattia, sostenendo che esse non siano di natura materiale, bensì siano soltanto alterazioni dinamiche della Forza di tipo spirituale (Forza Vitale, Principio Vitale) che vivifica il corpo degli uomini. Risulta, quindi, assoluta l’affermazione della spiritualità originaria del male, come anche della salute. La causa delle malattie non è percepibile coi sensi, come afferma nel paragrafo 11 dell’Organon: “quando l’uomo si ammala, in principio soltanto questa spirituale Forza Vitale (Principio Vitale) è turbata dall’influsso dinamico ostile alla vita, di un agente patogeno; soltanto il Principio Vitale disturbato a una tale anormalità può procurare all’organismo sensazioni spiacevoli, e così indurlo a processi irregolari che chiamiamo malattia; poiché questo essere-forza in sé invisibile, e riconoscibile unicamente nei suoi effetti sull’organismo, fa conoscere (e lo può solo in questo modo) il suo disturbo morboso soltanto con espressione di malattia in sentimenti ed attività”. I sintomi rappresentano perciò il segno visibile della sofferenza della Forza Vitale “morbosamente disaccordata”, cioè la malattia stessa.
Egli, ancora, ha messo a punto un sistema terapeutico, basato sulla legge universale dei simili e che utilizza le sostanze presenti in Natura sperimentate sull’uomo sano, riconoscendo i sintomi come unico mezzo per individuare il rimedio adatto.
Ferdinando Meconi, traduttore ed interprete fedele dell’opera di Hahnemann, afferma quanto segue:
“La Forza Vitale quando è sana è capace di mantenere l’armonia dell’organismo, ma quando si ammala non ha la forza sufficiente a respingere il male bensì soltanto a manifestarlo anche imponentemente, tuttavia ha la capacità di reagire all’azione del rimedio che provoca una malattia artificiale, simile a quella naturale ma “un po’ più forte”, per cui il medicamento agisce da aiuto, compiendo ciò che manca.” (4)
Hahnemann, infine, ha intuito ed osservato che attraverso la diluizione e la dinamizzazione, il rimedio agisce non sulla parte materiale ma direttamente a livello vibrazionale, influenzando direttamente quei “campi magnetici”, quelle “particelle elementari” che variando il loro assetto, la loro intensità, possono di conseguenza influire sulla materia organica, arrivando a modificarla radicalmente e globalmente nel caso del “simillimum”.
Possono essere letti in questo senso gli esperimenti di Luc Montagnier, Nobel per la Medicina, che ha applicato i concetti della fisica quantistica alla biologia, riproponendo il tema della “memoria dell’acqua”. Da questi studi è emerso che il DNA in soluzione acquosa altamente diluita, sottoponendo ad agitazione meccanica ogni diluizione e stimolando mediante un sottofondo di onde elettromagnetiche a frequenza estremamente bassa quali quelle ambientali (a partire da 7 Hz), emette segnali elettromagnetici (EMS) a bassa frequenza verosimilmente per un fenomeno di risonanza. Responsabile di questa caratteristica si ipotizza essere l’acqua organizzata in nanostrutture che sembrano conservare l’informazione del DNA, come è risultato da un’altra serie di esperimenti. In estrema sintesi, è stato infatti descritto che sottoponendo ad un debole campo elettromagnetico per circa 18 ore due provette, l’una contenente una sequenza di DNA altamente diluita in acqua (di cui si è registrata l’emissione di EMS come sopra riportato), l’altra contenente solamente acqua pura, anche l’acqua pura emette EMS sovrapponibili a quelli registrati per la prima provetta. Si è evidenziata quindi la trasmissione, attraverso onde in acqua pura, di nanostrutture inizialmente originate dal DNA. Aggiungendo, inoltre, nella provetta di acqua pura-EMS tutti i componenti per sintetizzare il DNA ed effettuando la reazione polimerasica a catena (PCR), al termine dell’amplificazione si è osservata la presenza di DNA identico al frammento originario (5).
Dalle parole di Tomaso Paschero, grande omeopata della Scuola argentina: “guarire è rettificare la vis medicatrix naturae nella sua dinamica vibratoria”. L’unica possibilità di guarigione vera e duratura è, perciò solamente quella che avviene a livello dei piani sottili, dell’invisibile, dell’”elettro-vibrazionale”, o comunque si definiscano. Il simillimum omeopatico funge quindi da “accordatore vibrazionale” per far si che, sempre citando il paragrafo 9 dell’Organon, nello stato di salute, lo Spirito dotato di ragione dell’Uomo si possa servire liberamente della Forza Vitale, vivificatrice e misteriosa, per gli scopi superiori della propria esistenza.

 

Chiara Merlino PhD

 

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BIBLIOGRAFIA
1) Caligiuri L.M. – Keshe: Fantascienza o nuova Teoria del Tutto. Scienza e Conoscenza, 46, 60-67, 2013
2) Teodorani M. – Bohm. La fisica dell’infinito – Macroedizioni, 2013
3) Hahnemann C.F.S. – “Organon dell’arte di guarire” – Trad. integrale italiana di F. Meconi sulla 6° originale (Parigi, 1842) – Ed. S.I.M.O.H Roma, 1993
4) Meconi F. – Forza Vitale e Omeopatia, viaggio nel mistero della vita – Fratelli Palombi Editori, 1987
5) Montagnier L., Aissa J., Del Giudice E., Lavallee C., Tedeschi A., Vitiello G. – DNA waves and water -  Journal of Physics-Conference Series, 306,1-10, 2011

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