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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Massoneria:

riti magici per cambiare il mondo

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

Prima parte - Seconda - Terza - Quarta - Quinta - Sesta

Maggio 2016

 

Questa nostra nuova serie di sei articoli sul tema Massoneria: riti magici per cambiare il mondo, non può non esordire con la dichiarazione del nostro amore e del nostro incondizionato rispetto nei confronti dell’Istituzione massonica, che per noi è madre.
A quanti ne sono avversari, e spesso in malafede la criticano e la denigrano, sfugge del tutto la bellezza della sua dimensione rituale: un cammino verso la conoscenza che non ha niente da invidiare alle principali vie dell’Oriente. Se costoro ne fossero consapevoli, si renderebbero conto che attaccare la Massoneria equivale a profanare quanto ci sia di più degno e bello nell’esperienza umana.
Questo concetto deve essere ribadito, con forza ancora maggiore, proprio da una serie di articoli come questi, che dicono sulla Massoneria cose mai dette prima, e che in base a un giudizio superficiale e affrettato potrebbero essere considerate eterodosse.
A quanti fossero tentati di gettarci la croce addosso, vogliamo ricordare che l’interpretazione di ogni testo esoterico degno di questo nome non deve essere letterale, ma simbolica: soltanto in questo modo possono essere recepite le correnti sottili che stanno dietro alle parole.
Nei suoi libri Signori di Volontà e Potere e 666, e in vari articoli, Daniele Mansuino ha parlato del progetto dell’organizzazione esoterica che domina il mondo: un’organizzazione che esiste dagli albori del genere umano, il cui compito più immediato è di guidare il genere umano lungo il cammino della modernità.
Saremmo folli se pretendessimo dai nostri lettori di credere alla sua reale esistenza, quindi glielo sconsigliamo: è piuttosto importante che accettino quest’idea a livello di allegoria - o se si preferisce, come un’ipotesi di lavoro che consenta di coordinare idealmente le forze operanti alla trasformazione del mondo in un quadro comune, avulso dal pessimismo cui le notizie dei telegiornali ci spingono ogni giorno.
Nella prospettiva dell’organizzazione, la fase del suo progetto che l’umanità sta ora vivendo può essere sintetizzata nella formula: Sostituire l’Uomo a Dio.

Possiamo pensare a uno schema nel quale, alle origini, l’unica forza creativa agente nel mondo era Dio; poi venne l’Uomo, che - una volta acquisita la consapevolezza - manifestò in vari modi la sua riconoscenza nei confronti dell’entità che lo aveva creato. Ma al tempo stesso, il progetto lavorava per spogliare l’idea di Dio dei suoi poteri, e conferire all’Uomo qualità creative a sua volta.

Volendo raffigurarci questo lunghissimo percorso in una formula lineare, che riassuma la storia del nostro pianeta dalle origini ai nostri giorni, possiamo figurarci uno Schema 1-2-1: 1 - Prima c’era Dio da solo ; 2 - Poi Dio e l’Uomo ; 3 - Infine, ci sarà l’Uomo da solo.
Per realizzare il progetto, l’organizzazione ha attuato finora quattro rituali maggiori. I primi tre vennero realizzati nella preistoria, quindi non se ne sa molto (ne tratta Mansuino in Signori di Volontà e Potere); si sa di più del quarto, che fu celebrato tra il 1648 e il 1666 da un importante sottocentro dell’organizzazione - la setta dei Sabbataisti - allo scopo di dare origine alla modernità.
Per mezzo di questo rituale, l’organizzazione impiantò nelle menti degli esseri umani il cosiddetto Algoritmo 10, che consente la ricezione delle correnti sottili preposte alla conoscenza delle leggi della materia. Nel momento in cui questo dono raggiunse menti idonee a sfruttarlo, si innescò nel genere umano un processo incontrollabile.
Per esempio, nel 1733 l’inglese John Kay inventò la spoletta meccanica, che a colpo d’occhio non parrebbe un’invenzione fenomenale; ma grazie a questa e ad alcune altre fortunate scoperte (come ad esempio il telaio meccanico e il motore a vapore), per la prima volta nella storia una minoranza di esseri umani poté dedicarsi alla produzione di merci in quantità molto maggiore di quelli che erano i suoi bisogni - la rivoluzione industriale era nata.
