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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


Freud

Conversazione con Francesco Saverio Trincia
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - dicembre 2014

 

Francesco Saverio Trincia - FreudFrancesco Saverio Trincia (Roma 1946) insegna Storia della filosofia contemporanea all'Università «La Sapienza» di Roma; nella stessa facoltà è anche docente nel Master di Etica pratica e Bioetica. Autore di ''Il Dio di Freud'' (Milano 1992) e di altri saggi di argomento freudiano (tra cui Sigmund Freud e Franz Brentano, pubblicato nel 1998 su «La Cultura»), è inoltre coautore, tra l'altro, di Marx in America... Individui, etica, scelte razionali (Roma 1992), di Marxismo e liberalismo. Una riflessione critica di fine secolo (Milano 1995). Ha scritto saggi su Hegel, Marx, e su problemi di etica e di filosofia politica.

 

Professor Trincia, a quale tipo di pubblico è destinato questo suo ultimo, impegnativo, lavoro?

Il mio 'Freud' è nato con l'obiettivo di fornire una ricostruzione complessiva dell'itinerario del pensiero freudiano, secondo le indicazioni fornite per l'intera collana Profili dalla Editrice La Scuola, ma anche e soprattutto per riempire un vuoto bibliografico evidente nel panorama italiano. Qui manca, se non vado errato, un libro che, senza pretendere di competere con quello di Peter Gay, tradotto in italiano con il titolo 'Freud. Una vita per i nostri tempi', attraesse l'attenzione al tempo scientifica, filosofica e culturale di coloro, e sono tantissimi ormai, che nelle proprie vite, anzi nelle proprie esistenze incrociano il 'bisogno' della psicoanalisi freudiana e vivono anche senza saperlo e volerlo, con, o dentro la cultura psicoanalitica e si servono dei concetti freudiani e dello stesso 'atteggiamento' di Freud verso la vita psichica. In quanto scritto da uno studioso come me, che fa di mestiere il professore di filosofia, ha dedicato da almeno venti anni una parte importante dei suoi studi a Freud, e ha fatto confluire in quest'ultimo libro le acquisizioni scientifiche acquisite e presenti nei suoi numerosi saggi (dal tema della religione e dell'ebraismo, al tema della morte al tema della "costruzione" analitica), il libro esce programmaticamente dalla penna di un non psicoanalista. Questo può costituire un limite agli occhi del pubblico degli psicoanalisti. I quali, tuttavia, in quanto siano consapevoli del 'destino' contrastato, complesso ma anche creativo, tra freudismo e filosofia, vi troveranno i motivi della riflessione filosofica che non manca mai nel loro lavoro clinico e teorico. Tutti i lettori, infine, potranno grazie al libro, riprendere il contatto talvolta sbiadito o marginalizzato, con una sintesi complessiva degli scritti freudiani, il che non sembra oggi l'ultima delle imprese utili da affrontare.

 

Com’è costruito il libro?

Il libro è costruito sulla base di un format indicato dall'editore per tutta la collana, entro la quale si segnala per le sue dimensioni non piccole. La presentazione critica, senza sconti semplificanti, delle principali opere freudiane scritte tra la fine degli anni ottanta dell'Ottocento e la sua morte (preceduta come è nota dal grande saggio su Mosè), segue ad una breve biografia iniziale preceduta da una importante riflessione critica sul 'modo' del pensare Freud e sulla non linearità del rapporto, in Freud stesso, tra biografia e vita da un lato e storia intellettuale, scientifica e clinica dall'altro. Completano il lavoro una parte dedicata ai concetti chiave del pensiero freudiano per il quale ho pensato di non potermi esimere dal riprendere e utilizzare il lavoro fondamentale e insuperato di Laplanche e Pontalis, e inoltre una storia della ricezione del pensiero freudiano nel 'secolo' che si dovrebbe legittimamente riconoscere come 'suo' e una bibliografia volutamente tarata sull'obiettivo di indicare quel che di essa (sconfinata e crescente come è ovvio) mi ha più influenzato.

 

Quali sono i rischi che ha dovuto affrontare proponendo l’intero percorso teorico di Sigmund Freud?

Ho dovuto affrontare, nella scrittura del libro, essenzialmente un rischio: quello di essere scolastico e schematico, in certo senso troppo 'tecnico' e di scadere in un procedere noioso e istituzionale che non mi appartiene mai e tanto meno poteva entrare in gioco con il pensiero di Freud, in cui la mia soggettività di filosofo che più volte è stato un analizzante, era presente in ogni parola, in ogni domanda. Una psicoanalista che stimo molto ha scritto che il libro è caldo e sentito. Mi riconosco in questo giudizio che considero una grande lode.

 

Le sembra che a tutt'oggi la cultura continui ad adottare un atteggiamento difensivo nei confronti della psicoanalisi?

