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Ryan Latimer intervista Stanislav Grof


Domanda:
Lei è per molti versi uno dei padri della psicologia transpersonale – dopo tutto, è stato lei a darle questo nome. Ce ne può spiegare i fondamenti e accennarci a cosa allude tale appellativo?
Risposta: Vorrei innanzitutto accennare a come  nacque la psicologia transpersonale. Il famoso psicologo americano Abraham Maslow denominava quest’ultima la “Quarta Forza” della psicologia, subito dopo il behaviorismo, la psicoanalisi freudiana e la psicologia umanistica. Verso la seconda metà del ventesimo secolo la psicologia statunitense era dominata da due scuole principali – il behaviorismo e la psicoanalisi freudiana. 
Poiché col tempo nessuna delle due posizioni aveva  potuto spiegare in modo esauriente la  ricchezza straordinaria implicita nei  fenomeni della  psiche umana, si sviluppò la psicologia umanistica.
Uno dei maggiori e più eloquenti portavoce di questo movimento rivoluzionario fu il famoso psicologo americano Abraham Maslow.
Egli evidenziò in modo incisivo i limiti del behaviorismo e della psicanalisi e formulò i principi di una nuova psicologia. Per la psicologia umanistica l’essere umano in quanto soggetto era al centro dell’attenzione: essa esaltava la
coscienza e l’introspezione mediante un approccio di ricerca oggettivo, usando quindi un criterio diametralmente opposto a quello dei behavioristi, che mettevano in risalto solo ed esclusivamente la sperimentazione sugli animali, soprattutto su topi e piccioni
Inoltre, mentre la psicoanalisi freudiana traeva le sue conclusioni sulla psiche dallo studio delle psicopatologie ed era propensa a ridurre i processi psicologici a istinti primari, la psicologia umanistica si concentrava su soggetti sani, sullo sviluppo dell’essere umano e delle sue potenzialità, e sulle funzioni più alte della psiche. Uno dei suoi capisaldi era la necessità di una psicologia sensibile ai bisogni reali dell’uomo e al contempo capace di dare sostegno agli interessi e agli obiettivi della società umana.
In pochi anni dalla sua creazione da parte di Abraham Maslow e Anthony Sutich, l’Associazione di Psicologia Umanistica (AHP) riscosse un favore di pubblico inaspettato. La sua novità consisteva nel fatto di dare spazio allo sviluppo di un ampio spettro di approcci terapeutici esperienziali molto efficaci, sostituendo le tecniche puramente verbali della psicoterapia tradizionale con l’espressione diretta delle emozioni e il lavoro con e sul corpo (body work).
Malgrado la popolarità della psicologia umanistica, gli stessi fondatori – Maslow e Sutich – rimasero ben presto insoddisfatti del modello concettuale che essi stessi avevano creato. Si resero conto con sempre maggior impellenza di aver trascurato un elemento di estrema importanza: la dimensione spirituale della psiche umana. 
Man mano che rifioriva l’interesse per le varie tradizioni mistiche, per la
meditazione, la saggezza antica e quella dei popoli aborigeni, per le filosofie orientali, e a seguito dell’estesa sperimentazione psichedelica nel corso dei burrascosi anni ’60, appariva in modo sempre più chiaro che per essere convincente, compiuta e culturalmente trasversale la psicologia dovesse anche contenere indagini su altri settori, quali gli stati mistici, la coscienza cosmica, le esperienze psichedeliche, gli stati di trance, la creatività e ogni forma di ispirazione religiosa, artistica e scientifica.
Nel 1967 Abe Maslow e Tony Sutich mi invitarono a lavorare in un piccolo gruppo, nel quale c’erano anche James Fadiman, Miles Vich e Sonya Margulies. Questo gruppo si riunì a varie riprese a Menlo Park, in California, con lo scopo di creare una nuova psicologia che prendesse in considerazione l’intera gamma esperienziale umana, compresi gli stati non ordinari di coscienza. Nel corso di questi incontri, Abe Maslow e Tony Sutich, accogliendo il mio suggerimento, chiamarono questa nuova disciplina “psicologia transpersonale”. Questo appellativo si sostituì a quello che essi avevano scelto in principio, ossia “transumanistica”. Poco dopo fondarono l’Associazione di Psicologia Transpersonale (ATP) e diedero inizio alla pubblicazione del Giornale di Psicologia Transpersonale
 
