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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Charlie Manson e l'ATWA

Settembre 2008
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Il nostro esame del personaggio di Charles Manson, dei suoi delitti e delle sue interessanti iniziative nel campo del neosciamanesimo non sarebbe completo senza una rapida analisi dell’ATWA, il movimento ecologista che raccoglie i suoi attuali seguaci.
In verità, chiamarlo movimento ecologista è limitativo: frammenti di teoria ecologista sono quanto si può trovare nel suo sito ufficiale www.atwa.be, ma l’ATWA vera e propria è una tecnica volta alla ricezione di energie sottili, della cui manifestazione i testi del sito sono il prodotto.
Altrove abbiamo già accennato all’ingenuo animalismo professato dalla Family, e al di là di questo tanto Sanders quanto Watson attestano la presenza di un filone ecologista nella ritualità mansoniana fin dai primordi. L’acronimo ATWA era usato per designare il quaternario Air, Trees, Water, Animals, ovvero il sistema della vita sulla Terra considerato nel suo complesso; un altro suo significato era All The Way Alive.
Nella visione di Charlie, ATWA definiva il complesso di forze che si oppongono alla distruzione della Natura da parte dell’uomo. Da questo, gradualmente, in lui si fece strada l’idea che l’uomo potesse recuperare il proprio equilibrio tramite la meditazione sugli elementi del quaternario.
Da questa idea nacque poco a poco un elaborato sistema di corrispondenze tra le varie componenti della Natura e i colori, che a sua volta si evolse in un metodo di meditazione: per esempio, se un membro della Family voleva ottenere l’energia degli Uccelli si ritirava in una stanza circondandosi di oggetti di due colori, quello del Cielo e quello degli Animali.
La prima particolarità che salta agli occhi dell’esoterista è che ATWA è una sorta di trasposizione del Quaternario degli Elementi alla pellicola della vita organica di Gurdjieff, laddove gli Alberi stanno per la Terra e gli Animali per il Fuoco.
Possiamo quindi definirlo un “quaternario della vita organica”, che rispetto al “quaternario degli elementi” presenta il vantaggio di poter essere ricollegato simbolismo della croce in modo assai più facile e diretto: infatti le leggi che governano la vita organica sono 48, e dividendole per 4 abbiamo 12  leggi per ogni elemento.
Nei commenti al sistema simbolico dell’ATWA che si possono rintracciare nei forum di esoterismo americani, non mancano quelli di coloro che hanno visto nella struttura 1 x 12 su cui è fondato un 1 + 12, ovvero un’allusione al 13 numero del Diavolo: esiste infatti  purtroppo, in campo esoterico, la tendenza ad applicare criteri di valutazione diversi e spesso opposti a seconda se le persone o organizzazioni che si fanno portatrici di un dato simbolismo ci sono simpatiche o no (e Charlie di sicuro non sta simpatico a molti).
Così, per esempio, la struttura 1 x 12 delle gilde stregonesche medievali viene sempre interpretata come un 1 + 12, per dimostrare (alla faccia di Margaret Murray) che… erano “cattivi”; mentre a ben vedere, le sole colpe di quei poveri e perseguitati superstiti dello sciamanesimo erano di privilegiare l’applicazione delle tecniche esoteriche al piano sociale e (soprattutto) di praticare il libero amore. Invece in altri casi (Cristo e gli Apostoli, Re Artù e i suoi Cavalieri) la stessa identica struttura viene interpretata come 1 x 12, e giustamente associata al 12, numero solare. Sarebbe l’ora che qualcuno ci spiegasse dove sta la differenza (possibilmente in modo un po’ più convincente di quanto abbia fatto Guénon con la sua teoria del rovesciamento dei simboli, che sembra studiata ad arte per legittimare con il marchio della tradizione tutto ciò che gli piace e demonizzare senza appello ciò che non gli piace).
