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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


La morte dell'anima.

Conversazione con Marco Vannini
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - maggio 2005
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Nel lavoro di traduzione, qual è l’autore che le ha dato più filo da torcere? E perché?
Indubbiamente proprio il Pellegrino cherubico, perché nel giro di due versi, con i monosillabi o i bisillabi spesso dai molti significati tipici della lingua tedesca (del ‘600, tra l’altro) esprime dei concetti appunto “incommensurabilmente profondi”, con allusioni e giochi di parole che non è facile rendere in italiano. Devo dire però che ho compiuto questo lavoro insieme all’amica poetessa Giovanna Fozzer, che è la traduttrice anche di Margherita Porete.

Qualcuno ha scritto che la prosa di Eckart non lascia più spazio ai sentimenti di quanto non lasci spazio alle visioni. Secondo lei?
E’ vero, almeno nel senso speculativo,
hegeliano, del termine, per cui il sentimento è ciò che non lascia essere lo spirito; e delle visioni poi non parliamo, proprio in quanto quintessenza dello psicologico. D’altra parte però voglio sottolineare che la prosa di Eckhart (ed anche la sua poesia: non dimentichiamo il suo Il nulla divino, Milano 1999) fa spazio alla luce: non alle visioni, ma al vedere, cioè, in ultima analisi, all’essere.

Le piacciono le poesie di Cristina Campo?
Devo molto all’amicizia con Giovanna Fozzer, che di
Cristina Campo è studiosa, la conoscenza e l’apprezzamento anche della sua opera poetica.

Professor Vannini, la definizione dell' "Iliade" come "poema della forza" è di Simone Weil (1909-1943), che - nel suo libro “Il volto del dio nascosto. L’esperienza mistica dall’Iliade a Simone Weil” (Mondadori, 1999) - lei cita abbondantemente in proposito. Che cosa voleva mostrare precisamente la scrittrice francese?
Mostra come nell'Iliade, più che in ogni altro luogo, sia contenuta la comprensione della forza, ovvero della necessità cui l'uomo è soggetto, ed, insieme, nel poema omerico si insegni a non adorare la forza stessa. Nell'Iliade, insomma, è già contenuto il concetto
platonico della trascendenza del bene rispetto all'essere, e questo è il fondamento della mistica autentica, rigorosa negazione di ogni idolatria.

 

Doriano Fasoli
 

 

 

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