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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

La digestione di Hitler

Novembre 2014

 

 

La digestione di HitlerQuesto articolo non parla di Hitler, ma se ne parlasse sarebbe lecito chiedersi : di quale Hitler ?
Ce ne sono tanti, riducibili a due. Uno è quello classico, l’unico con il quale la mia generazione abbia avuto che fare : il simbolo del Male, il mostro artefice della strage di milioni di innocenti.
Invece l’altro Hitler, che è molto venuto di moda negli ultimi anni, è presentato come un paladino dell’antimondialismo : secondo i suoi sostenitori l’idea di sterminare il popolo ebraico fino all’ultimo uomo potrebbe essere un buon sistema per eliminare lo strapotere delle banche, e Hitler non dichiarò la seconda guerra mondiale per dominare il mondo - se avessero vinto i Nazisti, saremmo entrati in un’era di pace e libertà.
Oltre a farci riflettere sui danni causati da quel terribile flagello che è la mancanza di senso dell’umorismo, l’emergere di questa posizione solleva dubbi esistenziali profondissimi : forse gli Americani hanno sbagliato a fare film dove i Nazisti erano presentati come macchiette che parlavano con voce stridula ? Forse hanno sottovalutato il bastian contrario che si nasconde in ognuno di noi ? O forse non l’hanno sottovalutato ma il riemergere del Nazismo gli fa comodo, perché piuttosto che avere a che fare con un’opposizione di sinistra (che fonda la sua critica su dati economici) gli conviene un’opposizione di destra che la storia ha già squalificato ? E così via.
Al di là di questi dubbi, credo che si possa comunque affermare una cosa - mi sembra che in tema di razzismo si verifichi un curioso effetto, da me riscontrato più di una volta nelle conversazioni con gli amici.
Quando capita di commentare qualche delitto, a me viene spontaneo avanzare ipotesi sulle motivazioni che possono aver spinto l’assassino ; allora, immancabilmente, qualcuno mi accusa - Tu lo giustifichi !
Ma no, non lo giustifico, stavo solo cercando di capire perché lo ha fatto - magari può servire a impedire che qualcun altro lo faccia di nuovo.
Lo stesso capita col razzismo - se qualcuno prova a immedesimarsi nel punto di vista di chi lo professa, salta subito fuori qualcuno a gridare Dagli al razzista !
Il risultato è che gli studi sul razzismo versano nella barbarie. Per fare un esempio che a me sembra incredibile : non è ancora stato coniato un termine per differenziare il razzismo dei Nazisti (i quali, come Pauwels spiega bene ne Il Mattino dei maghi, consideravano gli Ebrei non umani) e la mugugnata del signore che, portando giù la spazzatura, trova vicino al portone la chiazza di vomito di un immigrato ubriaco.
Affermando ciò, voglio sperare che nessuno mi punti il dito addosso : Tu lo giustifichi. Non giustifico nessuno, ma sono due cose diverse ; e se non si troverà una parola diversa da razzismo per definire la mugugnata di quel signore, l’unico bel risultato sarà che lui - poco alla volta - si convincerà di essere davvero un razzista.
Distinguere tra le qualità di razzismo aiuterebbe anche a risolvere certi misteri della contemporaneità, come l’esplosione del neonazismo tra i giovani dei Paesi dell’Est : per esempio, il caso dell’Ucraina - difficile da comprendere se si ignora che nel 1941 gli Ucraini dell’Ovest accolsero Hitler con entusiasmo, nella speranza che li aiutasse a sottrarsi all’influenza sovietica - quindi, nel loro immaginario collettivo, l’epopea della libertà nazionale si confonde inestricabilmente con l’esperienza nazista ; invece sono cose destinate a rimanere oscure, e questa oscurità non si capisce proprio a chi giova.
Quanto al razzismo dei Nazisti contro gli Ebrei : negli ultimi anni anche su questo tema sono state scritte molte stranezze, tese in sostanza a negare l’Olocausto e rivalutare i Nazisti.
La causa credo stia nel discredito in cui sono caduti i canali ufficiali dell’informazione, per cui tutto quanto ne è escluso gode oggi di una rivalutazione del tutto indipendente dalla sua fondatezza storica o scientifica ; così, purtroppo, sta accadendo per l’antisemitismo.