La verità è che il rapporto1/12 può essere ricondotto in ogni caso a una rappresentazione del viaggio del Sole intorno allo Zodiaco; quindi il 12, tra i numeri legati al Sole, è quello che più esplicitamente si riferisce alla sua azione dinamica, ovvero appunto alla sua influenza sulla pellicola della vita organica.
Più che a Cristo con gli Apostoli va riferito quindi a Cristo negli Apostoli, e anche nel caso della Tavola Rotonda Artù - quale archetipo del potere regale – è ben più nei Cavalieri che con essi; e questa è esattamente la stessa interpretazione del simbolismo solare fornita da Charlie, quando scrive:
you come from the same place everything else comes from, you come from the SUN. The SUN puts out all the energy that grows everything, including me and you, them and they and us.
Dove sta il 13, dunque?
Fatta astrazione da questo caso - in cui si trattava di controbattere un’accusa in malafede - sarebbe però un grave sbaglio giudicare il sistema ATWA sulla base dei suoi contenuti numerologici o razionali in genere: da questo punto di vista, tutto ciò che proviene dalla Family è sempre assai carente, perché il suo sistema di consenso prescindeva dal piano razionale quasi per intero (ed è senza dubbio in virtù di questa sua esasperata particolarità che la Family può essere considerata la più emblematica tra le organizzazioni neosciamaniche del ventesimo secolo).
Infatti, la funzione del sito non è quella di “convincere” il lettore di determinate idee (che del resto non sono molto originali: si deplora lo spreco dell’acqua, i danni causati dal disseccamento dei fiumi, si proclama la presunta priorità del discorso ambientalista sul discorso economico, ecc.): lo scopo è di trasmettere al lettore le energie sottili di cui i contenuti del sito sono la manifestazione, in modo che le persone predisposte alla ricezione delle influenze C dell’ATWA si sentano spinte a entrare in contatto con il movimento, e dopo il debito filtraggio essere eventualmente chiamate a far parte della cerchia interna.
Solo a partire da questa considerazione è possibile accettarne alcune parti, che risultano in effetti assai deliranti: per esempio, non giova certo alla popolarità di Charlie l’aver scelto come simbolo del suo movimento nientemeno che la… svastica (seppure circondata di fiori). Con un assist di questo genere, accusare l’ATWA di nazismo è un goal a porta vuota, oltre che il più semplice dei mezzi per alterare una volta di più la realtà.
Per comprendere fino a che punto la mentalità di Charlie sia lontana dal nazismo, è opportuno andarsi a leggere la pagina intitolata To every man who has a mind , che si rivolge (per usare le parole di Charlie, tutte scritte in maiuscolo) TO THE SCOTTISH RITES , AND THE MASONS AND ALL THE PEOPLE WITH MINDS WHO HAVE DEGREES OF KNOWLEDGE AND ARE AWARE OF COURTS, LAWS, UNITED NATIONS, GOVERNMENTS
In quella pagina, Charlie - ponendosi con la sua immaginazione al cospetto dei potenti del mondo -  dichiara loro di essere un prigioniero di guerra fin dal momento in cui, nel 1944, fu rinchiuso in riformatorio all’età di dieci anni. Rinfaccia agli Alleati le presunte ingiustizie del processo di Norimberga, afferma che non è stato giusto impiccare seimila Tedeschi (sic) per essersi battuti in nome delle loro idee, e conclude:
se ammetterete di avere sbagliato, e vi dichiarerete dispiaciuti per ciò che avete fatto, allora io sarò una nota di quel coro, e può darsi che possiamo portare un po’ di armonia su questo pianeta Terra.
Per quanto io sia il primo a sentirmi infastidito dal recente proliferare della mitologia filonazista nell’immaginario giovanile, dall’esame di casi come questo mi sembra tuttavia lampante che il più delle volte abbiamo a che fare con nazisti immaginari, molto di più di quanto non fossero marxisti immaginari gli studenti sessantottini nel simpatico libro scritto nel 1977 da Vittoria Ronchey.
