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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli
Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera
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Contro la comunicazione.

Conversazione con Mario Perniola
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - ottobre 2005
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Parimenti importante è osservare che la società è diventata scientifica non perché abbia acquistato un grado di complessità tale da sollecitare una considerazione sistematica: complessa la società lo è sempre stata almeno dall'avvento della divisione del lavoro, oppure non lo è mai stata, né è successivamente mutata, se si pensa al controllo che sul lavoro essa ha sempre in qualche modo esercitato. Scientifica la società è diventata mediante l'introduzione di un sistema scolastico e universitario che conferisce a coloro che hanno seguito e superato l'intero corso di studi il monopolio non solo dell'esercizio delle professioni colte, ma anche della direzione del lavoro esecutivo: la scientificità non è separabile da una organizzazione della cultura che rende scientifico tutto il lavoro umano e che fa della scientificità la condizione della sua efficacia. Da un lato infatti la scienza è intrinsecamente operativa perché il suo progetto deve essere verificato attraverso l'esperimento, attraverso la critica delle fonti, attraverso la comparazione: proprio questa operatività intrinseca la separa dalla mera osservazione, dalla mera erudizione, dalla mera cronaca. Dall'altro la professione è intrinsecamente scientifica, perché la sua prestazione si fonda su un corpo di conoscenze sistematicamente ordinate e in continuo sviluppo: proprio questa costante innovazione rigorosamente controllata la separa dal mestiere, oltre che ovviamente dal ciarlatanismo e dalla magia. Ma parliamo di un mondo del quale non esistono che frammenti sconnessi!
Differente è stata l'esperienza del mio insegnamento nei dottorati di ricerca. Qui io sono molto soddisfatto del mio lavoro. La decina di dottorandi che ho seguito hanno tutti trovato occupazioni all'altezza della loro preparazione.

Che posto occupa Georges Bataille nel panorama della letteratura francese del secolo scorso, in particolare? In che cosa consiste la potenza eversiva del suo pensiero? E quali sono state le sue più profonde intuizioni arrivate fino ad oggi, per così dire, intatte?
Penso che l'importanza di
Bataille riguardi più la filosofia che la letteratura. La tradizione culturale dell’Occidente ha posto tra filosofia e sessualità una profonda distanza: da un lato i filosofi hanno per lo più evitato di considerare il sesso, dall’altro la sessualità ha sollecitato la letteratura, ma non la filosofia. È come se tra l’esperienza filosofica e l’esperienza sessuale fosse stata sentita una incompatibilità radicale: la sessualità ha potuto essere oggetto di interesse filosofico solo da un punto di vista morale. Nel corso del Novecento quattro tendenze hanno cercato di colmare questa distanza: la sessuologia, la psicoanalisi, la fenomenologia e il femminismo. Per le prime tre tuttavia l’attenzione resta focalizzata su un sapere pensato come asessuato; per la quarta, la sessualità viene pensata come un dato biologico, oppure come una costruzione culturale, sociale e storica, ma non come un’esperienza dinamica, non come un enigma da cui proviene il senso stesso della filosofia. Il pensiero di Georges Bataille ha recato un contributo fondamentale alla nascita di un quinto orientamento, che propongo di definire con l’espressione philosophia sexualis, per il quale la sessualità costituisce il paradigma dell’esperienza fondamentale dell’essere umano. Per Bataille, tale esperienza, che egli definisce col termine di “sovranità”, ha un rapporto essenziale con la gioia e con il superamento dell’angoscia dinanzi alla morte. L'esperienza sessuale, proprio perché non funzionale rispetto a qualsivoglia risultato, costituisce il modello per eccellenza della sovranità. Essa si configura come “un’impossibilità che tutt’a un tratto si trasforma in realtà”, perché spezza la catena che ci lega all’avvenire e conferisce un’assoluta centralità al presente. Affini al modello della sessualità sono per Bataille la poesia, l’arte, il gioco, il sacrificio, la festa, la sovranità storica, la rivoluzione... e tante altre forme dell’esperienza umana che fanno saltare la logica servile dell’utilità; l’intera storia viene così vista sub specie sexualitatis. Nessuna di esse tuttavia ha potuto sottrarsi ad una specie di “impantanamento nel mondo”, che ne ha offuscato e intorbidato lo splendore. Nemmeno la filosofia si è sottratta a questo destino che l’ha immiserita e resa opaca, inserendola nella routine accademica e trasformandola in un triste sapere. Tutto ciò mostra quanto la philosophia sexualis di Bataille sia lontana dagli orientamenti scientifici della sessuologia e da quelli terapeutici della psicoanalisi. Ma è parimenti lontana dagli orientamenti soggettivistici della fenomenologia e del femminismo. Infatti la sua teoria dell’insubordinazione e della trasgressione non proviene affatto da un pensiero fondato sul soggetto. Anzi, per Bataille, la soggettività è proprio il contrario della sovranità: “soggetto” gli suona come sinonimo di assoggettato, asservito, subordinato.

Blanchot, Barthes, Foucault, Deleuze, Lyotard, Derrida, Klossowski… quale di questi “maîtres à penser” ha avuto occasione di conoscere personalmente? E, tra di essi, in chi ha individuato le proposte teoriche più convincenti?
Di costoro sono stato legato da amicizia con gli ultimi due. Con Derrida, proprio agli inizi del suo percorso filosofico, intorno al 1966, con Klossowski alla fine della sua attività, intorno al 1988. Con Lyotard ho intrattenuto un rapporto per così dire di "complicità politica" che derivava dal comune interesse nei confronti del "comunismo dei consigli".

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