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di Pier Angelo Piai      indice articoli


Condivisione e giustizia sociale

Di Padre Mariano Agosti    Agosto 2012

 

Il cammino personale verso la Pasqua non è soltanto un fatto interiore per il cristiano. È soprattutto un fatto relazionale come afferma il Messaggio di Benedetto XVI: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone». Queste poche parole ci ricordano come la nostra salvezza sia fortemente legata a quella del prossimo, sia nella sfera spirituale che in quella materiale. Questo secondo aspetto fa riferimento alla concretezza dei nostri comportamenti ispirati al dovere della carità e delle opere buone. Il Cristo va cioè riconosciuto in coloro che più soffrono. Esiste infatti un legame profondo, come sottolinea il nostro Pontefice, fra la santità personale, l’attenzione all’altro e la reciprocità. Fare attenzione agli altri, spiega il Papa, significa osservarli nel profondo per fare proprie le altrui miserie spirituali e materiali e portare loro soccorso. Se come cristiani siamo privi di questa attenzione, manchiamo di quella santità cui abbiamo il dovere di tendere per avvicinarci alla santità di Dio in Cristo. Una santità autentica deve dunque passare per il vaglio della fraternità, della solidarietà, della giustizia, della misericordia e della compassione.

Il cammino personale verso la Pasqua ci ha aiutato a riflettere maggiormente sulla malattia che ha colpito il mondo. La dilapidazione delle risorse e il loro accaparramento da parte di alcuni, la mancanza di fraternità fra i singoli e le nazioni sono questa malattia, la causa della quale va ricercata in un sistema economico basato sulla competizione, sull’egoismo, sullo sfruttamento, sulla mancanza di una concreta giustizia sociale. Si tratta di fattori contrari al Vangelo e al messaggio che Cristo ha lasciato all’umanità. La Chiesa non è indifferente alla crisi economica, politica ed etica che stiamo tutti attraversando e ha dedicato le Quaresime all’esercizio di una duplice carità: quella spirituale perché ai cristiani deve stare a cuore la salvezza di tutti, quella materiale perché un cristiano non può distogliere lo sguardo dalle miserie del mondo e dai gravi problemi sociali causati dalla nostra economia e adoperarsi concretamente per rimuoverli nel segno della giustizia e della compassione.

La fede senza le opere (di carità e di bene) è vana, insegnava San Paolo ricordando che la carità sarà l’unica virtù teologale che resterà nel cuore dell’uomo quando sarà al cospetto di Dio e non dovrà più credere in Lui né sperare di vederLo faccia a faccia.

Diversi economisti e filosofi della condivisione ci ricordano che l’attuale crisi economica è assai più grave di come i quotidiani la stanno descrivendo e presto inizierà a minare alla base il benessere dei paesi più ricchi, proprio come sta accadendo negli Stati Uniti, in cui – come ha ricordato di recente l’economista Raj Patel – è in atto un generale peggioramento delle condizioni di vita delle persone. Giusto per essere più precisi, un bambino su quattro non ha cibo a sufficienza per il proprio sostentamento, non è nutrito adeguatamente. Gli esperti non stanno facendo riferimento a un paese in via di sviluppo ma agli Stati Uniti, che rappresenterebbe il cuore e il cervello del sistema finanziario mondiale.

La Chiesa è assai preoccupata e, assieme a questi stessi esperti, denuncia una condizione generale in cui ci sarebbe cibo per tutti (addirittura il 70 per cento in più) ma nella quale l’egoismo di grandi strutture aziendali (le cosiddette multinazionali) impedisce una equa redistribuzione delle risorse alimentari. I poveri – ce ne stiamo accorgendo sempre di più in Italia – stanno aumentando. Il rincaro dei prezzi, i tagli alla spesa pubblica, le tasse che strozzano le famiglie, i licenziamenti e l’aumento della disoccupazione stanno favorendo una precipitosa caduta di tutta l’Europa.