Nell’arco dei primi tre milioni di anni della sua esistenza, l’Uomo era riuscito faticosamente a raggiungere la posizione eretta, poi a camminare sulle proprie gambe, poi a andare a cavallo. Ma nell’arco degli ultimi trecento anni abbiamo inventato l’automobile, l’aeroplano e siamo andati sulla Luna, per tacere del resto.
Prima ancora della celebrazione del quarto rituale maggiore, e allo scopo di prepararla, l’organizzazione aveva curato la diffusione in Europa della qabbalah luriana. Il suo sistema sephirotico può essere considerato una sorta di raffigurazione schematica dell’Algoritmo 10, nella sua applicazione al quarto rituale maggiore.
Secondo la tradizione, la qabbalah (non ancora nella sua declinazione luriana, che risale al sedicesimo secolo) sarebbe stata adottata dagli Ebrei ai giorni della cattività babilonese : un periodo foriero di gravi tribolazioni, ma che preluse all’Edificazione del Secondo Tempio. Questa sequenza di eventi storici è all’origine della magica chiamata a governare e regolamentare il mondo da cui una parte del popolo ebraico si sentì investita da allora in poi.
La qabbalah luriana porta in sé i germi di questo potere. In essa, l’enfasi non viene posta sulla legge mosaica, o sul Messia, o sulla natura del culto da rivolgere a Dio : quello che è al centro sono le pratiche magiche per dominare la natura e prevenire all’autodeificazione, in piena concordanza con lo Schema 1-2-1.
Per tramite di queste attività, l’Uomo può rendersi Maestro della Creazione. Il piano della realtà oggettiva può essere da lui influenzato qualora egli impari a lavorare su di esso mediante le tecniche opportune, e questo rappresenta  un passo avanti importante nella parte del progetto che va dal Dominio di Dio al Dominio dell’Uomo.
E’ il caso di sottolineare che nella dottrina qabbalista classica (come del resto, in quasi tutti i principali sistemi esoterici) la contrapposizione Dio/Uomo non è esplicitamente dichiarata - anzi, al contrario, nell’Albero Sephirotico (o Albero della Vita) le Dieci Sephiroth collegate tra loro compongono la figura dell’Adam Qadmon: creatura archetipica la cui progressiva attuazione nel proprio essere corrisponderebbe alla reintegrazione dell’Uomo nell’Assoluto.
Questa apparente contraddizione può essere spiegata col fatto che, nel progetto dell’organizzazione, la prima funzione della qabbalah luriana era diffondersi in Occidente, laddove l’idea per cui la divinizzazione dell’Uomo equivarrebbe a un ritorno a Dio offriva notevoli possibilità di sincretismo con la concezione cristiana.
Ma quando - nel diciassettesimo secolo - la qabbalah era ormai ben consolidata in Europa, i tempi erano ormai maturi perché l’idea della reintegrazione lasciasse posto a concezioni più radicali: o meglio, più adatte a essere di supporto al quarto rituale maggiore, che stava ormai per arrivare.
Sarebbe stata la cosiddetta qabbalah eretica, nel suo revival avviato dall’opera di Nathan di Gaza (1643-1680) a mettere in dubbio che il solo lavoro sull’Albero della Vita potesse portare all’Uomo i risultati sperati, e a suggerire una concezione binaria fondata sull’integrazione tra i Due Alberi : della Vita (sephirotico) e della Conoscenza (qlipothico), che riproduceva più da vicino il progetto.
Tutti i principali qabbalisti eretici erano anche alti gradi dell’organizzazione ; quindi, esperti nella sua visione teorica. Proprio questo consentì loro di introdurre nel processo evolutivo dell’Uomo una delle conoscenze dell’organizzazione più segrete, proibite e difficili, che prima del quarto rituale maggiore era stata applicata all’umanità soltanto dall’esterno : la dottrina del tempo capovolto, in base alla quale il passato è determinato dal futuro.
