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di Pier Angelo Piai      indice articoli


La famiglia di Gesù

Gennaio 2011

 

Matteo e Luca raccontano nei loro vangeli sinottici alcuni episodi dell’infanzia di Gesù. La sobrietà con cui la descrivono è davvero disarmante: raccontare l’infanzia di Colui che viene dichiarato Figlio di Dio, l’Uomo-Dio che porta la salvezza a tutta l’umanità, avrebbe dovuto essere un’impresa assurda per qualsiasi mistificatore.

Leggendo i due Vangeli si intuiscono le finalità degli autori, che sono quelle di rivelare delle semplici verità, come sono state tramandate oralmente. Se i redattori avessero voluto esaltare in un  processo di mitizzazione la figura di Gesù avrebbero dovuto utilizzare trame e contenuti più eclatanti.

I protagonisti sono una coppia di sposi praticamente sconosciuta. Maria era una semplice casalinga, mentre Giuseppe un artigiano (anche se di discendenza davidica).

Maria genera Gesù in situazioni di emergenza, in un sito piuttosto scomodo lontano dalla loro residenza di Nazareth. I pastori accorrono avvertiti da un angelo e trovano un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia.

In questi racconti la povera quotidianità di gente comune è frammista ad eventi straordinari. Cosa significa?

Altri eventi con situazioni comuni frammiste a quelle straordinarie sono la profezia di Simeone, la venuta dei Magi, la circoncisione, la fuga in Egitto, la presenza di Gesù adolescente tra i dottori del Tempio.

Immaginiamo, allora, un processo di mitizzazione in una ambiente semitico senza alcun contenuto di oggettività storica.

Scaturiscono spontanee queste domande:

  1. Perché questi eventi non sono presenti anche nei vangeli di Marco e Giovanni?

  2. Come mai vengono tratteggiati così pochi particolari per descrivere l’infanzia del futuro Messia?

  3. Per quale motivo esporre in imbarazzo Giuseppe che avrebbe dovuto applicare la legge giudaica del tempo contro le adultere?

  4. Perché ambientare il tutto in una cornice così comune e non in una reggia o in un ambiente socialmente e culturalmente più emancipato?

  5. Perché raccontare la disobbedienza di Gesù dodicenne al tempio?

  6. Come mai sulla crescita di Gesù si usano parole così sobrie: “il fanciullo cresceva e diveniva forte, pieno di saggezza, e la grazia di Dio era su di Lui” - “Venne a Nazareth e stava loro sottomesso”?

  7. Perché questo silenzio sul lungo periodo dall’infanzia all’età adulta di Gesù?

       Pier Angelo Piai
       www.mondocrea.it

 

Chi volesse aggiungere altre domande sull'argomento: e-mail piaipi@alice.it



La stoltezza e la sapienza
di Pier Angelo Piai


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