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Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

 

Il paradigma di Forrest Gump

Elogio alla mediocrità e all'errore creativo.
Di Alfredo Canovi   maggio 2011

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Voi tutti mi auguro abbiate visto l’omonimo film con uno stellare Tom Hanks protagonista; ed ora chiedetemi cosa c’entra questo con un piccolo saggio di filosofia e propaganda spicciola?
In un qualunque scritto è basilare avere un filo conduttore che lega insieme tutte le singole parti, e per me questo “fil rouge” è stato il particolare carattere di questo singolare personaggio, la cui visuale della vita, così distante da quella dei cosiddetti “normodotati”, è invece pregna di una sconfinata umanità che lascia senza parole.
Egli non guarda quelle che sono le sovrastrutture create dalla società per condizionare il pensiero dell’uomo, perché per lui non esistono, della vita lui prende soprattutto gli aspetti positivi, ma anche in quelli negativi egli vede, non tanto il buono, quanto la ineluttabilità necessaria per portare a quella accettazione del vivere, che invece colpisce profondamente tutti quelli che gli stanno accanto, distruggendoli, “Paradossalmente infatti se avesse pensato come una persona normale non avrebbe, forse, realizzato nulla di straordinario. Si ha anche l'impressione che Forrest in realtà sappia esattamente ciò che succede intorno a lui, ma che il suo cervello lo registri come superfluo; vediamo, nel corso del film, che per lui contano solo due cose: l’amore, e mantenere le promesse.”  Wikipedia
Piacerebbe anche a me levarmi da dosso questo fardello preconfezionato da altri e vedere le cose del mondo per quello che effettivamente sono, infatti questo mio umile scritto ricalca la mia personale idea che se riconosci quali sono i processi che altri usano per il tuo “condizionamento” forse, e dico forse perché queste tecniche sono in continua mutazione per impedirne la reperibilità, potrai aggirarli.
Perché il primo capitolo di questo trattato dedicato a Forrest parla di filosofia?
Perché per me Forrest è il prototipo del filosofo dei nostri giorni, la sua pacatezza davanti ai dispiaceri della vita, la sua capacità di accogliere le cose per quello che sono e per quello che portano con loro, la mancanza totale di quella arrendevolezza che porta le persone normali ad accasciarsi sotto il peso di una vita a volte troppo cruda, ma soprattutto la sua capacità di “sbagliare” ; tradendo il modo di pensare comune della società, che porta sempre ad un risultato positivo, ed anche questo come leggerete nel capitolo dedicato all’“Errore creativo” è tipico dei grandi filosofi.
Cosa prendiamo allora del carattere di questo personaggio?
In primis la sua visione della vita, che non è badate bene fatalista, anzi, durante tutto il film la sua forza d’animo gli permetterà di stravolgere tutte le funeste previsioni delle persone normali che lo accompagnano ed anche di risalire le chine ed i dossi che la vita gli para davanti, e poi la sua assoluta libertà di pensiero, la sua verità che è e rimane sua, la gioia di vivere ed amare indipendentemente da quello che gli altri possono pensare di lui, che la cosiddetta “normalità” è una tara genetica sfruttata da chi ci vuole comandare, che la mediocrità è un valore da difendere, potentemente.
Cosa ricercare in un libro di saggistica se non la capacità di comprendere meglio, attraverso gli occhi di altri, le meraviglie del mondo che ci circonda?
E cosa c’è di meglio che farlo attraverso quelli di un uomo puro?
Trovare qualcuno che ci prende sottobraccio e ci mostra un nuovo e diverso modo di“leggere” ciò in cui si dibatte la nostra esistenza?
Se anche un solo paragrafo di ciò che ho scritto sarà in grado di elevare ad un più alto gradino la coscienza di un solo, vostro pensiero, allora ciò che ho scritto non sarà stato invano.

