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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


Pensare, sentire, essere.

Conversazione con Ignacio Matte Blanco
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - ottobre 2005
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Riesce facilmente a conciliare fede religiosa e psicoanalisi?
Mi considero cattolico apostolico romano. Credo che se avessi detto le cose che penso sulla religione ai tempi dell'Inquisizione avrei probabilmente fatto la fine di
Giordano Bruno. Comunque recentemente a Barcellona, dove sono stato invitato ad un Congresso internazionale dell'Associazione Internazionale Medico Psicologica Religiosa (di cui non sono membro), ho letto un lavoro che s'intitola: Psicoanalisi e religione: l’avvenire di un'amicizia (come lei si ricorderà, Freud ha scritto L'avvenire di un'illusione). Trovo che alcuni aspetti dell'inconscio freudiano abbiano chiaramente un ambiente in comune con il contesto religioso.

Per esempio?
Diciamolo così. Si racconta che qualcuno chiese a Pasteur come mai egli, un grande scienziato, fosse riuscito a conservare la sua fede. E lui rispose: proprio perché ho studiato ho la fede di un bretone. Se avessi studiato di più avrei la fede di una bretone. Ebbene, la religione cattolica propone come dogmi cose che sono incomprensibili alla nostra ragione...

Che lei non ha problemi ad accettare?
Ringraziando Dio, no. Perché dovrei averne, considerando che le ricerche psicoanalitiche propongono cose come l’antinomia costitutiva, che è incomprensibile all'essere umano? Anche il dogma della trinità è incomprensibile. Penso che la
riflessione su questo dogma possa portare a nuove conoscenze epistemologiche. Per finire, anche il dogma della presenza di Cristo nell'ostia e, se questa è chiusa, la sua permanenza in ogni piccola parte di essa, è completamente incomprensibile, ma non è un assurdo. Credo sia possibile arrivare ad una maggiore comprensione senza mai colmarla. Questa riflessione, ricavata dai miei studi sul rapporto tra mente e spazio (di cui parlo nell'Inconscio come insiemi infiniti), mi ha spinto a concludere che esistono fenomeni psichici che, se espressi in termini geometrici, portano a paradossi. Per dirla semplicemente con un paragone, se un triangolo ABC, spazio bidimensionale, è espresso in uno spazio unidimensionale, abbiamo allora la linea ABCA. Vediamo che il punto C, 0 dimensionale, compare due volte. In entrambi i casi è il punto C. Se si sale verso esseri spaziali di dimensioni superiori, allora può darsi che un oggetto di molte dimensioni possa comparire come molti oggetti tridimensionali. Insomma, ciò che intendo dire è che sebbene sia incomprensibile per noi che Gesù rimanga per intero in ogni pezzettino di ostia questo potrebbe apparire non come comprensibile ma nemmeno come assurdo... Pensare cioè a Dio come infinitamente dimensionale che nell’Ostia si "sdoppia" in infinite ostie tridimensionali. Mi rendo perfettamente conto che il discorso è lungo e difficile da sviluppare. Volevo soltanto dire, ripeto, che qualcosa può essere incomprensibile per la nostra limitata ragione senza essere un assurdo. Negare questo mi sembra sciocco.

Qual è per lei, l’identità dell’"uomo psicoanalitico"?
L’identità che vorrei per l’uomo psicoanalitico, includendo me stesso è la piena autenticità. Ma ciò vale per tutti gli esseri umani. Non me la sento di parlare di un'identità psicoanalitica che non sia essenziale nell'identità umana. La ragione è che se si è troppo fieri di essere psicoanalisti si può cadere in un dogmatismo che inibisce il progresso della comprensione.

Lo psicoanalista, secondo lei, dovrebbe essere tale anche al di fuori del lavoro che egli esercita?
Cercare di psicoanalizzare la gente fuori dalla consultazione trovo sia una cosa di cattivo gusto, implica il fatto di imporsi alle persone. Ma se lei alludeva a un modo di guardare il mondo, impiegando tutte le nostre possibilità di capire, incluse quelle fornite dalla psicoanalisi, allora potrei risponderle che sì, uso tutto quello che so. Comunque, non mi considero una persona che guarda alle cose attraverso un’ottica esclusivamente psicoanalitica.

È la psicoanalisi ad averla spinta verso la filosofia?
Non mi ha spinto, mi ha aiutato a toccare problemi filosofici con i quali sono ritornato alla psicoanalisi. E poi le grandi questioni filosofiche che riguardano l’essere stanno in tutti noi, non c’è bisogno della psicoanalisi per andare verso tali questioni.

Ritiene di aver imparato più dai suoi maestri o dai suoi pazienti?
È una domanda alla quale è molto difficile rispondere, perché è come dire: che cosa è più forte? il gusto dell’aceto o il tuono di un cannone a dieci metri di distanza? Non si possono fare paragoni, mi sembra. Io direi dunque che ciò che ho imparato dai miei pazienti e ciò che ho appreso dai miei maestri sono cose di tipo diverso. Da questi ultimi sono stato come un lattante che viene nutrito. Ma a partire da quello che ho ricevuto e da quello che vedo nei miei pazienti si sono sviluppate cose nuove. Ho imparato da entrambi insomma, sia pure, ripeto, in modo diverso.

Quando venne per la prima volta in Italia?
Nel 1934. Vi tornai per ben sette volte prima di stabilirmici definitivamente, con tutta la mia famiglia, nel 1966. Fui invitato da Nicola Perrotti...

Perché scelse di vivere proprio nel nostro Paese?
Venivo a trascorrervi le vacanze e posso dire che il mio amore per l’Italia fu amore a prima vista. Mi sentivo come a casa mia, ma in una casa che aveva alle spalle duemilacinquecento anni di storia. Ho insomma trasformato il Cile in un Cile storico con un grande passato, e questo si chiama Italia.

Conserva un buon ricordo di Nicola Perrotti?
Lo ricordo con grandissimo affetto, lo stesso affetto che nutro oggi per suo figlio Paolo. Sono tutti e due persone importanti, pur nella loro diversità. Paolo è estremamente creativo (lo avrà senz’altro visto seguendo qualche convegno o qualche seminario) ed eccellente come persona. Anche con suo padre, che fu tra i fondatori della Società Psicoanalitica Italiana, ebbi rapporti piacevolissimi ed interessanti. A lui, in uno dei miei viaggi fatti in Italia, confidai il mio entusiasmo verso questo Paese e Perrotti, che conoscevo via via sempre meglio, mi disse “Perché non vieni?” e allora m’invitò...

Sta leggendo qualche libro di particolare interesse in questo periodo, al di fuori dei suoi studi?
Vorrei dirle che nella storia d’Italia ci sono dei personaggi così pittoreschi che sono delle caricature della latinità: uno di essi è Benvenuto Cellini, personaggio davvero singolare. Per lungo tempo, la sera, ho continuato a leggere con gran divertimento la sua Autobiografia, che racconta di una vita avventurosa, ricca di emozioni intensissime, di rabbie tremende da risultare qualche volta perfino comiche. Una figura importante, nella mia storia personale, quella di Benvenuto Cellini, così come quella di
Salgari....

Doriano Fasoli


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