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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Le tre famiglie del voodoo dominicano in Italia

Febbraio 2012
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voodooCi sono, beninteso, molto più di tre famiglie del voodoo dominicano in Italia se si tiene conto anche delle linee di successione che si tramandano in seno alla comunità dominicana; invece, per quanto ne so, sono tre quelle formate prevalentemente da Italiani (anche se non escludo che possano essercene altre di cui non ho notizia).

Di queste tre, due discendono dalla linea che la bruja Marisa Padilla Cruz di La Vega trasmise al sottoscritto nel 2005; come è narrato in due articoli di questa rubrica, Il voodoo dominicano 1 e Il voodoo dominicano 2.

Quanto alla terza, formatasi successivamente, si fregia di una successione meno legata alla tradizione rurale dominicana, ma assai prestigiosa : quella di Martha Montero, bruja di Santo Domingo Capital rinomata anche all’estero per l’elevato livello culturale e la serietà.

Per quanto riguarda le prime due famiglie, tutto cominciò nella notte tra il 7 e l’8 luglio del 2009, quando trasmisi i tre gradi del battesimo dominicano a tre giovani che erano entrati in contatto con me leggendo quegli articoli : si trattava dei brujos Andrea, Edmondo e Marco (nota : quella stessa notte, in un Tempio massonico, fu trasmesso loro anche il grado massonico di Principe Nigeriano, che al voodoo è ispirato, e che dopo due anni di relative difficoltà sembra stia conoscendo ora una bella ripresa : ne parlerò forse in uno dei miei prossimi articoli).

Neppure tre anni sono trascorsi, ma già molta acqua è passata sotto i ponti : in Italia, il voodoo dominicano è oggi una realtà in piena espansione, con circa una trentina di iniziati (parecchi dei quali brujos operativi) e un numero di simpatizzanti sicuramente superiore al centinaio.
Penso sia d’obbligo cominciare dalla famiglia del brujo Andrea, della quale anche il brujo Marco fa parte (per quanto sia un ragazzo di grandissima sensibilità e intelligenza, la sua natura – come la mia – rifugge dal ruolo di caposcuola).

Sebbene – come si vedrà – l’intero movimento del voodoo dominicano in Italia sia contrassegnato da un livello intellettuale notevolmente elevato, Andrea è il più grande, e credo possa essere definito uno dei maggiori esperti di macumbe interetniche latinoamericane oggi viventi ; ha scritto circa una trentina di libri sull’argomento, uno dei quali (El gran manual de las 21 divisiones – Ed. Il Crogiuolo) non è soltanto il primo libro italiano in materia, ma sicuramente uno dei più completi esistenti al mondo (lo ha dedicato a me, e di questo non smetto di ringraziarlo).

Non solo, ma Andrea ha la personalità del leader, e intorno a lui si è sviluppata la prima famiglia italiana in ordine cronologico, e di gran lunga la più a grande ; si può senz’altro dire che a lui vada ascritto il 99% del merito della diffusione del voodoo dominicano nel nostro Paese.

La famiglia di Andrea conferisce un’importanza prevalente all’aspetto religioso del voodoo, rifuggendo dalla classica immagine stregonesca dei bambolotti trafitti dagli spilli e degli zombies. Cinema e tv hanno ricamato su queste tematiche fino al punto da distorcere completamente una tradizione che non ha nulla a che vedere con la stregoneria come siamo abituati a concepirla.

Andrea pone l’accento sulle diverse tradizioni del voodoo, tramandando una conoscenza molto specifica non solo delle classiche differenze tra voodoo haitiano e dominicano, ma anche delle singole scuole ; le quali, come egli tende a sottolineare, pur avendo tutte l’Africa come matrice comune sono in realtà molto diverse nei miti, nella ritualità, nelle pratiche, nella concezione metafisica e negli spiriti cultuati - persino il modo di concepire le entità è differente.

La sua famiglia, oltre a essere la più numerosa, è anche quella più fortemente dedita a preservare l’ortodossia : non, come si vedrà, in una prospettiva di chiusura verso le altre macumbe - alle cui possibilità sincretiche guarda anzi con vivo interesse – ma senza dubbio nei confronti dell’esoterismo europeo, col quale non vede punti di contatto, mentre sottolinea volentieri le possibilità di dialogo tra voodoo e religioni.