Alfredo Canovi

 

 

 

Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam.
(Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla.)
Giordano Bruno

 

 

L’Errore creativo

Non lo so, ma questa frase di Giordano Bruno mi sta sfarfallando nel cervello da quando l’ho letta.
Sarà che ripercorre un tema che mi è sempre stato a cuore, scritto in maniera davvero fina ed onesta… anche perché dopo questa egli venne arso vivo… sarà che essa racchiude in se, condensato in un umile aforisma, intere pagine di storia delle relazioni tra uomini.
Sarà, infine, che essa trasuda di quello spirito “erroneo” di cui vorrei ora parlare più dettagliatamente cercando di farlo nel miglior modo possibile.
Prendendo spunto da ciò voglio introdurre un concetto per me molto importante, quello del cosiddetto “Errore creativo”.
Cos’è un “Errore”?
Etimologicamente esso deriva dal latino Error, che significava Sviare, in quella lingua, quindi Error significava anche viaggio, da cui errante ecc... Io intendo, di conseguenza per “Errore” prendere un’altra strada, sviare dalla via battuta da chiunque, per arrivare al significato più completo e corretto in quel determinato frangente e cioè “Pensare e vivere in un modo totalmente diverso da quello della massa, fuori dalla morale e dalle religioni comuni imposte.” …Nietzsche e LeBon insegnano…
L’”Errore” quindi è caratteristica delle menti più complesse che cercano il significato della propria vita fuori dalle strade asfaltate da alcuni solo per farle percorrere meglio ad altri.
Cominciamo specificando cosa intendo, per “convenzioni sociali” oppure “Paradigmi sociali”  responsabili a mio avviso di un eccessivo livellamento socio-culturale.
Io intendo quella serie di comportamenti e meccanismi che si creano in base alle interrelazioni tra i componenti di un nucleo, (che sia un paesino quanto una metropoli) che non hanno alcun tipo di rilevanza morale o etica, piuttosto essi sono i rituali, i comportamenti stereotipati che rispondono all'esigenza di tutelare alcuni aspetti del vivere comune.
In passato esse traevano origine dall'intrecciarsi di tradizioni molto varie e ricche di valori, mentre adesso, in ogni parte del mondo, tendono a creare un contesto culturale sempre più monotono e superficiale, ossia una standardizzazione globale, un livellamento tanto maggiore quanto questa comunicazione globale di finte nozioni basilari dell’esistere  è in essere in quel momento.
Perché “Creativo”?
“Creativo” invece proprio perché codesto errore tende a creare qualcosa di nuovo, di diverso, una strada alternativa da percorrere, ma anche un diverso modo di pensare.
Quindi la possibilità, sempre presente ed a volte auspicabile ,che detto sentiero possa divenire un domani esso stesso convenzione rimane sempre disponibile.
Intendendo valutare la differenza, tra le scienze pure, quelle che ricercano il fine del sapere in se stesso  in opposizione alle scienze applicate, che si occupano degli usi pratici della conoscenza scientifica, almeno quella differenza che si evidenzia nel proporre la “creatività” nel normale contesto del vivere giornaliero.
Si nota una differenza basilare tra le due.
Se pensiamo ad una scienza applicata, ad esempio l’informatica, notiamo che essa, quasi quotidianamente, cambia i propri “assi di rotazione” e di conseguenza quelli dei suoi fruitori, ricercando cose a volte totalmente nuove ed inaspettate che la hanno drasticamente cambiata nel corso degli ultimi decenni.
Esempio ancor più incisivo ed appariscente, è dato dalla “Teoria di Darwin” che ha cambiato radicalmente il pensiero di milioni di persone indicando una via diversa dal sapere comune all’epoca, come pure la Relatività di Einstein.
Potrei fare migliaia di esempi, esempi di come un cambiamento di pensiero, un “Errore razionale” (che la stessa ricerca in se evidentemente è), ha quasi istantaneamente cambiato la vita dell’uomo, permettendone l’immediata fruizione.
La stessa cosa ha fatto sì la scienza pura, ad esempio la filosofia, ma in tempi allungati e per un numero più limitato di persone, gli scritti di Nietzsche, di Eraclito, di Aristotele e Socrate, ma anche quelli di Freud, Jung, Kant, Heidegger e tantissimi altri ad esempio, hanno creato i presupposti per una crescita cognitiva e conoscitiva per chiunque, ma sono stati accettati da pochi, arrivando al fine di “cambiamento grazie all’errore creativo” dopo anni ed in qualche caso, come quelli dei Giordano Bruno, secoli e cambiamenti sociali epocali.
Voglio farmi capire meglio e per farlo intendo usare un altro aforisma del più noto degli uomini di Scienza degli ultimi secoli, cioè Einstein “E’ più facile spezzare un atomo che il pregiudizio”.
A mio avviso la lettura di questo aforisma detto va fatta in maniera più profonda. Anche qui decripto la visione che lega questi due opposti, la Scienza a confronto con la Filosofia è fantastica la semplicità colla quale egli distingue le due discipline; La rottura dell’atomo è un processo di conoscenza, una volta aperta la strada essa proseguirà da sola nello stesso modo per sempre, indipendentemente dalla capacità di chi la opererà; il rompere un pregiudizio è invece un processo lungo, complicato, non sempre possibile e diverso per ogni singola persona, che comprende un cambiamento di coscienza, non di conoscenza come invece richiede la sapienza scientifica. L’uno è fisico, l’altro metafisico, e le sue leggi sono opinabili, facilmente rimovibili e contestabili, del tutto relativisticheper cui il cambiamento deve essere interiore, voluto, non predeterminato da leggi cosmiche, come invece la fissione dell’atomo è.

