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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

McLuhan e la Massoneria

Gennaio 2008
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Marshall McLuhanSono entrato in contatto con l’opera di Marshall McLuhan nei primi anni ottanta, e con la fortuna che contraddistingue di solito le mie ricerche letterarie (purtroppo solo quelle), l’approccio avvenne proprio nel modo migliore per comprendere a fondo l’essenza del suo pensiero. Il primo suo libro che mi capitò per le mani fu Il medium è il massaggio, snello e divertente compendio delle sue teorie sui media scritto a quattro mani con l’illustratore pop Quentin Fiore; divertente ma non per questo approssimativo, in quanto la complessa teoria illustrata nei dettagli in Understanding media vi è riportata in una sintesi perfetta.

La prima cosa che mi saltò agli occhi è che McLuhan, anche se non lo citava, doveva per forza avere letto Il regno della quantità e i segni dei tempi di Guénon. Questo perché la sua teoria dei media è – né più né meno – una risposta, in chiave laica e ottimista, alla scansione della storia umana ispirata dai cicli cosmici che costituisce il leit-motiv del capolavoro di Guénon. Provai a cimentarmi in una lettura comparata de Il regno della quantità e Understanding media, e l’impressione iniziale ne fu ulteriormente rafforzata: ci sono paragrafi interi dei due libri, che, se accostati, forniscono addirittura un’impressione di “domanda e risposta”.

McLuhan, in sostanza, aveva accolto e fatta propria la grande divisione ternaria in cui Guénon ripartisce la vicenda umana: dapprima il dominio della tradizione cui gradualmente viene a sostituirsi la solidificazione del mondo, che in seguito alle “fenditure della Grande Muraglia” apre la porta a una terza fase di dissoluzione.

Da laico, però – nonché da americano ottimista – non poteva accettare né la dottrina indù dei cicli cosmici né l’idea che la storia dell’umanità corrispondesse a una progressiva degenerazione. Probabilmente fu proprio per controbattere queste idee guenoniane che gli venne l’idea di analizzare le tre fasi dal punto di vista mediatico; nacque così la sua fondamentale teoria riguardo al susseguirsi, nella vicenda umana, di una fase a predominio auditivo seguita da un’altra a predominio visivo, seguita a sua volta da una terza fase mista – quella che stiamo vivendo – in cui l’uomo recupera molte prerogative della  fase auditiva.

In altri termini, quello che per Guénon è un percorso di discesa (del tipo 2-1-0) è per McLuhan un percorso di andata e ritorno (2-1-2): cambia solo la valenza attribuita all’ultima fase, in quanto Guénon pone l’enfasi sulle differenze tra il mondo moderno e la società tradizionale, mentre McLuhan sulle analogie.

Personalmente, non ho alcun dubbio che quella che ho descritto sia stata la genesi delle teorie di McLuhan sulla comunicazione, ma ovviamente non posso provarlo. Indizi a favore della mia tesi possono essere le sue ripetute citazioni delle opere di Ananda Coomaraswamy, un noto storico dell’arte che aveva aderito, nelle sue opere, al pensiero di Guénon; cita anche Mircea Eliade, che guenoniano non era ma orbitava in quei paraggi – entrambi segni che la stesura di Understanding media fu senza dubbio preceduta da un periodo di ricerche sul pensiero tradizionale europeo.

E’ anche presumibile che Il regno della quantità e i segni dei tempi sia stato letto e commentato con un certo anticipo rispetto al resto dell’America in seno alla comunità francese del Quebec, con la quale Guénon mantenne sempre stretti contatti (per un certo periodo della sua vita, aveva pensato addirittura di emigrare in Canada) e che McLuhan frequentava.

Ripeto, sono semplici congetture: per qualche motivo che a quei tempi mi era sconosciuto, McLuhan omise sempre di citare Guénon come sua fonte, togliendomi la possibilità di suffragare con le prove la mia piccola scoperta. Ricordo che a quel tempo pensai male: supposi di trovarmi di fronte a un deliberato depistaggio, forse causato dalla preoccupazione – da parte dello stimato docente universitario – che il suo appoggiarsi all’opera di un autore “eretico” come Guénon potesse causargli delle critiche in seno agli ambienti accademici. Ma come si vedrà più oltre, probabilmente la causa non era questa.

Ad ogni modo, la scoperta dell’opera di McLuhan era giunta per me proprio nel momento più adatto, quando - dopo dieci anni di studi guenoniani molto accurati – pur rispettando il genio del re degli esoteristi francesi, ero giunto alla conclusione che il concetto di “tradizione” che egli aveva posto al centro della sua opera fosse erroneo e inattendibile. Salvavo di Guénon gli studi sul simbolismo e molte altre cose, ma non me la sentivo più di credere che per conseguire la realizzazione iniziatica fosse necessario ripercorrere il cammino fatto da lui.

Non posso descrivere qui la molteplicità di orizzonti che Understanding media spalancava dinnanzi a me in un momento così difficile; a partire dalla considerazione, in verità piuttosto lapalissiana, che per riconciliarsi col mondo moderno basta guardare ai suoi aspetti positivi anziché a quelli negativi. Questo rispondeva a ciò che avevo sempre confusamente percepito in fondo alla mia anima: che la bellezza è negli occhi di chi la guarda, e per andare avanti i fattori ambientali contano zero, mentre conta cento la disposizione interiore con cui ad essi ci si rivolge.

Per non parlare della geniale contrapposizione tra cultura auditiva e cultura visiva, termini che possono essere riferiti rispettivamente a sciamanesimo e esoterismo; da questo ebbe origine tutto il sistema di analisi del fenomeno esoterismo cui tanto spesso mi riferisco nei miei articoli.

E’ un sistema che chiunque può praticare anche da solo, basta partire dalla lettura di Understanding media (a cui consiglio, per coglierne meglio l’essenza, di far precedere Il medium è il massaggio come ho fatto io): dopo averne assimilato i concetti, ci si accorgerà di avere a disposizione una vera e propria “griglia” (paragonabile per molti versi al gioco delle perle di vetro vagheggiato da Hermann Hesse) che permette di classificare in base alle polarità  cultura auditiva / cultura visiva tutti i fenomeni non soltanto dell’esoterismo, ma della società in generale. Questo consente di cogliere meglio le analogie, i contrasti e i rapporti anche tra realtà riferibili a ordini diversi.

Il bello è che si tratta di una …griglia “relativista”: nel mondo dell’esoterismo, uno strumento così mancava da sempre.

Al di là di tutto questo, c’era nell’opera di McLuhan anche un'altra chiave di lettura che mi intrigava, analoga alla precedente ma non ad essa sovrapponibile: era la corrispondenza delle tre fasi storico-culturali da lui descritte col simbolismo dei tre gradi della Massoneria.

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