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La Scienza dello Spirito

di Tiziano Bellucci   indice articoli

 

Il vero Io superiore umano

Luglio 2016

 

Ci apprestiamo ora ad esporre un ente che nulla a più a che fare con le rappresentazioni sensibili, ma è in sé stesso un Principio esterno, trascendente, indipendente e individuale, puramente costituito di pura essenza spirituale, ovvero è l'entità primordiale o individualità singola umana.
E’ quell’Io che in tutto lo scritto andiamo cercando.
L’Io spirituale umano è una sorta di "demiurgo", di trasformatore esterno all'uomo stesso; è il principio attivo, la forza motrice che opera attraverso la vita dell'anima, trasformando la materia in Spirito.
E’ lo Spirito: la parte eterna, perfetta ed incorruttibile dell'Uomo. E' una particella della coscienza di Dio.
Mosè lo chiama "NESHAMAH"; Origene e S. Paolo “PNEUMA".

 

Negli animali vi è sempre una causa esterna o interna che genera sensazione o emozione; (caldo, freddo, fame, sete, dolore, piacere) nell'uomo non è così: desideri e bisogni, oltre a quelli istintivi, si presentano come una fonte estranea, indipendente ed autonoma, che è appunto l'Io.
Tale elemento, come abbiamo visto, conferisce la facoltà del "ricordare" cioè la possibilità di fissare in modalità di immagini rappresentative (ricordi), un'emozione o sensazione in senso permanente nel tempo, come in una locazione di memoria: tale “luogo” o archivio mnemonico è il corpo eterico.
Qualora si abbia avuto un'esperienza, essa si somma, dal passato al presente ad altre già presenti nel patrimonio della memoria, e viene conservata, aumentando così la possibilità di conoscenza circa il confronto con le rappresentazioni che avverranno in futuro.

Mentre entro la vita nel mondo spirituale, da disincarnati o da iniziati, (come già detto in precedenza) tale facoltà di ricordo si muta in potenza di percezione diretta degli eventi e delle entità del mondo spirituale, nell’esistenza terrena l'Io è ciò che nell’esistenza terrena dà durata alla conoscenza, mutandola in ricordo.

 

Tale facoltà di fissazione mnemonica non è da confondersi con l'attività che è riconosciuta dal materialismo, relegandola all'organo del cervello; questi ha facoltà solo di riflettere sui ricordi, non di memorizzarli.

 

L’Io spirituale dell’uomo è l'elemento cosmico, che essendo immortale e incorruttibile, entra ed esce dal corpo, nel sonno e alla morte: è l'ente che distingue l'uomo dagli altri esseri che vivono con lui: è ciò per cui egli è la corona della Creazione a cui appartiene.
E' l'entità che si manifesta in ogni incarnazione, che irraggiando entro un corpo sensibile, consente il manifestarsi della vita, della coscienza, dei sentimenti e dell'intelletto: è la "goccia" tratta dall'oceano Divino. E' il Pensatore, lo Spirito pensante, il "pianista" che muove le dita sui suoi "sette" arti, dirigendo e suonando la musica della vita: è il demiurgo platonico.
L’Io umano si può anche rappresentare come un cristallo con migliaia di facce, le quali simboleggiano singolarmente, ogni sua incarnazione avvenuta.
E' il principio cosmico individuale; è la forza attiva che opera attraverso la vita dell'anima trasformando la materia in spirito: è una energia motrice che attiva e illumina l'anima.
I corpi fisico, eterico e astrale sono corruttibili, terminano con il deperire; con il tempo, la pelle e i muscoli invecchiano, le forze vitali vengono meno e i desideri si affievoliscono: vi è invece nell'uomo una sola parte che al contrario, con il fluire del tempo non si consuma, anzi si arricchisce, manifestando saggezza, sicurezza e fermezza.
Ciò è l’apparire della Luce dell’Io.