Daniele Mansuino presume di essere l’unico esoterista al mondo ad averne parlato scopertamente - utilizzando cioè nei suoi scritti la stessa terminologia con cui se ne tratta nelle scritture ufficiali dell’organizzazione; ma molto più dell’articolo che egli scrisse su quell’argomento, è interessante l’accenno che rivolse al tempo capovolto la magistrale penna di Louis Pauwels, in quel Mattino dei Maghi che va considerato (come più volte abbiamo avuto occasione di sostenere) un vero e proprio trattato di qabbalah mascherato: 
Dante, nella Divina Commedia, parla con precisione della Croce del Sud, costellazione invisibile nell’emisfero nord e che nessun viaggiatore del suo tempo può aver scoperto. Swift, ne “Il viaggio a Laputa”, dà le distanze e i periodi di rotazione dei due satelliti di Marte, sconosciuti a quel tempo. Quando l’astronomo americano Asaph Hall, nel 1877, li scopre e si accorge che le sue misure corrispondono alle indicazioni di Swift, colto da una specie di panico li battezza Phobos e Deimos : Paura e Terrore.
Nel 1896 uno scrittore inglese, M. P. Shiel, pubblica una novella in cui si vede una banda di mostruosi criminali che devastano l’Europa, uccidono famiglie che giudicano nocive al progresso dell’umanità e bruciano i cadaveri. Il titolo della novella è: Le SS.
Goethe diceva : “Gli avvenimenti futuri proiettano la loro ombra in avanti”
Oltre al tempo capovolto, un altro aspetto notevole del cammino fondato sui Due Alberi è che da esso ha avuto origine un tratto importante della cultura esoterica e della pratica magica moderne: l’assimilazione reciproca dei concetti di dualismo e dualità - ovvero, l’usanza di accomunare le coppie di elementi opposti (p. es.: bene e male) alle coppie di elementi complementari (p. es.: donna e uomo), considerandole entrambe in base allo stesso tipo di rapporto.
E’ questo il concetto di bipolarità: importante perché solo per mezzo degli algoritmi fondati su di esso (e non di quelli che hanno alla base concezioni duali o dualiste) si possono concepire e porre in atto procedure magiche caratterizzate dall’intervento di un terzo elemento, che svolge funzione di sintesi - un balzo in avanti fondamentale nelle possibilità operative della magia dal Rinascimento in poi, del quale il solo Aleister Crowley ha fino ad oggi parlato (sia pure in forma molto mascherata) nelle sue opere.
In questo modo, l’organizzazione portava idealmente a termine la fase del progetto aperta, millenni prima, col primo rituale maggiore, quando aveva impiantato nella mente dell’uomo l’Algoritmo 1, fondato sul ternario (vedi in proposito Signori di Volontà e Potere).
Ora, il cerchio si chiudeva: l’umanità era pronta per accedere all’Algoritmo 10, e il quarto rituale maggiore si sarebbe incaricato di questo.
Senza dubbio, la spontanea tendenza delle dottrine qabbaliste ad incarnarsi nella realtà (o, guardando la cosa dal punto di vista opposto: ad assorbirla) è la chiave della loro efficacia magica.
Essa va accreditata all’azione di un simbolo che, a rigor di termini, qabbalista non è ; ma che può essere considerato alla base di tutte le discipline magiche di origine ebraica, qabbalah inclusa.
Stiamo parlando del Sigillo di Salomone; nel quale, come vedremo, l’organizzazione volle raffigurare - con più o meno ventisei secoli di anticipo sulla sua esecuzione - lo schema di diffusione energetica del quarto rituale maggiore.
Secondo la leggenda, alla fonte delle conoscenze di Salomone c’era il magico disegno che aveva fatto incidere sul proprio Anello per comandare a Spiriti e Demoni. Comparso in Europa fin dall’Alto Medio Evo, aveva conosciuto una diffusione capillare come talismano protettivo ; in certi riti magici l’operatore lo dipingeva addirittura sul proprio petto, come difesa contro i colpi di ritorno tanto frequenti in magia.
Se si tolgono dal Sigillo le iscrizioni che vi sono inserite (delle quali, peraltro, esistono diverse versioni), rimane un Cerchio nel quale è iscritta una Stella a Sei Punte, o Stella di Davide (in ebraico Magen David), la quale è a sua volta costituita da due figure : il Triangolo Superiore (con la punta rivolta in alto) e quello Inferiore (punta in basso).
Il primo dei due Triangoli simboleggia i due elementi spirituali, Aria e Fuoco ; il secondo i due elementi grevi, Acqua e Terra.