Si tratta di un approccio - come i lettori possono capire - ben lontano da mio, ma del quale colgo appieno la dignità ; del resto, è ricalcato in gran parte su quelli che sono gli attuali rapporti tra macumbe e cattolicesimo nei Paesi latinoamericani, e senza dubbio la sua maggiore semplicità rispetto alle acrobazie intellettuali suggerite da noi esoteristi gli garantisce un futuro ricco di promesse. Per questo l’esperienza della famiglia di Andrea è sempre al centro dei miei pensieri, e seguo i suoi sviluppi con la massima attenzione.

Nella sua linea di trasmissione, il concetto di voodoo dominicano ruota attorno all’idea di una ben definita tradizione, volta a mantenere intatti i concetti base ed i prolegomeni della struttura stessa ; centrale è l’idea del mantenimento della cultura originaria, nonché della necessità di rivolgersi costantemente ad essa per tutelarla da ogni influsso eclettico o new age, tanto di moda in questa fase storica (parole di Andrea).

Nella famiglia di Andrea i sacerdoti del voodoo dominicano non vengono denominati comunemente brujo o bruja (definizione che io amo anche perché, riecheggiando Castaneda, sottolinea la parentela tra il mondo delle macumbe e le scuole sciamaniche dirette), ma con gli appellativi onorifici tradizionali : papabokòs se uomini, mambosas se donne.

Per quanto in essa, come stiamo per vedere, si pratichino a livello cultuale anche altre forme di macumba, resta sempre viva e presente l’attenzione agli aspetti storici e culturali, che soli consentono di sapere con esattezza ciò che si sta facendo. Così, per esempio, si cercano di separare le interpolazioni di origine haitiana da quella che è la tradizione dominicana originaria ; così si dedica particolare spazio al culto dei misterios mayores, custodi della tradizione ; così di ogni singolo misterio viene pignolamente ricostruita la genealogia, in modo di poterlo collocare nel punto esatto che gli spetta.

Il papaboko Andrea ama porre al centro del suo insegnamento il raffronto tra le differenze dei vari rami del voodoo e quelli tra le religioni cristiane : cattolicesimo romano, cristianesimo protestante, sette evangeliche… Tutti hanno in comune la figura di Gesù Cristo, ma ciascuna la interpreta a modo proprio, in ragione di personaggi illuminati che hanno fondato una “nuova” religiosità, o di motivazioni politiche che hanno spinto una particolare Chiesa (è il caso di quella anglicana ai tempi di Enrico VIII) a staccarsi dalla madre chiesa di Roma.

Accidenti del medesimo genere, talvolta anche più drammatici perché legati alle vergognose vicende della schiavitù, hanno allontanato tra loro le diverse forme delle macumbe interetniche latinoamericane, e oggi le mutate condizioni del mondo – maggiore facilità delle comunicazioni, internet e così via – stanno propiziando un processo di riavvicinamento ; la famiglia di Andrea è senza dubbio la sola realtà culturale in Europa idonea a monitorare tale processo con attenzione e competenza, facendo di tale studio un mezzo di perfezionamento.

Non penso, ad esempio, che molti studiosi al mondo abbiano colto la sottile differenza insita tra le due denominazioni del voodoo haitiano e dominicano : il primo detto delle 21 nachons (21 nazioni), il secondo delle 21 divisiones. All’opposto della concezione haitiana, a Santo Domingo il misterio viene cultuato non in base alla provenienza bensì alla vibrazione, concetto nettamente più legato alla magia tradizionale europea ; ora, Andrea è stato il primo a sottolineare questa differenza, tra le cui implicazioni si può individuare la tendenza haitiana a cultuare le divinità in base a una più forte valenza territoriale e politica.

E’ questo un tratto del voodoo haitiano molto francese, cui il grande Milo Rigaud non aveva mancato di prestare attenzione ; ma che era andato perduto – come molte altre sottigliezze di significato – nell’ossessione per i risultati operativi che caratterizza purtroppo le ultime generazioni di voodoisti, inclini a trascurare la teoria senza minimamente rendersi conto di come questo equivalga a troncare le radici della propria arte, e di conseguenza scavarsi la fossa sotto i piedi.

