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Scolastica

Movimento filosofico nato nel sec. XI. Il termine scolastica è generalmente usato come sinonimo di filosofia medievale, in quanto l'ambito di elaborazione e diffusione del pensiero filosofico del Medioevo era costituito dalle scuole monastiche e cattedrali e, successivamente, dalle università. Scholasticus veniva detto appunto chi in tali scuole insegnava, secondo un metodo che già di per sé rappresenta un tratto distintivo e unificante della produzione filosofica di questo periodo e che era caratterizzato dal costante riferimento alle auctoritates dottrinarie (la Scrittura, in primo luogo, quindi la dogmatica cristiana dei primi secoli, il pensiero patristico, ecc.), le cui tesi venivano commentate e dibattute a fini esplicativi e integrativi. L'adesione al patrimonio concettuale ebraico-cristiano definisce quindi un'ulteriore caratteristica di fondo della scolastica, che si presenta (nel suo insieme, almeno, e non senza notevoli differenziazioni e aspetti critici) come un complesso tentativo di fondazione o per lo meno di interpretazione e chiarificazione filosofica dei dati della rivelazione. In questo quadro (che spiega la strettissima connessione esistente nel pensiero scolastico tra filosofia e teologia), a caratterizzare la scolastica nel suo effettivo svolgimento concorsero in misura determinante la quantità e la qualità delle fonti filosofiche che si ebbero via via a disposizione (in traduzioni latine dal greco e dall'arabo) e che vennero assunte a strumenti della costruzione teorica di cui si è detto. Generalmente, la storia della scolastica viene suddivisa in tre periodi, che corrispondono rispettivamente ai secc. IX-XII (alta scolastica), XIII (apogeo) e XIV (decadenza o dissoluzione). I primi tentativi, in Occidente, di una vera speculazione filosofico-teologica dopo il tramonto della cultura antica si ebbero infatti solo nel IX sec., nell'ambito della rinascita carolingia. Il maggiore frutto di questa stagione culturale - e per la verità uno dei grandi esiti speculativi di tutto il Medioevo - è il De divisione naturae di Giovanni Scoto Eriugena. All'affievolimento dell'impegno speculativo nel corso del X sec., segue un ridestarsi del tono della cultura verso la metà del secolo successivo: la dialettica progressivamente prevale sul piano della teologia, come si fa chiaro nel decorso della controversia provocata dalla dottrina eucaristica di Berengario di Tours (morto nel 1088) e di quella sorta intorno al problema della natura realistica o meramente nominalistica (Roscellino) da attribuire agli universali. Tra l'XI e il XII sec. vivono i due autori più importanti del periodo dell'alta scolastica, Anselmo d'Aosta, che si impegna nella trattazione filosofica dei grandi problemi teologici e metafisici prescindendo in parte (nel Monologion) dal fondamento scritturale, e Abelardo, che è il primo ad affrontare una trattazione sistematica dei problemi teologici con gli strumenti della logica. Nella prima metà del XII sec. l'orizzonte culturale dell'Occidente latino si allarga con la comparsa delle prime traduzioni di autori greci e arabi (tra i maggiori: Aristotele, Tolomeo, Avicenna), premessa alla nuova fioritura culturale del XII e XIII sec. La scolastica di questo periodo è caratterizzata dalla progressiva assimilazione dell'aristotelismo (appunto nei primi decenni del XIII sec. si diffondono in Occidente i commenti di Averroé ad Aristotele), nonostante le fortissime opposizioni della teologia e filosofia tradizionali di ispirazione agostiniana specialmente in merito alle questioni dell'origine del mondo, della provvidenza, delle forme sostanziali e dell'immortalità dell'anima. Si vengono così delineando in seno alla scolastica varie correnti: l'agostinismo che, pur accettando la fisica aristotelica, sostiene l'irriducibile divergenza tra la filosofia di Aristotele e quella cristiana; l'averroismo, che, sostenendo le dottrine aristoteliche secondo l'interpretazione datane da Averroé, non si preoccupa della conciliabilità delle stesse con la dottrina cristiana; il tomismo, che, reinterpretando Aristotele, tenta di accordarne il pensiero con il patrimonio teologico della tradizione scritturale ed ecclesiastica. Queste correnti giungono alla loro più matura espressione nella seconda metà del XIII sec., rispettivamente con Bonaventura di Bagnoregio, Sigieri di Brabante e Tommaso d'Aquino. Va anche ricordato che la conoscenza delle opere di Aristotele e degli Arabi rende possibile una notevole ripresa di interessi scientifici, come si fa evidente soprattutto nell'opera di Roberto Grossatesta e di Ruggero Bacone, legati entrambi all'ambiente dell'Università di oxford, che, insieme con quella di Parigi, rappresenta uno dei centri egemonici della cultura medievale. Nel XIV sec., pur mantenendosi vive le varie correnti del secolo precedente, sorge e s'afferma una vigorosa tendenza all'approfondimento e alla critica di fondamentali dottrine delle grandi sistemazioni del XIII sec. È questa, in particolare l'opera dei maestri francescani (e in specie di Giovanni Duns Scoto, di Guglielmo d'Occam e di Nicola d'Autrecourt), che porta alla rivendicazione della conoscenza intuitiva del particolare, all'affermazione di un principio autonomo di individualità in ogni singolo, alla negazione del valore conoscitivo e metafisico degli universali, alla critica dei concetti metafisici di sostanza e di causa. Vengono così poste allora fondamentali premesse per il superamento dell'aristotelismo naturalmente solo sul piano logico-metafisico, poiché sul piano propriamente scientifico la rottura avrà luogo solamente in età rinascimentale.

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