A questo proposito, è curioso notare come il Magen David corrisponda anche alla rappresentazione di uno Zodiaco nel quale sono iscritti due Grandi Trigoni : se uno dei due collega i segni d’Aria, quello opposto collegherà i segni di Fuoco, mentre se il primo collega i segni d’Acqua il secondo collegherà quelli di Terra.
Si direbbe insomma che l’applicazione del Magen David all’ambito zodiacale introduca in qualche modo in esso un fattore di sdoppiamento, testimoniando della possibilità di questo simbolo di accordarsi con livelli di manifestazione progressivamente sempre più separativi ; ovvero, proprio della sua caratteristica di incarnare nella realtà (o farlo assorbire da essa) qualunque sistema di correnti sottili cui lo si voglia applicare.
Il simbolo del Magen David incarnato è dato dalla sua versione nella quale, oltre al Cerchio e ai due Triangoli, è raffigurato anche l’Esagono che si forma collegando i vertici dei Triangoli stessi ; abbiamo in questo modo Quattro Elementi che condividono lo stesso Centro. Il quarto di essi, l’Esagono, è detto anche il Cuore del Giusto : ovvero dell’Uomo Realizzato, il cui posto è al centro della manifestazione, e il cui intervento su di essa è destinato a dare origine a un nuovo equilibrio.
Il Centro è anche il punto di sintesi degli Elementi stessi, la prima forma di manifestazione indifferenziata da cui emana la Creazione ; o comunque, il punto di irradiazione delle correnti che un competente uso magico del Magen David è in grado di evocare.
In termini più generali, possiamo quindi affermare che il Magen David sia un simbolo di irradiazione energetica, adatto a diffondere nel mondo qualunque tipo di corrente sottile : basta solo che si conoscano le leggi che presiedono al suo utilizzo magico.
E’ appunto in questo senso che da più di tre secoli viene usato in Massoneria, e il fine è quello di irradiare le correnti del quarto rituale maggiore. Ritroveremo infatti le tre principali figure che compongono il Magen David nella più basilare forma di adattamento del quarto rituale maggiore al simbolismo massonico: il Mito delle Tre Logge, che prenderemo in esame nel terzo articolo di questa serie.
Vedremo inoltre come il lavoro di trasposizione sul piano della realtà oggettiva delle correnti  prodotte dal rituale possa essere diviso in tre fasi, anzi per essere pignoli quattro : c’è infatti un singolo grado massonico che adempie alla funzione di riceverle, poi un primo gruppo di gradi che le traduce in termini massonici, un secondo che le concentra, un terzo che le irradia sul mondo.
A partite dal sedicesimo secolo, tramite la Riforma Protestante, l’organizzazione aveva introdotto nel Nord Europa l’usanza della libera lettura della Bibbia, che contribuì notevolmente a familiarizzare quei popoli con la storia e la cultura di Israele.
Già nel 1521 Lutero aveva fornito un importante esempio di trasposizione dei canoni della cultura ebraica nella storia europea, equiparando il dominio del Papato alla cattività babilonese della Chiesa e suggerendo implicitamente l’idea che l’avvento del Protestantesimo corrispondesse alla Seconda Edificazione del Tempio.
Di lì alla convinzione che anche gli Anglosassoni fossero parte del Popolo Eletto, il passo era breve. Un suo importante corollario culturale è l’idea (diffusa soprattutto tra gli Anglicani e i Battisti) che Dio avesse stabilito un patto con gli Israeliti per il possesso della Terra Santa, e che i popoli anglosassoni fossero stati investiti della missione di sostenerli, contribuendo a portare avanti la missione del popolo ebraico nella storia.
Un forte ruolo in questo senso ebbe anche il mito delle Dieci Tribù Perdute di Israele, del quale Mansuino ha già trattato in un articolo che riprendiamo qui brevemente. Le sue origini risalgono al rientro dalla cattività babilonese: ovvero, intorno al 520 avanti Cristo.
Secondo il libro di Esdra, gli Ebrei liberati che posero mano alla Riedificazione del Tempio appartenevano alle sole Tribù di Giuda, Levi e Beniamino: della sorte delle altre Tribù, la Bibbia non dà più notizia.
In realtà, oggi gli Ebrei che si riconoscono come tali dichiarano di discendere da tutte e dodici le Tribù, quindi nessuna sembrerebbe essere andata perduta; però, la supposizione che quasi tutto il popolo ebraico sia sparito misteriosamente salvo un piccolo resto ha forti valenze simboliche - implica, tra le altre cose, una forte concentrazione energetica nelle persone dei superstiti, e quindi la loro possibilità di incidere più profondamente nella storia del mondo.
