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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

La Gran Maestranza del Duca del Sussex

Febbraio 2014

 

La Gran Maestranza del Duca del SussexAugusto Federico di Hannover, Duca del Sussex (1773-1843), resse il maglietto della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) dal 1813 alla fine della sua vita. La sua Gran Maestranza è importante perché fu lui a firmare la Union, ovvero la pace tra gli Antients e i Moderns, e a governare la neonata UGLE per tutto il trentennio che seguì.

Sicuramente sarebbe stato impossibile che il Gran Maestro di una transizione così difficile ne uscisse immune da polemiche e accuse. Ma il Duca del Sussex forse le polemiche se le tirava un po’ addosso, per via di certi aspetti difficilmente decifrabili del suo carattere, diviso tra ideali universalisti e democratici indubbiamente sinceri e un autoritarismo individuale che a volte sconfinava nell’arroganza.

Senz’altro non fu aiutato dal fatto che gli anni della sua Gran Maestranza sono ricordati come uno dei periodi più difficili della storia inglese. L’ondata di disagio sociale che seguì alla smobilitazione dopo le guerre napoleoniche, lo svuotamento delle campagne, la miseria della rivoluzione industriale contribuirono a creare il ricordo di un periodo da incubo, nel corso del quale tutti i personaggi più in vista erano oggetto dell’ostilità e della rabbia del popolo.

Gravissimi furono anche i travagli della Massoneria, che proprio negli anni in cui trionfava nel mondo vide ridursi fortemente il numero dei Fratelli nella madrepatria. Di questo il Duca fu additato come responsabile ; ma guardando le cose con obbiettività, è probabile che nessun Gran Maestro avrebbe potuto porvi rimedio.

Era nato nel 1773, sesto figlio di Re Giorgio III, e i suoi ritratti tramandano l’immagine di un uomo di bell’aspetto, ma corpulento. Una grave forma di asma lo afflisse dall’infanzia, impedendogli di seguire la carriera militare cui erano destinati i figli minori del Re ; ne venne fuori un intellettuale, la cui biblioteca privata era considerata la più fornita del Regno Unito.

Somma ironia per un uomo destinato a passare alla storia come il principale decristianizzatore della Massoneria, la sua fede religiosa era sincera e profonda. Veniva considerato un autorevole conoscitore del Vecchio Testamento, che leggeva due ore ogni giorno.

Proprio per questo si erano manifestate delle riserve contro la sua iniziazione, da parte di quanti temevano di ritrovarsi alle prese con un fanatico (erano tempi in cui sulle qualificazioni iniziatiche non si scherzava, non era affatto raro che anche nobili di alto rango venissero rifiutati). Ma era bastata una serata in cui il Duca aveva intrattenuto i futuri Fratelli sulla sua concezione del Grande Architetto per far cadere ogni obiezione : anzi, la sua posizione fu  trovata perfettamente in linea con lo spirito libertario e l’universalismo che costituivano la visione Modern della Massoneria.

Da allora in poi i Moderns lo considerarono uno dei loro, scoprendo in lui idee liberal piuttosto a sinistra rispetto a quelle generalmente professate nella Casa Reale. Il Duca, comunque, respinse sempre la qualifica di libero pensatore che più volte gli fu affibbiata, affermando che si sentiva troppo vincolato dal Cristianesimo per poterla accettare. Si dichiarava convinto dell’origine divina delle Scritture, ma non dei dogmi, che - sosteneva - sono di origine umana, ed era fermamente persuaso che fosse necessario conciliare fede e ragione.

Un’altra cosa che scoprirono di lui era l’aspetto fortemente autoritario e irascibile del suo carattere : difetti di cui il Duca - per quanto fosse un uomo grande e grosso - si vergognava arrossendo. Faceva costantemente grandi sforzi per dominarli e comportarsi con umiltà, e anche nel lavoro rituale la sua concentrazione era costante e assoluta.

Ai tempi della sua gioventù questi tratti gli attirarono simpatie e molti amici, ma negli anni della Gran Maestranza i Fratelli si sarebbero rivelati meno indulgenti.

Eletto Gran Maestro il 12 Maggio 1813, dichiarò immediatamente che il suo obbiettivo primario sarebbe stato di portare Antients e Moderns all’unificazione ; su questa meta, disse, my whole heart is bent, è piegato tutto il mio cuore.