 

Bisogna, quindi rivalutare il concetto di “Errore”, dato che questa è l’unica arma contro una massificazione che impone a tutti un “Credo” comune al di sopra dello “sbaglio” di chi lo impone.
Ci si può credere oppure no, ma io ritengo  l’”errore”  il concetto stesso di differenza tra “Evoluzionismo darwiniano” e “Creazionismo ”.
Secondo la teoria di Darwin, anzi, per meglio dire quella degli evoluzionisti, dato che il genoma umano fu scoperto solo dopo la morte del noto biologo, l’uomo si è sviluppato… o forse l’ambiente lo ha plasmato… secondo modifiche casuali, chiamate mutazioni, e originate da diversi fattori interni ed esterni, e si  dedusse che venivano appunto selezionate e trasmesse quelle mutazioni genetiche che assicuravano una maggiore possibilità di adattamento all’individuo ed una maggiore probabilità di sopravvivenza alla progenie.
Quindi il nostro DNA attuale è il frutto di una “sedimentazione di errori” occorsi in milioni d’anni d’evoluzione per meglio adattarci al mondo che stava cambiando, esso è costituito da migliaia di casualità di causalità, di mutazioni rispetto ad un gene precedente.
Quindi, come asserivo prima, siamo “Errati”, e questa nostra condizione è in antitesi con quella Creazionista che asserisce che, essendo stati creati da un Dio perfetto siamo esseri a nostra volta “Perfetti”, siamo la massima espressione della Sua capacità definitiva ed imperitura di creazione.
(Anche qui, come al solito si giocano le cervellotiche battaglie di “domino” tra gli uni e gli altri, si frammischiano la carte per arrivare ad una propria giustificazione; come postulare che ogni salto genetico sia non casuale ma deliberato da una superiore entità; da cosa parte l’input che costringe all’errore genetico?
Non lo so, né lo ritengo importante per la continuazione del mio racconto…)
La stessa cosa, come ho già scritto qui si ritrova nel nostro “carattere” nella nostra “conoscenza”, nella nostra “verità”, nell’essere insomma esseri pensanti… e per questo facili prede di chi fa del pensiero stesso la sua arma…
Per meglio definire questo concetto, così oscuro quanto essenziale, esiste in passaggio importantissimo del terzo capitolo, che recita così: “La capacità adattabile del cervello è l’unico sistema che possiamo usare per l’accrescimento della nostra coscienza, rigettare aprioristicamente concetti, idee senza averle prima vagliate ci impedisce di trarre del buono da ogni cosa che impariamo (…) destrutturate le nostre convinzioni più profonde per ristrutturarle inserendo elementi esterni in grado di portare vuoi un diverso punto di vista vuoi  una maggiore consapevolezza (…) certo, questo è un processo pericoloso, un errore nella valutazione ci può portare a trattenere ciò che non serve oppure quel che è dannoso…”
Quindi l’errore, che qui va inteso come “diverso pensiero per il raggiungimento di un fine in modo più semplice ed armonico” è la molla della crescita mentale di una persona, anche qui il trattenere stupidamente ad oltranza un gene vecchio quanto sostituirlo ex novo con uno che non ha attinenza si rivelerebbe, così come nell’evoluzione di stampo darwiniano, distruttivo
