La Bhagavad Gita "Canto del Beato" è un breve poema sanscrito di appena 700 versi (sloka), inserito nel grande poema epico Mahābhārata, quest’ultimo contiene praticamente tutte le tradizioni normative, religiose, mistiche e meta-storiche dell’India antica. La Bhagavad Gītā, denominata “il Vangelo dell’India”, è l'opera classica più famosa della letteratura religiosa indiana ed è il testo sacro per gli Hare Krishna.
[...] Che cosa si propone la Bhagavad-gita? Il suo fine è quello di liberare gli uomini dall'igno-ranza a cui li ha costretti l'esistenza materiale. Ogni giorno l'uomo si trova alle prese con mille difficoltà. Arjuna, per esempio, sta per affrontare una guerra fratricida; deve o non deve combattere? Chiuso nel suo profondo dilemma, egli cerca una soluzione rivolgendosi a Krishna, che gli espone allora la Bhagavad-gita. Come Arjuna, anche noi siamo immersi nell'angoscia a causa dell'esistenza materiale, che consideriamo come l'unica realtà. Ma noi siamo fatti per soffrire, perché siamo eterni e la nostra vita in questo mondo illusorio (asat) è solo passeggera. Tutti gli esseri umani soffrono, ma ben pochi indagano sulla loro vera natura o sulla ragione della sofferenza. Nessuno sarà veramente perfetto se non si chiede il perché della sofferenza, se non la rifiuta e sceglie di porvi rimedio. Possiamo considerarci uomini solo quando questa domanda si affaccia alla nostra mente. Il Brahma-sutra chiama questa ricerca "athatho brahma-jijñasa". Se l'uomo non cerca la Verità Assoluta, ogni sua attività rimarrà imperfetta. La Bhagavad-gita è fatta proprio per rispondere a coloro che si chiedono: "Perché siamo soggetti alla sofferenza?", "dove andremo dopo la morte?" Chi cerca sinceramente, chi vuole trovare la risposta deve, come Arjuna, mostrare un rispetto totale alla Persona Suprema.Utenti connessi |
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