La prima ragione per cui proprio lui era stato scelto va ricercata indubbiamente nei suoi natali, ma ce n’erano altre di carattere più immediato. Per esempio, il Duca era allora a capo del Supremo Gran Capitolo Modern dell’Arco Reale, ed era stata di suo pugno la storica delibera che recitava …come la Gran Lodge of England, attraverso il Venerabilissimo Gran Maestro, ha comunicato la sua volontà di riconoscere l’Arco Reale, così questo Supremo Gran Capitolo ritiene di considerarsi investito dei pieni poteri per concludere la propria Unione con entrambe le Grandi Logge.

Si scrive di solito che per gli Antients il riconoscimento dell’Arco Reale fosse una condizione sine qua non dei negoziati, e che i Moderns - da sempre avversi a ogni connotazione dell’Ordine in senso cristiano - fossero contrari ; ma come già abbiamo avuto occasione di scrivere, si tratta di uno schema che andrebbe in parte ribaltato.
I Moderns difatti avevano stravinto, ottenendo che tutti gli altri antient degrees cristianeggianti fossero lasciati fuori dall’Ordine ; e poiché, tutto sommato, tenerne almeno uno faceva comodo anche a loro, furono bravissimi a fare in modo che gli Antients si illudessero di aver ottenuto - con l’ammissione dell’Arco Reale - una grande vittoria.
Anche il Duca fece la sua parte, infondendo parecchia suspence nelle trattative per la fusione col Supremo Gran Capitolo Antient, che fu completata solo nel Marzo 1817. Alcuni lo accusarono di averla tirata alle lunghe di proposito, ma la verità è che gli anni immediatamente successivi alla Union erano troppo infiammati, e nuove polemiche avrebbero rischiato di aggiungersi al pesantissimo clima che - come vedremo - regnava nell’Ordine.
Ne abbiamo una conferma dal fatto che la commissione per unificare i due rituali dell’Arco Reale sarebbe stata istituita solo nel 1834. Il Duca ne avrebbe affidato la presidenza a un suo amico, il Reverendo Browne, col mandato di ridurre il più possibile le allusioni cristiane. Browne aveva accettato di malavoglia, convinto di andare a cacciarsi in un vespaio, ed era rimasto sorpreso vedendo che gli ex-Antients accettavano le innovazioni da lui proposte con docilità sorprendente. Ma quando poi furono rientrati, col nuovo rituale sottobraccio, ai loro Capitoli di provenienza… impugnarono la penna : morale della favola, del Rituale Sussex ci sono arrivate quasi venti versioni.
Un’altra ragione legata alla scelta del Duca come Gran Maestro è che in quel periodo suo fratello, il Duca di Kent, era a capo della Athol Lodge degli Antients, e come è ovvio tanto l’autorevolezza quanto la stretta parentela dei due facevano sperare che la Union potesse venir fuori più facilmente.

Difatti i due fratelli portarono a termine il compito in soli sette mesi, anche se in verità non c’era più molto da aggiungere al gran lavoro svolto in tal senso dai loro predecessori. Importantissima, per esempio, era stata l’istituzione congiunta della Loggia di Promulgazione, che dal 1809 al 1811 aveva lavorato per fissare una versione dei landmarks unitaria (lo stesso Duca del Sussex aveva partecipato ai suoi lavori, portando un contributo sulle consuetudini massoniche a Berlino).

Va anche ascritta alla Loggia di Promulgazione una svolta come la creazione dei Consigli di Maestri Venerabili Installati : usanza che tra i Moderns era stata fino ad allora pressoché sconosciuta, ma destinata a diventare la spina dorsale organizzativa dell’UGLE.

La Union, come è noto, fu celebrata ufficialmente il 27 Dicembre 1813, giorno che il Duca avrebbe ricordato come il più felice della sua vita. La sua prima premura fu di istituire una Loggia di Riconciliazione, avente il fine di armonizzare progressivamente i riti e le cerimonie.

Gli ostacoli furono tanti : memorabile per esempio la disputa che si accese sul Giuramento in grado di Apprendista, la cui forma in uso presso i Moderns era considerata dagli Antients troppo lieve.