In base alla stessa metodologia, Andrea porta all’attenzione dei suoi discepoli anche la struttura semplificata del voodoo di New Orleans : il più votato alla magia, e quello in cui – proprio per questo – la ritualistica risulta semplificata al massimo, quasi scarnificata.

Non tutti sanno che il voodoo di New Orleans deriva dall’hoodoo, uno scarno corpo dottrinale che coniuga la magia africana con quella occidentale. Si tratta in realtà di due discipline nettamente separate, in quanto i praticanti di hoodoo non necessariamente cultuano le divinità voodoo, e viceversa. Neppure negli Stati Uniti, credo, la comprensione di questo rapporto è mai giunta al grado di raffinatezza con cui se ne tratta nella famiglia di Andrea, offrendo al discepolo la possibilità di scegliere un cammino ad personam esplicitamente confezionato sulla base delle sue possibilità individuali.

Infine, il voodoo portoricano o sanse è una sorta di spiritismo di umbanda associato ai loa : molto vicino alle personali tendenze di Andrea, che pone al primo posto l’esperienza della trance e – forse per questo – guarda con particolare interesse al processo di avvicinamento tra le macumbe caraibiche e quelle brasiliane, che all’esperienza della trance dedicano uno spazio ancora maggiore.

Non solo nella sua famiglia, ma anche nelle altre due famiglie italiane di cui sto per trattare, è forse oggi il tema di dibattito più appassionato quanto sia opportuno meticciare il voodoo con modelli di tipo umbandista. Questo interrogativo – oltre a dare la misura di quanto il lavoro della famiglia di Andrea sia per tutti la guida, e di quanto gli indirizzi di lavoro da lui suggeriti riescano sempre a portarsi al centro dell’interesse generale – può anche fornire un’idea, almeno credo, dell’eccezionale livello qualitativo della scuola che ho avuto la fortuna di fondare : nella quale l’imperativo del perfezionamento teorico non è soltanto appannaggio di pochi intellettuali, ma anche la sostanza con cui ogni nuovo brujo viene formato.

Ancora, non credo che altrove – né in Italia né in Europa – venga insegnata la fondamentale differenza tra l’hounfor (tempio voodoo haitiano, riccamente attrezzato a livello rituale) e i centros dominicani, concepiti come semplici luoghi di incontro in cui gli iniziati realizzano le cerimonie ; da queste due differenti concezioni del luogo rituale derivano anche implicazioni sovrastrutturali altrettanto diverse.

Per esempio, mentre nel voodoo haitiano il fedele o l’iniziato restano sempre legati all’ hounfor dove hanno ricevuto il battesimo, nel voodoo dominicano non si sviluppa alcun rapporto di dipendenza tra iniziato ed iniziatore.

Il forte legame col luogo d’origine implica anche, nel voodoo haitiano, lo sviluppo di una ritualità tecnicamente più complessa : tutti infatti fanno riferimento a un luogo nel quale i materiali necessari al lavoro, anche quelli più difficili da reperire, sono sempre disponibili. Invece nel voodoo dominicano non troviamo strumenti come l’asson (il sonaglio rituale della tradizione haitiana per chiamare gli spiriti) ; non si fanno sacrifici di sangue (se non in casi rarissimi), proprio perché richiedono un alto livello di specializzazione e di attrezzatura ; inoltre, a Santo Domingo tutti i fedeli - indipendentemente dal fatto che siano iniziati o meno - possono servire i misterios ed ottenere dalle divinità ogni genere di aiuto - anche una persona non iniziata può essere caballo del santo, ossia essere cavalcata da un misterio, ed è evidente che chi scopra in sé questo dono si sentirà incentivato a ricevere il battesimo. Insomma, tutto è più semplice.

Tra parentesi : tra le migliaia di chiarimenti di cui a Andrea sono debitore, credo rivesta particolare importanza il fatto che per lui i gruppi in cui le divisiones possono essere radunate non sono tre, bensì quattro : oltre alle grandi divisioni note come rada, india e negra egli infatti conta anche la divisione petrò (e come vedremo più avanti, anche il brujo Edmondo è della stessa opinione).

Questo non è, devo dire, ciò che la bruja Marisa mi insegnò, e che scrissi nel mio articolo ; secondo lei, infatti, guedé e petrò sono le due parti costituenti la grande divisione  nota come negra (almeno così io compresi).  Andrea e Edmondo affermano però che la maggior parte dei brujos si attiene a questa divisione quaternaria, e io gli credo.

