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Giuseppe Parini

Biografia
Giuseppe Parini nacque a Bosisio, in Brianza, il 23 maggio del 1729, ultimo di quattro figli di un modesto negoziante di seta. Nel 1738 il padre lo condusse a Milano presso la propria zia Anna Maria Lattuada e lo iscrisse al ginnasio Arcimboldi dei Padri barnabiti. Nel 1741 la prozia morì, destinando una piccola rendita all’educazione del nipote, a patto che questi abbracciasse la carriera ecclesiastica. Il giovane continuò così a frequentare la scuola, anche se in modo un po’ irregolare a causa della salute malferma e delle precarie condizioni economiche, che lo costringevano spesso a lavorare per contribuire al bilancio familiare.

L’ordinazione sacerdotale e le prime opere.
Nel 1752, due anni prima dell’ordinazione sacerdotale, Giuseppe Parini pubblicò la sua prima raccolta poetica, Alcune poesie di Ripano Eupilino, pseudonimo costruito con l’anagramma del cognome e con il toponimo latino del laghetto di Pusiano, su cui si affaccia il paese di Bosisio. Il sapore arcadico del nome d’arte ben riflette il carattere dominante nei novantaquattro componimenti, anche se fin da questa prova giovanile il classicismo di Parini appare più meditato e rigoroso rispetto a quello di tanta poesia contemporanea: ai tradizionali sonetti di ispirazione petrarchesca e bernesca si affiancano alcune traduzioni di testi di Anacreonte, Catullo e soprattutto Orazio, che rimarrà poi uno dei punti di riferimento per lo scrittore lombardo. Il volumetto ottenne un discreto successo, tanto che l’autore fu ammesso all’Accademia dei Trasformati, che si radunava in casa del conte Giuseppe Maria Imbonati e di cui egli divenne ben presto uno dei principali animatori. Tra i suoi contributi ai lavori dell’Accademia sono da ricordare il Dialogo sopra la nobiltà del 1757 e il Discorso sopra la poesia del 1761; il primo di questi due testi, in particolare, viene considerato come un precedente importante della polemica antinobiliare e delle istanze egualitarie che si ritroveranno, di lì a qualche anno, nel Giorno. Negli stessi anni, e nello stesso clima culturale dei Trasformati, nascono anche le due polemiche letterarie che vedono Parini opporsi a padre Alessandro Bandiera e poi, con maggior vigore nonostante fosse stato suo maestro nelle scuole dei barnabiti, a padre Onofrio Branda, due sostenitori del purismo linguistico contro i lombardismi di tanta letteratura milanese.

L’attività d’insegnamento.
Nel 1754 il poeta fu assunto come precettore in casa del duca Gabrio Serbelloni, dove rimase fino al 1762, quando se ne allontanò per un diverbio con la duchessa Vittoria. Dopo alcuni mesi, caratterizzati da gravi difficoltà economiche, nella primavera del 1763 entrò al servizio degli Imbonati come maestro del giovane Carlo, mansione che svolgerà fino al 1769. In quello stesso anno pubblicò la prima parte del poemetto satirico Il giorno, intitolata Il mattino e seguita, a due anni di distanza, da Il mezzogiorno. Il gradimento ottenuto dai due poemetti, soprattutto da parte del ministro plenipotenziario austriaco conte di Firmian, accademico dei Trasformati, valse a Parini alcuni incarichi di prestigio: dopo aver rifiutato, nel 1766, una cattedra di logica ed eloquenza presso l’università ducale di Parma, nel 1768 fu nominato poeta del Teatro ducale di Milano; nel 1769 gli venne affidata la direzione della "Gazzetta di Milano " e nel 1769-1770 ricevette l’incarico di professore di Belle Lettere presso le Scuole Palatine, istituzione che venne successivamente accorpata all’Accademia di Brera. In questi anni l’attività d’insegnamento, unitamente ad altri incarichi minori e al lavoro per il Teatro ducale, allontanò Giuseppe Parini dalla poesia. Tra il 1766 e il 1785 egli compose alcune odi e non riuscì a dedicarsi con continuità alla già progettata terza parte del Giorno, La sera.

Soprintendente delle scuole di Brera.

Gli anni del regno di Giuseppe II, che videro un progressivo raffreddamento dei rapporti di collaborazione tra governo austriaco e intellettuali milanesi, non ebbero particolari conseguenze per il poeta, che comunque dedicò ai grandi cambiamenti introdotti dal nuovo sovrano un’ode composta nel 1786, La tempesta. Dopo la morte di Giuseppe II e l’ascesa al trono del fratello Leopoldo, nel 1791 Parini fu promosso soprintendente delle scuole di Brera e gli fu assegnato un alloggio di prestigio all’interno dell’Accademia; nello stesso anno fu pubblicata una prima raccolta delle odi, a cura di Agostino Gambarelli.

La vecchiaia e i grandi rivolgimenti politici.

Le notizie che provenivano dalla Francia rivoluzionaria, soprattutto nel periodo del Terrore giacobino, suscitarono preoccupazione nel moderato Parini, che nell’ode A Silvia prese le distanze da certi eccessi del fanatismo rivoluzionario. All’ingresso delle truppe napoleoniche a Milano, nel 1796, egli venne comunque chiamato a far parte della municipalità milanese, insieme ad altri personaggi prestigiosi come Pietro Verri. Fu un incarico di soli tre mesi, da cui il poeta fu poi allontanato, secondo la testimonianza dello stesso Verri, proprio per la sua probità e per il suo amore per la giustizia, ma fu sufficiente a farlo guardare con sospetto dagli austriaci, rientrati a Milano nella primavera del 1799, tanto che egli corse il rischio di essere incluso nelle liste di proscrizione. I suoi trascorsi di funzionario del governo imperiale lo misero comunque al sicuro e proprio a lui fu richiesto di comporre dei versi che celebrassero la restaurazione. Il mattino del 15 agosto 1799, Giuseppe Parini, stanco e malato, dettò ai suoi collaboratori il sonetto Predaro i filistei l’arca di Dio; nel pomeriggio di quello stesso giorno morì.

Tratto da Moduli e modelli letterari di A. Dendi, S. Re
Carlo Signorelli Editore, Milano

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