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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Leggi del potere supremo

Agosto 2013

 

La manifestazione emana dal potere supremo, e questo a sua volta la permea in modo tale che non è possibile in alcun modo figurarsi un potere non-manifestato.

Qualora dunque si vogliano prendere in considerazione i due elementi della coppia potere/manifestazione separatamente, sarà soltanto allo scopo di individuare il potere manifestato.

Sarebbe anche utile prendere in considerazione il ternario potere + manifestazione + (potere + manifestazione), ovvero potere supremo + manifestazione + potere manifestato ; questo perché le dinamiche intercorrenti tra i suoi elementi sono necessarie ai fini di individuare il grado di concentrazione del potere nei vari luoghi e modi dello spaziotempo.

Sia chiaro però che il potere supremo non è potere non-manifestato (quindi non è assoluto nel senso di ab-soluto dalla manifestazione, bensì ab-soluto soltanto dalle condizioni limitative che sono proprie del potere manifestato) : è piuttosto il complesso del potere in tutte le modalità della manifestazione.

Poiché la coppia potere + manifestazione equivale a manifestazione + potere, è lecito postulare l’ipotesi alternativa che il potere emani dalla manifestazione e non viceversa ; si tratta anzi di una prospettiva molto utile all’evoluzione individuale, fondata sugli sviluppi dell’idea che il potere si nutre della consapevolezza.

E’ altrettanto consequenziale che potere x manifestazione equivale a manifestazione x potere : da questo deriva da un lato che il potere si serve della manifestazione per moltiplicare le sue fonti di nutrimento e accrescersi, dall’altro che in qualunque punto della manifestazione può essere suscitato un centro di potere.

Un’altra legge è che potere supremo + (manifestazione + potere manifestato) equivale a (potere supremo + manifestazione) + potere manifestato.

Questo è molto interessante per varie ragioni : per esempio (un solo esempio tra i molti), una persona in grado di compenetrarsi pienamente col potere manifestato può potenzialmente pervenire anche al potere supremo.
E’ questo il motivo per cui esistono sulla Terra molti sottocentri di potere indipendenti l’uno dall’altro, spesso in conflitto l’uno con l’altro, spesso apparentemente caratterizzati da una profonda ignoranza della metafisica (cfr. a questo proposito La grande Triade di Réné Guénon), ma che concedono tuttavia, a chi sia in grado di ascendere al loro vertice, la pienezza della conoscenza.

E ancora : potere supremo x (manifestazione x potere manifestato) equivale a (potere supremo x manifestazione) x potere manifestato. Anche questo porta numerose conseguenze, ed è la prova - per chi sappia vederla  - che i sottocentri di potere terrestre svolgono un ruolo di trasmissione volto ad accrescere il potere supremo, essendone ripagati con un aumento esponenziale della loro forza.

E’ da notare però che potere + potere = potere, come potere x potere = potere : il potere non può accrescersi quantitativamente perché esprime la totalità, mentre la manifestazione può accrescersi, anzi si espande costantemente - questo, ovviamente, non contraddice l’ipotesi che il potere possa emanare dalla manifestazione, né che possa concentrarsi interamente in uno o più punti di essa.

Ne deriva che potere + (potere x manifestazione) è uguale a potere, così come pure potere x (potere + manifestazione) ; e che potere supremo x (manifestazione + potere manifestato) equivale a (potere supremo x manifestazione) + (potere supremo x potere manifestato).

Quest’ultima equivalenza è di gran lunga la più importante per chi personalmente voglia giungere al potere supremo, insieme alla sua equivalenza sorella (che, si può dire, fu formulata per la prima volta da Newton - seppure in modo criptato – nei suoi studi sul Tempio di Salomone) : potere supremo + (manifestazione x potere manifestato) uguale a (potere supremo + manifestazione) x (potere supremo + potere manifestato).

Il potere si annulla qualora si provi a moltiplicarlo per qualcosa di estraneo alla manifestazione, mentre qualora si provi a sommarlo con qualsivoglia elemento manifestato (o forma), si trasmuta in quella forma stessa.

Si annulla anche qualora si provi a moltiplicarlo per il non sé stesso ; mentre il sommare il potere a non sé stesso produce non la manifestazione nel suo complesso, bensì una singola forma.

Queste leggi (che ho riprodotto qui di gran fretta, con spiegazioni temo inadeguate) sono le basi di tutti i fenomeni del nostro Universo.

