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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli
Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera
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Voci napoletane.

Conversazione con Gianni Cesarini
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - Giugno 2010

Gianni CesariniSe dovesse definirsi, Gianni Cesarini si definirebbe “un eclettico perfezionista. Non mi definisco musicologo o critico musicale, poeta o scrittore, terapeuta o maestro di Zen. E a suo tempo nemmeno mi considerai fotografo. Faccio cose quando sento di poterle e doverle fare e non mi lego a nulla”.

 

Per cominciare, Cesarini, un po’ di dati anagrafici…

Sono nato a Napoli il 17 settembre del 1945, quindi sotto il segno della Vergine. Non accettai il sistema scolare e sono in buona parte autodidatta. Ho studiato musica con Fiorentino, giornalismo con Arturo Fratta, arti visive con Giovanni Thermes, fotografia con Giuseppe Alario e Zen con Jon Boner. Ho scritto di fotografia e di musica, sono stato critico musicale del “Mattino” e collaboratore del “Corriere della Sera” e della Rai. Recentemente ho pubblicato un libro di poesie in spagnolo “Mariposario”.

 

Quali sono le tue origini?

Umili… ripeto: sono nato a Napoli nel malfamato quartiere delle Duschesca in una famiglia in cui arte e cultura erano assenti.

 

Quando hai iniziato ad interessarti al mondo musicale napoletano? E sotto quale profilo, di preciso?

Cominciai a lavorare come critico musicale specializzato in classica e jazz. Avevo studiato pianoforte ed estetica musicale con Sergio Fiorentino. Quando al “Mattino” giunse Roberto Ciuni, mi fu chiesto di dare lustro alla canzone napoletana. Quando risposi di saperne poco o niente fui tacciato di “provinciale” e mi fu imposto di prepararmi rapidamente. Cosa che feci, e fu una grande scoperta...

 

Hai conosciuto personalmente Roberto Murolo? Che ricordo ne conservi?

Un gentiluomo. È stato per me importante: fu lui ha insegnarmi molto sulla canzone e sulla lingua napoletana. Un vero Maestro. Scrivere la sua biografia fu per me un lavoro di arricchimento culturale.

 

Quale era la sua “cifra” stilistica?

Il garbo, l’eleganza, la misura sempre esatta. Mai un accenno alla volgarità, spesso frequente negli interpreti di canzoni napoletane.  Murolo è classico, un modello di valore assoluto.

 

Ti ha dato soddisfazioni gestire una libreria? Un’esperienza che ancora oggiripeteresti?

Non era una libreria ma una discoteca gestita in un modo un po’ speciale. Era come una casa, si veniva per ascoltare musica, il lato commerciale era secondario. Furono bei tempi, Discoteca Scarlatti in via Merliani e poi Cesarini a Largo Celebrano.

 

Sei al passo con la musica odierna?

Classica e lirica sì, sulla musica napoletana sono in cammino. Scriverò un saggio sulle voci napoletane da Fernando de Lucia a oggi. Considerando anche artisti di altre culture che cantano in napoletano, come l’israeliana Noa, che mi ha colpito profondamente.

 

Nell’ambito musicale, quali sono le figure che meriterebbero una rivalutazione?

Sergio Fiorentino, di lui si é accorto la critica internazionale solo dopo la sua morte. Un caso incredibile. Nel campo della musica classica molto lavoro ci sarebbe da fare: Dowland, Purcell, Byrd, Gesualdo, Fauré solo per fare qualche nome. Non sono musicisti sconosciuti ma non ancora considerati per tutta la loro grandezza. Quanto alla musica “leggera” cito solo il caso di Mina, un vero prodigio vocale e musicale che non ha conosciuto la fama internazionale che merita. Quanto ad artisti napoletani é una vergogna che non esista un saggio di Fernando De Lucia, un tenore divino… Ma anche molti cantanti popolari storici della canzone napoletana attendono una seria rivalutazione insieme a uno studio approfondito.

 

C’è un qualche personaggio che ti ha particolarmente colpito da un punto di vista umano e artistico?

Sergio Fiorentino, maestro di vita e di musica. E molti altri, cito i primi cinque che mi vengono in mente, George Brassens, Luis Llach, Fabrizio de André, Daniel Baremboim, Glenn Gould.

 

Come ti appare questo primo decennio del nuovo millennio?

L’Era dell’Acquario comincia a far capolino il che é un bene. Cerco di essere ottimista e spero che s’inizi seriamente con l’impegno ecologico, altrimenti il disastro é sicuro. Secondo l’OMS se continuiamo così la vita nel 2050 sarà impossibile. Musicalmente non vedo un panorama molto allettante ma avvengono belle cose. Per esempio l’evoluzione di Sting é sorprendente. E in campo classico abbiamo direttori d’orchestra meravigliosi come  Rattle, Salonen e Pappano.

 

Hai dei rimpianti?

La lunga pratica dello Zen non mi permette d’avere rimpianti. So che in molti hanno compianto la mia ventennale assenza da Napoli, che secondo alcuni avrebbe contribuito non poco al decadimento della canzone napoletana. Esagerano, non avevo tanto potere…

 

Quali  progetti hai ora nel cassetto?

“Napulitanata”, un libro sulle voci di Napoli, sto collaborando col Teatro di Cagliari scrivendo saggi. E sto realizzando un orto di permacultura a Itri, dove ho comprato una casa in campagna. Il programma è abbandonare il lavoro terapeutico entro settembre e tornare alla musica.

 

Quali altri interessi coltivi?

Scrivo poesie, e studio astrologia medica, oltre all’ecologia profonda, e continuo col lavoro di maestro di meditazione. E suono il pianoforte.

 

Ti appassiona la letteratura?

È pane quotidiano.

 

Quali sono le tue predilezioni poetiche?

Moltissime e varie: Lirici Greci, Pavese, Lorca, Salinas, Baudelaire, Verlaine, Shakespeare, Gongora, Bukowski, Borges, Goethe, Montale, Rimbaud, Blake, Orazio, Gibran, Byron, Ovidio, Mallarmé, e perché no, Di Giacomo, Bovio, Ferdinando Russo, Jaques Brel, De André, Leonard Cohen, Bob Dylan…

 

Doriano Fasoli

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