Riflessioni sull'Esoterismo
di Daniele Mansuino
Sul concetto di regolarità massonica. Dicembre 2006
Come è noto, la Massoneria moderna nacque a Londra il 24 giugno 1717, quando i membri di quattro confraternite di muratori si riunirono presso la taverna “L’Oca e la Graticola” e, preso atto che l’ammodernamento delle tecniche di costruzione non lasciava più spazio ai loro metodi tradizionali di lavoro, per preservare dall’oblio i loro riti decisero di perpetuarli a prescindere dall’aspetto operativo, ammettendo tra di loro anche i non-muratori. Fu quello l’atto di nascita della Gran Loggia d’Inghilterra (GLDI – tutte le abbreviazioni sono italianizzate), “Loggia Madre” di tutte le Obbedienze massoniche del mondo.
Quattro anni dopo, i Fratelli decisero di incaricare uno scrittore professionista – il reverendo James Anderson – di redigere gli statuti della Massoneria in base alle loro indicazioni. Fu questo l’inizio di un processo di codificazione dei princìpi che andò perfezionandosi mano a mano che i muratori di altre città inglesi confluivano nella nuova associazione, dando origine ai cosiddetti “landmarks”: cioè le “pietre di confine” oltre le quali non si può più parlare di Massoneria regolare.
I “landmarks” sono di fatto una raccolta di norme concernentii requisiti necessari per l’ammissione in Massoneria, il comportamento richiesto ai Fratelli, precisazioni e dettagli sui rituali. Eccone alcuni tra i più universalmente accettati:
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la Massoneria è articolata in 3 gradi: Apprendista, Compagno (d’Arte) e Maestro;
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i Massoni lavorano “alla gloria del Grande Architetto dell’Universo” (GADU);
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per costituire una Loggia sono necessari almeno sette Fratelli regolarmente iniziati, dei quali almeno cinque in grado di Maestro;
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nel corso dei lavori di Loggia, sono proibiti i discorsi “di politica e di religione”.