Così, si parla delle Tribù Perdute in varie parti dei testi ebraici tradizionali, ed è articolo di fede che con l’avvento dell’era messianica, l’interezza del popolo (di Israele) verrà restaurata, con il ritorno delle Dieci Tribù rimaste disperse per tutto il mondo (da Wikipedia).
Dalla fondazione dello Stato di Israele, il recupero degli Ebrei sparsi nel mondo (Radunanza degli Esuli) è in atto: molti ricorderanno per esempio l’Operazione Mosè del 1984-85, quando fu creato un ponte aereo per portare in Israele circa ottomila Falascià (Ebrei etiopi) minacciati nel loro paese dalla carestia.
Nel 1644 l’Ebreo spagnolo Aaron Levi, di ritorno dall’America, aveva dato notizia di aver trovato membri della Tribù di Ruben in Ecuador, e membri di Efraim e Manasse nei Caraibi, avanzando dunque l’ipotesi che le Tribù Perdute si fossero recate in America prima di Colombo ; notizia che si era diffusa, destando grande scalpore, sia tra gli Ebrei che tra i Gentili.
Poi, nel 1655, il rabbino Menasseh Ben Ysra aveva pubblicato La Speranza di Israele. In questo libro di grande successo egli citava Deuteronomio, 28:64 : E vi disperderà il Signore tra tutti i popoli da un angolo all’altro della Terra - sostenendo che i due angoli in questione erano l’America (in quanto Luogo Estremo, o Capo della Terra) e l’Inghilterra (Angle-Terre, Terra d’Angolo).
La Speranza di Israele giovò a indurre negli Ebrei l’opinione che dall’America e dall’Inghilterra sarebbe partito il loro riscatto, e introdusse per la prima volta la possibilità di due Radunanze degli Esuli preliminari a quella di Gerusalemme : una a Londra e l’altra nei futuri Stati Uniti. 
Opere di questo genere ebbero successo non solo tra gli Ebrei ma anche tra i Gentili, influenzando anche l’opera di teologi di un certo spessore, come Peter Serrarius (1600-1669).
L’interesse e la simpatia nei confronti della cultura ebraica erano per l’Europa un fenomeno del tutto nuovo ; che avrebbe conosciuto una svolta importante quando nel 1665 l’Ebreo di Smirne Sabbathai Zevi (1626-1676) si proclamò pubblicamente Messia, procedendo nel contempo - con l’ausilio di una ristretta cerchia di seguaci - alla realizzazione del quarto rituale maggiore.
Tramite un ben dosato rapporto tra sistema sephirotico e sistema qliphotico, le tecniche di magia sessuale e le tecniche di interfaccia utilizzate dai Sabbataisti davano l’avvio al liberarsi nel mondo delle correnti sottili che consentono all’Algoritmo 10 di entrare in funzione.
Nei primi tempi dopo la sua proclamazione a Messia, gli Ebrei che credettero in Sabbathai avevano supposto che la sua attività si sarebbe svolta secondo i tradizionali canoni messianici - ovvero con la Radunanza degli Esuli a Gerusalemme, eccetera. Invece, le cose sarebbero andate in modo diverso: nel 1666 Sabbathai andò a Costantinopoli, fece atto di sottomissione al Sultano e si convertì all’Islam. Allora non rimase ai suoi fedeli altra possibilità che trasferire il suo insegnamento dal piano storico a quello allegorico: ovvero in eventi destinati a realizzarsi in un contesto non più ebraico, ma universale.
Così, il pool di aspettative che fino ad allora erano state rivolte a Gerusalemme si riciclò in breve tempo a favore di un obbiettivo diverso, che i teologi sabbataisti di seconda e terza generazione avrebbero delineato in termini progressivamente sempre più chiari : concentrare il lavoro sulle Terre d’Angolo, al fine di compenetrare dei valori dell’Ebraismo la civiltà dei Gentili.
Il secolo d’oro dell’angloisraelismo fu proprio il Seicento: quando Cromwell citava in Parlamento Daniele e l’Apocalisse per affermare che il Regno di Dio non verrà affidato a una nazione che non sia l’Inghilterra.
