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Arte
di
Francesco Morante

 

"Per sfuggire al mondo non c'è niente di più sicuro dell'arte e niente è meglio dell'arte per tenersi in contatto con il mondo."
Johann Wolfgang Goethe

 

Cosa è l’arte
Il significato della parola «arte» non è definibile in maniera univoca ed assoluta. La sua definizione è variata nel passaggio da un periodo storico ad un altro, e da una
cultura ad un’altra. Tuttavia, pur nelle diverse connotazioni finora date al concetto di «arte», scegliamo alcune caratteristiche che possiamo ritenere costanti:

«arte» è il prodotto della creazione umana;

non tutta la produzione umana è «artistica», ma solo quella che ha una qualità superiore.

Per capire le due affermazioni precedenti, consideriamo la realtà. Essa è formata da cose prodotte dalla natura (rocce, acqua, alberi, ecc.), che definiamo «naturali», e cose prodotte dall’uomo (case, telefoni, automobili, ecc.), che definiamo «artificiali». Quindi tutto ciò che l’uomo produce rientra in una categoria distinta. In questa grande categoria dell’«artificiale» rientra anche quella parte della produzione umana che definiamo «arte». Ma l’arte non si definisce perché produce quadri e non automobili, ma perché produce qualcosa di migliore rispetto alla media. Un quadro può essere un’opera d’arte (ma può anche non esserlo) così come anche un’automobile può essere un’opera d’arte. In ogni settore dell’attività umana vi è un top di eccellenza i cui prodotti rappresentano, in quel settore, delle opere d’arte.
Facciamo un altro esempio: costruire tavoli non è un’attività con finalità propriamente artistiche, tuttavia anche in questa attività l’uomo può dare il meglio di sé, scegliendo materiali migliori, progettando una forma diversa, eseguendo con maggior cura la realizzazione del manufatto. Ciò che verrà fuori sarà un tavolo migliore degli altri, e che non è improbabile possa anche finire in un museo.

Per recuperare il significato che tradizionalmente attribuiamo alla parola «arte», dobbiamo effettuare un’altra considerazione. Tra le attività umane ve ne sono alcune con finalità spiccatamente utilitaristiche (le attività industriali in genere), altre con finalità spiccatamente espressive (letteratura, teatro, cinema, pittura, danza, ecc.). Queste ultime possono avere finalità diversissime (poetiche, ludiche, propagandistiche, conoscitive, ecc.) ma hanno tutte in comune un tratto saliente: operano sui mezzi di comunicazione, ovvero sui linguaggi che permettono la comunicazione tra gli esseri umani.

Quando si parla di linguaggi si entra in un territorio di enorme complessità, tuttavia è intuitivo e per nulla complesso comprendere come la comunicazione possa utilizzare linguaggi tra loro molto diversi. Alcuni linguaggi utilizzano le parole, altre i suoni, altre le immagini, altre le forme, altre i gesti e i movimenti. I linguaggi di sole parole generano la letteratura e la poesia. I linguaggi di soli suoni generano la
musica. I linguaggi di sola gestualità generano le arti mimiche. I linguaggi di gestualità e di musica generano la danza. E così via. I linguaggi che utilizzano le forme e le immagini generano quelle arti che noi definiamo «visive».

In realtà quando si usa la parola «arte», nella maggioranza dei casi si intende quella «visiva», anche se non viene specificato. Tuttavia questa è una semplificazione che può generare qualche errore, facendo ritenere che è artistica solo quell’attività che produce quadri o sculture, ma ciò, per quanto finora detto, non è assolutamente vero.

Concludendo quando abbiamo detto, possiamo trarre alcune semplici considerazioni. Un albero non può essere un’opera d’arte: non è stato fatto dall’uomo e quindi non rientra nell’insieme delle cose artificiali (alcuni studenti mi hanno chiesto se un bonsai può essere considerato un’opera d’arte: in questo caso sì).
Un quadro non è un’opera d’arte: lo è solo un quadro fatto bene.

