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Culti dionisiaci - Misteri dionisiaci

 

Culti dionisiaci o Misteri dionisiaci. Con riferimento al Dioniso, dio dell'uva e del vino, nacquero tali culti misterici, che rientrano nell' ambito della religiosità greca, anche se il culto ha origini traciche.
Il mito di Dioniso è uno dei più ricchi e complessi: secondo una narrazione era figlio di Semele e di Zeus, nato dalle ceneri della madre e portato sull'Olimpo da Zeus. Qui la gelosia di Era, moglie di Zeus, lo fece impazzire e da allora peregrinò nelle regioni dell'Africa e dell'Asia, seguito da satiri e menadi. In questo girovagare incontrò Arianna, abbandonata da Teseo, la sposò e ottenne per lei l'immortalità da Zeus. Infine giunse in Frigia dove la dea Cibele lo iniziò ai misteri.

Secondo un altro racconto, invece, Era, gelosa, incaricò i Titani di ucciderlo e, benché Dioniso si fosse tramutato in toro, quelli portarono a termine l'impresa, concludendola anche con un macabro pasto, ma alcuni resti furono raccolti da Apollo che li pose nel suo tempio a Delfi. Defunto, Dioniso scese agli inferi in cerca della madre Semele, la ricondusse sulla terra e poi sull'Olimpo.

 

Tutti questi miti della vita di Dioniso spiegano i caratteri della venerazione di questo dio e dei culti che a lui si richiamano. Innanzi tutto Dioniso è visto come dio liberatore dell'energia vitale, colui che torna dall'oltretomba alla vita. Inoltre la follia del dio era rivissuta attraverso l'ebbrezza come mistica esaltazione ed estasi: nelle cerimonie i seguaci (baccanti) addobbati con pelli di animali, incoronati con corone di pampini, danzavano e suonavano al ritmo del ditirambo e al grido di «eueu».
«L'estasi era considerata una sorta di preludio alla partecipazione del fedele allo spirito divino..., gli adoratori erano convinti infatti che "l'ossesso" fosse posseduto dal dio, come fa intendere il verbo enthusiasmein, che significa essere posseduti dal dio». Un altro elemento del culto dionisiaco è l'omofagia, cioè il cibarsi di carni crude di animali, dilaniati a mani nude, anche in questo caso per ricordare la vita del dio e simboleggiare l'unione con lui.

Il culto dionisaco era presieduto da alcuni sacerdoti, tra cui il falloforo (portatore di fallo) era il sommo, e anche le donne avevano una grande rilevanza; per essere ammessi a tale culto era previsto un periodo di iniziazione che consisteva (come troviamo raffigurato nella Villa dei misteri di Pompei) in un banchetto, un battesimo e un'introduzione nel tempio.
Le feste dei culti dionisiaci o misteri dionisiaci erano numerose, legate principalmente all'inizio e al termine della vegetazione, in ricordo cioè della ciclica nascita e morte di Dioniso, per cui si celebravano le Grandi dionisie in primavera e le Piccole dionisie in inverno. Da queste ha origine la tragedia greca, la cui etimologia deriva proprio da «capro» (tragos), che veniva sacrificato come si è detto, e odia («canto»), e infatti il grande teatro di Atene, centro dell' arte tragica, era chiamato teatro di Dioniso.
Non va dimenticato che a causa dei caratteri orgiastici i misteri dionisiaci erano vietati a Roma nel periodo repubblicano; solo in età imperiale il divieto fu abolito e i misteri si diffusero in tutto l'Impero.

Tratto da: Dizionario delle Religioni di Francesca Brezzi – Editori Riuniti (1997)

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