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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Esoterismo e comunismo

Febbraio 2008
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Karl MarxNella prima parte del diciannovesimo secolo, le novità politiche generate dalla Rivoluzione Francese e dal periodo napoleonico avevano messo in subbuglio il mondo della Filosofia. Molti sentivano che questa era, in un certo senso, giunta al termine di un lunghissimo cammino intrapreso ai primordi della civiltà occidentale e che l’aveva accompagnata lungo l’intero suo corso, talvolta riecheggiandone e talvolta anticipandone gli sviluppi; nel corso del quale l’Umanità si era progressivamente affrancata dal dominio della Natura per ottenere, per mezzo dei lumi della Ragione, un più efficace controllo sulla realtà.
Ma in che modo la Filosofia dovesse rispecchiare questo punto di arrivo non era chiaro; in particolare, il dibattito verteva su come l’uomo dovesse rapportarsi con l’idea di Assoluto, che certuni consideravano l’ingombrante retaggio di un superstizioso passato e altri – sebbene consenzienti a riproporla in una nuova forma scevra dai rigidi dogmatismi dell’oppressione religiosa -  reputavano un indispensabile principio regolatore della spiritualità umana.
Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) propose l’idea di un Assoluto “dinamico”: in questa visione, l’Assoluto è realtà che diviene, Soggetto il cui movimento produce tutto ciò che è, producendo contemporaneamente sé stesso (1). Questo implica l’identificazione di realtà e razionalità (2); l’Assoluto si costituisce in realtà nella forma di un processo dialettico, che può essere suddiviso in tre momenti successivi:

  • nel primo momento, l’intelletto concepisce la realtà come formata da una miriade di determinazioni separate, senza concepire la miriade di relazioni tra di esse costituente la totalità;

  • nel secondo, prende coscienza che ogni determinazione sottintende una negazione, e di conseguenza una realtà così concepita non è altro che un indecifrabile insieme di contrasti;

  • nel terzo, mediante la comprensione, riduce i contrasti all’unità del tutto.