 

L’Io invisibile

 

Erroneamente, si suole credere che l’Io spirituale umano si trovi inserito entro l’aura nello stato di veglia, allo stesso modo degli altri veicoli inferiori.
Si dice addirittura che egli sia percepibile attorno al capo dell’uomo; in realtà il chiaroveggente può vedere sì l’azione dell’Io che si esprime nei corpi mentale, astrale ed eterico, ma non l’Io stesso.
Esso non ha forma, non è possibile vederlo: è invisibile. Essendo sostanza di Vita dello Spirito, non può avere un immagine: la Vita non si può vedere, ma solo sentire.
L’immagine dell’Io che il veggente dice di vedere, per il motivo suddetto non può essere l’Io, ma il suo riflesso-forma, la sua ombra, che riluce nel corpo Mentale, come si è visto prima.
La ragione della sua non visibilità è anche giustificata da un fattore molto evidente: esso non si vede perchè non c’è.
Molti potranno rimanere stupiti, ma la realtà è proprio questa: il vero Io umano non appare a fianco, sopra o dentro all’uomo terreno perchè non esplica la sua azione direttamente sull’uomo in modo immanente; egli trascende l’anima.
Se ci si immagina una stella dorata lontanissima, dalla quale si diparte un lunghissimo filo d’argento che a sua volta si collega come un tentacolo all’uomo sulla Terra, ci si sarà fatti una rappresentazione abbastanza esatta dell’azione e dell’attività dell’Io e del corpo astrale nell’umano.
Riguardo tale immagine, rimandiamo il lettore anche a ciò che è stato detto al principio, nella prefazione di questo scritto.

 

La differenza fra l'ego e l'Io

 

Lo spirito dell'uomo sulla terra si maschera, si traveste: è una "persona"; ossia si percepisce dentro un corpo e crede di essere il corpo.
L'anima si lega al corpo, credendosi mortale: partecipa alle funzioni cerebrali del corpo, originando e fondando su di esso la sua consapevolezza, la sua coscienza ordinaria.
Usando il sistema dei sensi e dei nervi perde la coscienza della sua origine divina e spirituale. Diviene un Ego.

Quando l'umano non è incarnato, ossia quando è chiamato "defunto" si scollega con il corpo. E smette di essere un ego. La sua anima di collega al suo spirito. E diviene l'io.

Si può dire che quando l'anima si inserisce in un corpo l'uomo è un ego, condizionato dalla coscienza materiale.
Per "diventare" un Io, ci si deve sciogliere dai legami del corpo, tramite pratiche esoteriche, che producono momentaneamente sconnessioni con il sistema nervoso. In tal modo si presenta nell'uomo la visione e l'esperienza dello spirito.

 

L’Io, da lontananze trascendenti ineffabili, muove il corpo fisico e l’eterico tramite i fili argentei del corpo astrale, rimanendone al di fuori, al di là della scena del palcoscenico della vita terrestre. Ma senza averne il pieno dominio, perchè non ne ha autocoscienza.
Molto importante è sapere che l’Io non fa questo in piena consapevolezza, ma attraverso una sorta di “automatismo” superiore: egli da solo non ha capacità di avere coscienza di sé, se non vi fosse un arto, la sua anima, che riflettendo la sua attività gli rimandasse indietro la sua proiezione: questa consapevolezza si attuerà solo in un lontano futuro, per ora ciò non è assolutamente la condizione attuale dell’anima rispetto all’Io e viceversa.
Originariamente, la saggezza cosmica aveva disposto le modalità di adempimento della missione umana in modo diverso da ciò che invece risulta possibile all’uomo a mezzo della sua costituzione occulta odierna: le cause di questo mutamento che sono da ricercarsi nell’influenza delle entità luciferiche, non saranno trattate in questo scritto, per motivi di non attinenza con il tema in oggetto.
L’uomo originariamente avrebbe dovuto plasmarsi lui stesso un corpo fisico, che si sarebbe aggirato sulla Terra, come uno strumento al suo servizio: l’Io non doveva essere presente sulla Terra, ma soggiornare intorno all’atmosfera terrestre, da dove moveva il suo corpo.
Guardando giù al corpo fisico, avrebbe potuto aver coscienza di sè rispecchiandovisi, dicendo a quel corpo: “questo è Io”.
Sarebbe dovuto essere l’Io stesso l’artefice della sua immagine riflessa, onde poterne trarre l’oggetto della sua coscienza.
Con l’intervento delle entità luciferiche, la situazione si capovolse: invece che essere l’Io ad avere coscienza di sé tramite il corpo, avvenne che il corpo, (l’anima) ebbe coscienza di sé tramite il suo Io.
Si generò l’illusione, il Grande equivoco: il corpo si credette l’Io.
Con un paradosso, è come se si dicesse che una marionetta mossa dal suo burattinaio, credesse di essere lei stessa l’artefice dei suoi movimenti e delle sue parole, non riconoscendo e non avendo modo di sapere che non a lei deve la sua esistenza, ma al suo burattinaio.