Marisa, d’altra parte, era proprio la maestra giusta per un aspirante brujo di formazione esoterica come me : da quello che ho visto poi, il voodoo da lei praticato era forse quello più vicino di ogni altro alla tradizione magica europea, e in quest’ottica rientrava senza dubbio anche il valore da lei conferito al ternario delle grandi divisioni (al quale oltretutto, secondo la sua prospettiva, corrispondono anche i tre colori della Grande Opera alchemica : nero, bianco e rosso).

Nell’estate 2011, la famiglia di Andrea – che è cresciuta ormai fino a superare la trentina di componenti, e non si contano i ritrovi e le iniziative a cui dà vita – ha conosciuto una crisi di crescenza : un certo numero di componenti se ne è distaccato per varie ragioni, non ultimo il dissenso sull’impostazione filo-umbandista che Andrea imprime ai lavori.

Sulle prime, in base alle sporadiche informazioni che mi giungevano da più parti, mi sembrava che i dissenzienti tendessero a loro volta ad aggregarsi in una seconda famiglia. Avevo questa impressione sulla base di due orientamenti che mi pareva li accomunassero :

-  la loro attenzione alle possibilità di sincretismo tra il voodoo e le altre discipline esoteriche
-  e alla possibilità di praticare le macumbe in una prospettiva di azione sociale.

O perlomeno, sicuramente questi due argomenti che mi stanno a cuore possono essere annoverati tra i principali motivi del fraterno disaccordo che separa Andrea dal più autorevole dei dissenzienti : il brujo Edmondo di Palermo.

Proprio nei giorni in cui riflettevo sul fatto che la famiglia da me creata si era spezzata in due rami, mi giunse anche la notizia della nascita di una terza famiglia - con una linea di successione completamente diversa dalla nostra - ad opera del brujo Osvaldo ; fu allora che concepii l’idea e il titolo di questo articolo, e contattai Andrea, Edmondo e Osvaldo chiedendo loro di contribuire ciascuno con un breve pezzo riguardo alle sue attività.

I contributi arrivarono tempestivamente, e mi lasciarono positivamente sorpreso non solo per la qualità ; ma anche perché ognuno di loro avrebbe potuto utilizzare il suo spazio per farsi pubblicità, mentre invece tutti e tre preferirono dilungarsi sulle rispettive posizioni teoriche, nella concorde convinzione che la prima esigenza per l’aspirante che leggerà questo articolo sia di entrare in contatto con il maestro più affine alla propria natura.

In un mondo come quello esoterico, nel quale molto spesso - al di là delle belle parole e dei nobili ideali - quando si tratta di interessi personali impera purtroppo il più gretto egocentrismo, non so davvero dove si potrebbe trovare un altro esempio di un atteggiamento tanto corretto e moderato.

In particolare, Edmondo – al quale, nella mia fantasia, avevo già attribuito il ruolo di capo della seconda famiglia - nel suo stile affettuoso e scanzonato mi rispose che lui aveva una sola famiglia, quella formata da sua moglie e suo figlio, e non ci teneva affatto ad assumere il presunto ruolo di guida per un gruppo che, tra l’altro, non si sa se si formerà mai : in quanto i dissenzienti da Andrea hanno intrapreso ciascuno percorsi diversi, alcuni dei quali si staccano dal voodoo.

Sembra dunque che secondo il brujo Edmondo le tre famiglie del voodoo dominicano in Italia siano due ; ma è soltanto la sua modestia ad affermarlo, ignorando il fatto che egli ogni giorno di più sta diventando il punto di riferimento per buona parte degli appassionati di macumbe del Meridione (ho avuto recentemente notizia di un nuovo gruppo che sarebbe in via di formazione a Napoli, ma ignoro i dettagli – dovessi saperne di più, non mancherò di informare i lettori).

Tra tutti e tre, l’intervento di Edmondo è – se possibile – il più lontano da ogni forma di autocelebrazione : una sorta di lectio magistralis che accenna brevemente alla storia del voodoo, per poi trattarne sinteticamente in ogni sua forma.

A differenza degli altri due non sono riuscito a parafrasarlo, e lo riporto quasi integralmente. Si apre con la magnifica Priére de Bois Cayman, che dette inizio alla Rivoluzione haitiana :

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