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  • La vita di Confucio

  • Canone del confucianesimo

  • L’etica confuciana

  • Neoconfucianesimo

 

Confucianesimo
È questo il termine usato dagli occidentali per indicare una scuola di pensiero cinese, «scuola dei letterati», che si costituì intorno all'opera di Kong fuzi, latinizzato in Confucius: se questi non può essere considerato il fondatore come Buddha o il Cristo, tuttavia fu l'organizzatore e riordinato re di un vasto materiale, patrimonio dell'antica religione cinese, che in un particolare momento della travagliata vita cinese assunse il valore di diga al disfacimento morale e spirituale. Per questa religione si può dire, come per il taoismo e in genere per la cultura cinese, che molto stretto è il legame e il rapporto con la vita politico-sociale e quindi con il sostrato morale e intellettuale della antica civiltà.
Se pertanto inizialmente si può definire (e cosi è stato definito) il confucianesimo come un umanesimo etico, dal momento che l'interesse per l'umano è uno dei suoi punti di forza, dobbiamo poi concentrarci sulla sua indiscutibile dimensione religiosa.

 

La vita di Confucio

Confucio visse nel periodo detto delle Primavere e Autunni (770-454 a.C.), nacque nel 551 a.C. nell'odierna località di Zhufou, principato di Lu, morì nel 479 a.C.; anche se la sua vita è avvolta nella leggenda sembra che non abbia avuto una esistenza particolarmente brillante per incarichi o impegni: inizialmente fu al servizio della famiglia feudale di Qi, come sovrintendente dei granai e dei campi, a ventidue anni divenne insegnante, circondandosi di ragazzi di tutte le condizioni. Momento determinante di una esistenza fino ad allora grigia fu il viaggio che intraprese a Luoyi dove compi ricerche, e dove sembra sia avvenuto l'incontro con il fondatore del taoismo, Lao-zi.
Dal viaggio Confucio tornò con la fama di saggio stimato e rispettato, si impegnò con il suo insegnamento a riformare la società, sia in senso politico-sociale che in senso religioso, reinterpretando le antiche norme e le antiche dottrine affinché fossero di aiuto per il presente.
Caduto in disgrazia presso il principe Ding di Lu, di cui era nel frattempo diventato ministro, Confucio trascorse gli ultimi anni della sua vita peregrinando per tutta la Cina, insieme con i suoi discepoli, occupandosi altresì di poesia e musica. Si dedicò anche alla raccolta delle testimonianze e memorie dell'antichità, contribuendo direttamente o indirettamente alla costituzione dei Cinque Libri classici del confucianesimo.

 

Canone del confucianesimo

Gli scritti canonici sono nove.
Cinque sono i libri classici (jing): il Libro delle mutazioni o I­ching, il Libro della storia o Shu-ching, il Libro delle elegie o Shih-ching, il Libro dei riti, o Li-ching, gli Annali della Primavera e dell'Autunno. Se un tempo questi testi erano tutti attribuiti a Confucio, sia come autore che come editore, gli studiosi contemporanei ritengono che solo il nucleo di molti libri risalga a lui, e che ciascuna opera si è poi sviluppata nel corso di periodi molto lunghi e quindi variamente aumentata.
Accanto a questi vanno ricordati i quattro libri (shu): i Dialoghi in cui gli insegnamenti di Confucio sono presenti nella vivezza dell'insegnamento e nel dialogo con i suoi discepoli; il Libro di Mencio, raccolta di conversazioni, il Daxue o Grande insegnamento, breve trattato politico-filosofico, e Zhongyong o Il giusto mezzo, indicato nell'equilibrio interiore.

 