Innumerevoli altre ne derivano, sempre più dettagliate, fino a incarnarsi profondamente negli eventi della vita e fornirci la chiave per dominarla ; ma si tratta di un cammino difficile, lecito solo a chi si scopra in grado di comprendere a fondo, e fare profondamente proprio, quanto ho finora esposto.

Se un lettore si sente tagliato ad andare avanti può contattarmi, e nei limiti del possibile lo aiuterò.

Secondo quanto scrive Banshei (cui ho accennato in questa rubrica in vari articoli - ultimo, Il tempo capovolto), la raffigurazione simbolica del rapporto tra potere e manifestazione modificherebbe, anzi correggerebbe il guenoniano simbolismo della Croce, ponendo la fonte della manifestazione non al centro della Croce, ma al Polo Nord : su questa sorta di bersaglio la nostra consapevolezza scaglierebbe Frecce, mettendo in moto in questo modo tutto il meccanismo della manifestazione.

Questo processo verrebbe svolto dalle persone comuni in modo inconsapevole, mentre chi sa governarlo ha il potere di controllare gli eventi del mondo.

Nell’articolo citato, avevo obiettato che la manifestazione non può essere generata da qualcosa che ne fa parte ; ma secondo il punto di vista di Banshei, tanto la manifestazione quanto la consapevolezza coincidono con il potere supremo, del quale sarebbero espressioni dinamiche.

In sostanza, il processo complessivo può essere visualizzato così : una sorta di polarità Nord-Sud (ma orientata sul piano orizzontale : cfr. ne Il tempo capovolto le considerazioni relative al simbolismo di Dante), laddove il Polo Nord rappresenta il Potere Supremo e il Polo Sud l’Umanità. Dal Polo Nord al Polo Sud muove il flusso della manifestazione, dal Polo Sud al Polo Nord la consapevolezza.

Cercando punti di vista analoghi, la prima citazione d’obbligo è la visione sciamanica espressa da Carlos Castaneda ne Il dono dell’Aquila :

Il potere che governa il destino di ogni essere vivente è chiamato Aquila, non perché sia un’aquila o abbia a che fare con un’aquila, ma perché appare al veggente come un’immensa aquila nera come l’ebano, eretta come stanno le aquile, così alta da arrivare all’infinito (…).

L’Aquila sta divorando la consapevolezza di quelle creature che - un attimo prima vive sulla Terra, e ora morte – si sono lasciate trasportare dall’aria come un interminabile sciame di lucciole, fino al suo rostro, per incontrare il loro padrone, la loro ragione di vita. L’Aquila libera queste fiammelle, le spiana come un conciatore stende una pelle, e poi le consuma ; perché la consapevolezza è il cibo dell’Aquila (…).

L’Aquila, per quanto non si lasci toccare dalle condizioni di nessun essere vivente, concede a ciascuno di essi un dono. Ognuno, secondo i propri desideri e diritti, ha il potere, se vuole, di mantenere la fiamma della consapevolezza, di disobbedire al richiamo della morte e della consunzione. A ciascun essere vivente è concesso il potere, se vuole, di cercare un passaggio verso la libertà, e di usarlo. Al veggente che scorge quel passaggio, e alle creature che lo attraversano, è evidente che l’Aquila ha concesso tale dono per perpetuare la consapevolezza (…).

Allo scopo di guidare verso quel passaggio gli esseri viventi, l’Aquila ha creato il Nagual (…). Per essere sicura che il primo Nagual avrebbe guidato i suoi compagni verso la libertà senza deviare dal cammino o farsi corrompere, l’Aquila condusse la donna Nagual nell’altro mondo per servire da segnale e guidare come un faro il gruppo verso l’apertura (…).

Al Nagual e ai suoi guerrieri fu quindi imposto di dimenticare. Furono immersi nelle tenebre e fu dato loro un nuovo compito : il compito di ricordarsi di sé e quello di ricordare l’Aquila. Il comando di dimenticare fu così drastico che ognuno fu separato dagli altri. Non ricordavano più chi fossero. Se fossero stati capaci di ricordarsi di sé, era intenzione dell’Aquila che ritrovassero la totalità del loro essere. Solo allora avrebbero avuto la forza e la pazienza necessarie per intraprendere il viaggio definitivo

La prima differenza che si nota rispetto alla prospettiva di Banshei è che nella visione castanediana il nutrimento dell’Aquila sembra limitato alla consapevolezza delle creature morte. Ma riguardo a questo specifico punto, c’è un’analoga prospettiva sciamanica - di origine asiatica questa volta - che scende più nei dettagli : quella riportata da Gurdjieff e Ouspensky ne La quarta via.