Ma solo nel secolo successivo si sarebbe manifestato il suo più importante prodotto culturale, nella forma di una nuova associazione esoterica: la Massoneria.
Negli anni della realizzazione del quarto rituale maggiore, la Massoneria non esisteva ancora. Ma il suo avvento era vicino, e forse ai lettori sarà gradita una panoramica sugli eventi che lo precedettero. 
Nel 1308, dopo la persecuzione in Francia ad opera di Filippo il Bello, parecchi Templari erano salpati alla volta della Scozia, dove avevano trovato rifugio preso la potente famiglia Sinclair.
I Templari rifugiati in Scozia avevano giocato un ruolo importante nella lotta per l’indipendenza del Paese, contribuendo alla vittoria scozzese nella battaglia di Bannockburn (1314). La leggenda vuole che alcuni di loro avessero addirittura partecipato a una spedizione in America finanziata dai Sinclair: ipotesi che troverebbe conferma nel rinvenimento archeologico di una torre templare lungo la costa occidentale degli Stati Uniti, nonché in vari altri indizi che sono stati oggetto di trasmissioni televisive.
Del resto, l’ipotesi che i Templari conoscessero la via dell’America è stata avanzata da anche da storici seri, secondo i quali le immense ricchezze accumulate dall’Ordine sarebbero in parte derivate dal suo accesso alle miniere di rame messicane.
Ora, un’altra cosa che i Templari avevano fatto in Scozia era stata di entrare in contatto con le corporazioni dei Muratori locali, alle quali erano già precedentemente legati da un corpo di credenze comuni. Infatti l’ispiratore della Regola dell’Ordine del Tempio, San Bernardo di Chiaravalle, aveva anche scritto i rituali di un’importante fraternità muratoria, i Figli di Salomone, che dalla Francia si era diffusa fino alla Scozia.
A quei tempi, tutte le corporazioni artigiane erano provviste di riti di iniziazione, di gradi con relativi riti di passaggio, eccetera; ma l’incontro dei Templari coi Muratori avrebbe generato qualcosa di mai visto prima, arricchendo enormemente lo scarno corredo simbolico dell’antica muratoria.
E’ un fatto che molti Perfezionamenti del grado muratorio di Compagno d’Arte nati in quei giorni si distinguono per la loro eccezionale bellezza e ricchezza di temi; la maggior parte dei quali legati all’Antico Testamento, e in modo particolare alla Fabbrica del Tempio di Salomone.
Nel corso dei secoli successivi, i Perfezionamenti templari presero la via del sud e si diffusero in Inghilterra, facendosi apprezzare anche da personaggi lontani dal mestiere dei muratori: risale al Seicento il sorgere del fenomeno della muratoria speculativa, quando alcuni eminenti Londinesi cominciarono a chiedere di essere ammessi alle associazioni dei muratori senza essere lavoratori del ramo, ma solo per praticarne i riti.
Probabilmente negli anni sessanta di quel secolo (più o meno gli stessi anni della realizzazione, da parte dei Sabbataisti, del quarto rituale maggiore), Isaac Newton scriveva la sua Descrizione del Tempio di Salomone.
In essa egli spiegava come il luogo più sacro dell’Ebraismo dovesse essere considerato un modello dell’Universo, concepito per orientare magicamente la storia dell’umanità secondo quello che noi abbiamo definito il progetto (dell’organizzazione), e che egli - in ossequio ai codici espressivi del suo tempo - definiva il Progetto Divino.
In particolare, leggendo cum grano salis le misure del Tempio, si potevano trovare: la fine del dominio spirituale della Chiesa di Roma (che secondo Newton ai suoi giorni si era già verificato, precisamente nel periodo 1638-39); la Chiamata degli Ebrei per il ritorno a Gerusalemme, che sarebbe avvenuta nel 1899; la fine della Grande Tribolazione degli Ebrei (1944); il Secondo Avvento di Cristo nel 1948 (alcuni Massoni sanno a cosa si riferiva), e così via fino all’incirca al venticinquesimo secolo.
Anche se non possiamo esserne certi, fu probabilmente proprio Newton a spiegare ai suoi amici londinesi della Royal Society quale fosse la cosa migliore da fare per sostenere il progetto: incrementare la diffusione della ritualità di mestiere dei muratori, che sul Tempio di Gerusalemme era fondata e in esso era ambientata.