Presto la fascia dei poveri potrebbe aumentare pericolosamente anche nei paesi più progrediti a causa di una crisi finanziaria che tende ad acuirsi progressivamente. Non solo la crescita e la competizione tanto decantate non rappresenterebbero la via d’uscita, ma sarebbero proprio i fattori che ci avrebbero condotto dentro questa stessa crisi economica, per uscire dalla quale occorrerà creare e sviluppare un’economia policentrica fondata sui beni comuni e non solo sulla monocultura del mercato o sull’intervento dello stato. Né le forze spontanee del mercato né l’intervento pubblico da soli potranno risolvere i problemi che ci hanno portato alla drammatica situazione in cui ci troviamo.

Ascoltiamo dunque coloro che, seriamente preoccupati per come si stanno mettendo le cose, parlano di condivisione e di solidarietà, coloro che esortano a cambiare stile di vita nella direzione di una maggiore sostenibilità e partecipazione della cosa pubblica. Non si tratta di persone ingenue o di idealisti dell’ultima ora, ma di uomini e donne concreti e di buona volontà il cui cuore ha intuito che ci troviamo tutti quanti in pericolo se non cambiamo direzione rigettando la competizione fra i singoli e le nazioni.

Questi uomini e queste donne esortano ad abbracciare e a favorire in ogni ambito un’educazione alla condivisione e al sostegno reciproco, che sola può ridare speranza e gioia all’umanità intera, ricostruendo quel senso di comunità eroso dal capitalismo e dalla sua ideologia neoliberista caratterizzata da visione utilitaristica, da allergia alle regole, da individualismo esasperato e perdita dell’orizzonte del prossimo.

L’arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia ha più volte ribadito il fatto che ci troviamo in un momento assai difficile per il nostro territorio. Quest’anno la Quaresima ha coinciso con un momento di particolare difficoltà per tantissimi fratelli e sorelle: molti lavoratori vedono a rischio il proprio lavoro e incerto il futuro; le famiglie cominciano a essere in affanno nel far fronte alle innumerevoli esigenze della vita quotidiana; i giovani non riescono a guardare con fiducia a un futuro che sembra sempre meno accogliente nei loro confronti; e non mancano anche dei segnali di insofferenza verso quanti sono venuti da lontano in cerca di lavoro e sono ora trattati come potenziali e sgraditi concorrenti. Sono tutti aspetti che non possono non toccare il cuore di noi credenti, chiamati a scoprire nelle contingenze della storia i segni del progetto di Dio per collaborare con Lui alla costruzione di una società più giusta e fraterna dell’attuale, che sappia orientarsi verso un’attenta pedagogia della condivisione. Questo tempo difficile, e per un numero sempre più ampio di persone doloroso, può trasformarsi, se illuminato dalla Parola del Signore, in una preziosa opportunità per intraprendere cammini concreti di fraternità e costruire percorsi di autentica solidarietà, in modo particolare con i più poveri e con coloro che sono stati colpiti pesantemente dalla crisi economica in corso. La lotta alla povertà ha bisogno di uomini e donne che vivano la fraternità e siano capaci di accompagnare persone, famiglie e comunità in percorsi di autentico sviluppo umano e spirituale. Può essere inoltre una preziosa opportunità per rendere gli stili di vita più sobri ed equi nell’uso dei beni e dei soldi, cambiando i modelli di produzione e di consumo. In una parola, può diventare l’offerta di una possibilità per cominciare a immaginare e costruire concretamente un mondo che tenga conto di «tutto l’uomo» e di «tutti gli uomini» e in cui il bene comune sia perseguito non solo con sacrificio personale, ma, come stanno sostenendo Raj Patel, Eric Holt-Giménez, Paul Nicholson, Lucas Benítez, Jeremy Rifkin e tanti altri, a partire da una pedagogia della condivisione che rappresenti il vero punto di partenza per uscire dallo stallo in cui ci troviamo e migliorare davvero le cose.

   Padre Mariano Agosti


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