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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Guénon, Gurdjieff, Crowley e Castaneda

Gennaio 2009
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Carlos CastanedaMa Carlos Castaneda aveva seguito un altro percorso. Secondo le note editoriali dei suoi libri, sarebbe nato a Cajamarca (Perù) il giorno di Natale del 1925; invece secondo la giornalista spagnola Carmina Fort, che sostiene di averlo incontrato e intervistato, era nato in realtà nelle favelas di San Paolo del Brasile, trovandosi coinvolto fin dalla più tenera età nei misteri della macumba. Questa ipotesi mi è sempre sembrata piuttosto plausibile, perché in molte delle esperienze da lui narrate ho ritrovato la tipica atmosfera dello stato di trance indotto dagli orixà.
Adottato nell’adolescenza da una famiglia di Los Angeles, avrebbe poi condotto studi d’arte in Italia (a Milano) entrando in contatto con il frizzante milieu culturale italiano degli anni sessanta, e in particolare con Federico Fellini, di cui fu amico. Recita la leggenda che Fellini, pochi anni dopo, si sia recato in Messico per girare un documentario sugli sciamani, ma abbia dovuto rinunciare in seguito a misteriosi eventi che spaventarono a morte la sua troupe; Milo Manara si è ispirato a questa vicenda per un suggestivo fumetto.
Tornato a Los Angeles, Castaneda si iscrisse all’UCLA per conseguire il dottorato in antropologia; il suo primo libro (The teachings of Don Juan – a way Yaqui to knowledge) fu presentato come una ricerca etnologica svolta “sul campo”. Castaneda raccontava di essersi recato in Arizona per svolgervi un’indagine sulle piante medicinali, e avervi casualmente conosciuto uno stregone Yaqui messicano – Don Juan – che gli aveva dischiuso le porte di una forma di tradizione sciamanica fino ad allora sconosciuta.
“The teachings of Don Juan” fu un caso letterario in tutti i sensi: per lo straordinario successo di pubblico (viene ristampato tuttora in decine di paesi del mondo), per gli onori accademici e la celebrità che fruttò al suo autore, per il fanatismo di massa che destò presso i giovani hippies, che si riversarono in Messico a caccia di stregoni e di… peyote, il fungo allucinogeno di cui Don Juan faceva uso.
Anche per noi hippies italiani il passo da Tex Willer a Castaneda fu breve, ed il suo nome andò inscindibilmente a unirsi nell’immaginario collettivo a quello di altri “stregoni” (molti dei quali con la chitarra elettrica) che furono protagonisti di un attimo di “allineamento dei mondi” irripetibile nella storia del ventesimo secolo: i teenagers, la politica, il mondo dell’arte e quello della cultura riuniti per invocare l’avvento di una nuova “umanità liberata”.
Tra le innumerevoli critiche che sarebbero state rivolte a Castaneda negli anni successivi, non gli venne risparmiata quella di modellare i suoi sciamani secondo quelle che erano le mode culturali del momento, e in effetti non si può negare che il Castaneda scrittore sia sempre stato attentissimo a recepire e assecondare gli interessi e le opinioni dei suoi lettori.
Che avesse l’istinto del narratore di razza fu chiaro già dall’apparizione del suo secondo libro, più onestamente presentato come “romanzo”; e dopo questo ne vennero altri dieci – tutti senza eccezione scritti magistralmente, e di enorme successo – nei quali Castaneda descriveva le vicende del suo difficile e splendido apprendistato con Don Juan, durato dodici anni.
Quando fu chiaro a tutti che Don Juan non era mai esistito e la “ricerca sul campo” era stata una presa in giro, la reazione del mondo accademico non fu affatto divertita, e l’ostracismo verso Castaneda fu totale e senza perdono.
Non aspettavano nulla di meglio gli esoteristi di scuola europea, che di romanzo in romanzo si stavano rendendo conto sempre più agghiacciati di quello che Castaneda stava facendo in realtà: stava elaborando un sistema di trasmutazione interiore direttamente mutuato dallo sciamanesimo, bypassando serenamente quattro millenni e mezzo di tradizioni esoteriche d’Oriente e d’Occidente come se per lui non fossero mai esistite.
Nessuno prima di lui aveva ardito sbarazzarsi tout court dei pesanti apparati teorici ereditati dalle scuole tradizionali: perfino Crowley, il grande enfant terribile dell’esoterismo, nel dare vita al suo sistema rivoluzionario si era ben guardato dal discostarsi più di tanto dalla solida e ben collaudata struttura di base dell’Ermetismo.
Ed ecco all’improvviso saltar fuori questo scrittorucolo venuto dal nulla, che come se fosse la cosa più facile del mondo ti tira fuori un nuovo modello dell’universo, una nuova terminologia e una galassia pressoché infinita di nuove nozioni; plasmando il tutto in un sistema coerente nelle sue dinamiche come se questa pseudotradizione uscita dalla sua testaccia di mezzo indio fosse vera
Per una volta in sintonia con l’aborrito mondo della cultura profana, a traino delle stroncature dei critici letterari cominciarono anche ad apparire quelle degli pseudoguru dell’esoterismo, e il linciaggio morale del mezzo indio Carlos Castaneda fu compiuto; cosa che non gli impedì mai di continuare a vendere milioni di libri, né di essere adorato da milioni di giovani in tutto il mondo.
Dopo la sua morte avvenuta nel 1998, il mondo dell’esoterismo è orfano senza rimedio. Negli ultimi anni della sua vita, seguaci poco scrupolosi avevano usato il suo nome per la produzione di libri new age di infimo livello: la perdita di credibilità e il crollo commerciale della new age li travolsero, e ancora una volta Castaneda fu messo in croce.

 

Sembra già un’eternità, ma non più di quarant’anni sono trascorsi da quel magico 1968 che, tra mille prodigi, vide anche la comparsa nelle librerie di tutto il mondo di The teachings of Don Juan.
Da allora in poi molta acqua è passata sotto i ponti, portandosi via molti sogni. Quello che era il magico mondo degli “stregoni” è diventato terra di facili guadagni per praticoni di dubbia serietà. Nessuno di essi appare interessato a rilanciare il messaggio che Castaneda - nell’arco di una vita operosa - ha a malapena avuto modo di accennare: ovvero che l’esoterismo è un adattamento dello sciamanesimo, e il solo modo possibile per restituirlo alle sua funzioni è tornare alla fonte.
Il fiume della conoscenza scorre ora profondamente occultato nelle viscere della terra, forse per sfuggire all’orrore di rispecchiare nelle sue limpide acque il triste vagare dell’uomo negli aridi deserti del pensiero unico. Ma è solo questione di tempo: un giorno o l’altro, quando meno ce lo aspetteremo, lo sentiremo di nuovo gorgogliare allegramente in mezzo alle rocce.

 

Daniele Mansuino

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