L’etica confuciana

Come si è detto Confucio si dedicò molto all'educazione dei giovani, e questo perché egli era convinto innanzi tutto che la riforma della collettività si sarebbe attuata solo attraverso la rigenerazione del singolo e della famiglia, ma soprattutto riteneva la virtù una ricchezza interiore che ognuno può acquisire, dal momento che la natura umana di per sé non è né buona né cattiva; da qui l'importanza di una giusta educazione.
Il fine dell'etica confuciana sarà quello di formare dei saggi, cioè dei nobili di spirito, e se non si raggiungerà tale scopo gli uomini si comporteranno come degli stolti: il centro di essa è il concetto di jen, concetto introdotto proprio da Confucio, che tuttavia rielabora altresì i concetti di li e di Ming, già presenti nella filosofia cinese.
Il termine li è complesso perché indica sia l'armonizzazione dell'uomo con la natura, sia l'osservanza di regole e riti religiosi, sia infine l'amore per il sereno vivere sociale.
Il li è la forza ordinatrice che guida l'uomo nei suoi doveri sia verso gli altri uomini (rispetto, cortesia, tatto, decoro, autocontrollo) sia verso gli esseri spirituali superiori, che secondo l’antica religione erano il T'ien (cielo), o dio supremo da cui il sovrano riceve il regno e i sudditi, sui quali governa tramite il Mandato dal Cielo (Ming o T'ien-ming). Per Confucio la vita individuale e la storia della nazione sono oggetto della particolare provvidenza del Cielo, ed ogni uomo è responsabile nei confronti di esso.
Ma il novum della dottrina confuciana è rappresentato dall'elaborazione della virtù detta jen, o giusta organizzazione delle relazioni umane: «Essa è infatti associata alla lealtà - lealtà nei confronti del proprio cuore e della propria coscienza - alla reciprocità - rispetto e stima per gli altri» (J. Ching, 1989).
Come si evince jen può indicare un complesso di virtù (bontà, benevolenza, mitezza) che potremmo sintetizzare come umanità, e se talvolta in Cina si definiva ciò come caratteristica del nobile nei confronti dell'inferiore, per Confucio è una virtù universale, la virtù che costituisce il saggio, l'essere umano perfetto, stadio raggiungibile da tutti, anche se egli divide gli uomini in tre categorie: i saggi o uomini perfetti, che costituiscono il modello da seguire avendo raggiunto il grado pili alto della perfezione (per esempio gli imperatori della Cina), i nobili, o uomini superiori, infine gli uomini comuni che costituiscono la maggioranza.
Un aspetto importante della religione confuciana è il suo sbocco nell' ordine politico o meglio il suo presentarsi anche come «religione civile»: la dottrina dello jen viene infatti estesa all'ambito politico e si parla di governo benevolo come quello costituito di persuasione morale e il cui capo è esempio di integrità morale e dedizione disinteressata.
Se il saggio confuciano è stato descritto come dotato del cuore del saggio e della sapienza del re, anche l'uomo viene sempre concepito in armonia con se stesso e con la società, e questa rispecchia a sua volta la perfezione spirituale ed etica. Come «religione civile» inoltre il confucianesimo acquisì, oltre al ruolo di culto di Stato, tutta una serie di grandi rituali, messi in atto dallo stesso imperatore per onorare il Cielo (culto importantissimo in Cina fino al XX secolo) e la Terra e i suoi antenati. Il culto degli antenati, in particolare, è un aspetto molto noto della religione cinese: un tempo prerogativa solo dei nobili, in seguito diventerà parte dell'ortodossia statale. Ancora oggi in molte case cinesi di Hong Kong o Taiwan si può trovare l'altare degli antenati, sul quale vengono deposte tavolette commemorative.
Altri rituali poi erano dedicati al sole, alla luna e agli spiriti terrestri, o a divinità minori, nonché a quei saggi e magistrati incorruttibili venerati come dèi della città. In seguito anche Confucio divenne oggetto di culto. Il confucianesimo verrà poi sviluppato dai seguaci di Confucio, tra cui vanno ricordati Mengzi (latinizzato in Mencius) e Hsun-tzu. Il primo, vissuto fra il 372 e il 289 a.C., perfezionò il pensiero di Confucio in senso piu ottimista, parlando di una innata bontà degli uomini e di un amore universale di Dio per tutti gli esseri.
Nel Libro di Mencio si trova una significativa evoluzione nel termine «cielo»: se da Confucio talvolta era considerato quale divinità personale, Mencio con frequenza afferma: «L'uomo porta il cielo nel proprio cuore, per cui se uno conosce il proprio cuore e la propria natura, conosce anche il cielo», accentuando quindi il valore del cielo come forza immanente, fonte e principio delle leggi e dei valori etici.
Hsun tzu (312-238 a.C.) al contrario ha una visione piu pessimista, ma, secondo lui, l'uomo, pur fondamentalmente cattivo, può tuttavia raggiungere la perfezione con una severa e giusta educazione morale. A suo parere infatti il male presente nella natura umana tende al proprio contrario e quindi l'opera educativa può essere molto importante.

 

Neoconfucianesimo

All'epoca della dinastia Song (960-1280 d.C.) si sviluppò il neoconfucianesimo iniziato da Zhou Dunyi. Il termine neoconfucianesimo comunque è improprio, o meglio è un termine occidentale: «I cinesi designano la posteriore evoluzione del confucianesimo come modo di pensare metafisico (Li-hsueh) ... è una nuova espressione del pensiero confuciano, fondata su un ristretto corpus di testi classici, reinterpretati come risposta alla sfida buddhista» (J. Ching, 1989).
Una caratteristica del neoconfucianesimo è la trasmissione orale: mentre in precedenza si era dato grande impulso al commento dei classici e alla pubblicazione di trattati, adesso si trascrivevano le conversazioni (yu-lu) con i maestri, considerati come saggi che davano insegnamenti ineffabili.
Il maggior pensatore del neoconfucianesimo è Zhu Xi (1130-1200), filosofo sistematico e padre dell'ortodossia confuciana, esemplare coordinatore di elementi taoisti, buddhisti, oltre che rinnovatore del confucianesimo.
Significativa è la sua dottrina del Grande Ultimo, che esprime non solo la visione cosmologica ma anche la sua ontologia: interrelazione di uomo e mondo, microcosmo e macrocosmo. Il Grande ultimo rappresenta una sorta di archetipo primordiale e totalità ultima, a cui l'essere umano come vertice dell'universo partecipa.
La natura umana originariamente buona si è venuta corrompendo, da qui la necessità dell'autoeducazione intesa come duplice sforzo: «Riverenza verso la propria natura intima e la sua capacità di bene, da una parte, e investigare la conoscenza ed estensione delle cose dall'altra». E in questo contesto Zhu Xi attribuisce importanza alla pratica della meditazione o dello starsene seduti tranquillamente, tendendo all'incremento della propria natura morale.
Altri pensatori più recenti sono Kang Yowei (1858-1927), vero e proprio interprete del confucianesimo religioso, e Liang Qichao (1873-1929), che invece ne evidenzia le caratteristiche di religione civile.
Il confucianesimo si è diffuso in Corea, dove divenne materia di esame per gli impiegati statali, e in Giappone, dove ha connotato il rapporto di sottomissione tra sovrano e suddito. I confuciani giapponesi sono quasi sempre dei samurai, guerrieri pronti a trovare una morte onorevole secondo il codice etico detto Bushido o Via dei guerrieri.

 

Tratto da: Dizionario delle Religioni di Francesca Brezzi – Editori Riuniti (1997)


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