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La Scienza dello Spirito

di Tiziano Bellucci   indice articoli

 

Il corpo senziente o corpo animico astrale, veicolo della percezione e della sensazione (il mondo delle anime)

Marzo 2016

 

Il sasso e la pianta permangono per tutta la loro esistenza nel medesimo luogo; non vi è per loro né volontà né possibilità di mutare di sede. Il vegetale e tantomeno il minerale non sperimentano neppure sensazioni, né percezioni, non essendo provvisti di organi di senso.
L’animale, a differenza, può spostarsi  da un luogo all’altro e può sperimentare sensazioni, percezioni sensoriali: in esso è operante un quid che nella pianta e nel sasso invece non si manifesta.

Il corpo senziente si può cogliere in tutti gli esseri che si muovano, e che manifestino in sé una coscienza recettiva agli impulsi che vengono loro incontro dall’esterno.
E’ l’arto che rende animato l’inanimato.

Attraverso il movimento dei succhi materiali che si trovano nell’organismo, come il sangue, la linfa e gli ormoni, tale quid fa sperimentare nel suo Portatore, oltre che la percezione del mondo esterno tramite i sensi, anche la sensazione interiore di un moto interiore che si esplica nella circolazione dei succhi, realizzando di conseguenza la generazione di esperienze interiori.

Mentre la scienza ufficiale come unica spiegazione, attribuisce tale facoltà propriamente al cervello, la scienza dello spirito definisce invece corpo Animico Senziente ciò che determina  la facoltà della sensazione e del movimento nell'animale e nell'uomo; ancor meglio, si potrebbe dire che esso è l'arto che ha la funzione, di chiamare la sostanza vivente ad avere una sensibilità e una mobilità, in modo che nella sfera del vivente non si muovano solo dei succhi e moto, ma si manifesti ciò che si chiama percezione e sensazione.

(Il definire questo arto superiore in modo isolato e sconnesso dalle interazioni degli altri veicoli, può risultare di difficile comprensione: si possono inoltre generare infinite contraddizioni e incoerenze, essendo la sua attività spiegabile solo se concepita di concerto con i corpi inferiori e i corpi superiori.  Tale monito vale ovviamente anche per i precedenti e i futuri veicoli in esame.
Si tenga per il momento presente questo avviso: la comprensione e le contraddizioni verranno svelate man mano qualora si scopriranno i vari nessi fra i vari corpi.)

Il corpo senziente trasforma la sostanza vivente, eterica, in sostanza senziente, capace di "sentire".

 

Gli esseri elementari del Mondo astrale

Abbiamo già visto che dentro i vegetali e gli esseri animati vi sono entità elementari che li vivificano etericamente; esistono anche altre specie di elementari astrali che hanno però un’altro compito: questi diffondono determinate correnti “vibratorie astrali”, che venendo a contatto con la sostanza senziente del corpo senziente producono in esso un’impressione.

Il corpo senziente è capace di decodificare tali “vibrazioni”, traducendole in sensazioni.

Quando si percepisce un colore azzurro, prima che si determini la simpatia e antipatia, si genera una particolare sensazione oggettiva; in quella sensazione è contenuto il particolare carattere animico appartenente all’Essere del colore che si presenta davanti a noi.

In ogni sfera o piano dei Mondi, operano differenti Esseri elementari, agenti e compenetranti ogni ente visibile con i sensi fisici: esseri elementari eterici, astrali e spirituali.

Prenderemo ora in esami gli esseri astrali.

Ogni involucro o corpo costitutivo dell’uomo e dell’animale, tutti eccetto il Principio “Io”, devono essere concepiti come organi di manifestazione di Entità superiori all’uomo stesso, le Quali offrono basi fisiche, eteriche e astrali affinché su di queste, si possa rendere possibile l’attività dello Spirito “Io” umano.