 

La vita organica è una sorta di apparato ricevente per cogliere e trasmettere le influenze provenienti dal sistema solare (cfr. il mio articolo Le energie di rimbalzo). Al tempo stesso, in quanto serve come strumento di comunicazione tra la Terra e i pianeti, la vita organica nutre la Luna. Tutto ciò che vive serve i fini della Terra ; tutto ciò che muore nutre la Luna. Da principio ciò suona strano, ma allorché comprendiamo le leggi che governano la vita organica, ci renderemo conto che essa è basata su una legge durissima, la legge che una classe di esseri viventi mangia un’altra classe. Ciò mette la vita organica in grado non soltanto di mantenersi da sé, ma di riuscire a nutrire la Luna e di servire come trasmettitrice di energie (…).

Perché l’anima, alla morte, va alla Luna ? La Luna è affamata (…). La Terra riceve il corpo, perché questo essa vuole. Dipende dal gusto e dall’appetito (…). In seguito vedrete più chiaramente come le cose sono collegate, come una cosa fa crescere l’altra. Determinate materie, che altrimenti non sarebbero in grado di arrivarci, passano alla Luna in quella maniera. Ed esse arrivano in una forma già digerita (…).

La Luna ha una parte importantissima nella nostra vita, o piuttosto nella vita della vita organica sulla Terra. La Luna controlla tutti i nostri movimenti. Se muovo il braccio, è la Luna che lo muove, perché senza l’influenza della Luna ciò non può accadere. La Luna è come il pendolo di un vecchio orologio e la vita organica è come il meccanismo dell’orologio che continua a funzionare per effetto di questo pendolo. L’azione della Luna sulla nostra vita è puramente meccanica. Essa agisce per puro peso, e riceve energie superiori che poco a poco la fanno viva (…).

Tutta la nostra meccanicità dipende dalla Luna. Siamo come marionette mosse da fili, ma possiamo essere più liberi dalla Luna o meno liberi

 

Anche la Luna, come l’Aquila, si alimenta di qualcosa che emana dalle creature morte, e a prima vista, si direbbe che non è la consapevolezza : tant’è vero che prende il suo nutrimento non solo dagli uomini, ma dall’intero complesso della vita organica.

Occorre osservare però che tra il concetto di consapevolezza gurdjieffiano e quello castanediano c’è una grande differenza. Infatti il sistema di Gurdjieff e Ouspensky è fondato sulla contrapposizione tra consapevolezza e meccanicità : l’essere umano normale è inconsapevole perché meccanico, sono consapevoli soltanto pochissimi esseri privilegiati.

Invece per Castaneda, sciamano ortodosso, la consapevolezza è estesa al massimo, includendo anche l’abituale stato di coscienza dell’uomo. Potremmo forse accostarla al concetto filosofico di coscienza, non fosse che per Castaneda non sono consapevoli soltanto gli esseri umani, ma anche gli animali, i vegetali, e tutti gli oggetti - il problema è semmai che noi non siamo in grado di comprendere i codici attraverso i quali la loro consapevolezza si esprime.

Non che nella sua opera il concetto di meccanicità sia assente, o ininfluente ai fini del destino umano (cfr. in proposito il mio articolo L’ipnosi di massa) : però non la si combatte lavorando direttamente sulla consapevolezza, ma col lavoro sui sogni.

Possiamo dunque affermare che la consapevolezza estesa di cui si nutre l’Aquila non è cosa diversa dagli effluvi della vita organica che alimentano la Luna ; alcuni direttamente, altri passando attraverso la Terra, perché tutto ciò che vive serve i fini della Terra, e determinate materie, che altrimenti non sarebbero in grado di arrivarci, passano alla Luna in quella maniera.

Però il fatto che l’Aquila/Luna/potere supremo sembri, per così dire, piuttosto di bocca buona per quanto concerne il suo nutrimento, non significa che stia lì inerte e non si dia da fare per aumentare e migliorare costantemente la consapevolezza in arrivo. Se anche la meccanicità gli è necessaria per creare usura della materia, quindi morte, quindi per liberare nuove fiammelle di consapevolezza (a proposito di questa immagine : cfr. La genesi del mondo moderno, laddove parlo delle qlipoth),  Castaneda e Gurdjieff concordano tuttavia nell’affermare la necessità che uomini vengano formati per essere più o meno liberi dalla Luna, ovvero perpetuare la consapevolezza.

