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Henri Bergson

Henri Bergson, filosofo francese (Parigi 1859-Auteuil 1941). Gli studi di Bergson spaziano dalla matematica alle lettere, alla filosofia. Dopo aver frequentato l'École Normale, insegnò nei licei e successivamente nella stessa École Normale, al Collège Rollin e al Collège de France. Accademico di Francia nel 1914, nel 1927 ottenne il premio Nobel per la letteratura. Negli ultimi anni della sua vita il suo pensiero si orientò sempre più verso il cattolicesimo (Bergson era di origine ebraica). Nella formazione di Bergson si ritrovano correnti filosofiche diverse: dal positivismo evoluzionistico di Spencer allo spiritualismo di Boutroux. Il suo pensiero ha influito sul pragmatismo americano e sullo spiritualismo francese e italiano e ha avuto importanza anche in campi diversi da quello strettamente filosofico.

LA COSCIENZA
Primo dei temi fondamentali di Bergson è la
coscienza. La scoperta da cui l'Essai sur les données immédiates de la conscience (1889) muove è la consapevolezza di un'irriducibilità tra qualità e quantità e conseguentemente tra vita esteriore e interiore. Ciò che è esterno - ed è questo che costituisce l'oggetto proprio della scienza - si distingue per differenze quantitative. Lo spazio esprime bene questa esternità di un oggettorispetto a un altro. Ciò che invece fa parte della coscienza, pur essendo molteplice e diverso, non è esterno in questo stesso senso. Ciò che rispetta questa molteplicità senza ridurla a esternità spaziale è il tempo. Non tuttavia quale lo presenta la scienza (misura della concomitanza di due mobili in due spazi), ma un tempo che sia durata reale, che consenta d'intendere istanti successivi come qualitativamente diversi, pur mantenendone la reciproca compenetrazione e la perenne capacità creativa. Molteplicità qualitativa, compenetrazione reciproca, perenne creatività sono perciò le caratteristiche del tempo come durata reale. Esse si oppongono alla concezione spazializzatrice del tempo, in cui, invece, ci troviamo di fronte a esternità quantitativa, reciproca indifferenza, ripetizione dell'identico e reversibilità del fenomeno. La polemica contro lo spazio vale anche contro la necessità. Il determinismo si regge infatti sulla constatazione che cause identiche producono effetti identici. Ma nella coscienza non esiste nulla di identico e quindi nulla di prevedibile. Ciò non significa naturalmente che non esistano cause di un fenomeno, ma piuttosto che nessun singolo effetto può essere ricondotto a un'unica causa. La causa è propriamente l'intera coscienza. Si può dunque affermare che quanto più tale causalità, scaturendo dal profondo dell'io, sarà forte, tanto più ci troveremo in presenza di un atto libero.

L'UNIVERSO
L'indagine sulla coscienza si mostra tuttavia insufficiente a intendere tutti gli aspetti della realtà. Occorre perciò porre la nostra attenzione sull'intero universo. Esso ci si presenta come continua novità e perenne conservazione. Queste due caratteristiche trovano la loro spiegazione nello slancio vitale, la vita stessa che
anima dall'interno tutto l'universo, rendendo ragione di quell'evoluzione creatrice che percorre l'intera natura. L'evoluzione è così perenne novità. Lo slancio vitale è come un proiettile che scoppia e le cui schegge continuano a scoppiare successivamente perdendo man mano d'intensità (L'évolution créatrice, 1907). L'ostacolo principale allo slancio è dato dalla materia. Bergson aveva affrontato una prima volta il problema della materia in Matière et mémoire (1896), cercando una conciliazione tra spirito e materia con una riflessione sulla memoria. In un orizzonte diverso, questa volta cosmico, si ripresenta ora a Bergson il medesimo problema. Difficile è intendere univocamente la soluzione che egli ne dà. Da un lato sembra che la materia sia un ostacolo esterno allo slancio, che ne impedisca il cammino, costringendolo a trovare vie di evoluzione nuove, dall'altro sembra invece che la materia sia solo lo slancio che ha perduto la propria creatività e che diviene ostacolo allo slancio successivo. L'incertezza tra dualismo e monismo e la difficoltà di rendere ragione della materia permangono tuttavia costantemente nel pensiero di Bergson.

L'UOMO E LA NATURA
Bergson studia negli animali le due linee che portano l'una agli artropodi, l'altra ai vertebrati, la cui massima espressione è l'uomo.
Istinto e intelligenza caratterizzano rispettivamente l'una o l'altra direzione. L'istinto è una facoltà pratica, ereditaria, specifica, inconsapevole, non creativa. L'intelligenza è una facoltà pratica, non ereditaria, non specifica, consapevole, creativa. Istinto e intelligenza hanno dunque caratteri opposti, ma sono entrambi facoltà pratiche, volte all'azione. L'animale di fronte all'ambiente reagisce immediatamente e inconsapevolmente attraverso l'istinto, l'uomo invece reagisce mediatamente e consapevolmente attraverso l'intelligenza, producendo oggetti artificiali che lo aiutino alla sopravvivenza. L'uomo è anzitutto Homo faber. L'intelligenza tuttavia, pur essendo volta all'azione, testimonia della padronanza che l'uomo ha della materia. L'uomo con l'intelligenza produce oggetti. È questo il segno di una più profonda creatività di cui è capace. L'intuizione soltanto, come consapevole ritorno dell'intelligenza all'istinto, è in grado di cogliere queste cose, identificandosi con la visione dello spirito. Bergson ha così fondato anche da un punto di vista gnoseologico la contrapposizione tra mondo dell'interiorità e mondo dell'esteriorità. L'intuizione consente di cogliere tutto ciò che il metodo scientifico per sua natura lascia da parte.

L'UOMO E LA SOCIETÀ
Compito dell'uomo è garantire il continuo crescere dello slancio vitale, impedendo che si arresti di fronte alle resistenze della materia. La funzione cosmica dell'uomo deve esercitarsi anche nei confronti della società. Esistono due tipi di società: una chiusa e una aperta. Società chiusa è quella in cui prevalgono le forze di conservazione, in cui l'individuo è subordinato all'insieme, in cui i membri sono collegati solo in virtù di forze naturali. Società aperta è quella in cui prevalgono le forze di crescita, in cui l'individuo è libero nella sua capacità inventiva, in cui i membri sono collegati da una forza spirituale. Conservazione e progresso sono i termini che caratterizzano questi due tipi del vivere sociale. A essi corrispondono due tipi di morale e di
religione. Da un lato morale chiusa e religione statica, dall'altro morale aperta e religione dinamica. L'una mantiene l'uomo schiavo dei miti e della paura; l'altra ne libera invece lo slancio verso Dio (Les deux sources de la morale et de la religion, 1932). Essa è perciò misticismo, ma misticismo attivo quale i grandi santi del cristianesimo hanno saputo mostrarci. Altre opere: Le Rire (1900), L'énergie spirituelle (1919), Durée et simultanéité, à propos de la théorie d'Einstein (1922), La pensée et le mouvant (1933).

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