Scrivere sul Palo Mayombe è una sfida, la più grande sfida che un antropologo ed al contempo una persona che con questa tradizione ha avuto un contatto così intimo, come il sottoscritto si possa trovare innanzi. Significa scontrarsi non solo con la Tradizione, dovendola spiegare senza “svelarne” le trame iniziatiche segrete, ma anche scontrarsi con i luoghi comuni, che lo dipingono come pura magia nera condita da sacrifici di sangue e rituali cruenti, e scontrarsi, infine, con la stessa natura del Palo, che è sciamanico e che differisce da “rama” a “rama”, ossia da tradizione a tradizione, perché non esiste un solo modo di vivere/seguire il Palo. Il Palo Mayombe è una tradizione che proviene dal Congo ed è stata portata a Cuba nel triste periodo della tratta degli schiavi. Come la più famosa santeria, o il vudu o altre tradizioni di origine africana trapiantate nella diaspora, ha una struttura sincretica, ossia si è mescolata al cattolicesimo dando origine ad una curiosa mescolanza in cui dietro santi cattolici si vengono a celare antichi spiriti africani. Nel Palo Mayombe questi spiriti sono chiamati Mpungos e sono considerate le manifestazioni del Dio unico Nsambi.
La vita di Andres Facundo de los Dolores Petit è avvolta nella leggenda. Terziario francescano (viveva nel convento di Guanabacoa e raccoglieva elemosina per l’ordine) era contemporaneamente Abakuà (addirittura Isué, ovvero alto dignitario della società segreta degli Abakuàs), Abocha (santero), mayombero, proprietario di una nganga e brujo, stregone. Conosceva perfettamente il latino, lo yoruba, i sette dialetti congolesi che si parlavano a Cuba e naturalmente lo spagnolo. Nel corso della sua vita viaggiò moltissimo: Canarie, Guinea. Giunse addirittura a Roma dove ricevette la benedizione del Papa ed il beneplacito per la fondazione della sua Regla.