Questo lavoro di formazione consiste nell’espandere sempre più la consapevolezza dell’uomo mediante l’azione consapevole di persone in carne ed ossa, eccezionalmente potenti a livello mentale (cfr. ancora La genesi del mondo moderno ; ma le categorie generali di cui trattavo in quell’articolo appartengono al passato. Ci sono all’opera, nel sociale odierno, innumerevoli strutture - esoteriche e no - che adempiono con grande efficacia a mille varianti di quella stessa funzione).

Abbiamo così esaminato (almeno in parte) quelle dinamiche del movimento Polo Sud - Polo Nord, o Umanità - potere supremo, che erano più evidenti nei due insegnamenti sciamanici che ho citato ; rimangono ancora da prendere in considerazione quelle Polo Nord - Polo Sud, ovvero in che modo dall’Aquila/Luna/potere supremo emani la manifestazione.

Per quanto concerne l’Aquila, non c’è molto da aggiungere a quanto scrisse Castaneda : che l’Aquila è il potere che governa il destino di ogni essere vivente - potremmo al limite discutere se tra le facoltà implicite in questa forma di governo rientri o meno quella di sottoporre all’umanità gli input sensoriali ; ma anche se un eccesso di zelo discriminatorio ci portasse a concludere che nella visione castanediana tale facoltà sia delegata a qualche altra modalità del potere supremo che non si chiama Aquila, il senso del discorso non ne verrebbe comunque alterato.

Invece per la Luna di Gurdjieff tale facoltà a prima vista parrebbe esclusa ; difatti la maggior parte delle interpretazioni del passo della Quarta Via che ho citato volgono piuttosto a identificare la Luna come punto d’arrivo del Raggio della Creazione, del quale L’Assoluto è il punto di partenza - avremmo insomma una sorta di sdoppiamento tra Assoluto superiore e Assoluto inferiore/Luna (da cui molti facili speculazioni su Dio e il Diavolo, ecc.).

Ma in realtà, se ci si prende la briga di rivisitare il concetto - chiaramente espresso nella citazione - che la Luna sia la fonte della meccanicità (presente anche, fuori dall’insegnamento di Gurdjieff, in alchimia, astrologia, magia e altre discipline) al lume di quanto abbiamo detto sull’idea di consapevolezza estesa, si vede bene come questo genere di meccanicità non sia in realtà nient’altro che una forma di consapevolezza, corrispondente alla facoltà umana di percezione sensoriale ; la Luna, quindi, dona all’uomo la capacità di percepire e interpretare il piano della realtà oggettiva - la Luna E’, in questo senso, la fonte della manifestazione.

Sul piano della scienza profana, una disarmante raffigurazione del potere supremo è data dai buchi neri. Riguardo a questo tema, nel Novembre del 1990 un esoterista da me molto stimato scrisse :

 

Nella primavera di quest’anno, è passata quasi inosservata sui giornali una breve notizia : che recenti osservazioni astronomiche avrebbero confermato un’ipotesi già formulata a più riprese nello scorso trentennio, ovvero che il centro della nostra Galassia è occupato da un buco nero.

In seguito a questa lettura, ho deciso di informarmi un po’ su quanto afferma la scienza a riguardo dei buchi neri : mi sono quindi dedicato alla lettura di alcuni testi divulgativi di astrofisica, e i risultati di questa ricerca mi sono sembrati piuttosto stimolanti.

Un buco nero è uno dei possibili prodotti dell’estinzione di una stella. Quando una stella è vicina a esaurire la sua scorta di elementi combustibili, a un certo punto l’energia non è più sufficiente a propagarsi verso l’esterno, e soccombe all’attrazione del nucleo di residui ferrosi che si è formato nel centro dell’astro. La stella implode, e a causa della violentissima spinta verso il centro, il nucleo ferroso si contrae rapidamente, fino a livelli di densità inimmaginabili.

Non è sempre detto che questa spinta sia sufficiente a fare della stella un “buco nero” : in molti casi la compressione del nucleo si arresta in breve tempo, originando una cosiddetta “stella neutronica” – piccolo astro spento e solitario vagante per l’Universo, riguardo al quale è stato calcolato che un frammento della materia che lo compone avente le dimensioni di una scatola di fiammiferi peserebbe circa un milione di tonnellate.