Tali Entità abbiamo visto che operano da mondi spirituali, “riversando” sulla Terra sostanza fisica, eterica e astrale; tali “sostanze” non sono assolutamente un che di astratto o di privo di vita: ogni particella di sostanza è costituita e riempita da un Essere elementare,  “figlio” dell’Entità che dai mondi spirituali lo dirige.

In ogni uomo, nei suoi corpi, vivono e si muovono moltitudini, “legioni” di esseri elementari: questi costituiscono la sostanza del corpo Senziente umano e animale; sono il corpo Senziente: rendono capaci tutti coloro che possiedono tale corpo, di poter sperimentare si badi bene, in modo oggettivo, sensazioni.

 

Percezione e sensazione

La percezione sensoriale ma non la rappresentazione o immagine dell’ente osservato, si rende possibile in virtù di tale corpo senziente.

Gli esseri astrali sono gli agenti che hanno il compito di trasmutare le vibrazioni contenute negli impulsi provenienti dal mondo esterno rilevate a mezzo degli organi fisici sensoriali, in sensazioni.

E’ ovvio che sarebbe inconcepibile immaginare un essere che sperimenti solo sensazioni prive di immagini, a seguito di una percezione sensoriale.

Ci si troverebbe davanti ad una patologia; ma ciò si comprenderà tra poco.

Il corpo animico senziente  è un arto a metà fra la sostanza eterica e quella animica o astrale: è ciò che connette il vero animico astrale all'eterico.  Non è ancora vera e propria “anima” , ma solo un primo accenno di vita interiore.

Ciononostante esso è capace di suscitare nel suo Portatore, la conoscenza o coscienza dell’esser di fronte a un ente esterno;  l’aver sensazione che esista un quid distaccato là fuori,  lo scoprire un “dentro” e un “fuori”, significa percepire l’esistenza di un mondo interiore che si contrappone all’esistenza di un mondo esteriore.

Si genera ciononostante una dualità: un Soggetto (il corpo senziente) che avverte la sensazione della presenza di un oggetto esterno esistente al di fuori di sé stesso. Tale esperienza è tipica solo del mondo animale e del mondo umano; la pianta non avverte tale dualità dentro/fuori.

La sensazione è dissimile dalla rappresentazione,  la quale è già una facoltà donata da un’arto più elevato dell’entità umana; quando io tocco un ferro incandescente io provo un dolore acuto, una sensazione dolorosa; se invece mi rappresento un ferro bruciante, esso non scotta, ma è solo fissato nella mia memoria grazie alla precedente esperienza di percezione.

E’ bene  ricordare che il corpo senziente ha sì facoltà di donare la percezione di un ente esterno, ma non in forma di immagine; esso fa apparire nella coscienza del percipiente solo la sensazione. Per far apparire l’immagine correlata o visione rappresentativa, è necessario che intervenga un arto che gli è superiore: l’anima senziente, di cui si parlerà più innanzi. Anche l’animale come l’uomo è provvisto di anima senziente; altrimenti   guardando fuori, essi non vedrebbero le forme delle cose del mondo, ma sperimenterebbero solo sensazioni.

Non è possibile parlare di coscienza rappresentativa in un essere che sia provvisto solo di corpo fisico, corpo eterico e corpo senziente; affinché essa sorga, quest’ultimo deve necessariamente essere strettamente connesso con l’anima senziente e operare insieme, di concerto.

Solo in taluni animali inferiori, è ammissibile ritenerli composti di questi soli 3 elementi: esseri che si muovono nel mondo ricevendone solo sensazioni, senza immagini.

 

L’occulto agire del corpo Senziente

Dell’attività del corpo senziente si può divenire anche consapevoli rivolgendo l’attenzione a ciò che accade nel primissimo momento che segue alla percezione; se si svolge repentinamente lo sguardo dirigendolo verso un oggetto posto in un’altra direzione, ci si accorgerà che la nostra coscienza e la nostra vista impiegano qualche decimo di secondo prima di aver pienamente conoscenza di ciò che appare dinanzi.

