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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


La registrazione sonora.

Conversazione con Federico Savina - Gennaio 2010
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L’assenza di vivacità, di tensione culturale, le cadute di coscienza, di consapevolezza, di responsabilità, l’appiattimento dei gusti, l’anestesia dei sensi, il malumore, a cui i nostri giorni ci hanno ormai  abituato, la demoralizzano?

Sì e no. Sì perché mi sembra vada perso qualcosa. No perché il mondo cambia, comunque. Dal mio punto di vista si deve solo scoprire e capire la diversità che nasce col cambiamento e questo fa parte del gioco della vita o della percezione che fortunati poeti o scrittori o comunque artisti avvertono prima di altri. E questo non mi demoralizza, anzi mi spinge a guardare oltre. E mi piace farlo.

 

Attribuisce molta importanza alla funzione dell’insegnamento?

Sì, è basilare per coloro che vogliono apprendere e ci mettono tutto il loro impegno. Il “genio” non ha apparentemente bisogno di imparare, ma all’origine c’è sempre un qualcosa di base su cui poi si è sviluppata la propria genialità. Per alcuni professioni una scuola di vita, quali girare il mondo, assimilare esperienze umane, sociali o culturali diverse, è migliore e può incrementare comunque la propria conoscenza di base.

 

In breve: qual è, precisamente, il tragitto di una composizione musicale per film dalla stesura alla sala cinematografica?

Un percorso molto difficile che ha traslato nella figura del compositore, quella di accettare di essere al servizio di alcuni momenti nella narrazione di una storia, avere un Regista che può avere oggi difficoltà ad identificare in termini noti quale musica sia necessaria, comporre la musica adattandola in espressione, orchestrazione e realizzazione ai tempi richiesti, alla contemporanea presenza di altri suoni per lui invadenti: la parola, gli effetti, gli ambienti. Quindi eseguirla sul suo computer, con suoni campionati e fornendo la registrazione finita fatta nel suo studio nel formato sonoro richiesto dal film. Questa è una visione abbastanza usuale.
Naturalmente Compositori più quotati possono avere a disposizione orchestre vere ma con esigenze produttive che gli chiedono tempi brevi di realizzazione. Soprattutto si devono sovente combattere mentalità produttive, classiche del nostro cinema, per cui al momento di pensare alla musica del film i fondi sono finiti e quindi, parafrasando, diventa un piacere a carico del Compositore scrivere e realizzare la colonna sonora musicale del film. A volte, quasi sempre.

 
Ha incontrato molti trabocchetti e sofferenze nel suo lavoro?

No. Ho cercato sempre di prevederli e evitarli come parte della filosofia del mio impegno. Quando sono apparse contrarietà, le ho sempre affrontate come un buon mulo torinese evitando di evidenziarle per non allarmare il mio Committente.  Il lavorare sino a 58 ore filate (più volte) per terminare “bene” un lavoro può essere raffigurato comunque piacevole se per cosa lo fai ti spinge. Dalla 59 ora crolli a meno che non sia pronto un altro lavoro che ti attende.

 

Al suo attivo, anche una lunga collaborazione con Mina: qual è, per lei, la ‘cifra’ di questa cantante? Il vostro è  rapporto che si può dire disteso?

Aver lavorato con Mina è un onore per me e fonte di forti emozioni nel mio lavoro. La sua capacità professionale è di una perfida capacità camaleontica di adattarsi ad ogni testo, ogni lingua, ogni melodia, traendo da esse infinite piccolissime emozioni che nell’insieme fanno Mina. Mi vengono in mente alcuni esempi.
Un testo : parole, parole, parole, …. ripetute più volte. Nenia mortale se non metti su ogni “parole” un accento, una esitazione, una modulazione di voce, di intonazione, di intenzione, di enfasi, di trattenuto, tutte diverse una dall’altra, sicuramente diverse anche per altre lingue che non conosce.
Un testo e una musica: brava, brava, brava, sono tanto brava…. Solo Lei riesce a cantare quella canzone, con i trillati a mezza corsa discendente, al momento giusto, nell’estensione voluta, dando l’idea di librarsi. Perfezione tecnica soprattutto; tutte le note esattamente al loro posto al momento giusto e poi su è giù!
A quel tempo, il disco veniva realizzato sovrapponendo in diretta la voce alla base orchestrale. Finito di cantare, il disco era pronto per la stampa. Se sbagliavo io o il cantante si doveva ricantare la parte errata e inserirla nel resto. Con Lei molto raramente.
L’approccio a quell’unica esecuzione aveva però qualcosa di molto interessante. Mina arrivava in studio nel primo pomeriggio; sentiva due-tre volte la base preregistrata poi si metteva a leggere, qualche caffè, risentiva la base, e così via, come un girare attorno al problema immagazzinando l’idea interpretativa che sarebbe venuta. Come un felino che gira intorno alla futura preda. Verso sera diceva: “andiamo”. In poco tempo il capolavoro era fatto.
E’ chiaro che lavorare con Lei è un impegno ma quante emozioni e piacere ricevere da Lei ogni tanto una telefonata e sentire la Sua Voce.