Come fu accolta questa nuova psicologia dai circoli accademici?
Malgrado la sua completezza e la presenza di ottime conferme che ne avvaloravano la fondatezza, la psicologia transpersonale si allontanava in modo così radicale dal pensiero accademico in auge nei circoli professionali da non consentirle alcuna intesa con la psicologia tradizionale, né con la psichiatria o con il
paradigma newtoniano/cartesiano della scienza occidentale. Di conseguenza, era molto vulnerabile alle accuse di chi la tacciava di essere “irrazionale”, “non scientifica” e perfino “beota”, specie se si trattava di scienziati che non erano a conoscenza del consistente complesso di osservazioni e di materiale sui quali si fondava questo nuovo movimento.
Questa situazione mutò in modo drastico nel corso dei due primi decenni di esistenza della psicologia transpersonale. Sulla scia di nuovi concetti e scoperte in varie discipline scientifiche, la filosofia della scienza tradizionale occidentale, con i suoi presupposti fondamentali e il suo paradigma newtoniano/cartesiano, veniva messa sempre più in discussione
Tra le varie sfide da sostenere vi erano le scoperte e le implicazioni della fisica quantistica e relativistica esposte da
Fritjof Capra, Fred Alan Wolf, David Peat e da molti altri; la teoria dell’olomovimento di David Bohm; il modello olografico del cervello proposto da Karl Pribram; Gregory Bateson con la sua brillante sintesi di cibernetica, di teorie dell’informazione e dei sistemi, di logica, psicologia ed altre discipline; il lavoro di Rupert Sheldrake sui campi morfogenetici; gli studi di Ilya Prigogine sulle strutture dissipative e l’ordine mediante fluttuazione; il principio antropico in astrofisica, e così via.
Era entusiasmante vedere che tutti questi nuovi sviluppi non erano conciliabili con il pensiero newtoniano/cartesiano del diciassettesimo secolo, né con la filosofia monistica e materialistica della scienza occidentale, ma erano compatibili con la psicologia transpersonale. Ora è facilmente intuibile che la psicologia transpersonale diverrà, nel futuro prossimo, parte integrante di una nuova visione del mondo più completa, che integri spiritualità e scienza.

Quale modalità usa la psicologia transpersonale per esplorare la psiche umana?
L’immagine della psiche umana e la comprensione della natura della coscienza proprie della psicologia transpersonale si differenziano in modo significativo dai concetti della psichiatria accademica, con implicazioni rilevanti nella pratica. Nella psicologia transpersonale la coscienza non è vista come un prodotto dei processi neurofisiologici del cervello, ma la si considera una dimensione primaria dell’esistenza. 
La mappa della psiche che propone non si limita alla biografia postnatale e all’inconscio individuale freudiano, ma comprende altre due aree: quella perinatale (connessa al trauma della nascita) e quella transpersonale (comprendente memorie ancestrali, razziali, collettive e filogenetiche, esperienze
karmiche e dinamiche archetipiche).
La psichiatria e la psicologia tradizionali partono dal presupposto che l’origine dei disordini emotivi e psicosomatici (di natura non organica) sia da rintracciare entro i confini della biografia postnatale, ossia tra i traumi subiti durante la prima infanzia e gli anni successivi. Secondo la psicologia transpersonale, invece, le radici di questi disordini si spingono molto più in profondità, traendo notevole sostanza dal livello perinatale (trauma della nascita) e da altre compagini transpersonali.
La psicologia accademica si avvale unicamente di meccanismi terapeutici che operano sul materiale biografico, come il far riaffiorare alla memoria eventi dimenticati, l’eliminazione di materiale represso, la ricostruzione del passato attraverso l’analisi dei sogni e dei sintomi nevrotici, il rivivere fatti traumatici del passato, l’analisi del transfert. Gli psicologi transpersonali hanno scoperto molti altri importanti procedimenti di guarigione e di trasformazione della personalità, di cui si può disporre quando la nostra coscienza giunge ai livelli perinatale e transpersonale; essi utilizzano questi nuovi strumenti nel loro lavoro con i pazienti: il rivivere il momento della nascita ed esperienze di vite passate, l’emersione di elementi archetipipici nella coscienza, esperienze di unione con il cosmo ed altri ancora.
Forse il maggior contributo della visione transpersonale è il riconoscimento del fatto che molti episodi spontanei di stati non ordinari della coscienza, solitamente diagnosticati come  psicotici (e quindi come manifestazioni di gravi malattie mentali ) e sistematicamente soppressi con psicofarmaci, siano di fatto crisi di apertura spirituale (o “emergenze spirituali”). Qualora vengano compresi  e gli si offra un sostegno adeguato, tali episodi possono sfociare in processi di guarigione profonda e di trasformazione positiva della persona.