In quei pochi attimi, avvengono una moltitudine di processi, fra l’ente esterno e il corpo senziente; una sorta di scambi, di alchimie sonoro-cromatiche che palesano subito dopo, tramite l’azione occulta dell’anima senziente, il sorgere della rappresentazione dell’oggetto osservato.

Se ci si addestra, si potrà cogliere in quel fuggente momento l’inosservato e inavvertito mistero del fenomeno del sorgere dell’immagine dalla percezione/sensazione: lo Spirito che incontrandosi con sé stesso attua la contrapposizione Luce/Tenebra che tratteremo più avanti, quando ci occuperemo della genesi e della natura del pensiero.

Le cause della provenienza e della creazione del corpo senziente occorre ricercarle nelle Forze spirituali del mondo esterno come la luce, il calore, il suono, ecc, le quali anticamente, generarono il corpo senziente; a sua  volta attraverso il corpo eterico, il corpo senziente esercitò a sua volta un'azione formativa sul corpo fisico: esso determinò la generazione di organi interni, di cavità chiuse dentro l'organismo e di altre caratteristiche fisiche che contraddistinguono la vita animale da quella vegetale.

 

Il sonno e il corpo Senziente

Durante il sonno, l’anima senziente e l’organizzazione dell’Io fuoriescono dalla corporeità fisico-eterica: il corpo senziente resta nel letto insieme con quest’ultima. Ci si potrebbe domandare perchè esso non segua invece l’anima senziente, con la quale durante la veglia è strettamente connesso.  Questo non accade per un intervento della saggezza della natura.

Se tale fatto non accadesse, nessuno essere o fenomeno potrebbero dal piano terrestre, risvegliare un corpo fisico; nulla di esterno potrebbe richiamare per sua volontà il corpo astrale e l’Io entro la corporeità, per ridestare il fisico allo stato di veglia. Il corpo non potendo venire disturbato da nessun impulso sensoriale di tatto, di udito, di calore, tornerebbe alla coscienza solo quando l’astrale e l’Io per loro scelta e determinazione vi fanno ritorno. Nessun orologio-sveglia, nessuna voce, nessuna puntura o pizzico, nessun pericolo immanente, nessuna scossa sismica potrebbe avvertire l’Io e l’astrale di rientrare nel corpo:  ciò dimostra che deve essere presente durante il sonno un arto che dia coscienza delle sensazioni, anche se ne viene attutita l’efficienza dalla mancanza dei veicoli superiori.

Se nel letto vi fossero solo il corpo fisico ed eterico, essi non sarebbero capaci di portare all’individualità la coscienza di una sensazione che li investe, allo stesso modo di come non può farlo una pianta.

Il corpo senziente funziona quindi da recettore degli impulsi sensoriali provenienti dall’esterno, originando una sorta di connessione, di ponte percettivo informatore dal piano fisico verso il corpo astrale e l’Io che si trovano al momento, nel sonno, fuori dal corpo.

Nonostante si sia mostrato che il corpo senziente non ha facoltà di conferire facoltà di moto, ma solo doti di sensazione e percezione, si può anche azzardare a dire che una certa attività di movimento viene esercitata sul corpo fisico da esso durante il sonno. Infatti il dormiente compie dei movimenti, se pur incoscienti, durante il sonno: si gira da un lato all’altro, si copre e si scopre, si tocca o si gratta o addirittura emette frasi vocali sconnesse. Essendo l’astrale l’arto che conferisce il moto, trovandosi fuori dal corpo durante il sonno, non può essere esso la causa dei moti inconsci notturni: lo si deve attribuire a quell’arto di natura intermedia fra l’eterico e l’astrale, che la scienza spirituale denomina corpo senziente.

Con la sola connessione - corpo fisico, corpo eterico, corpo senziente -, non si darebbe origine alla vera propria vita interiore o "vita dell'anima";  con la sola percezione dei sensi si genererebbe solo la "coscienza dell’esistenza di un mondo esterno”.