Poiché non riuscivano a mettersi d’accordo, si affidarono all’arbitrato del Gran Maestro, e il Duca - la cui Loggia Madre era Modern, ma in grado di Apprendista lavorava col rituale Antient - scelse la formula con cui egli stesso era stato iniziato ; in seguito alla sua presa di posizione, la stessa scelta venne poi ripetuta in grado di Compagno.

Non era però realistico pensare che sempre si potessero risolvere così facilmente sessant’anni di dissidi. In varie città, gruppi di ex-Antients abbandonavano l’Istituzione sbattendo la porta ; altri invece premevano per ottenere dall’UGLE dilazioni che gli consentissero di continuare a lavorare a modo loro.

La più celebre di queste trattative fu quella con la Commissione del 1814. L’aveva messa insieme un gruppo di ex-Antients londinesi molto autorevoli, che con perfida pignoleria si erano dedicati a spulciare ogni parola dei verbali che la Loggia di Riconciliazione aveva pubblicato fino a quell’anno : la loro conclusione era stata che il maldestro lavoro della Loggia di Riconciliazione ha alterato tutte le cerimonie, introdotto variazioni arbitrarie nel lessico massonico e non ha lasciato in piedi una sola formula tradizionale.

Poiché le loro idee venivano riprese con grande enfasi dalla stampa massonica, il Duca e i suoi amici sarebbero stati disponibili ad accontentarli, almeno in parte ; ma proprio nel momento più delicato del dibattito, si scoprì che della Commissione faceva parte anche un membro della Loggia di Riconciliazione, John Henry Goldsworthy. Il Duca non riuscì a impedire che l’indignata maggioranza Modern lo facesse espellere ; lo scontro divampò di nuovo, e gli ci vollero poi ben tre anni per indurre i dissidentiad accettare le nuove regole, al prezzo di varie concessioni.

Era costume del Duca prendere parte alle trattative con gli ex-Antients personalmente, impegno che portò avanti, per molti anni, quasi tutti i giorni. In linea di massima, gli storici dell’Istituzione gli riconoscono buone capacità diplomatiche ; in certi casi però il suo carattere irascibile aveva il sopravvento, come nel caso (ancora oggi vivo nella memoria dei Fratelli inglesi) della secessione dall’UGLE delle Officine del Lancashire.

Il fatto fu clamoroso perché le Officine di quella regione erano rinomate per la loro consuetudine di buona armonia (alla quale sarebbero rimaste fedeli, circa mezzo secolo dopo, compiendo il primo passo della riconciliazione tra la Gran Loggia dei Maestri Massoni del Marchio e il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia).

Anche la Union era stata accettata nel Lancashire con bonarietà, e Antients e Moderns avevano cominciato a lavorare insieme d’amore e d’accordo. Accadde però che gli ex-Antients trovarono da eccepire su alcuni provvedimenti della Loggia di Riconciliazione, e il Duca ebbe l’infelice idea di rivolgere loro una minaccia trasversale : non gli rispose sullo specifico, ma fece loro sapere che stava pensando di chiudere una Loggia ex-Antient molto amata, per lo scarso numero di membri.

Apriti cielo… non c’era niente di meglio per riaccendere i malumori, da sempre serpeggianti in provincia, contro la politica di accentramento dei Londinesi. Non solo gli ex-Antients ma anche gli ex-Moderns si infiammarono, e tutti insieme se ne andarono sbattendo la porta.

Ma lo scontro più memorabile di tutti fu quello sulle Letture : una parte degli antichi rituali che gli Antients consideravano altrettanto importante dell’Apertura, la Chiusura e la trasmissione dei gradi. Ma dopo la Union la loro importanza aveva subito un tracollo, e parecchie Letture erano state soppresse, tagliate o modificate.

