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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


Un tempo per il dolore.

Conversazione con Tonia Cancrini
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - maggio 2005
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“Ciò che trovo straordinario in Tonia Cancrini, e nel suo modo di narrare” – scrive Antonino Ferro nella prefazione al libro Un tempo per il dolore. Eros, dolore e colpa (Bollati Boringhieri, “è la sapienza e la spontaneità con cui mescola e alterna tragitti psicoanalitici, cioè lavoro nella stanza di analisi con i pazienti, con i transiti, i percorsi, i ricordi della sua vita. Riesce così con un’alchimia particolarissima a illuminare e a tridimensionalizzare gli uni con gli altri, in maniera poetica e spesso commovente”.
Psicoanalista, membro ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana, Tonia Cancrini non mostra infatti scollature tra la parola scritta e quella orale. Nella sua casa romana, con affabilità, passione, si dispone a conversare con me, su temi e figure che stanno a entrambi a cuore.

Con chi si laureò, Dottoressa Cancrini?
Mi sono laureata in Filosofia a Roma alla Sapienza con Guido Calogero, professore di Storia della
filosofia, con una tesi sulla coscienza morale nella Grecia antica.

La sua formazione è filosofica: perché decise poi di dedicarsi completamente all’attività psicoanalitica?
La mia formazione è filosofica e per anni ho anche insegnato filosofia. Fino a qualche anno fa avevo la cattedra di Ermeneutica Filosofica a Tor Vergata, la II Università di Roma. In realtà non ho mai smesso di interessarmi alla filosofia, ma la
psicoanalisi mi ha offerto una dimensione del pensare che mi ha aperto nuove prospettive. Se la filosofia mi appariva a volte astratta e lontana dalla vita, la psicoanalisi mi forniva una nuova chiave per capire i problemi dell'affettività e del pensiero.
Poi via via è diventato prevalente l'interesse clinico, ma non direi esclusivo, perché è rimasta viva in me l'esigenza di una dimensione etica e culturale.
Per molti anni è stata la rivista "Psiche" che mi ha offerto l'opportunità di tenere vivo l'interesse filosofico e culturale all'interno della SPI. Una rivista importante "Psiche", che ha tenuto insieme l'amore per la psicoanalisi e per la
cultura. "Psiche" mi permette di ricordare Nicola Perrotti che mi accolse nella Società psicoanalitica e Paolo Perrotti con cui lunga e proficua è stata la collaborazione nella rivista. Sono loro, con Benedetto Bartoleschi, Adda Corti e Roberto Tagliacozzo le persone del mio Centro a cui mi sono sempre sentita legata. E certamente le origini e le radici hanno un senso se, andando poco tempo fa a presentare il mio libro a Pescara ritrovavo con Nicola Perrotti e con Paolo - come è stato sottolineato anche da molti dei partecipanti - non solo la comune matrice abruzzese, ma anche tanti pensieri sul controtransfert, la persona dell'analista ecc. che certamente sottolineano grandi e profonde affinità.

Adda Corti, Roberto Tagliacozzo, Alberto Traverso: lei li ha conosciuti personalmente. Che ricordo ne conserva?
Adda Corti, Roberto Tagliacozzo e Alberto Traverso sono state persone molto importanti nella mia vita e ne ho un ricordo molto vivo.
Di Adda ricordo la sua sensibilità clinica straordinaria, la sua capacità di comprensione dei livelli più profondi dell'affettività. Umanamente era molto simpatica, allegra, anche se aveva le sue stranezze. Ma se si riusciva a entrare in sintonia con lei era capace di dare al rapporto grandi stimoli. La sua passione per la psicoanalisi era incredibile; era con enorme entusiasmo che affrontava ogni problema e ogni difficoltà. Peccato che abbia scritto molto poco, ma certo i suoi pensieri e soprattutto il suo modo di lavorare clinicamente sono rimasti in molti di noi.
Roberto Tagliacozzo era persona disponibile, aperta, molto capace di comunicare il suo amore per la psicoanalisi. Nella supervisione con lui sento di aver fatto, come ricordo nel libro, un'esperienza di grande libertà, un vero scambio a livello profondo. E poi nell'amicizia successiva mi sono sempre sentita arricchita e stimolata. Ricordo i suoi interventi nelle riunioni scientifiche profondi, acuti, precisi, e certamente sono rimaste nella mente di noi che l'abbiamo seguito e ascoltato molte tracce del suo pensiero.
Alberto Traverso lo conobbi come allievo all'Università a Filosofia. Seguiva i miei seminari su
Freud e Melanie Klein ed era persona intelligente, acuta e mostrava sempre un grande interesse e un'attenta partecipazione. In seguito lo ritrovai nella SPI e collaborammo molto soprattutto per "Psiche". Un ricordo bello e dolce è connesso alle lunghe telefonate serali per organizzare la parte filosofica di "Psiche": ci legava un comune entusiasmo per la materia e una consuetudine antica e profonda. La sua morte prematura è stata veramente una terribile perdita.

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