Io, personalmente, non trovo molte ragioni di pensare che il ruolo rivestito dagli Ebrei nella storia possa essere accreditato a fattori diversi dal caso. In epoca precristiana, la loro cultura non era sostanzialmente diversa da altre forme di sciamanesimo sedentarizzato (e diventato perciò religione) come quella greco-romana, quella cinese o quella indiana.
Senza dubbio, il primo fattore differenziante fu l’incontro del cristianesimo con la cultura greco-romana. Infatti, l’ebraismo in versione cristiana - cioè esportabile - era (relativamente) monoteista ; quindi molto adatto a una civiltà condizionata in modo crescente dal pensiero lineare, come era quella romana dell’epoca. Per questo gli fu facile prendere il posto del vecchio paganesimo, per molti versi più irrazionale e dispersivo.
A questo si aggiunga che il cristianesimo, con le sue limitazioni in materia di sessualità e vita familiare, era un potente fattore di repressione e sublimazione delle energie : funzionale, cioè, a instradare la nascente coscienza collettiva della civiltà occidentale verso il controllo della materia e il progresso.
Per queste ragioni il cristianesimo si affermò, ed era fatale che si portasse dietro le sue origini mitiche, tipo il fatto che gli Ebrei avevano rinnegato e ucciso Gesù : cosa adattissima ad alimentare la xenofobia verso un popolo che (come tutti i popoli orientali, ancora oggi) era riluttante a integrarsi.
In modo del tutto automatico sorse quindi la propensione del popolo ebraico nei confronti dell’usura, delle attività bancarie e di conseguenza l’accumulazione di capitali : la sua origine risiede nel fatto che in molti paesi europei queste attività erano precluse per legge ai Cristiani, mentre le attività commerciali e artigianali svolte dai Cristiani erano precluse agli Ebrei (cfr. Il marxismo e la questione ebraica, di A. Leon).
Dopodiché, siccome è vero che da allora in poi una minoranza di famiglie ebree non abbandonò mai il timone dell’economia, era anche fatale che nascessero fenomeni come il Nazismo, ad opera di non-Ebrei che speravano di scalzarle.
Ma a quanti conoscano a fondo la storia delle ideologie umane, è chiaro che il Nazismo (e anche quella sua forma più soft che è l’esoterismo tradizionale di scuola evoliana) venne confezionato a posteriori, selezionando ed enfatizzando i fatti storici che portavano acqua alle sue tesi.
Il suo unico risultato rilevante, almeno per ora - in seguito, purtroppo, alle orribili nefandezze che ha perpetrato - è stato di destare la rabbia degli Ebrei, fino a spingerli talvolta su posizioni difficilmente sostenibili (a proposito delle origini del sionismo vorrei segnalare ai lettori un libro che mi è piaciuto molto, L’invenzione del popolo ebraico di S. Sand : una comparazione del sionismo con altre forme di nazionalismo sorte in Europa nell’Ottocento, che fornisce convincenti risposte a molte peculiarità dello stato di Israele di difficile spiegazione).
Vabbè, lasciamo perdere… sceglietevi per favore l’Hitler che preferite tra i due che ho proposto, e passiamo oltre.
Quando avevo sedici anni entrai in contatto col marxismo, e siccome a quell’età si è ingenui il marxismo mi corruppe.
Assorbii a fondo il concetto del rapporto tra struttura o sovrastruttura : in sintesi, che il primo motore delle azioni umane è il bisogno di denaro, e di conseguenza qualsiasi ideologia che non ne tenga conto è da considerarsi falsa.
Oggi, dopo un quarto di secolo di telegiornali di Italia Uno, si sentono su questo tema cose paurose - c’è chi sostiene ad esempio che Marx, in quanto ebreo, non vedeva altro che il denaro, e che marxismo e capitalismo non sarebbero che due facce della stessa medaglia.
Ora, ultimamente l’espressione due facce della stessa medaglia è diventata una delle preferite dai politici di ogni colore - è geniale, in quanto suggerisce automaticamente un giudizio di condanna, dispensando l’ascoltatore dall’approfondire i concetti che ci stanno dietro. Nel caso specifico : il capitalismo (ovvero il predominio dei ricchi sui poveri) è la stessa cosa del comunismo (ovvero la ripartizione equa delle risorse del mondo).
Sul fatto poi che Marx non vedesse altro che il denaro, suggerirei che possa esserci una differenza tra il dire evviva, il mondo è governato dal denaro e il dire : purtroppo il mondo è governato dal denaro, quindi le regole che governano il mondo sono queste.