Il mondo astrale o animico, conferisce la facoltà di indurre la luce della coscienza che illumina, svegliando, la condizione di sonno senza sogni conferita dal corpo Eterico; essa è pari, come nell'animale, alla coscienza dell' esistenza pari allo stato di sogno; ovvero esso determina la sensazione quale fatto oggettivo, reale, ma senza possibilità di fissazione temporale mnemonica: l'impulso viene realizzato al solo presente assoluto, privo di passato e futuro.

Il corpo senziente non ha facoltà di memoria; non può conferire durata e permanenza delle sensazioni entro la coscienza del Portatore.

 

La memoria nell’animale

Nell'animale, solo le circostanze esterne possono scatenare il "ricordo" di una esperienza precedentemente sperimentata: esso ha una memoria che può venir attivata solo a mezzo di stimoli esterni che devono essere associati all'ambiente immediatamente a lui circostante.

Per la bestia la chiave mnemonica non è in lui, ma fuori di lui.

L'uomo può invece ricordare, richiamando in sé le rappresentazioni autonomamente, volontariamente e indipendentemente da fattori esterni, in modo autocosciente. Possiede in sé la chiave, l’Io, che consente l’accesso autovolente alla sua memoria.

Con ciò si vuol dimostrare che anche gli animali avrebbero in sé la facoltà potenziale di poter "ricordare", ma non possedendo un’anima individuale che liberamente e volontariamente sceglie di ricordare, sono impossibilitati a farlo.

Non possono semplicemente perchè in loro non vi è un ente “io” che vuole volere.

Quando si sottopone ad un'azione di cura a mezzo di farmaci un'animale, si è verificato che l'effetto che si determina, è comune ed identico in ogni animale che però appartenga alla stessa specie.    Nell'umano gli effetti dei farmaci sono invece assolutamente personali, come se ogni individuo fosse una specie a sé.

Vi è quindi una sorta di uniformità circa la costituzione organica comune in tutti quegli animali, al pari della loro stessa essenza animica: la loro anima è in comune, è unica.

In tempi remoti, anche l'uomo si trovava in una condizione simile, governato da una sorta di anima di gruppo; egli si riconosceva nel sangue degli antenati, non aveva una vera e propria coscienza dell'Io, egli si identificava con il popolo, la nazione, la razza, come nel caso degli ebrei antichi, che si identificavano con il nome di “Israele”. Il riconoscersi in un gruppo, senza possedere autonomia di pensiero e facoltà autonoma di autorealizzazione, rappresenta appunto ciò.

La fame, la sete, il sonno, la stanchezza, non sono avvertiti coscientemente dalla pianta: i processi di assimilazione e nutrizione, nel mondo vegetale appaiono come condizioni automatiche, determinate da cause preordinate che non richiedono l'utilizzo di movimento, azione e coscienza; nell'animale ciò è invece avvertito come stimolo che spinge al soddisfacimento di tale impulso, a mezzo di moto, attivato dal "rendersi conto" di trovarsi a disagio sino a quando tale fastidio non venga eliminato, appunto a mezzo della nutrizione o del riposo.

Un essere, come l'animale, che sia  costituito solo degli elementi fisico, eterico e senziente avrà solo percezione di sé stesso, dei propri processi vitali, conducente di una vita chiusa in sé: non sarà spinto a volgersi verso una socializzazione esterna, a parte quella infusagli inconsciamente e coercitivamente dalle forze della sua specie.

Ovviamente tale discorso vale soprattutto per gli animali inferiori, come gli insetti e alcune specie mammifere e ovipare: più si sale nei gradini evolutivi, sino a giungere  al gatto o al cane, la coscienza appare più desta riguardo gli accadimenti esteriori.