 

Il particolare “Io” umano, capace di dare il “nome”

 

Tale “goccia” o “scintilla” venne donata dalla Divinità all’uomo quale "scintilla di Spirito" o “alito di Vita”, a immagine e somiglianza del suo Creatore; sappiamo che l’uomo deve la sua Individualità alla divinità definita con il nome di “Elohim”: più propriamente, a quelle sublimi Entità chiamate Exusiai o Spiriti della Forma. Tali Esseri eccelsi, hanno fornito l’uomo di un particolare tipo di Io Spirituale: gli “Io” di Angeli, Arcangeli e Archai, pur essendo sempre della stessa essenza divina, non hanno la medesima coloritura spirituale: incorporano in sè in modo prevalente una virtù caratteristica, tipica della Gerarchia dalla quale sono provenuti; la stessa cosa vale per l’Io umano ricevuto dagli Elohim.

 

Sapendo che gli Exusiai sono i Creatori di tutte le forme esistenti, si rileva che l’elemento della “forma” sottintende già in sé una peculiarità: ove si ha una forma, si esprime necessariamente un carattere di separazione, di individualizzazione e di molteplicità rispetto l’impersonalità e l’unità di un ente omogeneo.
Si può dire: “sul mare c’è una barca”, perchè la barca ha una forma: se fosse priva di forma o addirittura fosse colore del mare, non la si vedrebbe, ma si vedrebbe solo il mare, ignorandola: vedendo sporgere qualcosa dall’acqua, tutt’al più si arriverebbe a dire che “sul mare c’è una strana onda”. Nel momento in cui una cosa appare con una forma conchiusa, contemporaneamente diventa un ente individuale, distaccato dal mondo: nominabile.
Le cose, senza forma, non avrebbero modo di poter apparire differenziate.

 

Si consideri quindi che solo dalla percezione della forma di cui un ente è configurato è possibile così collocarlo in uno spazio e quindi identificarlo. Se una cosa fosse priva di forma, non essendo un ente in sé conchiuso, non le si potrebbe attribuire un “Nome”, e né poterla considerare una parte del mondo; non la si potrebbe affatto cogliere: non la si vedrebbe, e non vedendola in una forma che la distingue da uno spazio circostante, si ignorerebbe la sua esistenza.
Senza la “forma” sarebbe impossibile sviluppare una conoscenza di un mondo che appare innanzi all’anima in modo omogeneo, in un eterno fluire; non vi sarebbero riferimenti, né un punto da cui partire per un analisi è né per finirla; ci si perderebbe in esso, perdendosi entro i suoi flutti.
La parola “forma” sottintende in sé la facoltà di poter “dare il nome”, prerogativa possibile nell’Universo, solo all’uomo.

 

La leggenda del nome

 

C’è una antica leggenda la quale dice che quando Dio ebbe creato il mondo e l’umano, i suoi Angeli si presentarono a Lui, e perplessi, gli domandarono a che cosa potesse servire all’Universo l’aver generato un essere come l’uomo che appariva così inferiore e incapace rispetto a loro.
Dio prese una pietra e disse al primo dei suoi Angeli: “Dimmi come si chiama questa cosa: dagli un nome.” E quell’Angelo non ne fu capace; e lo stesso fu per tutti gli altri Angeli. Nessuno era capace di conferire un nome alle cose. Dio chiamò allora l’uomo, ed egli subito disse: “quella è una pietra, fatta di roccia minerale.” E tuti gli Angeli furono stupiti: capirono che l’uomo era l’unico essere nell’Universo capace di denominare e di distinguere le cose del mondo.
In questa leggenda si può scorgere un’antica saggezza, la quale ci narra di quale è lo scopo dell’essere umano entro il contesto universale.

 

L’uomo ha in sé quindi, ad immagine e somiglianza dei suoi Creatori, un elemento divino già predisposto a svilupparsi partendo dal carattere della forma e del Nome; riconoscere ciò è fondamentale se riferito alla particolare missione che ha l’uomo sulla Terra, cioè di sviluppare una coscienza Spirituale che parte dall’opposto della legge dell’Indifferenziato e dell’impersonale vigente nello Spirito.
Appare la coscienza puntiforme umana che si volge ad analizzare la somma dei punti contenuti entro il cerchio dello Spirito: sa di essere.