Certo, se si aderisce all’ipotesi due facce della stessa medaglia non c’è speranza di riuscire a capire la differenza ; ma se si pensa con la propria testa, magari si riusciranno a penetrare le regole che Marx ha elaborato partendo da questo presupposto - ovvero le sole valide a farci comprendere come funziona veramente il potere (e, per chi vuole, come abbatterlo).
Per esempio, il marxismo non si illude sul fatto che si possa capire la Chiesa senza tener conto dello IOR - il che non vuol dire che la Chiesa sia soltanto lo IOR, e nemmeno che fin dai tempi di Gesù Cristo abbiano sempre pensato solo ai soldi e basta : semplicemente, introduce nell’analisi quel pizzico di realismo che chi detiene il potere ha interesse a farci dimenticare.
Vabbè, potrei andare avanti centinaia di pagine delirando su queste cose, ma non mi va di ossessionarvi - stavo solo dicendo : a sedici anni compresi che il primo motore delle azioni umane è il denaro, e credei che del mondo avevo capito tutto.
Però pochi mesi dopo scoprii il sesso, e mi resi conto che si trattava di un’altra forza potentissima e primordiale.
Ora, d’accordo - se si saltano i pasti, la voglia di far l’amore passa (quindi Marx tutto sommato aveva ragione, i soldi vengono prima) ; ma è anche vero che nell’antichità ancestrali furbacchioni ebbero l’intelligenza di sottomettere il sesso a una serie di regole rigidissime (nota : mi fanno morir dal ridere quelli che chiamano libertà sessuale il relativo allentamento della repressione sessuale nei confronti degli adolescenti che vediamo oggigiorno - mi sembra qualcosa di molto simile a definire libertà l’ora d’aria dei carcerati), per cui forse la repressione sessuale gioca, nella società di oggi, un ruolo abbastanza considerevole da poterla considerare in parte svincolata dall’economia.
Dopo questa intuizione (mi viene in mente l’immortale Catalano : Mi è venuto un penziero) la misi in pratica, fondando negli anni settanta con altri amici un centro di controcultura e prendendo di conseguenza dai marxisti ortodossi un sacco di legnate ; ma dopo che si furono sfogati cominciarono a rifletterci, e oggi non ci si può del tutto lamentare di come il dibattito su questi temi stia procedendo a sinistra (sebbene i tempi non siano ancora maturi per riproporlo a livello di massa - negli anni settanta eravamo molto più avanti).
Questo per dire che da una quarantina d’anni a questa parte non ho mai avuto dubbi sul fatto che il motore della società fosse l’economia e tuttalpiù, in seconda istanza, il sesso ; adesso però mi è capitato un fatto notevole, di cui vorrei mettere a parte gli amici lettori.
Un paio d’anni fa ho partecipato, nell’incantevole cornice di un agriturismo nella campagna pugliese, a un seminario sullo sciamanesimo. Appena arrivato mi venne incontro un sorridente signore indiano, e subito pensai che volesse vendermi dei fiori ; invece era il medico del Dalai Lama. Parlai con lui per tre giorni, e mi mise al corrente di una disciplina indiana di cui non avevo mai sentito, il Siddha Veda.
Non conosco l’Induismo nei dettagli (solo qualcosa sui suoi aspetti metafisici) ; comunque, se ho ben capito, il Siddha Veda è considerato una parte dell’Ayurveda - però con alcune distinzioni, tipo che è dedicato a Shiva, il che implica notevoli differenze sia nella teoria che nella prassi. Inoltre, i puristi del Siddha rivendicano una maggiore antichità delle loro pratiche rispetto al corpo generale della medicina indù.
La caratteristica più notevole di questa disciplina è che assicura una sbalorditiva longevità : se vogliamo prestare fede a quel dottore (e anche ad altri praticanti con cui ho parlato negli ultimi due anni : persone non interessate agli aspetti economici della cosa), alcuni dei maestri oggi viventi hanno dai 140 ai 150 anni.
Vidi la foto di uno di loro, della sedicente età di 140 anni. Si tratta di un personaggio che in India è abbastanza noto, perché combatté per l’indipendenza ai tempi di Gandhi e una cannonata inglese gli portò via un braccio. Secondo il suo discepolo che mi fece vedere la foto, si è molto pentito di essersi occupato di politica in gioventù - dice che la politica accorcia la vita.