Ma in altri casi, la gravità raggiunge un tale livello che neanche la luce vi può sfuggire : a partire da questo istante, i fenomeni che si verificheranno sulla superficie della stella non saranno più osservabili dall’esterno, e contemporaneamente il processo di contrazione del nucleo diventerà irreversibile, dando origine a un “buco nero”.

La porzione chiusa di spazio entro la quale la luce non può sfuggire all’attrazione della stella è denominata “orizzonte degli eventi”, ed è di fatto una frontiera a senso unico entro la quale verranno risucchiati, prima o poi, tutti i corpi celesti caduti preda dell’attrazione del buco nero.

Anche questa reazione è del tutto inarrestabile : ad ogni nuovo corpo celeste che viene inghiottito, il diametro dell’orizzonte degli eventi e la forza di attrazione del buco nero subiscono un aumento. Sono già state osservate dagli astronomi “galassie nere” dove il novanta per cento e più della materia esiste sotto forma di buchi neri collegati tra loro, ed è consequenziale prevedere che la fine del nostro Universo avrà luogo quando l’ultimo agglomerato di materia verrà ingurgitato dall’ultimo buco nero rimasto.

Questo processo, simmetricamente opposto al big bang, non senza umorismo è stato battezzato dagli astrofisici big crunch, ovvero “grande sgranocchiamento”.

L’aver individuato la dualità big bang/big crunch alla stregua di “poli della creazione” ha costretto gli scienziati a rivisitare tutte le loro teorie circa il passato e il futuro dell’Universo : a creare cioè dei nuovi “modelli dell’Universo”, ovvero dei sistemi teorici il più possibile coerenti che, armonizzando le leggi fisiche, astronomiche e biologiche conosciute, consentano di descrivere la successione di tutti i fenomeni che si verificano tra questi due avvenimenti.

In questi anni (ripeto, scriveva nel 1990), il modello dell’Universo che più di ogni altro ha calamitato l’attenzione della scienza è quello proposto dall’astrofisico inglese Hawking. La sua caratteristica più importante è di proporre una spiegazione ai punti irrisolti della storia dell’Universo utilizzando la teoria dei quanti, che in passato veniva usata soltanto per l’investigazione delle particelle subatomiche : servirsi cioè della legge che governa l’infinitamente piccolo per risolvere i misteri dell’infinitamente grande.

Personalmente, sono rimasto molto colpito dalla possibilità offerta da questo modello di descrivere, mediante un semplice schema grafico, la completa estensione dell’Universo nel tempo e nello spazio. Studiandolo attentamente, mi sono reso conto che in questo schema c’è posto per collocare non solo il mondo della materia, ma anche le altre modalità possibili dell’esistenza, ottenendo un prospetto di quello che in termini esoterici viene definito “l’essere totale”...

 

Quel grande esoterista oggi scomparso, che viveva a Montecarlo, fu uno dei miei maestri. Ricordo un pomeriggio trascorso a passeggiare a Cannes, nel quale cercai invano di convincerlo a pubblicare il testo di Alchimia da cui ho preso questo estratto (che era uno sviluppo delle tecniche spagiriche svelate da Fulcanelli per la produzione dell’oro), o perlomeno consentirmi di divulgarne una sintesi includente le chiavi per decifrarla : per esempio, che l’orizzonte degli eventi dei buchi neri corrisponde al concetto metafisico di manifestazione, o il suo nesso con le tenebre nelle quali furono immersi il Nagual e i suoi guerrieri quando fu loro imposto di dimenticare (vedi sopra).
La manifestazione è potere in forma dinamica : arriva all’umanità e ne fissa la percezione collettiva su una data visione del mondo (secondo le regole che ho in parte spiegato ne L’ipnosi di massa, e anche altrove).

Il potere, beninteso, potrebbe consentire agli esseri umani di percepire modalità dell’essere completamente diverse da una persona all’altra ; se non lo fa, è perché il suo nutrimento è la nostra consapevolezza, e gli esseri umani ne producono molta di più nei loro costanti e sempre frustrati tentativi di fissare l’attenzione sul piano della realtà oggettiva (cfr. ancora, a questo proposito, L’ipnosi di massa) piuttosto che se potessero spaziare liberamente, con l’attenzione, tra i mondi.

Ne deriva un intercorso costante tra i due poli, potere e umanità : il potere ci manda manifestazione, noi gli mandiamo consapevolezza.