So che molto del suo lavoro comprende l’uso di stati non ordinari di coscienza, e più specificatamente di terapia psichedelica e respirazione olotropica. Come possono queste pratiche aiutarci a capire la nostra psiche?
La
psicologia transpersonale ha ricevuto un grande influsso dalle esperienze e dalle osservazioni tratte dallo studio degli stati non ordinari di coscienza, come quelli che si verificano durante le pratiche sciamaniche, i riti di passaggio dei popoli aborigeni, gli antichi misteri di morte e rinascita, le sessioni psichedeliche e altre forme varie di pratica spirituale (comprese varie scuole di yoga, il Buddismo, il Taoismo, le pratiche Sufi, il Misticismo Cristiano, ecc.). È qui che si inserisce il mio lavoro.
Il mio contributo personale alla psicologia transpersonale deriva da cinque decenni di esplorazione sistematica del potenziale terapeutico, trasformativo ed evolutivo degli stati non ordinari di coscienza.  Ho trascorso quasi venticinque anni a condurre terapie con l’uso di sostanze psichedeliche, prima in Cecoslovacchia, nell’Istituto di Ricerca Psichiatrica di Praga, e poi negli Stati Uniti, presso il Maryland Psychiatric Research Center di Baltimora, dove ho partecipato all’ultimo programma di ricerca psichedelica statunitense.
Dal 1975 in poi ho lavorato con la respirazione olotropica, un metodo terapeutico e di auto-esplorazione molto potente che ho elaborato insieme a mia moglie Christina. Nel corso degli anni abbiamo aiutato moltissime persone che stavano affrontando delle crisi psicospirituali, o “emergenze spirituali”, come le chiamiamo Christina ed io.
Il comune denominatore di queste tre situazioni è che implicano la presenza di stati non ordinari di coscienza o, più specificatamente, di un’importante sotto-categoria di questi stati, che definisco col termine “olotropico”.
Nella terapia psichedelica questi stati vengono indotti somministrando sostanze o piante che alterano la mente.
Nella respirazione olotropica la coscienza cambia mediante l’uso combinato della respirazione accelerata, di musica evocativa e di un lavoro sul corpo per liberare le eventuali energie bloccate.            
Nelle emergenze spirituali gli stati olotropici si verificano in modo spontaneo, nel bel mezzo della vita di tutti i giorni, e la loro causa è  ancora spesso  sconosciuta.
Mi sono  interessato, anche se in maniera più periferica, a molte altre discipline che hanno a che fare più o meno direttamente con gli stati non ordinari di coscienza. Ho partecipato a cerimonie sacre dei popoli nativi in varie parti del mondo (col peyote, i funghi magici e l’ayahuasca), ho avuto contatti con sciamani nordamericani, messicani e sudamericani, ho scambiato informazioni con molti antropologi. Ho avuto contatti approfonditi anche con rappresentanti di diverse discipline spirituali, quali il Vipassana, lo
Zen, il Buddismo Vajrayana, il Siddha Yoga, il Tantra e l’ordine Cristiano Benedettino.
Un altro settore che ha assorbito molta della mia attenzione è la tanatologia, una giovane disciplina che studia le esperienze di pre-morte e gli aspetti psicologici e spirituali della morte e del morire. Verso la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 ho partecipato ad un vasto progetto che studiava gli effetti della terapia psichedelica su soggetti morenti di cancro. Devo anche aggiungere che ho avuto il privilegio di conoscere personalmente e di lavorare con i più grandi sensitivi e parapsicologi della nostra era, con i pionieri della ricerca sulla coscienza e con i terapisti che hanno elaborato e messo in pratica le forme più potenti di terapia esperienziale che inducono stati non ordinari di coscienza.
Nel mio ultimo libro, Psicologia del Futuro, che offre un compendio delle esperienze e delle osservazioni raccolte per più di mezzo secolo di ricerca sugli stati non ordinari di coscienza, affermo che uno studio sistematico e imparziale di questi stati condurrebbe ad una profonda revisione dei concetti fondamentali della psichiatria e della psicologia, tale da poter esser paragonata, per sua natura e portata, a quello che accadde nei primi tre decenni della nostra era nel campo della fisica, con il passaggio dalla fisica newtoniana a quella di
Einstein, con le teorie della relatività, e in seguito a quella quantistica.
 