In questo modo, riproduzioni del Tempio avrebbero potuto sorgere in ogni città del mondo, offrendo la possibilità di riprodurre viralmente la ritualità volta a diffondere le correnti sottili legate al progetto.
La prima cosa da fare per realizzare questo piano era portare a termine il processo di separazione, già da tempo avviato, della ritualità dei muratori dalla sua base professionale.
Sebbene la nascitura Massoneria speculativa avrebbe dovuto essere aperta a tutti (non sarebbe stato certamente opportuno restringere alle sole classi alte della società i riti che Dio aveva elargito all’umile classe dei muratori), i suoi fondatori avrebbero dovuto tenere conto, nell’organizzarla, di numerosi fattori tanto d’ordine esoterico che sociale.
Per esempio, del fatto che nei Paesi cattolici la diffusione di una forma di spiritualità alternativa a quella della Chiesa avrebbe generato reazioni e persecuzioni; o ancora, che il potentissimo vortice di correnti sottili suscitato dalla riproduzione virale dei riti massonici avrebbe ben presto elevato ai massimi livelli del potere occulto molte persone (un fatto del tutto nuovo rispetto alla magia rinascimentale, appannaggio di pochissimi specialisti sponsorizzati dai monarchi), alla portata delle quali si sarebbe trovata la possibilità di esercitare una forte influenza sulla società contemporanea.
Proprio per questo motivo, la Massoneria prometteva di essere non solo un modo per adempiere al Progetto, ma anche un valido strumento per il rafforzamento dell’influenza britannica. Sarebbe stato dunque il caso di introdurla di preferenza nelle classi medioalte, prendendo a bordo persone di idee liberali ma di indole moderata, e farne un luogo piacevole dove l’antica nobiltà e la borghesia rampante potessero migliorare il mondo senza fare troppo rumore. 
Come è noto, il distacco ufficiale della Massoneria dalle associazioni muratorie avvenne nel 1717. In altri nostri lavori abbiamo analizzato i suoi primi anni di vita più in dettaglio; qui basti dire che la struttura originaria della muratoria operativa prevedeva due gradi aperti a tutti i Fratelli (Apprendista e Compagno d’Arte) e un grado di Maestro, accessibile al solo capo della Loggia e (non ovunque) a due suoi collaboratori.
Questo dettaglio può sembrare di secondaria importanza, ma per gli antichi muratori rivestiva un valore eccezionale, in quanto consentiva di estendere il simbolismo dei Tre Maestri alle Tre Luci (che sono, come è noto, un simbolo massonico fondamentale); e da queste ai vertici dei Triangoli del Magen David, cioè all’origine delle correnti del quarto rituale maggiore.
E’ questa la ragione principale dello scandalo che destò, negli ambienti dei muratori tradizionalisti, la scelta - operata dai fondatori londinesi della Massoneria - di aprire la maestranza non a un massimo di tre Fratelli per Loggia, ma a tutti.
Per quanto la storia non sia la scienza più adatta a registrare le emozioni, la conferma ne verrà al lettore dalla ricorrenza - ai limiti dell’ossessione - con cui il tema dei Tre Maestri (nonché le numerose varianti sul simbolismo del numero tre ad esso legate) si ripresentano nei gradi massonici che esamineremo in questi articoli; come a voler affermare una cocciuta volontà di perpetuarne la memoria, anche a dispetto di ogni contingenza storica.
Anche per molti studiosi odierni dell’Istituzione massonica, pur consapevoli delle ragioni che mossero i nostri avi, l’estensione orizzontale della maestranza fu un errore; o perlomeno, una scelta della quale non furono dovutamente valutati gli effetti collaterali.
In particolare, secondo alcuni, il fatto che oggi la maestranza non sia più riservata a coloro che hanno raggiunto il massimo livello d’irradiazione (con l’espressione maestranza irradiante, che saltuariamente riprenderemo, viene designato il complesso delle funzioni magiche ed esoteriche in carico ai Maestri Massoni) sarebbe un argomento in favore della necessità di introdurre anche nella Massoneria scozzese una sorta di quarto grado, riservato ai Fratelli abilitati a dirigere e governare i  lavori di Loggia.
Nel prossimo articolo, svilupperemo questo discorso.

 

   Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

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