Riflessioni in forma di conversazioni
di Doriano FasoliInterviste a personaggi della cultura italiana e straniera
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Le sembrerà stravagante, ma è stato per via degli storni. Un pomeriggio
di fine novembre, già buio, data la stagione, saranno state le cinque, bevevo qualcosa in un bar in Prati. Sedevo all'aperto come un po' tutti i clienti: infatti c'era un'aria calda, oleosa, innaturale. Improvvisamente, sulla tenda del bar, sento crepitare a mitraglia il guano, le deiezioni di decine di questi uccelli. E sui lecci intorno pigolii assordanti. Ma come, questi qui non emigrano più a sud come sempre era stato? E così fu nei giorni successivi: no, ormai non emigrano più, mi dicono i negozianti, trovano un clima confortevole, e chi glielo fa fare? Quelle cascate di guano mi sono sembrate subito una specie di punizione, per una specie di "guasto astrale" che noi umani avevamo provocato, se vuole può chiamarlo surriscaldamento terrestre, "effetto serra", o altro di imperscrutabile. Il bar, che poi frequentavo spesso, diventò il mio osservatorio: non già sugli storni e sul loro disorientamento, ma sugli esseri umani che sciamavano nel quartiere, peraltro a ridosso del Vaticano.
Come si pone “Nero Giubileo”, rispetto ai suoi romanzi precedenti?