La concezione di Hegel non era scevra da ambiguità, e molto presto tra i suoi discepoli e ammiratori si delinearono differenti interpretazioni. Mentre la “Destra hegeliana” poneva l’accento sugli effetti vivificanti della nuova concezione di Assoluto nei rapporti tra Filosofia e Religione, la “Sinistra” – pur accettando con entusiasmo la dialettica - più che uno strumento teso a perpetuare l’idea di Assoluto scorgeva in essa una sorta di archetipo del processo critico: ovvero lo schema progettuale del diritto-dovere dell’uomo a intervenire sulla realtà per modificarla.
Ludwig Feuerbach (1804-1872) fu il principale esponente della Sinistra hegeliana. Egli affermò che le preoccupazioni religiose di Hegel avevano sconvolto nella sua filosofia i rapporti tra concreto e astratto, dando origine a una descrizione del mondo contrassegnata da un rovesciamento dei rapporti reali.
Invece, per Feuerbach, il reale nella sua realtà (…) è il reale come oggetto del senso: è il sensibile. Verità, realtà, sensibilità sono identici. Solo un ente sensibile è un ente vero, reale. Solo attraverso i sensi un oggetto viene dato in senso autentico – non attraverso il pensare per sé stesso. L’oggetto dato dal pensare o identico al pensare è soltanto pensiero (3).
Le critiche portate da Feuerbach affascinarono uno studente di filosofia, Karl Marx (1818-1883), al quale del pensiero hegeliano era sempre andata stretta l’idea che la Filosofia, come la “nottola di Minerva”, si levasse in volo soltanto al calar del crepuscolo, ovvero la sua funzione fosse quella di descrivere la realtà a posteriori.
Il giovane Marx riteneva invece che il dovere della Filosofia nei confronti della realtà fosse quello di cambiarla. Era quindi d’accordo con Feuerbach nel considerare la prospettiva di Hegel rovesciata; fece notare come particolarmente nocivi fossero gli effetti che tale rovesciamento operava nel campo della politica, consentendo la possibilità di far passare per buona qualsiasi ingiustizia purchè si trovasse il modo di giustificarla mediante concezioni astratte.
Il consenso di Marx nei confronti di Feuerbach non era tuttavia incondizionato: quest’ultimo infatti, sebbene avesse… rovesciato il rovesciamento, non aveva tratto dalla nuova prospettiva le dovute conseguenze. Pur avendo proclamato che l’uomo è un essere naturale, aveva continuato a trattarne come se fosse un’entità astratta, omettendo di prenderlo in considerazione proprio dal punto di vista della sua concretezza: ovvero del suo rapporto con tutti gli altri uomini nella produzione reale della vita , (…) un rapporto materiale-sociale che modifica profondamente e “produce” la natura (4).
Invece, il primo presupposto reale da cui partire è che gli uomini, per poter “fare storia”, devono essere in grado di vivere. Ma il vivere implica prima di tutto il mangiare, il bere, l’abitazione, il vestire e altro ancora… (5)
Sorge e si sviluppa da questa semplice osservazione il marxismo, la corrente di pensiero che ha realizzato il sogno di Prometeo: sottrarre agli Dei il fuoco dell’Assoluto per farne dono all’umanità. Quest’ultima, considerata nel complesso delle sue relazioni e dei suoi rapporti, è il centro dell’Universo e la misura di tutte le cose.
“Noi stessi facciamo la nostra storia, ma anzitutto in premesse e condizioni ben determinate. Fra queste sono decisive, in ultima analisi, quelle economiche. Ma anche quelle politiche ecc., anzi perfino la tradizione mulinante nelle teste degli uomini hanno una parte, sebbene non decisiva.”
“(…) La storia si fa in modo tale che il risultato finale scaturisce dall’urto di molte volontà singole, ciascuna determinata ad essere quella che è da condizioni particolari di vita. Esistono dunque innumerevoli forze che si intersecano, un gruppo infinito di parallelogrammi delle forze da cui esce una risultante, l’evento storico, che a sua volta può essere considerato come il prodotto di una forza agente come tutto in modo inconscio e involontario. Infatti ciò che ogni singolo vuole è impedito da ogni altro, e quello che risulta è qualcosa che nessuno voleva. Così la storia procede, finora, a guisa di processo naturale, e soggiace sostanzialmente alle medesime leggi di movimento.”(6)
Questa visione è indubbiamente molto lontana da quella tramandata in seno all’esoterismo tradizionale, per la quale la realtà oggettiva - teatro della storia - non è altro che uno degli innumerevoli stati dell’essere. Al centro della concezione esoterica non troviamo né l’umanità considerata collettivamente né il singolo individuo fisico, bensì un’astrazione chiamata Uomo Universale, comprendente e sintetizzante ogni forma di manifestazione.
Per molti esoteristi, la contraddizione tra la visione del mondo marxista e quella tradizionale costituisce argomento sufficiente per considerare marxismo ed esoterismo inconciliabili. Questa presunta inconciliabilità viene data per scontata a un punto tale che le meccaniche geremiadi sui danni inferti all’umanità dal “materialismo” fanno ormai parte dell’armamentario di tutti gli autori esoterici in cerca di facili consensi, i quali se ne servono come alibi per far digerire ai loro lettori ogni sorta di arrovellate fantasticherie, basta solo che abbiano un’apparenza “spirituale”.
E’ questo a mio giudizio un vero e proprio inganno: sia perché il “materialismo” posto sotto accusa è sempre, guarda caso, quello storico e filosofico (e mai nessuno si premura di denunciare con eguale severità il materialismo “di fatto” implicito nella struttura del sistema economico e politico globale), sia perché tace il fatto che anche nel mondo dell’esoterismo ci sono scuole ponenti al centro del loro insegnamento l’uomo materiale: così ad esempio tutte le scuole di ispirazione buddista, e le scuole sciamaniche rimaste immuni dal sincretismo cristiano.
Queste ultime, in particolare, non escludono la possibilità che l’uomo possa accedere agli altri stati dell’essere (e anzi assai meglio che altrove tale possibilità viene in esse insegnata e praticata): solo, si astengono dal codificarla in forma di mappa, nella considerazione del fatto che forzarla entro i limiti di uno schema tridimensionale porterebbe al risultato di falsarla e al rischio di precluderla.
Così, in luogo di confondere la mappa con il territorio imponendo al discepolo di identificarsi in una concezione divinizzata implicante il possesso di immaginarie facoltà che di fatto l’uomo non possiede (un marxista aggiungerebbe: e che forse non ha mai posseduto), le scuole sciamaniche considerano più onesto e produttivo partire dall’uomo così come è oggi – dall’uomo materiale.
E’ questo un punto di vista perfettamente conciliabile con quello del marxista, che dice: il mondo è materiale, e in un mondo materiale valgono leggi specifiche; di conseguenza, la sua chiave di interpretazione è il materialismo. Che poi esistano mondi in cui valgono altre leggi può anche darsi, ma il mondo materiale resta comunque ciò da cui partiamo: cerchiamo dunque di interpretarlo in base alle sue leggi, senza falsarne l’analisi con l’introduzione di elementi ad esso alieni.
Questo può essere poco romantico, ma Gurdjieff ci ricorda che nessuna forma di sviluppo interiore può essere conseguita se non mettendo da parte ogni scorretto uso dell’immaginazione e prendendo le mosse dalle condizioni reali dell’uomo.
Il carattere riconosciuto dal materialismo alla realtà oggettiva le conferisce funzioni in parte analoghe a quelle rivestite dal concetto di Assoluto nelle religioni: per esempio, essa è il luogo dell’emanazione e del riassorbimento. Dalla realtà oggettiva l’immaginazione dell’uomo tende ad allontanarsi lungo i sentieri dell’ideologia, ma ad essa poi invariabilmente ritorna.
E’ciò che accade nei sogni, dai quali sempre ci risvegliamo; è ciò che Don Juan affermava spiegando a Castaneda che il punto di unione può essere spostato per un breve periodo dalla sua posizione abituale ma poi vi ritorna sempre, perché attratto dalla forza enorme sviluppata da miliardi di uomini che tengono la loro attenzione focalizzata costantemente sulla realtà.
Non vorrei tuttavia spingere questa analogia fino a rivendicare una centralità della realtà oggettiva analoga a quella dell’Assoluto nelle religioni, per non cadere io stesso nell’errore che ho ravvisato a proposito della concezione esoterica dell’uomo: la riduzione al simbolismo geometrico di realtà che, non essendo tridimensionali, possono dalla geometria essere rappresentate soltanto in modo imperfetto, aprendo la porta a possibili errori di interpretazione.

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NOTE

  1. Luciano Zamperini , Da Kant a Hegel
  2. idem
  3. Ludwig Feuerbach , La filosofia dell’avvenire
  4. G. Bedeschi , Introduzione a Marx
  5. Marx ed Engels, L’ideologia tedesca
  6. Friedrich Engels, Lettere di Engels sul materialismo storico 1889-95

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