Come ci riconnette alla nostra spiritualità questo lavoro?
La scienza materialistica occidentale non lascia spazio ad alcuna forma di spiritualità e di fatto la considera incompatibile con la visione scientifica. Il fatto di essere spirituali equivale ad essere privi di comprensione scientifica del mondo, è sinonimo di superstizione, di pensiero magico primitivo, di immaturità emotiva. L’esperienza diretta di realtà spirituali è segno di grave malattia mentale.
La ricerca moderna nel campo della coscienza dimostra invece che la spiritualità è una dimensione naturale e legittima della psiche umana e dell’ordine universale delle cose.
Tutte le società umane dell’era preindustriale erano d’accordo sul fatto che il mondo materiale, quello che percepiamo e nel quale operiamo nella vita di tutti i giorni, non è l’unica realtà. La loro visione del mondo comprendeva l’esistenza di dimensioni nascoste della realtà, abitate da vari dei, demoni, entità disincarnate, spiriti ancestrali e animali di potere. 
Le culture preindustriali possedevano una ritualità e una profonda vita spirituale imperniate sulla possibilità di ottenere un contatto esperienziale diretto con questi regni e questi esseri solitamente nascosti, e di ricevere da questi ultimi informazioni importanti o aiuto. Essi credevano che questo fosse un modo utile e importante per influenzare il corso degli eventi materiali.
Le descrizioni delle sacre dimensioni della realtà e l’esaltazione della vita spirituale sono in netto contrasto con il sistema di credenze che domina il mondo industriale. Secondo la scienza accademica dominante in Occidente, solo la materia esiste veramente. 
La storia dell’universo è la storia dell’evoluzione della materia. La vita, la coscienza e l’intelligenza sono epifenomeni più o meno fortuiti e insignificanti di questo sviluppo. Sono apparse sulla scena dopo miliardi di anni di evoluzione di materia inerte e passiva, in un’irrilevante, minuscola parte di un immenso universo. È ovvio che in un universo di questo tipo non vi sia posto per la spiritualità.
Alla luce delle osservazioni tratte dallo studio degli stati olotropici, la consuetudine di ignorare sprezzantemente la spiritualità e di relegarla nel campo delle patologie, tipica del materialismo monistico, è ormai insostenibile. Negli stati olotropici le dimensioni spirituali della realtà possono essere esperite direttamente, in un modo altrettanto convincente delle esperienze quotidiane nel mondo materiale. È anche possibile fornire una descrizione graduale, passo dopo passo, dei procedimenti che facilitano l’accesso a queste esperienze. Lo studio attento delle esperienze transpersonali dimostra che esse sono ontologicamente reali e che ci forniscono informazioni su aspetti importanti dell’esistenza, aspetti ordinariamente nascosti.
In generale, lo studio degli stati olotropici conferma l’
intuizione di C. G. Jung, secondo il quale le esperienze che traggono origine nei livelli più profondi della psiche (quelle che nella mia terminologia definisco “perinatali” e “transpersonali”) posseggono una qualità particolare, che egli chiamava “numinosità” (riprendendo un termine usato da Rudolph Otto). Il termine “numinoso” è relativamente neutro, ed è pertanto preferibile ad altre accezioni simili, quale “religioso”, “mistico”, “magico”, “santo” o “sacro”, che sono spesso state usate in contesti discutibili e sono quindi facilmente fuorvianti. 
Il senso della numinosità è fondato sulla comprensione diretta del fatto che stiamo entrando in contatto con una sfera appartenente ad un ordine superiore di realtà, un ordine sacro, radicalmente diverso dal mondo materiale.
Per evitare malintesi e confusioni, che in passato hanno compromesso dibattiti analoghi, è fondamentale fare una netta distinzione tra la spiritualità e la
religione.
La spiritualità è basata sull’esperienza diretta di aspetti e di dimensioni della realtà non ordinari. Non richiede un posto speciale, né la presenza di una persona ufficialmente preposta alla mediazione con il divino o un  contesto  Istituzionale . 
I mistici non hanno bisogno di chiese o ti templi. Il luogo nel quale fanno esperienza delle dimensioni sacre della realtà, compresa la loro propria divinità, è costituito dal loro stesso corpo e dalla natura.