Se ricordo bene la storia che il dottore mi raccontò, il Siddha Veda era stato proibito in India dagli Inglesi - ufficialmente perché comprende cure coi veleni che erano considerate pericolose, in realtà perché la filosofia ad esso retrostante ne faceva un punto di coagulo per gli indipendentisti. Allora i manoscritti originali vennero trasportati in un monastero tibetano, e la pratica del Siddha continuò lì, finché - per le stesse ragioni - non fu proibito dai Cinesi.
Una ventina d’anni fa, però, un Indiana Jones di cui la storia non ci ha consegnato il nome riuscì a recuperare i manoscritti del monastero, e con un’avventurosa marcia attraverso le nevi li riportò in India. Da allora il Siddha ha ricominciato a rifiorire, e viene oggi praticato in alcune importanti cliniche (nelle quali suppongo che si entri vecchietti e si esca ragazzini, o qualcosa del genere).
Il trattamento praticato in queste cliniche si chiama Panchakarma : una pratica che è tipica dell’Ayurveda in generale (ci sono centri che la offrono anche in Italia) e che può variare molto a seconda delle scuole, nonché del fine cui è mirata - si va da Panchakarma leggeri che sono poco più di trattamenti di relax a forme molto impegnative, che puntano con decisione al ringiovanimento.
Il ringiovanimento viene ottenuto mediante cinque gruppi di pratiche (pancha significa appunto cinque) che hanno lo scopo di eliminare dal corpo le impurità.
Io sono sempre stato molto scettico su queste cose - fino a non molto tempo fa ho mangiato, bevuto e fumato orgogliosamente, e a questo atteggiamento non era estranea una certa polemica nei confronti dei salutisti (alcuni dei quali, come gli evoliani che attacco spesso nei miei articoli, sono miei amici : ho sempre avuto questa tendenza a legarmi a persone che la pensano diversamente da me, aiuta molto a tenere sveglio il cervello).
Per me i salutisti sono uno dei peggiori flagelli dell’umanità - così i proibizionisti, che hanno fatto tanto per arricchire la mafia con lo spaccio delle droghe ; così gli spiritati che rompono l’anima ai fumatori ; così il ministro che ha fatto la legge del palloncino per sanare il bilancio, inducendo al suicidio un sacco di automobilisti che si erano presi un grappino dopo cena, eccetera.
Ma ce ne sono anche di più intelligenti, e in genere i sostenitori delle varie diete appartengono a questa categoria : l’obiezione che faccio a loro è che, senza rendersene conto, anche loro tendono spesso a diventare un po’ fanatici.
Ovvero, è meglio senz’altro essere un fanatico salutista che un fanatico antisemita ; però l’insidia sta appunto nel fatto che i salutisti sono fanatici di una cosa a cui nessuno può porre obiezioni.
Infatti, quando ti dicono : se mangi x e non mangi y la tua salute ci guadagna (e magari te lo dimostrano pure), cosa puoi obiettare ? Niente, è un argomento definitivo, anzi pericolosamente definitivo. Pericolosamente perché, in teoria, se domani il governo - dopo un lungo martellamento di statistiche televisive - decide per il bene dei cittadini che d’ora in poi tutti mangeranno soltanto soia verde, chi mangia spaghetti potrà essere considerato un nemico della salute pubblica - uno di quei viziosi che alzano le spese della sanità, costringendoci a tagliarle.
E’ un esempio paradossale, ma credo di essermi spiegato - il salutismo diventa fanatismo quando diventa ideologia ; e i salutisti, sebbene pochi di loro siano dittatori in pectore (ma qualcuno sì - Hitler per esempio lo era), spesso sembrano denunciare una tendenza all’ideologia preoccupante.
Il modo per difendersi è uno solo : affermare con fierezza il diritto dell’uomo a star male, e soprattutto a farsi del male, destituendo lo Stato dall’autorità morale di frapporsi tra l’ubriacone e la bottiglia. Ma forse è troppo tardi : nel breve arco della mia vita, ho già visto questo spazio di libertà erodersi a vista d’occhio.
Aiuta molto Che Guevara, che è stato oggetto recentemente di un dibattito tra me e una mia amica salutista : era asmatico, forse tubercolotico, e invece di pensare a curarsi andò a morire per il comunismo sui gelidi monti della Bolivia.