Cos’è quindi l’”errore filosofico” se non il tentativo di pensare diversamente rispetto ad una imposta “morale comune”?
Cercare la verità al posto di un’approvazione sociale.
La storia della filosofia è piena di esempi, da Diogene a Eraclito, da Nietzsche a Heidegger, persone che sacrificarono la “vita sociale” le ricchezze e gli onori in virtù della libertà del pensiero “errato”, libero da convenzioni e schemi preimpostati, a volte talmente diversi dalla sensazione di “corretto” del momento storico stesso da elevare la protesta della menti semplici che, non avendo mai sedimentato “errori” come mattoni per la crescita cognitiva, (ma avendo  sempre e solo seguito il carro del vincente come pecoroni diretti al macello) non solo non lo capirono, ma disprezzarono quel pensiero che non riuscivano a comprendere.
La conoscenza dell’uomo non è mai un concetto statico, ma un “dinamismo cangiante”, non la raggiungi mai a meno che tu calcifichi i tuoi errori, o meglio, esattamente come nel genoma, trattieni quella parte di esso che meglio ti aiuta in quella data situazione, rigettando le sovrastrutture ingombranti e deleterie che lo circondano sempre, frutto di aggiunte che partono dal tentativo di controllo che questa società ti impone come “prezzo da pagare” al potente di turno, piuttosto che dalla mala società del momento.
Quindi, se leggo Nietzshe, ad esempio, non è detto che debba prendere tutto ciò che egli ha pensato come oro colato, ma trattengo quei concetti errati… perché nati da un pensiero errato… che sento appartenermi di più e cancello gli altri, così del pensiero di Kant, di Talete, di Socrate, di Hegel e Marx, mi creo una libreria di cognizioni aperte al cambiamento, un sostrato per capire le cose… però imparo anche dal macellaio sotto casa, dal mio collega di lavoro, da chiunque intrattenga con me un discorso; la mente deve essere una spugna, assorbe tutto ed una volta strizzata trattiene solo “l’umidità che le serve”.

 

Eccum inde…, l’errore altro non è che un pensiero fuori dal coro, un pensiero che sembra sbagliato alla stragrande maggioranza delle persone, perché esse non sanno, o non osano, usare i propri pensieri per creare la propria vita, in questa mistificazione che è la “società moderna.
Ecco, nella frase di Giordano Bruno io leggo questo, di una persona che ebbe il coraggio di uscire dalla collettivizzazione della religione e creare un nuovo sentiero, più giusto, più utile e proprio per questo esecrabile da chi intendeva farlo percorrere all’intero genere umano e chi lo condanna sa che lui ha ragione e loro torto, quindi loro stanno commettendo un “Atto vergognoso e criminale per l’Umanità” ...vedete, il limite stesso è la presunzione umana, l'impossibilità intellettuale istituzionalizzata di ammettere di aver commesso un errore, perché  la considerazione di aver errato viene ritenuta sinonimo di una profonda debolezza, non invece di quel forte rigore intellettuale personale che essa è, di quella immensa consapevolezza che deriva dal conoscere che tutto, costantemente cambia, tutto è in assiduo movimento...la verità di oggi è l'errore di domani.

 

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