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Marco Aurelio

Biografia
Imperatore romano (Roma 121-Vindobona o Sirmio 180). Di famiglia originaria della Betica (il padre Annio Vero era un consolare), passò la giovinezza in intensi studi, istruito da Frontone nella retorica e seguace della filosofia stoica. L'imperatore Antonino, indotto da Adriano che l'aveva in grande stima, lo adottò nel 138, nominandolo Cesare l'anno dopo e dandogli in sposa la figlia Faustina nel 145 (ne ebbe 12 figli). Rivestito il consolato nel 140 e nel 145, ottenne, tra il 146 e il 147, la tribunicia potestas e l'imperium proconsolare, fondamenti dei poteri imperiali. Succedette ad Antonio nel 161 e subito si associò il fratello adottivo Lucio Vero, così che per la prima volta Roma ebbe due Augusti, anche se il prestigio morale assicurava a Marco Aurelio un'indiscussa superiorità. Dei diciannove anni del suo regno, diciassette furono impegnati da guerre, in Britannia, sul Danubio, su cui premevano vigorose tribù germaniche, contro i Parti. Ma molte difficoltà sorsero anche all'interno: rivolte in Spagna e in Egitto; usurpazione, per altro subito domata, in Oriente da parte di Avidio Cassio (175); una pestilenza che mieté per più anni vittime in quasi tutto l'Impero (nella sola Roma, 200.000). Fu dunque singolare la vicenda umana di questo imperatore, portato dalla sua natura alla meditazione e all'isolamento, e costretto invece, anche per il senso del dovere che gli veniva dall'austera formazione morale, a impegnarsi a fondo, con scrupolosa e talora ostinata sistematicità, nell'assolvimento dei suoi compiti politici e militari. Nel settore della pubblica amministrazione introdusse notevoli innovazioni istituendo lo stato civile, creando un nuovo pretore per sorvegliare le tutele, dividendo l'Italia in quattro distretti a capo dei quali pose dei juridici, valorizzando i liberti, curando le finanze in modo da assicurare i mezzi per gli interventi pubblici in continua crescita (vendette anche parte del tesoro imperiale per farvi fronte), gerarchizzando la società col dar valore ufficiale alle titolature (clarissimi per i senatori, eminentissimi per i prefetti del pretorio, perfectissimi o egregii peri cavalieri). La sua umanità di fondo si coglie nell'interpretazione più larga data alla legislazione corrente, nel riconoscimento del diritto naturale in campo ereditario, nelle generose elargizioni, nel miglioramento della condizione degli schiavi, nella creazione di fondazioni alimentari a favore dell'infanzia. Ma è nella difesa dei confini, come si è detto, che Marco Aurelio rivolse le sue cure maggiori, specialmente negli ultimi anni di regno, dopo la morte di Lucio Vero (169). La pace vantaggiosa conclusa con i Parti nel 166 con l'acquisizione di parte della Mesopotamia e il rafforzamento del limes, avevano creato una situazione di tranquillità in Oriente. Sul Danubio invece la situazione era sempre minacciosa: nel 167 i Germani erano dilagati fino ad Aquileia e il ricacciarli al di là del Danubio fu impresa difficile che Marco Aurelio affrontò con serena fermezza. Dopo aspre lotte, anche i Marcomanni, gli Iazigi della Sarmazia e i Quadi furono costretti alla pace tra il 172 e il 175 e la Colonna Antonina ne commemorò l'avvenimento. Per la prima volta furono allora accolti coloni barbari dentro i confini. Ma la pace durò poco e nel 177 M. dovette scendere ancora una volta in guerra sul Danubio. A Vindobona (Vienna) incontrò la morte tre anni dopo, vittima della peste che ancora infuriava (secondo altri a Sirmio). Già dal 177 si era associato nell'impero, come Augusto, il figlio Commodo che però non riteneva all'altezza del compito. La figura di Marco Aurelio è rimasta viva nei secoli come quella di un uomo ammirevole per la dedizione ai doveri: riuscì infatti in tempi difficili a mantenere l'integrità del territorio statale e procedette a riforme di fondo. La sua umanità, quale traspare dai Ricordi, l'opera in cui trasfuse il frutto delle meditazioni fatte in solitudine e che è il miglior codice morale dell'antichità, non sembra ben accordarsi con l'atteggiamento tenuto verso i cristiani, contro i quali però non prese esplicite misure, ma diede solo corso all'applicazione della legge nei casi in cui fosse accertato il loro rifiuto a rendere omaggio agli dei dello Stato, che era considerato un mettersi fuori dello Stato (i martiri di Lione del 177 furono vittime di un locale regolamento di conti).

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