Secondo la mia amica sbagliò ; anzi, secondo lei, se vai a scavare nella vita privata dei grandi della storia trovi che quelli in buona salute fecero opere di serenità e quelli malati cose nevrotiche, tormentate e sbagliate. Non vede eroismo nel fatto che l’impulso a estraniarsi dalle sofferenze del corpo possa indurre una persona a buttarsi freneticamente nel sociale.
E io le rispondo : ma è etico voler stare bene individualmente in un mondo che sta male ? La mia convinzione è no (anche se purtroppo, negli ultimi anni, troppa retorica da quattro soldi ha reso quel “no” impopolare - oggi si sente gente bravissima, che non farebbe male a una mosca, dire nei bar che la Marina dovrebbe sparare agli immigrati sui gommoni).
La mia convinzione è no non per buonismo, ma perché sono un esoterista, e la mia baraqah personale mi spinge a prendere sul serio il concetto che la realizzazione iniziatica individuale è una pura impossibilità : o si fa il viaggio in comitiva o si sta fermi, e quei pochi che hanno provato a farlo da soli, arrivati a un certo punto sono stati costretti a tornare indietro.
Chiaramente ci possono essere obiezioni, ci mancherebbe - ma è un carruggio che non vorrei prendere adesso, per non uscire dal tema. Mi auguro solo di aver trasmesso l’idea che la salute non è un valore assoluto, e meno che mai le ideologie di purezza del corpo ad essa collegate, dalle quali il passo a Hitler è breve ; quando lo abbiamo capito, allora possiamo dedicarci alla salute e alla purezza del corpo (cosa che io mi sono messo a fare).
Ma qui è arrivata la sorpresa. Su un sito che offre il Panchakarma in Italia, ho letto : …a causa di un'alimentazione scorretta e di uno stile di vita non equilibrato, si accumulano nel nostro corpo e nella nostra mente molte tossine, responsabili poi di molte malattie E DEI PENSIERI ED EMOZIONI DI DISAGIO CHE A VOLTE CI DISTURBANO, facendo diminuire la qualità della nostra vita.
Lo stesso concetto l’ho poi trovato ribadito altrove, in termini anche più forti. Sembra, in sostanza, che mangiando certe cose sbagliate si formi nel nostro sistema digerente una specie di catrame nerastro, che poi fermenta e manda effluvi, facendo poco a poco ammalare anche gli organi che  stanno intorno ; invece gli effluvi che vanno al cervello ci renderebbero insoddisfatti, aggressivi, malvagi, ecc.
Ora, mettiamo da parte l’aspetto ideologico, quello l’abbiamo già visto - chi fa il Panchakarma e si leva il catrame diventa puro, gli altri invece sono impuri, ma se sia il caso di metterli in una camera a gas lo decidiamo un’altra volta.
Il punto interessante, invece, è : si accumulano molte tossine… responsabili dei pensieri ed emozioni di disagio che a volte ci disturbano.
NE HO TROVATO UN ALTRO ! Cavoli, a quasi sessant’anni di età non l’avrei creduto. Dopo il sesso, ho trovato un altro fattore che agisce sulla storia in modo indipendente dal primato dell’economia : la digestione.
Ne sto parlando in tono scherzoso, ma non sto scherzando. Pensiamoci un attimo - si forma il catrame, gli effluvi vanno al cervello, Hitler schiaccia il bottone di un dittafono e dice : date il via alla soluzione finale
E voi continuate a pensare che io stia scherzando, ma non è così : il punto è che non vi rendete conto delle implicazioni. Il catrame nei tubi digerenti si accumula, i pensieri sbagliati si ripetono e si collegano, le regole sociali ne vengono influenzate, le personalità si deformano…
Non sono il primo, in verità, ad avanzare l’ipotesi che la storia possa essere riscritta sulla base delle abitudini alimentari (guardate per esempio cosa scriveva John M. Allegro, nel finale del mio articolo Controcultura, esoterismo e droghe) ; ma nessuno finora lo ha fatto, anzi che io sappia nessuno ci ha neanche provato.
Marx ha riscritto la storia in base all’economia, e il casino che ne è venuto fuori dimostra che almeno un po’ la cosa ha funzionato. Freud non l’ha riscritta in base al sesso, ma ha posto le basi perché altri potessero farlo, e lo stanno facendo (non è il momento per infliggere al lettore ulteriori deviazioni) ; ma in base al cibo ? Nessuno.
Per favore amici, che almeno uno di voi ci provi - sarebbe troppo bello se scoprissimo che per assicurare al mondo la pace perpetua basta mangiare soia verde.

 

Daniele Mansuino

 

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