 

Si è sentito sempre bene accolto da parte della critica? O ha avuto dei contrasti?

Il nostro è un mestiere un po’ oscuro, al servizio delle bellezza del suono, quindi magnifico.
Veniamo normalmente citati solo sugli errori che commettiamo e che vengono evidenziati con più facilità dei pregi. Io so quali sono le cose belle che ho fatto e accetto che se non si notano è perché hanno funzionato. Accetto la regola. Quindi non ho avuto critiche, salvo qualche Cliente perso perché non soddisfatto. Contrasti ne ricordo uno solo. Ma siamo rimasti sulle proprie posizioni ed è finito lì.

 

Nell’ambito della cinematografia italiana, da dove le sembra provengano gli spunti più innovativi, vitali?

Da alcuni giovani registi, ma capisco che la facilità del mezzo digitale porta ad una tuttologia che se va bene per descrivere la realtà vera (nella quale la televisione ha la sua vera capacità e immediatezza) mi sembra non abbia ancora trovato il suo pieno sviluppo nel costruire la “finzione” del cinema che a mio parere ha canoni di costruzioni e necessità di professionalità più marcate di spettacolo in grande per il quale vale la pena di uscire di casa e comprare un biglietto.
Il dibattito culturale sull’autorialità dei vari autori sta un po’ assecondando un mondo produttivo fatto dalla televisione o supportato dallo stato, secondo le loro affinità culturali. Forse una diversa impostazione produttiva darebbe invece più coraggio per spunti o innovazioni diverse perché potrebbero fruire di un target più visibile e rispondente, se interessato.

 

A cosa si sta dedicando attualmente?

A far sapere cosa so e cosa vedo in là. Questo è quanto mi chiedono in lezioni, seminari e attività varie, oltre all’insegnamento presso il Centro Sperimentale di Cinematografia.
Specialmente in quest’ultima, cerco di tramandare oltre il sapere tecnico passato ancora oggi attualmente usato con il far conoscere il mondo che è iniziato nel cinema con D-Cinema e come sarà quello che si troveranno gli Allievi quando usciranno fra due-tre anni. Per questo seguo dibattiti, convegni, Mostre e Seminari cercando di capire cosa e come cambierà in un lasso di tempo molto più veloce del mio tempo passato.

 

Quali sono i film che più le sono rimasti nel cuore?

Troppi. In ognuno vi è qualcosa di mio, piccolo apporto all’insieme. “Profondo rosso” di Dario Argento, “Ludwig” di Luchino Visconti, “Trotzky assassination” di Joseph Losey, “L’ultima donna” di Marco Ferreri, “Amarcord” e “Casanova” di Federico Fellini, “La Conversazione” vers italiana di F. Coppola, “La Traviata” e “L’Otello” di F. Zeffirelli.

 

E tra le colonne sonore e la discografia?

Alcuni film di cui sopra di cui ho curato anche la registrazione della musica : “Ludwig”, “Trotzky Assassination”, “L’ultima donna”, “Amarcord” e “Casanova”. Poi la colonna originale di “Rugantino” di A. Trovatoli (il mio primo personale capolavoro), il film “Le quattro giornate di Napoli” di C. Rustichelli, “Napoli milionaria” di A. Trovaioli, “Giulietta e Romeo” di Franco Zeffirelli , i dischi “Rota-Fellini” e i dischi su N. Rota della CAM Edizioni Musicali, molti Live-recording di Massimo Ranieri, “La vita di Maria” e “Il cappello di paglia di Firenze” opere classiche di Nino Rota. Come si fa a scegliere fra tante?

 

I molti premi ottenuti l’hanno gratificata?

Non credo di averne mai ricevuti. Ho avuto una Nomination dei Brithish Academy Awards come “Best Sound” per il film “La Traviata” di Zeffirelli.  Il titolo di un articolo di Maria Pia Fusco su La Repubblica del 1 Ottobre 1993 “Emozioni in dolby al cinema” all’uscita del primo film in Dolby Digitale in Italia, coronamento e riconoscimento di una difficile lavorazione come Consulente Dolby che inaugurava una procedura ora di prassi.
Per ultimo, un fotogramma originale del film “Fantasia” 1938 (non utilizzato nel film) con dedica di Ray Dolby a coronamento del mio lavoro con la Dolby Labs.


Doriano Fasoli

 

- Questa intervista è apparsa per la prima volta nel numero 4 della rivista Musica Leggera (giugno 2009).


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