Allo stesso modo procede la procreazione: la bestia sente ribollire il sangue, si sente attratto quando è in presenza di un suo simile di sesso opposto, esso deve porre fine a quella soffe-renza, attraverso l'accoppiamento: il piacere provato nel momento della fecondazione, è di importanza capitale riguardo l'incentivo donato dalla natura affinché esso sia propulsore di tale attività fecondante: è un grande stratagemma della Natura; se al momento dell'accoppiarsi si provasse dolore o indifferenza, nessun essere, uomo compreso, sarebbe attirato dal compiere tale evento così necessario per il mantenimento della specie sul pianeta.

Il corpo senziente è quindi l’artefice di ciò che più comunemente può essere inteso come "istinto”,  nel senso però di impulso di carattere non individuale, ma impersonale.

L'animale percepisce gli istinti solo in modo momentaneo, e di conseguenza li segue immediatamente; non viene attraversato da pensieri autonomi, che trascendono l'esperienza immediata: ciò nonostante, esso si muove comunque mosso da pensieri, i quali gli vengono però infusi a mezzo di un'anima di gruppo, quindi in modo non individuale; essa agisce su di lui in modo esterno, governandone la specie, secondo regole e modi esistenti nel mondo  spirituale, tramite Entità che hanno appunto tale ruolo.

Per "istinto" si deve intendere tutto ciò che porta alla sola ricerca del piacere e al solo rifuggire dal dolore: ciò accade all'animale; l'uomo può fare azioni prescindendo da ciò e scegliendo con libero arbitrio, agendo tramite impulsi volitivi personali.

L'uomo ha in sé "qualcosa" che lo spinge ad agire al di là delle sole necessità fisiche, nutrizionali o procreative; gli animali vengono invece "guidati" dal di fuori, dalla cosiddetta "anima di gruppo" la quale fornisce ad essi gli istinti di conservazione.

Tali entità, governano le specie animali da una dimensione spirituale, manifestandosi come una sorta di mente unica o “io collettivo”, che si rivela come il "pensiero accomunante" presente e governante in ogni specie organica.

Ovviamente, essendo il corpo Fisico e l'Eterico i mezzi tramite i quali si presentano al corpo Astrale le cause esterne del mondo fisico, essi per inviare correttamente gli impulsi devono essere in perfetta armonia e stato di salute; si prenda atto quindi dell'importanza e della cura che si deve avere di codesti arti inferiori, al fine di renderli perfetti strumenti trasmettitori.

In parte, anche tale corpo senziente, come l'eterico, viene ereditato dai genitori, tramite il quale si rende possibile la trasmissione di qualità passionali istintive tipiche degli antenati da cui proviene; anche qualità animiche possono venir ereditate: come vedremo, essendo il corpo senziente in una condizione di connessione particolare con l'anima, tale processo può accadere.

 

SENSAZIONE ESTERIORE E SENSAZIONE INTERIORE

 

A tal punto è bene ora distinguere ciò che è sensazione derivante dalla percezione dei sensi e sensazione che sorge dall’interiorità.

Ad es. è possibile avvertire il dolore sofferente localizzato in un punto del corpo, o il sollievo donato da una carezza; ma ben altra cosa è invece la sofferenza interiore derivante da sentimenti, come l'amarezza, la delusione che invece non è possibile identificare la causa in nessun punto fisico: ciò è caratteristica conferita da un arto superiore al corpo senziente: l'anima.  Essa  è strettamente legata al corpo senziente in stato di veglia, tanto da costituire insieme a questo, un elemento unico.

Si può quindi asserire che il corpo senziente conferisce la coscienza delle sensazioni, intesa quale impulso decodificato in forma derivata dai sensi fisici; ciò determina di conseguenza  sensazioni di luce, buio, caldo, freddo, ruvido, liscio, dolce, amaro, ecc, in termini di oggettività, senza quindi intendere tali emozioni o sensazioni quali veri e propri "sentimenti".

 

Tiziano Bellucci

 

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