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Shiva

di Diego Pignatelli

 

Shiva lo sposo di Kali rappresenta il mito ambivalente par excellence, dai molti aspetti, uno su tutti Rudra, lo spietato dio che dissemina distruzione e poi Maheshvara, signore di tutte le divinità e Bhairava altra immagine terribile ma a doppio significato poichè Bhairava vuol dire sostenitore degli yoghin e sostenitore del cosmo. La triplice forma di Shiva è anche quella di supremo yoghin Mahayogin e come polarità maschile è mahadeva sposo di Parvati, la shakti, l'energia cosmica che manifesta il mondo prima di trasfigurarsi come la distruttiva Kali, la terribile dea del tempo che getta nella fossa del samsara le esistenze fenomeniche.

 

shivaIn Shiva è la danza della creazione come della distruzione. E’ in essa che Shiva, divinità indù, rispecchia la bipolare ed ambivalente interconnessione di vita e morte.

E’ in quest’interfaccia che il dio si erge danzando al di sopra del demone della nescienza (sanscrito: avidya). Come per la feroce Kalì, il divino Shiva presenta caratteri poliedrici ed ambivalenti ed ora lo si vede benevolo, ora irato, ora ottenebrato. E’ questo il gioco delle sue cinque operazioni di emissione, mansione, assorbimento, offuscazione e grazia. La dinamicità di questa figura autoctona del pantheon induista non ha pari nelle altre religioni. Come lo si teme, così lo si venera nei santuari. Shiva è il divino manifestatosi sotto forma di energia cosmica o di raggiera solare.

 

Il devoto è reo che Shiva si manifesta nell’ira come nell’estasi meditativa.

Shiva è “ l’energia dinamica e centrifuga che manifesta l’universo. Nella sua triplice forma è la trimurti: Shiva Nataraja e Shiva Yogeshvara cioè “Signore della danza” e “signore dello Yoga”. Nataraja ”Signore della Danza” è il “motore dell’essere che segue il tandava sfrenato, simbolo dell’incessante processo cosmico e del divenire che travolge l’universo fenomenico”. Nel momento religioso, Shiva è rappresentato come processo bipolare interdinamico che lo unisce alla sua sposa-Shakti. In questo bipolarismo la luce-prakasha è unita al pensiero-vimarsa. La coscienza divina e la sua proiezione riflessa, (vimarsha) ovvero il mondo. Questi due elementi interagendo costituiscono la vibrazione-spandana e la cogitazione divina, motore instancabile del dinamismo di Shiva.

 

Shiva è anche Androgino in Ardhanarishvara, per metà uomo e per metà donna che nei sinuosi movimenti danza nel cosmo come Nataraja. Insomma il dio di questa dimensione cosmogonica è Shiva adorato nei santuari al cui si presta l'immagine della sua terribile creazione, mostro e protettore a forma di makara antropomorfo (il Kirtthimukha) la doppia medaglia della distruzione-benevolenza. Shiva è adorato e temuto. E' la coscienza polimorfica del divino che nella sua libertà, come sostengono le scuole Shaivaite vela se stessa a se stessa e così come si ottenebra, si illumina. La sua libertà è svatantra, il libero gioco del sè che elude a sè gli altri giochi e gli altri mondi oppure li compenetra nel nucleo del suo Io come Shiva. Le immagini del mondo sono le proiezioni del signore e tutto ciò che si fenomenizza dicono gli Shivaiti è una proiezione della realtà ultima Shiva, della sorgente di ogni esistenza di cui l'universo è una sua oggettivazione. Il monismo è chiaro come il polimorfismo. E’ l'ambivalenza di questo dio che danza nell'illusione per dissolverla nel battito incalzante dei suoi piedi e del suo tamburo (damaru) dove scorre il ritmo del tempo. Le mani sono in posizione di mudra indiana ma la danza si dimena in un estatico ondularsi, sbattendo i piedi sulle basi dell'illusione cosmica (Maya). Maya è padrona di avidya (l’ignoranza umana) e funge da schermo soprasensibile con essa così tutte le creature volendo o non dolendo non potendolo penetrare tale schermo, ne sono avviluppate. La vittoria di Shiva è la vittoria della coscienza ultima sull’illusione che solo un dio a più aspetti può sconfiggere perché le sue armi se la giocano alla pari. Buono e temibile, Shiva è salvatore di chi invoca il nome Bhairava. L'etimologia significa sostegno, spavento, vomito della creazione. Quindi Bhairava è il creativo dio delle immagini (abhasa) e delle percezioni, modellatore del vaso cosmico (gatha) nell'atto creativo della volontà di creare l’universo (iccha-shakti). Bhairava è movimento, dinamismo, propulsione, vibrazione (spanda) che regola le coincidenze, e segue le tonalità della “natha”, il suono magico che sprigiona dai suoi movimenti e dalla sua vorticosa danza (tandava), la dissoluzione finale del mondo e la conflagrazione dell'universo fenomenico nella danza che gli indù percepiscono in Esso, nel dio Shiva, come un gioco, un arazzo tridimensionale. Il gioco cosmico. Shiva, l'autore creativo dell'evoluzione cosmica possiede molteplici funzioni come anche quella di far sparire l'universo, riassorbirlo e rigenerarlo secondo sua volontà (iccha-shakti). Questi processi sono uno svatantrya ossia libere manifestazioni del dio. "Per propria volontà Shiva fa destare l'universo sul proprio schermo" afferma il mistico yoghi Ksemaraja, allievo del più grande interprete dello Shaivaismo kashmiro, nel Sistema di Shiva, il venerabile Abhinavagupta. La figura di Shiva presenta dinamici risvolti archetipici, introdotti già dalla psicologia analitica di C.G. Jung e presentati nuovamente dalla psicologia transpersonale che proponendo il binomio bipolare Shakti-Shiva, introduce non solo l'elemento ambivalente del divino, ma la sua relazione con la dea, volto a rappresentare sia una coniunctio mistica e sposalizio cosmico, (raffigurato nella perfetta geometria dei mandala e shri-Yantra) che l'interfaccia simbolico della coscienza in cui si cela il mistero della morte e della vita ed in cui le funzioni di Shiva si ricollegano a quella reintegrazione cosmica inneggiata nel Grande Archetipo Universale, il ritorno all'unione dei complementi, tra le due polarità ed antinomie, celate nello sfondo dinamico di una danza (sacra). La danza di Shiva.

 

Diego Pignatelli

 

Diego Pignatelli è autore su Riflessioni.it della rubrica:
Riflessioni sulla Psicologia Transpersonale

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Krishnamurti - L'intelligenza della compassione.
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