Lei è il presidente fondatore dell’Associazione Transpersonale Internazionale (ITA);Ci può dire qualcosa su questa organizzazione?
Questa associazione trascende nella sua portata i confini della psicologia, e comprende un’ampia gamma di discipline scientifiche. Sin dai suoi esordi, verso la fine degli anni ’60, l’Associazione di Psicologia Transpersonale (ATP) ha tenuto regolarmente delle conferenze in California. Grazie all’interesse crescente in questo movimento, che si estendeva ormai al di là della Baia di San Francisco e oltre i confini statunitensi, l’associazione tenne anche alcuni incontri transpersonali internazionali, in varie parti del mondo. I primi due ebbero luogo a Bifrost, in Islanda, il terzo ad Inari, in Finlandia, e il quarto a Belo Horizonte, in Brasile.
Quando si tenne l’incontro in Brasile, nell’estate del ’74, queste conferenze internazionali avevano raggiunto una tale popolarità, richiamando un folto pubblico, che nella sessione plenaria finale ci decise di creare un’istituzione preposta alla loro organizzazione, appunto, l’Associazione Transpersonale Internazionale. La fondai insieme a Michael Murphy e a Richard Price, i co-fondatori del famoso Esalen Institute di Big Sur, in California, il primo centro di studi sul potenziale umano. Sono anche stato eletto primo presidente dell’ITA, carica che ho ricoperto varie volte in seguito da allora.
Paragonandola con l’Associazione di Psicologia Transpersonale, l’Associazione Transpersonale Internazionale ha una portata apertamente cosmopolita e interdisciplinare. Come ho detto prima, al momento della sua nascita, la visione transpersonale aveva già fatto la sua apparizione in molti campi della scienza e in altre aree di attività. 
Il programma delle conferenze dell’associazione comprendeva non soltanto psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, ma anche fisici, astronomi, astronauti, biologi, medici, antropologi, mitologi, filosofi, matematici, artisti, guide spirituali, educatori, politici, economisti e molti altri. Negli anni seguenti l’associazione ha tenuto conferenze a Boston, a Melbourne, a Bombay, a Davos, a Kyoto, a Santa Rosa in California, a Eugene in Oregon, a Praga, a Killarney, a Santa Clara in California e a Manaus in Brasile.

Lei e sua moglie Christina state ora lavorando alla prossima conferenza dell’Associazione Transpersonale Internazionale; quale sarà l’argomento trattato?
Un gruppo di pionieri e di eminenti rappresentanti del movimento transpersonale e della moderna ricerca sulla coscienza esploreranno il modo in cui la nuova comprensione della natura e della funzione del
mito, espressa nel lavoro di studiosi come C.G. Jung, Marie-Louise von Franz, Joseph Campbell, Mircea Eliade, James Hillman, Marion Woodman ed altri abbia rivoluzionato il pensiero in molti settori della vita moderna: la psichiatria, la psicologia e la psicoterapia, la biologia, l’antropologia, la filosofia, la teologia, la storia, l’economia e la politica.
Secondo questa nuova comprensione, i miti non sono meri prodotti fittizi della fantasia umana, ma riflessi di archetipi, ossia di principi cosmici organizzanti primordiali che formano e informano le dinamiche della psiche, gli eventi ed i movimenti della storia dell’uomo e i processi evolutivi della natura. 
Alla luce di queste scoperte, è importante individuare gli schemi mitici e le forze che sottendono la crisi globale attuale, che sta minacciando la sopravvivenza della specie umana. È di vitale importanza ricercare un nuovo mito che possa instillare la convivenza pacifica, la tolleranza, la cooperazione e la sinergia tra i vari gruppi umani, insieme al rispetto per la vita e per gli imperativi ecologici.
Il sedicesimo convegno dell’ITA verterà quindi sull’importanza del mito nella storia dell’uomo e nella società moderna. Come in altri eventi organizzati dall’associazione, l’ordine dei lavori prevede un ricco insieme di attività, tra cui conferenze, sessioni esperienziali, riti, musica, danza e arti visive. Il programma comprenderà anche la celebrazione del centesimo anniversario della nascita di Joseph Campbell, uno dei più grandi mitologi del ventesimo secolo.
 
