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Eraclito di Efeso

Eraclito di Efeso completa, recupera e va oltre i filosofi precedenti. Egli é il grande della scuola ionica, e il suo ultimo pensatore. Per inciso: nessun filosofo supera un altro in grandezza o giustezza, è la nostra impressione del pensiero di Eraclito, il senso che questo pensiero ha per noi, che ci fa dire”fu il più grande”; ma in filosofia ogni pensiero è “grande”, anzi, è l’atto del pensare la vera grandezza della filosofia. E’ un pensatore di cui noi abbiamo un notevole numero di testi, circa 130 frammenti, alcuni dei quali di 7 o 8 righe. Si tratta perciò di un corpus abbastanza completo sul quale possiamo svolgere congetture filologicamente ben fondate per conoscere più profondamente il suo pensiero. E’ bene fare subito due premesse. La prima è che seguendo l'ordine cronologico dovremmo parlare prima di Pitagora e poi di Eraclito (540 – 480 a.C.), perché Pitagora viene prima (le testimonianze degli antichi indicano di lui “’l’acme” della vita intorno al 530 a.C. quando Eraclito doveva avere più o meno 10 anni). Egli vive un poco prima o forse è coetaneo di Parmenide, che fa riferimento al suo pensiero, mentre esplicitamente non c'è alcun riferimento da parte di Eraclito al pensiero di Parmenide. Eraclito cita invero Pitagora più volte nei suoi scritti. Ma siamo costretti a parlare prima di Eraclito perché del pensiero di Pitagora noi non conosciamo quasi nulla. Perciò è bene trattare di Pitagora dopo Eraclito e dopo Parmenide, e casomai noi possiamo fare riferimento a frammenti che riguardano la Suola Pitagorica, che riprenderà alcuni temi dell'insegnamento di Pitagora, (e fino a che punto non possiamo poi dirlo), ma che però si riferiscono a periodi posteriori ad Eraclito.

Non sappiamo con esattezza se i frammenti di Eraclito pervenuti sino a noi (nelle citazioni inserite nelle opere di altri antichi autori giunte sino a noi)i facessero parte di un libro scritto in forma sistematica. E’ sicuro che Eraclito scrisse un libro intitolato Sulla natura (Perì physeos), ma in quale forma lo abbia scritto, non ci è dato saperlo con sicurezza. Per diversi motivi, alcuni studiosi pensano che Eraclito abbia scritto il suo libro sotto forma di aforismi o sentenze e che Eraclito stesso non abbia dato forma sistematica al suo pensiero, anche se il suo è un pensiero sistematico, che volutamente vuole essere ermetico. Perciò i frammenti che oggi possediamo potrebbero anche essere una parte di quelle sentenze che costituivano il libro originario.

Eraclito vive anch'egli nelle colonie dell'Asia Minore, ad Efeso, appartiene ad una famiglia delle più importanti. Secondo le testimonianze dell’epoca, la sua famiglia avrebbe regnato su Efeso,ed Deraclito avrebbe assunto funzioni sacerdotali nel tempio di Artemide. La tradizione ce lo descrive come un temperamento orgoglioso, solitario, sprezzante. Soprattutto gli antichi riconoscevano il carattere ermetico del testo di Eraclito e lo soprannominavano l'"oscuro" (Skoteinòs). Pare che Eraclito volutamente si esprimesse in modo oscuro, perché non si pensasse nemmeno di interpretare il suo pensiero, che evidentemente nella mente del filosofo era compiuto in ogni suo aspetto. Scrive perciò in uno stile oratorale, dà delle sentenze, dà dei responsi, volutamente senza diffondersi. Alcune testimonianze raccontano che egli avesse posto il suo manoscritto nel tempio di Artemide, proprio per indicare che la sua opera era somma, ispirata dalla Dea. Era un aristocratico, convinto di essere il migliore del suo tempo.

É anche un pensatore molto complesso, che ha messo in luce molti nodi del pensiero, che saranno successivi problemi della filosofia. Da una parte chiude la scuola ionica, dall'altra prepara la strada e introduce problemi che sono ancora, per certi aspetti, quelli di oggi.
- fonte:
www.loso.it


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