 

L'autocoscienza, l'autodeterminazione, il pensiero libero ed indipendente, la memoria ovvero la capacità di richiamare ricordi volontariamente e indipendentemente da stimoli esterni, la posizione eretta della spina dorsale, la facoltà di articolare il linguaggio, sono tutte caratteristiche che dimostrano la presenza di un "Io" dentro ad un corpo.

 

L'io è oltre i veicoli e gli elementi costitutivi dell'uomo: muove essi, fuori dallo scenario.
Non è un corpo, ma un Principio.
La personalità singola dell'uomo, opposta all’individualità datagli dal suo Io, è frutto dell'ambiente in cui l'essere viene educato, dalle condizioni climatiche, dai geni ereditati dai genitori e dalle esperienze da lui sperimentate; è scaturigine della vita dell'anima e quindi esiste solo per il periodo che passa tra nascita e morte: essa non viene portata nei più alti mondi spirituali, anzi l'anima, attraversando dopo la morte le regioni del "kamaloca" o purgatorio, si dissolve nel mondo animico, determinando così anche l'annullamento della propria personalità conseguita nell'incarnazione da cui è provenuta.
Ciò potrà apparire triste e squallido per molti, perchè la propria personalità è ciò che di più caro hanno in loro, ma in realtà anche ciò è frutto di un illusione: l’anima ha da essere elevata verso mete ben più eccelse. Essa è però molto importante, fondamentale per il suo Portatore, l’Io: senza di essa egli non potrebbe mai giungere all’autocoscienza di sperimentarsi come essere fra gli esseri.
Come vedremo, trattando del Sé Spirituale, l’anima umana svolge un ruolo cardine non solo entro l’evoluzione della coscienza dell’uomo sulla Terra, ma addirittura per realizzare un particolare stato di coscienza di cui l’uomo dovrà essere necessariamente provvisto in un lontano futuro.
Quando il corpo astrale ossia l’anima verrà purificata, sul piano terreno, essa genererà da sé stessa un arto superiore: il Sé Spirituale, o personalità spirituale.
L’Io dell’uomo sarà costituito allora da una purissima anima spirituale, e cosciente di essere divenuto un Entità divina fra Esseri divini, sarà capace di esplicare azioni divine entro il mondo spirituale.

 

La coscienza e l’autocoscienza

 

In condizione di sonno, il corpo Astrale e l’Io fuoriescono dal corpo Fisico e da quello Eterico, lasciandoli nel letto: essi entrano e si muovono nel mondo spirituale.
Come si può notare, il corpo fisico privo di tali elementi, sprofonda nell'incoscienza, ossia nel sonno; l’anima vede affiorare delle immagini, i sogni, che la collocano in una condizione ben diversa da quella che essa ha ordinariamente in stato di veglia: essa è succube di tali visioni, non ha in sè la facoltà di dominio delle situazioni e soprattutto non ha consapevolezza di dove si trova in quella dimensione: non conserva minimamente la memoria della sua vita attuale, delle proprie attitudini o facoltà. L’uomo è diverso, appare privo di quella personalità che è caratteristica fondamentale del suo carattere o temperamento nella vita di veglia.
Ciò che è più particolare, egli non si rende conto di "sognare"; tale realtà lo coinvolge al punto di travolgerlo completamente, facendogli perdere la dimensione della realtà.
Cosa ancor più grave ed evidente, è che l’uomo nel sogno non ha autocoscienza; ha sì coscienza di esistere e di essere in un luogo, ma non sente sorgere in sé spontaneamente lo stimolo di richiamare,come nella veglia, la sua ordinaria capacità di ricordare. Egli non si domanda qual è il suo nome, chi sono i suoi genitori, dove abita, che professione svolge, quanti anni ha: si muove solo di conseguenza agli stimoli che dal mondo onirico gli si manifestano innanzi.

 

Le visioni di sogno si presentano in un mondo avente dimensioni di profondità, larghezza e lunghezza, egli corre, vola su spazi veri, esistenti per lui, ma in realtà, dal punto di vista dell'osservazione fisica, egli è nel suo letto.

La vita di sogno avviene in un'altra dimensione: l'Astrale o mondo animico.