Durante il convegno a giugno lei condurrà un workshop di respirazione olotropica. Cosa ci si può aspettare da questa esperienza?
La respirazione olotropica è un metodo che utilizza il potenziale di guarigione e trasformazione degli stati non ordinari di coscienza. Tali stati vengono indotti mediante una combinazione di strumenti molto semplici – respirazione accelerata, musica evocativa e una tecnica di lavoro sul corpo che aiuta a sciogliere eventuali blocchi bioenergetici ed emozionali residuali. 
Ci consente di accedere a livelli anche  molto profondi della psiche inconscia, quali ricordi rimossi dei primi anni di vita e dell’infanzia, ma anche memorie legate alla nascita e al periodo prenatale e anche ad un’ampia gamma di esperienze definite transpersonali – stati mistici, esperienze di vite passate, incontri con figure archetipiche, visite in sfere mitologiche della psiche, e così via. Sia nella pratica che nella teoria la respirazione olotropica riunisce ed integra vari elementi tratti da tradizioni antiche e di popoli nativi, dalle filosofie spirituali orientali e dalla psicologia del profondo più specificatamente occidentale.
 
In quali casi la R Olotropica può risultare utile e quando no?
La R.O. non può influire su problemi mentali od emotivi che abbiano una chiara origine organica o biologica, quali infezioni cerebrali, cardiovascolari o degenerative, o processi tossici. Vi sono anche alcune controindicazioni mediche, quali gravi problemi cardiovascolari, malattie debilitanti, gravidanza o epilessia. In caso di problemi gravi della sfera emotiva, il lavoro con la respirazione deve essere svolto in associazione con un contesto relazionale terapeutico e nell’ambito di un workshop residenziale di almeno 24 ore.
Ma tornando agli aspetti più positivi, abbiamo potuto constatare nel corso degli anni che in molte occasioni i partecipanti ai workshop e ai corsi di formazione sono riusciti a liberarsi da stati depressivi che duravano già da tempo, nonché a superare varie fobie e ad affrancarsi da sentimenti irrazionali particolarmente logoranti, e in generale a migliorare radicalmente la  fiducia in se stessi e l' autostima.
In molti casi siamo anche stati testimoni della scomparsa di dolori psicosomatici gravi, emicranie comprese, e miglioramenti radicali e duraturi; e a volte la completa guarigione dell’asma psicogenica. Non di rado i partecipanti ai corsi di formazione o ai workshop ( fra i quali molti psicoterapeuti ) paragonano i progressi ottenuti con  alcune  sedute di R. olotropica ad anni di terapia verbale.
 
Ho sentito dire che se si verificasse la totale integrazione di scienza e spiritualità il mondo farebbe finalmente un passo in avanti verso un nuovo livello di pensiero e di comprensione. Lei crede che questo sia possibile? Sta accadendo oggi?
L’integrazione di scienza e spiritualità è l’obiettivo principale della
psicologia transpersonale.
Come ho detto prima, i rivoluzionari sviluppi della scienza (spesso definiti il nuovo paradigma) e la psicologia transpersonale hanno ridotto considerevolmente il divario esistente tra scienza e spiritualità. Sono convinto che una sintesi sia possibile, e che non accadrà in un futuro così remoto. Credo anche che questo potrebbe rivelarsi un importante fattore di alleviamento dell’odierna crisi globale.
 
Vuole aggiungere qualcosa riguardo ai prossimi progetti o a libri in preparazione che desidera condividere con i nostri lettori?
L’argomento a cui mi interesso in questo momento è ancora più controverso di quello che riguarda gli stati non ordinari di coscienza e le sostanze psichedeliche. È il risultato della mia cooperazione con Rick Tarnas, che dura ormai da più di venticinque anni. 
Abbiamo scoperto che la natura, il contenuto e lo svolgimento nello spazio/ tempo degli stati non ordinari di coscienza sono correlati ( sincronici ) con specifici transiti astrologici di ciascun individuo. 
Penso che il nuovo volume di Rick, Psiche e Cosmo: Suggerimenti per una Nuova Visione del Mondo, darà un importante contributo sia alla psicologia che all’astrologia. 
Si tratta però di un argomento complesso, che richiederebbe un’intera intervista: è meglio rimandarlo a quando il libro di Rick sarà disponibile nelle librerie.

Per gentile concessione del prof Stanislav Grof
a Cura di Katia Soliani (traduzione dall'Inglese di Anna Paola Maestrini)

www.olotropica.it

 

Tra le Rubriche d'Autore del sito:

Riflessioni sulla Psicologia Transpersonale di Diego Pignatelli Spinazzola
Riflessioni sulla Psicosintesi di Fabio Guidi

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