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Riflessioni Filosofiche a cura di Carlo Vespa
O'Brien (su Orwell e l'idea di Big Brother) di Massimo Fontana
Talvolta, ed anche di questi tempi, si usa
riferirsi ai romanzi di
Orwell per
sottolineare con forza la consistenza di un
regime o per evocare forze oscure che tramano
nell'ombra e determinano gli esiti politici di
uno stato, del mondo intero (il complottismo).
Grande fratello (o fratello maggiore, come
qualcuno preferisce tradurre) è divenuto
persino il titolo di un celebre reality show,
a testimonianza di come certe metafore di
Orwell conservino inalterate tutta la loro
forza evocativa.
Certo Orwell non fu un filosofo, fu un
narratore: ma non per questo possiamo negare
l'utilità delle sue descrizioni.
Ciò che qui riprendo è la riflessione sul tema
del potere di colui che può osservare senza
essere osservato (un tema caro anche a
Foucault), sul potere che tale condizione
consentirebbe.
Ma sarà davvero questa la tesi che anche
Orwell sottende in 1984 e Animal
Farm? C'è qualcuno che, a nostra insaputa,
determina le nostre azioni?
Non sarà, oppure, che Orwell abbia osato
gettare lo sguardo oltre quell'occhio
indagatore? Oltre la fitta rete di abitudini.
Oltre il big brother che governa e
giustifica ogni nostro atto, anche il più
spregevole, togliendoci responsabilità. Verso
ciò che davvero temiamo più d'ogni altra cosa.