 

Il motivo del perchè nel sonno non risulta possibile il dominio e l'utilizzo della propria memoria sulle manifestazioni oniriche, è da ricercarsi appunto circa questa separazione del Corpo Astrale e l’Io che fuoriescono dal Fisico e dall'eterico: in questa condizione, il "ponte" o cervello fisico, non viene utilizzato; esso rimane nel letto, all'interno del corpo Fisico, a governo delle sole funzioni vitali di supporto, ossia organiche e vitali. La sua memoria, la personalità, il carattere e il temperamento che hanno sede entro il suo corpo Eterico, rimangono nel letto; solo il corpo astrale e l’Io partecipano alla vita di sogno.
Nella dimensione onirica il cervello fisico e l’eterico non partecipano alle esperienze di sogno; il corpo astrale deve funzionare autonomamente per generare la coscienza. Essendo il corpo della coscienza, può farlo. Ma essendo privato del supporto di rispecchiamento che durante la veglia gli è fornito dal cervello fisico, non gli è possibile però generare una autocoscienza, possibile solo se la coscienza si rispecchia in sé stessa.
Si comprende ora che le percezioni di sogno si attuano solo a mezzo degli organi astrali presenti nel corpo astrale; i quali non sono affatto ben formati, ma anzi sopiti, imperfetti.
Tali organi si possono sviluppare solo attraverso una particolare disciplina esoterica da praticarsi in stato di veglia sulla Terra, o per facoltà già presenti entro il corpo astrale perchè conseguite in altre vite. Se tali organi non sono ben formati, non è possibile percepire correttamente e né è possibile di conseguenza disporre di un autocoscienza: l’autocoscienza nello Spirito è possibile solo conseguirla tramite una iniziazione ricevuta sulla Terra.
Non essendo sviluppata ordinariamente, tale coscienza "spirituale", appare appunto nel sogno imperfetta, distaccata, quasi incosciente e passiva.

Si arriva qui a discernere la difficilissima mèta circa lo sviluppo della coscienza umana : l'uomo deve giungere con la sua evoluzione, ad un grado in cui tale germe spirituale, ossia il suo vero Io, ora sopito all'interno della sua anima, dovrà acquistare facoltà di percezione intellettiva, razionale e di memoria autocosciente in modo uguale a ciò a cui corrisponde la facoltà di coscienza attiva tipica dello stato di veglia.

Appare quindi anche l’importanza da attribuire al sistema sensoriale umano.
Senza l'ausilio del cervello quale "trasmettitore" e decodificatore e rispecchiatore di impulsi sensibili, l'Io umano non avrebbe possibilità di evoluzione; attraverso le conoscenze conseguite sul piano materiale, l'anima ha possibilità di fare esperienze altremodo non realizzabili in altri mondi sovrafisici: la materia, tramite il cervello e il corpo Fisico, è l'unico piano dove è possibile cominciare a costruire il ponte fra la terra e il cielo, ad edificare una autocoscienza spirituale.
L'uomo è provenuto dal cielo, da un mondo spirituale ove non aveva una coscienza individuale; è sceso sulla terra per conseguire tale coscienza, che è ottenibile solo attraverso l'esperienza dell'egoismo, tramite l'azione della vita dell'anima sulla terra. Solo dopo aver ottenuto questa facoltà, egli ritornerà da dove è provenuto, ma portandosi con sé la coscienza individuale.

 

Non per questo si deve credere che l'esperienza nella materia sia l'unica in assoluto che permetta lo sviluppo di tale "coscienza cosmica"; vi sono entità spirituali molto elevate, le quali pur avendo doti intellettive, emozionali e razionali ben più potenti dell' umano, non hanno necessitato di tale permanenza o passaggio, perchè hanno prodotto il loro sviluppo evolutivo in condizioni iniziali differenti rispetto il punto di partenza umano, avendo però un ben diverso stato di coscienza dissimile da quello umano.
Non vi sono stati di coscienza peggiori o migliori, minori o maggiori; ne esistono solo tanti e differenti, ognuno adeguato ad un ruolo e al dominio di una determinata sfera.

 

Si può dire che vi è differenza fra stati di coscienza e facoltà di potenza; l'uomo è stato prescelto dal principio onde sviluppare il suo rientro nello spirito in coscienza, ossia con una facoltà che gli sarà propria e unica nel futuro, rispetto le altre entità spirituali.

 

Tiziano Bellucci

 

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