C’è chi nega una responsabilità diretta del Duca, affermando che egli avrebbe dato disposizioni di lasciarle intatte ; la sua volontà sarebbe stata disattesa dal Venerabile della Loggia di Riconciliazione, S. Hemmings, in seguito a pressioni da parte dell’ala più oltranzista dei Moderns.
Comunque sia andata, la Loggia di Riconciliazione aveva avuto davvero la mano pesante, sopprimendo per esempio le Letture che indicavano come patroni della Massoneria i due San Giovanni e rimpiazzandoli con Mosè e Salomone : un cambiamento che avrebbe fatto imbestialire soprattutto gli Scozzesi, contribuendo non poco alla frattura rituale tuttora esistente.
Nel 1819 un Fratello che non aveva digerito le innovazioni, Peter Gilkes, denunciò al Board of General Purposes la presenza di Letture che prima della Union non esistevano né tra gli Antients né tra i Moderns, nella speranza di farle dichiarare irregolari.

Non venne accontentato, ma la sua protesta ebbe l’effetto di spingere il Board a … regolamentare il settore, e il rimedio fu - secondo i malcontenti - peggiore del male : per quanto ai Venerabili venisse riconosciuto il diritto di stabilire quali Letture dovessero essere svolte nella loro Officina, soltanto il Gran Maestro avrebbe avuto il diritto di stabilire se fossero regolari.

Era una norma dettata dal buon senso, ma l’intromissione del Gran Maestro in una scelta che da sempre era state appannaggio delle Logge destò grandi malumori. Parecchi si ricordarono della predilezione del Duca per il Vecchio Testamento, vociferando di un suo complotto per decristianizzare la Massoneria e… venderla agli Ebrei : una ghiotta calunnia che antimassoni e antisemiti - già a quei tempi in lega fra loro - furono lieti di amplificare.
In realtà, c’entrasse il Duca o meno, il senso complessivo dell’operazione appare oggi più chiaro di quanto, probabilmente, non fosse allora. Un certo grado di decristianizzazione dei rituali era obbiettivamente necessario in nome dei principi di universalità proclamati dall’Istituzione : proprio in quegli anni gli Inglesi avevano portato a compimento la conquista dell’India, e una Massoneria ritualmente più aperta a Fratelli non cristiani avrebbe rappresentato un formidabile ausilio all’integrazione dei nuovi sudditi del futuro Impero.
A questo possiamo aggiungere che i due Festival tradizionali celebrati in occasione delle feste dei due San Giovanni erano, agli occhi dei Moderns, il simbolo della Massoneria vecchia maniera : molto vicini nello spirito a sagre paesane, con grande partecipazione di profani, cortei con la banda in testa e così via. Non solo non esisteva la minima possibilità di esportarli fuori dalla Gran Bretagna, ma la loro connotazione poco esoterica e assai contadina faceva storcere il naso a quei Fratelli socialmente elevati del cui appoggio, in quel periodo di forte espansione, l’istituzione massonica necessitava come dell’aria.
Non sempre le norme volte a dirimere le controversie erano firmate dal Gran Maestro : talvolta venivano emesse direttamente dal Board of General Purposes, e in questi casi è difficile stabilire se il Duca vi avesse preso parte. Ma delle riunioni del Board, un Fratello ha lasciato questa descrizione :

…nel grande salone, le cui sole dimensioni erano tali da intimidire, il Duca sedeva sul Trono posto all’Oriente. Di fronte a lui un grande tavolo, attorno al quale prendeva posto la trentina di Fratelli che a quei tempi componeva il Board. Il Segretario enumerava poi i casi in esame, e al termine di ciascuno il Presidente dichiarava : La decisione presa è questa…, chi è d’accordo alzi la mano.

Nei casi che riguardavano provvedimenti disciplinari ai danni di Fratelli, capitava spesso che ci fossero delle discussioni : rammento per esempio che la rimozione di un certo Venerabile dovette essere rivotata per ben undici volte prima di passare. Ma nelle questioni sui rituali, di norma non era neppure necessario alzare le mani : tutti i membri del Board gridavano in coro “Unanimità”.