Ma come si fa a capire, o decidere, quando un quadro, o una scultura, è un’opera d’arte? Questo è il grande problema che rende affascinante lo studio della storia dell’arte. Non esiste una risposta univoca o un metodo infallibile per stabilire cosa è «arte». In questo problema rientrano capacità di giudizio e di valutazione molto variabili da individuo ad individuo e da epoca ad epoca. Diciamo, in senso generico, che la valutazione di ciò che è «arte» deriva sempre da una operazione di tipo storico-critica. Non esistono leggi che stabiliscono che Picasso può essere considerato un’artista ma non può essere considerato tale il mio dirimpettaio che pure si diverte a dipingere tele. È solo la storia e la critica che ci danno gli strumenti (o le motivazioni) per decidere quale pittore può essere considerato un artista e quale no.

Realtà e rappresentazione
Le funzioni che l’arte può svolgere sono molteplici. Tuttavia è, a mio parere, inconfutabile che l’arte sia nata con la funzione di rappresentare la realtà. Poi l’arte è divenuta un linguaggio per comunicare con gli altri, ma inizialmente essa servì a conoscere la realtà attraverso la rappresentazione.

In pratica l’Artista compie due processi fondamentali:
1) percepisce la realtà;
2) la interpreta facendosene un’idea.
A questo punto nasce la rappresentazione.
Essa può essere anche solo una immagine mentale, ma nel caso che a noi interessa questa rappresentazione diviene o un’immagine concreta o un oggetto.

A prescindere dal campo artistico, qualsiasi rappresentazione è sempre una conoscenza della realtà. E la conoscenza è sempre una rappresentazione.

A questo punto vale la pena capire come si suddividono le rappresentazioni. Esse sono di due tipi fondamentali: le rappresentazioni analogiche e le rappresentazioni logiche. Le prime nascono da un rapporto di analogia con la realtà (imitano le forme che percepiamo guardando), le seconde si affidano al logos (alla parola quale
simbolo che descrive la nostra idea della realtà).

Facciamo un semplice esempio: la fotografia di una sedia è una rappresentazione analogica, la parola «sedia» è anch’essa una rappresentazione, ma di tipo logico. In pratica se la rappresentazione è principalmente rappresentazione degli elementi percettivi (ciò che si vede) diciamo che essa è analogica. Se invece la rappresentazione tiene più conto della nostra idea o concettualizzazione della realtà (ciò che pensiamo) essa diviene di tipo logico. Le rappresentazioni logiche ricorrono in genere a simboli o segni di tipo linguistico (parole) o matematico (
numeri e formule). Le rappresentazioni analogiche usano quasi esclusivamente le immagini.

Ma l’immagine non sempre è analogica: può anch’essa essere di tipo logico. Ma prima di proseguire bisogna introdurre un altro concetto: quello di
naturalismo. Definiamo una rappresentazione naturalistica quando essa è uguale alla percezione. Viceversa una rappresentazione è antinaturalistica quando è diversa dalla percezione. Facciamo un esempio. Un ritratto eseguito da Raffaello è un’immagine naturalistica; la scomposizione cubista di un volto come realizzata da Picasso è una rappresentazione antinaturalistica.

In pratica anche nella costruzione dell’immagine si può dare prevalenza o agli elementi della percezione o a quelli dell’interpretazione. Nel primo caso diciamo che l’immagine è di tipo naturalistico, e quindi l’arte che la produce si muove in un sistema ottico. Nel secondo caso diciamo che l’immagine è di tipo antinaturalistico, e quindi l’arte che la produce si muove in un sistema concettuale.

Tutta la storia dell’arte si è mossa in questi due ambiti fondamentali: il sistema ottico e il sistema concettuale, producendo opere che sono variamente collocabili tra rappresentazioni naturalistiche e rappresentazioni antinaturalistiche.

fonte:
www.francescomorante.it

 

Invitiamo a leggere:

- La riflessione: Che cosa è l'arte? di Antonio Pilato
- Il testo di Rossella Semplici: Arte e Salute
- Il testo: L'autonomia dell'arte di Ezio Saia

- Tra le Rubriche d'Autore: Riflessioni sulla Simbologia di S. B. Brocchi

 

- link suggeriti: arte concettuale  -  simbolo  -  simbolo nell'arte

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