Di qui provengono alcune conseguenze sulle quali faremmo bene a riflettere. Innanzitutto, il potere supremo non è disgiunto dal fenomeno della manifestazione : da questo punto di vista potremmo dire che non è umano, anche se la struttura su cui poggia è formata da esseri umani in carne e ossa.

Ma, come ho precisato più volte : la sua azione sui sottocentri di potere, diciamo così, temporale è indiretta : non è fondata sull’emissione di direttive precise da parte del potere supremo, bensì soltanto su fenomeni di trasmissione energetica.

Infatti il solo vero interesse del potere supremo, o dell’organizzazione esoterica che domina il mondo che dir si voglia, è che l’umanità proceda oltre lungo il cammino dell’espansione mentale (che è anche in gran parte - si noti bene - sinonimo di espansione emozionale), per aumentare sempre più la produzione di quella consapevolezza che è il suo nutrimento.

Ho accennato ne La genesi del mondo moderno a come questo ha avuto inizio ; o meglio, a come è cominciata la fase di attività del potere supremo che attualmente stiamo vivendo (ne ho parlato anche in forma criptata in molti altri articoli, come La Forza dell’Occidente ; ma molto di più si potrebbe scrivere su questo tema, e conto un giorno di farlo).

Mi preme soprattutto ribadire (anche di ciò ho già parlato) che al potere supremo quelle che siano le ideologie dominanti sul nostro pianeta non interessa : la sola cosa che gli importa è che le ideologie, col supporto dei media, siano in grado di produrre correnti emozionali sempre crescenti.

Questo è fondamentale da capire per chi, identificando il potere come una realtà negativa, suppone che si possa abbatterlo, e che per farlo occorra mirare più in alto possibile.

Ma le cose non stanno così per varie ragioni, tra cui : 1 - Il potere supremo non è identificabile dai profani. 2 - Se anche, per assurdo, la maggior parte dei suoi rappresentanti potesse essere identificata e soppressa, sarebbe facile per lui trovare supporto su altre persone e altre ideologie. 3 - Se, ancora più per assurdo, l’umanità trovasse il modo di neutralizzarlo, verrebbe meno il processo della manifestazione ; ovvero in sostanza l’Universo avrebbe fine, almeno per noi.

L’errore per cui si suppone che il potere supremo possa essere abbattuto ne genera molti altri : ad esempio, l’idea che per identificarlo sia sufficiente fare un mix il più vasto possibile delle realtà sociali che ci opprimono e non ci piacciono.

Primo, perché in questo modo possiamo arrivare solo ai suoi sottocentri, ed è un grosso errore supporre ingenuamente che siano collegati tra loro ; questa convinzione genera solo una grossa dispersione di energie contro un obbiettivo troppo vasto (oltreché inesistente), e diminuisce di parecchio l’efficacia di qualunque lotta.

Secondo, perché mediante gli apporti di emozionalità che riversiamo in questo processo non facciamo altro che alimentare la creazione di sottocentri nuovi.

La cosa che invece si può fare è concentrare la lotta contro sottocentri specifici, nella speranza di riuscire ad abbatterli per sostituirli con qualcosa di più umano ; ma ripeto, perché la lotta sia efficace, sono condizioni primarie

 

1 - Restringere il più possibile gli obbiettivi (possibilmente con il sostegno di una dottrina il più rigida possibile sul piano teorico - per questo io mi ostino a credere nel marxismo-leninismo) ;

2 - Limitare il più possibile il nostro coinvolgimento emozionale nel processo (perlomeno per quanto concerne le emozioni negative nel senso gurdjieffiano del termine - ho parlato invece in altri articoli della fondamentale utilità di saper sviluppare emozioni positive).

 

Io, voi, tutti quanti possiamo distinguere con relativa certezza quello che è bene e quello che è male nel sociale (e cercare, ovviamente, di fare il bene : questo spero che sia superfluo precisarlo), ma abbiamo solo una vaga idea di come queste categorie possano essere tradotte a livello di potere supremo. Non commettiamo quindi l’errore di fondarci su categorie sociali per la scelta del cammino che ad esso deve condurre : sarebbe il modo migliore per presentare all’Aquila la nostra consapevolezza già bella spennata e su un vassoio, e - soprattutto - per causare al genere umano danni la cui portata non possiamo neanche immaginare.

 

Daniele Mansuino

 

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