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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


Le storie di Geronimo Stilton, Hofmannsthal, Trakl e le liriche di Rūmī.

Conversazione con Grazia Pulvirenti
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - luglio 2005
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Diversi sono gli aspetti relativi al problema della collocazione del poeta salisburghese Georg Trakl (1887-1914) nel contesto generale della letteratura del suo tempo e, in particolare, di quella austriaca: il primo riguarda il nesso con la cultura tardodecadente, il cui retaggio affiora nella prima lirica trakliana, pur nelle forme peculiari della rielaborazione di tematiche e moduli stilistici; un secondo aspetto è costituito dalla consapevolezza - che traspare nella rielaborazione poetica - di quel drammatico momento di crisi vissuto alle soglie della Grande Guerra. Infine, come suggerisce la germanista Grazia Pulvirenti, "bisogna riflettere sulla questione cruciale in merito alle eventuali intersezioni fra i movimenti di punta dell'avanguardia e l'opera trakliana: essa, se da una parte rivela una consonanza con la più vasta koiné dell'espressionismo quanto a tematiche, quali la rappresentazione allucinata e straniante della metropoli, e quanto a tecniche, come l'inedito uso del colore, la frantumazione della sintassi, la rottura dei nessi logico-razionali nel rapporto fra linguaggio e realtà, rivela però una sostanziale estraneità rispetto alle intenzioni estetiche e politiche dei gruppi attivi in Germania, e soprattutto, un deciso isolamento dell'autore dalla discussione militante svolta su riviste e all'interno dei diversi cenacoli letterari". Per altri versi, invece, la poesia trakliana supera gli esiti dell'espressionismo stesso, realizzando, al di là di una specifica riflessione teorica, quella forma espressiva assoluta perseguita, anche se raramente raggiunta, dagli scrittori definiti espressionisti.
Grazia Pulvirenti insegna letteratura tedesca presso l’Università di Catania. Ha pubblicato studi sulla poesia tedesca del Novecento, sul melodramma del Settecento e sul teatro moderno, con particolare attenzione al contesto culturale austriaco. Prese a occuparsi dell'opera di Trakl in occasione della stesura della sua tesi di laurea, che poi confluì nella sua prima pubblicazione, apparsa dieci anni fa, sulla crisi del linguaggio nella poesia austriaca degli inizi del secolo.
Del poeta, ha curato (per Marsilio) l'edizione del volume Poesie, la prefazione, il commento, la biografia e la bibliografia. L'edizione Marsilio, infatti, oltre a proporre una nuova traduzione (di Enrico De Angelis), è la prima in Italia a fornire un dettagliato apparato critico, esegetico e bibliografico, con informazioni circa la datazione, la vicenda editoriale delle singole liriche, le varianti, in un aggiornamento dei dati sinora noti operata sulla scorta della nuova edizione critica dell'opera completa, ancora in corso di stampa, ma i cui risultati sono stati gentilmente messi a disposizione da Eberhard Sauermann, curatore dell'edizione di "Innsbruck".
La prima domanda da cui prende avvìo la nostra conversazione è la seguente:

Pulvirenti, quali sono gli elementi che caratterizzano la poesia di Trakl?
È difficile sintetizzare in breve la ricchezza di una realtà poetica, quale quella trakliana, tanto articolata e contraddittoria, basata su una struttura densa di ambivalenze e antinomie: sceglierei, fra i tanti, un elemento formale: la scrittura trakliana è specchio di una sensibilità che coglie il reale come contrasto insolubile, come antitesi, come coesistenza di elementi opposti, discordanti. Per esprimere tale lacerante percezione dell'esistere e soprattutto il sentimento di quell'"oltre" che il poeta intuisce, pur nella continua e tormentata esperienza del limite e della negatività,
Trakl elabora un linguaggio nuovo e originale, di estrema modernità per l'acquisita facoltà di raggiungere le vette di quell'astrazione formale che negli stessi anni costituiva il punto di approdo della pittura di un Kandinskij e della musica tonale di Schönberg, Berg e Webern. E ciò accade nell'opera trakliana, proprio in virtù dell'elaborazione, da un punto di vista linguistico, di elementi coloristici e di strutture musicali, in un'ansia di sperimentazione che spingeva il poeta a forzare i limiti della parola.

Secondo Ladislao Mittner, i mondi poetici di Hölderlin e di Trakl sono omogenei, perché vivono in un loro spazio, in uno spazio sacro e ben chiuso. "Come tutta la lirica di Hölderlin si sviluppa dal boschetto, su cui nell'ora del tramonto scende lo spirito del dio Etere, così la lirica di Trakl ha per centro il parco, quello di Hellbrunn presso Salisburgo", scriveva il grande germanista. Le sembra giusto tale accostamento?
L'accostamento con Hölderlin è giustissimo. Ma non direi per il motivo del parco-boschetto, quanto piuttosto, in primo luogo, per quella lacerazione che pervade l'opera di entrambi i poeti, per via di una dolorosa percezione dell'esistenza sentita come
male, tenebra, limite, e di una coesistente nostalgia di luce, di assoluto. Inoltre Trakl è stato, sin da giovanissimo, un attento lettore di Hölderlin, il cui retaggio è presente, in una complessa trama allusiva, nel corso di tutta la produzione poetica, con citazioni più o meno esplicite e analogie nel ductus stilistico.

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