Dovrebbe infatti essere chiaro a tutti che l’attrazione dei giovani verso l’estrema destra non è altro che una risposta alla scelta della sinistra di puntare su una comunicazione di taglio rigidamente razionale, come ho cercato inadeguatamente di spiegare nell’articolo Esoterismo e comunismo:
(il neotribalismo prodotto dal sistema mediatico) è un processo di per sé neutro, non di destra né di sinistra. Si tratta di una deriva storica inarrestabile, conseguenza inevitabile dell’evoluzione tecnologica, che non ha nessun senso cercare di combattere frontalmente come buona parte della sinistra ha fatto finora. Il futuro è di quella parte politica che meglio imparerà a padroneggiarlo, imparando a tradurre nel modo più efficace i propri messaggi razionali in termini emozionali.
Se non accettiamo questo punto di vista, ci sarà sempre impossibile formarsi di Charlie e della sua opera un giudizio obbiettivo. Ci si arenerà sui suoi delitti, precludendosi l’opportunità di analizzare il meccanismo per cui migliaia di giovani acculturati e niente affatto stupidi gli facevano omaggio dei loro corpi e delle loro carte di credito, e lo si classificherà sbrigativamente nella categoria dei geni del male, tanto più vaga e approssimativa quanto più viene considerato tabù esplorarla.
In base allo stesso pregiudizio, nessuno si è mai preso la briga di analizzare seriamente il processo per cui Mussolini amalgamò socialismo e nazionalismo, dando origine alla destra sociale. Ci si è fermati alla spiegazione classica, secondo cui per mezzo dell’invenzione del fascismo il capitalismo trovò il modo di imbrigliare una parte delle rivendicazioni del proletariato volgendole a proprio vantaggio: analisi corretta ma limitativa, perché non prova nemmeno a spiegare come abbiano fatto milioni di lavoratori a lasciarsi imbrigliare (o imbrogliare) dal fascismo così facilmente. Proprio allo stesso modo, nessuno oggi riesce a spiegarsi come sia possibile che milioni di elettori si siano lasciati fuorviare dai messaggi emozionali della destra sul problema degli stranieri, o dal mondo virtuale dei reality show di Berlusconi.
In realtà, molti a sinistra esitano a prendere atto del primato dell’emozionalità generato dai media perché sembra loro che ammetterlo equivarrebbe a rinnegare il primato dell’economia: ovvero a non tenere conto che le correnti emozionali di massa sono determinate dai media solo in seconda istanza, mentre in primo luogo sono pur sempre i rapporti di classe a far sì che il lavoratore si trovi nella situazione di farsi ipnotizzare dalle veline o derubare da uno straniero. Hanno ragione, ma non si vede la minima possibilità di rendere tale concetto metabolizzabile a livello di massa.
E’ una fortuna che io mi occupi di esoterismo e non di politica, un campo in cui si può dire senza tema di cadere nell’eresia che il primato dell’economia arriva solo fino a un certo punto: ovvero fin dove ci si limita a prendere in considerazione dell’esoterismo le forme esteriori, l’origine delle quali va ricondotta alla famiglia di correnti emozionali dette da Gurdjieff  emozioni negative (non nel senso di deplorevoli ma di passive, ovvero che si producono in risposta a stimoli ambientali).
Se nella nostra valutazione scegliamo di mantenerci entro questi limiti, allora l’analisi economica della società entro cui una data organizzazione esoterica si è sviluppata può servire a interpretare (o smascherare) la sua ideologia; ancora, lo stesso tipo di analisi può risultare utile per correggere e modificare alcuni assunti dell’esoterismo palesemente erronei, come l’idea che possa essere ricondotto a un’espressione della coscienza individuale dell’uomo piuttosto che della coscienza collettiva; in terzo luogo, dipende senza dubbio da fattori di tipo economico il fatto che oggi più persone che non un tempo si trovino nella condizione di potersi occupare attivamente di esoterismo.

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