Credo che le resistenze alla psicoanalisi nella cultura italiana, che non è mai stata profondamente coinvolta con il freudismo, nonostante la mole di lavori di livello ottimo che sono stati e sono prodotti all'interno (e in misura minore all'esterno del campo della psicoanalisi istituzionale) non si siano esaurite. Da questo punto di vista il rapporto della cultura italiana con il freudismo è diverso, di minore intensità, rispetto a quello che ha contrassegnato la cultura francese, all'incirca la prima metà del secolo scorso, in cui idealismo e marxismo costituivano una barriera all'ingresso della psicoanalisi nel dibattito culturale italiano. Oggi le resistenze sono di certo radicalmente diverse e di grado molto inferiore, ma non mancano, in parziale contrasto con l'interesse che i giovani studenti, ai quali ho somministrato corsi freudiani alla Sapienza dove insegno, dimostrano verso il pensiero di Freud. Semplificando molto direi che le resistenze a questo pensiero, quali sono visibili ad esempio nella stampa culturale italiana, si riassumono in un atteggiamento di 'coinvolgimento limitato', di interessamento occasionale che resta talvolta anche inconsciamente diffidente, quando non assume i toni del ben noto ed annoso antifreudismo.

 

Molti studiosi, digiuni di cognizioni psicoanalitiche, non mancano di esaltare alla prima occasione le straordinarie doti letterarie di Freud, salvo riconoscerne la fondamentale attività teorico-clinica. Lei cosa ne pensa?

L'esaltazione delle doti letterarie di Freud è legittima e opportuna perché Freud è stato con Thomas Mann, che lo aveva perfettamente intuito e che gli ha dedicato saggi tra i più acuti (ho fatto per questo motivo un costante riferimento al Freud di Mann specie nella analisi della ricezione del suo pensiero), uno dei maggiori scrittori di lingua tedesca del secolo scorso come è unanimemente riconosciuto. È ovvio che isolare questo aspetto della sua scrittura dai suoi contenuti scientifici, prima ancora di essere privo di senso (il fascino della scrittura è il fascino stesso della scienza psicoanalitica che non poteva che attingere, per esibire la sua potenza conoscitiva e veritativa, i vertici estetici raggiunti dal suo fondatore), è del tutto impossibile.

 

Qual è il lavoro freudiano che ha colpito maggiormente la sua attenzione?

Ho riletto ancora una volta, tra gli altri, per l'occasione della scrittura del libro, l''Interpretazione dei sogni', e i saggi metapsicologici degli anni venti, e ho ritenuto di capire meglio di quanto non avessi fatto in passato il ruolo che la 'pulsionalità' inconscia della vita psichica svolge come struttura di fondo del pensiero freudiano. Mi ha guidato in questa ripresa di attenzione verso questo scritti la lettura del più recente, e a mio avviso eccezionale, libro di Rudolf Bernet, fenomenologo dell'Archivio Husserl di Lovanio e grande conoscitore di Freud e di Jacques Lacan. Bernet ha nel recente passato diretto l'Archivio. Il libro, pubblicato nel 2013 da Vrin a Parigi, presenta i lineamenti di uno del tutto "nuova filosofia della psicoanalisi" basata sul rapporto tra forza, pulsione e desiderio. Non mi sono sottratto infine alla gioia scientifica e letteraria della rilettura del saggio su 'L'uomo Mosè e la religione monoteistica', a cui nel 1992 ho dedicato il mio primo libro freudiano ('Il Dio di Freud'), Il Saggiatore.

 

Quali sono stati i suoi punti di riferimento fondamentali per questo lavoro?

Mi limito ad indicare, tra gli altri, le opere di André Green, e gli scritti di Domenico Chianese e di Lorena Preta.

 

Qual è l’attualità di Freud?

Non parlerei di "attualità" di Freud, come se si dovesse e potesse rivendicare una qualche particolarità del suo valore odierno, cioè come se esso costituisse una sorta di residuo teorico da salvaguardare per i bisogni dell'oggi . Un mio recente saggio sulla nuova serie della rivista "Psiche", 2014, primo fascicolo, è dedicato a questo tema. Ritengo piuttosto che il suo pensiero sia, sia stato costantemente, e sarà ancora nel futuro, investito dalle interpretazioni (penso in questo caso al lavoro interpretativo di Paul Ricoeur) e dalle letture che lo hanno arricchito e in parte riplasmato (penso in primo luogo ovviamente al freudismo di Jacques Lacan). Tuttavia, suo nucleo di fondo, la struttura portante della sua 'scienza dell'anima', basata sulla natura intrinsecamente inconscia della vita pulsionale della psiche e sul rapporto tra principio di piacere e principio di realtà, e dominata dal conflitto interminabile tra Eros e Thanatos, appartengono alle conquiste che, nella storia dello spirito umano, non sono destinate a quella che Freud respingerebbe come loro una mortale "caducità".

 

   Doriano Fasoli

 

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