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Anassagora


Anassagora di Clazomene (ca.500-428 a.C.)
L’arrivo di Anassagora ad Atene, nel 462 circa, si può considerare un evento storico per la filosofia, dal momento che per la prima volta nella città dell’Attica si creò una cerchia e successivamente una scuola che affrontò e promosse gli studi filosofici. Tra i discepoli di Anassagora si possono considerare Euripide, Archelao e, probabilmente,
Socrate (che fa un accenno all’insegnamento di Anassagora nel Fedone di Platone). Fu amico e maestro di Pericle, dal quale ricevette protezione politica. Nonostante il favore pericleo, Anassagora venne incriminato nel 432 con l’accusa di asebeia (empietà) per le sue teorie cosmologiche che, secondo il capo di imputazione, confutavano la natura divina dei corpi celesti, implicando anche la negazione dell’esistenza degli dèi. Colpendo Anassagora gli ambienti conservatori di Atene vollero indebolire la politica democratica di Pericle e l’influenza della scuola filosofica sulla città. Anassagora scampò al processo fuggendo a Lampsaco, nell’Asia minore, dove tenne ancora scuola.

Della dottrina di Anassagora si può dire che, in un certo senso, essa possa rappresentare il ponte tra la vecchia speculazione filosofica e la nuova, tra l’idea di un’omogeneità e un’unità del tutto di stampo parmenideo (fr. 17: “…niente nasce né perisce, ma da ciò che esiste si riunisce e si separa”) e il pluralismo di Empedocle come degli atomisti. L’essere non è immobile né privo di determinazioni, bensì una totalità che originalmente prende avvio da una mescolanza (migma) in cui si trovano i principi, un numero infinito di semi (spermata), di particelle qualitative infinitamente divisibili che, proprio attraverso la loro combinazione, la loro unione, costituiscono le cose. Il nome di omeomerie con cui si definirono queste particelle similari, parti omogenee, deriva dalla definizione di Aristotele (in De generatione I, 1, 314 a 18). La nascita è una riunione, una mescolanza di queste parti, la morte una separazione, una disgregazione delle stesse. “In ogni (cosa) c’è una particella di ogni (cosa)” (fr. 11), il tutto è in tutto, ossia in ciascun elemento si rinvengono le frazioni minutissime delle parti omogenee di altri futuri elementi che si generano dal primo, come esplica Lucrezio (99-53 a.C.) nel De rerum natura I 830 ss.: “Dapprima, quando egli parla di omeomerie delle cose,/ è evidente che ritiene che le ossa derivino da particelle minute/ di ossa, e da particelle minute/ di viscere nascono le viscere, e che il sangue è formato/ da gocce di sangue tra di loro molto coese/ e che da scaglie auree possa consistere/ l’oro, e la terra concresca da piccole parti di terra,/ e il fuoco dal fuoco, l’umore acqueo dall’umore”.

La suprema organizzazione di questa mescolanza è opera dell’Intelletto (nous), l’autocrate che non si mischia alle altre cose, essendo esso la materia più leggera e più sottile dotata di conoscenza e di forza di movimento. Con questo principio finalistico introdotto da Anassagora all’interno della sua dottrina sulla natura, si inaugura un aspetto teleologico non mitologico che influenzerà la speculazione filosofica successiva (fr. 12, 13, 14).

a cura di Marco Vignolo Gargini
fonte:
www.biblio-net.com

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