Gli ultimi anni della sua Gran Maestranza furono segnati da una turbinosa e oscura vicenda. Nel 1834 il Fratello Robert Thomas Crucefix, giornalista, aveva avviato il progetto di una casa di riposo riservata agli anziani Massoni, invitando il Duca a presiederlo ; ma il Duca si era dichiarato contrario, obbiettando che una simile iniziativa avrebbe potuto indurre le persone a entrare nell’Istituzione per motivi impropri.
Tuttavia Crucefix era riuscito a ottenere dall’UGLE una risoluzione favorevole alla sua idea, e da allora in poi l’aveva propagandata come se fosse un’iniziativa ufficiale, millantando di poter contare sull’appoggio del Gran Maestro.
Quando il Duca lo seppe, ottenne che gli venisse inflitta una sospensione temporanea ; allora Crucefix lo attaccò dalle colonne del Trimestrale del Massone, e trascinato dalla  polemica giunse a pubblicare stralci di documenti ufficiali dell’UGLE - colpa massonica gravissima, che a quei tempi era punita con l’espulsione.
Sarebbe stato il primo caso, nella storia della Massoneria, di espulsione di un giornalista ; ma prima ancora che la pratica fosse completata, il Duca ebbe modo di sperimentarne gli effetti. Da un giorno all’altro tutta la stampa massonica si mise a chiedere le sue dimissioni, accusandolo delle colpe più impensabili ; vennero perfino riesumate le vecchie storie sul complotto anticristiano, e il rischio che finissero in pasto al grande pubblico era più che una possibilità.
A questo punto, si mosse probabilmente la Casa Reale : in fretta e furia, gli amici del Duca lo persuasero ad annullare l’espulsione di Crucefix e cercare una conciliazione.
Come sempre in questi casi, soltanto i pesci piccoli ne pagarono le conseguenze. Così per esempio il grande teorico della Massoneria George Oliver, l’autore di The Book of the Lodge, che si vide rimosso da Gran Maestro Aggiunto del Lincolnshire.
Secondo alcuni, la sua unica colpa era di essere amico di Crucefix ; secondo altri invece lui e Crucefix avevano attirato il Duca in un tranello per favorire l’ascesa di qualche candidato alla Gran Maestranza di tendenze Antient (forse il Marchese di Salisbury).
Insomma, le ombre su questa vicenda non sono mai state del tutto chiarite ; la sola cosa certa è che peggiorò il carattere del Duca, trasformando il suo spirito accentratore nel più gretto autoritarismo.
Quando nel 1836 fu pubblicato il nuovo Libro delle Costituzioni,  si vide che le prerogative da esso attribuite al Gran Maestro superavano di gran lunga tanto lo spirito di autorità caro (a parole) agli Antients quanto il centralismo dei Moderns : così, per esempio, gli veniva attribuito il diritto di nomina per tutti gli Ufficiali della Gran Loggia (salvo il Gran Tesoriere), nonché della metà dei membri di qualsiasi commissione. Davvero nessuno si aspettava che il Duca avrebbe smentito lo spirito liberal della sua gioventù in modo tanto plateale.

Ci furono molte proteste, alle quali il Duca rispose che il merito dei Fratelli è (comunque) l’unico mezzo di promozione, che mai egli aveva creato Ufficiale chi non se ne fosse rivelato degno dal punto di vista massonico e così via ; però non era vero, aveva anche nominato parecchi suoi amici (a partire dalla vice Gran Maestranza da lui offerta, tre giorni dopo la Union, al Duca di Norfolk, che quasi mai si faceva vedere nel Tempio ed era un noto libertino).

Robert Freke Gould - la cui storia della Massoneria è una delle fonti più attendibili per le vicende inglesi dell’Ottocento - non ha nessuna esitazione a parlare del Duca del Sussex come di un despota, accusandolo di essersi mosso nell’attribuzione delle cariche in base al più totale arbitrio. Ma questo sembrerebbe non vero se si esaminano i piedilista della Gran Loggia negli anni della sua Gran Maestranza, secondo i quali gli avvicendamenti parrebbero essersi svolti in modo regolare.

Augusto Federico di Hannover, Duca del Sussex aveva due figli, ma quando la morte lo colse piuttosto improvvisamente erano lontani. Si spense accompagnato dalle lacrime della nipotina per cui era un secondo padre : Alexandrina di Kent, la futura Regina Vittoria.
Come è scritto in un piccolo libro dedicato alla sua memoria, l’opera d’arte che lasciò al mondo non fu una statua né un ritratto, né alcun grazioso ammennicolo ornamentale : è un monumento della cui paternità ogni uomo potrebbe andare giustamente orgoglioso, la Gran Loggia Unita d’Inghilterra.

 

Daniele Mansuino

 

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