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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

I due progetti della Massoneria

Ottobre 2008
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Una rapida carrellata storica chiarirà meglio quello che intendo dire. Nel 1738, la Gran Loggia d’Inghilterra fissò per decreto la gerarchia dei tre gradi, ma in questo atto non si accenna ancora né al problema di quale Maestro di Loggia dovesse dirigere i lavori (in quanto ufficialmente non era ancora stato stabilito quale rituale scegliere per l’Installazione del Maestro Venerabile) né – addirittura – quale rituale si sarebbe dovuto adottare per uniformare il conferimento del terzo grado.

Queste lacune si spiegano con il fatto che, sebbene a Londra lo zoccolo duro del Progetto 1 fosse ben determinato nel fare adottare la sua visione della Massoneria a tutte le Officine del Regno Unito, si trattava di un boccone da far digerire poco per volta : infatti la quasi totalità delle Logge fuori da Londra aveva il “suo” terzo grado o i suoi sistemi di “gradi antichi” (antient degrees) cui non era disposta a rinunciare.

Si trattava perlopiù di varianti locali dell’Arco Reale, del Marchio, della Massoneria Templare, dei Noachiti o di altre importanti famiglie di gradi massonici tradizionali che sarebbero, nel secolo successivo, massicciamente confluite nei Riti ; ma a quei tempi erano considerati parti integranti dell’Ordine, e la loro esistenza è una delle ragioni per cui, alle origini della Massoneria, la funzione del Maestro di Loggia non era consacrata mediante una procedura rituale, e anzi godeva di un patrimonio simbolico assai limitato.
Infatti, il tesoro di conoscenze esoteriche della muratoria era tutto concentrato negli antient degrees, con numerosi inconvenienti : nelle Logge rurali, riuscivano ad accedervi soltanto i Fratelli disposti a spendere di più ; nelle metropoli, viceversa, i Fratelli più eminenti erano esposti al rischio di veder contestata la propria autorità in base a un antient degree di presunto rango superiore rilasciato da una Loggia di qualche sconosciuto paesino, e così via.
Non bisogna supporre che i sostenitori del Progetto 1 avessero nei confronti degli antient degrees un atteggiamento di rigida opposizione : al contrario, proprio in essi era custodita la maggior parte dei sistemi di simboli che il loro Progetto si proponeva di utilizzare, e piuttosto che sopprimerli avrebbero preferito di gran lunga salvaguardarli. Quello che non volevano accettare era la loro disposizione in forma di scala gerarchica sopra il grado di Compagno, che concentrava le energie dei Fratelli nelle dinamiche interne della Loggia distogliendole dal sociale e le disperdeva in futili competizioni e scontri per il controllo dell’Officina (capita ancora oggi con tre soli gradi, figuriamoci con sei o sette).   
Questi problemi costituivano importanti motivi addizionali per cui la riforma del terzo grado si imponeva assolutamente e - nello stesso tempo – si doveva procedere coi piedi di piombo : nel 1738, infatti, già da alcuni anni la ribellione all’esclusione dall’Ordine degli antient degrees per consentire l’istituzione del terzo grado unificato aveva spinto gruppi di Officine a staccarsi dalla Gran Loggia d’Inghilterra, fenomeno che nel 1751 sarebbe sfociato nella secessione degli Antients.
E’ proprio l’atto di fondazione della Athol Lodge degli Antients che può essere considerato il vero atto di nascita del Progetto 2 : infatti la precedente Grand Lodge of All England (impropriamente nota come  Gran Loggia di York), a dispetto delle cose incredibili che i tradizionalisti ne hanno scritto, presenta una così scarsa connotazione “tradizionale” da non poter essere presa in considerazione a tale riguardo.
Il successo iniziale degli Antients trova la sua spiegazione nel fatto che essi difendevano il diritto di ogni Officina di praticare nell’Ordine i gradi antichi da essa preferiti. Non solo, ma (alla faccia del principio di autorità !) per rafforzare il movimento in loro favore avevano creato Logge Viaggianti che si spostavano da un paese all’altro per diffondere gli antient degrees, creando ovunque la confusione che può derivare dall’innesto di nuovi gradi in un contesto rituale inadatto a riceverli.
Quando nel 1813 i Moderns poterono finalmente imporre agli sconfitti la loro legge, di tutti gli antient degrees che gli Antients avevano sostenuto accettarono di collegare all’Ordine soltanto l’Arco Reale : scelsero cioè il solo che potesse essere utilizzato nel loro progetto di centralizzazione dell’Ordine, perché utile a consolidare il principio di autorità.
Se, in precedenza, le interferenze politiche non avessero protratto il conflitto tra Antients e Moderns per oltre sessant’anni (tanto che fu possibile risolverlo solo in virtù di un intervento della Casa Reale), le due parti avrebbero potuto trovare una soluzione meno precipitosa e più mediata : per esempio sul tipo di quella caldeggiata da Thomas Dunckerley, della quale conto di trattare in un prossimo articolo.
Questo avrebbe permesso ai Moderns di introdurre nella nuova Gran Loggia Unita d’Inghilterra gli antient degrees in qualche forma che non interferisse con la gerarchia dei tre gradi : così non solo avrebbero accontentato gli Antients, ma si sarebbero anche assicurati la possibilità di utilizzare nella prospettiva del Progetto 1 i sistemi di simboli che negli antient degrees erano contenuti.
Poiché un’intesa di questo genere non fu possibile, l’originaria “versione esoterica” del Progetto 1 si ritrovò… a corto di carburante proprio nel momento in cui, sulle ali delle armate napoleoniche, la Massoneria raggiungeva il culmine della sua diffusione nell’Europa continentale, e un gran numero di patrioti e irredentisti di molti Paesi sceglieva di farne la base della propria azione sociopolitica.
In queste condizioni, era inevitabile il distacco del Progetto 1 dalle sue radici esoteriche, nonché la sua rapida riconversione in quella Massoneria di indirizzo laico della quale i Grandi Orienti di Francia e d’Italia ci offrono gli esempi più illustri : una Massoneria ancora forte e destinata a ulteriori successi, ma non più sostenuta dall’invincibile arma dell’azione rituale.      
Di fatto, già da parecchio tempo il Progetto 2 era in fase di costituzione e rafforzamento anche fuori dall’Inghilterra, dovunque i sostenitori delle monarchie assolute si fossero resi conto di quale pericolo mortale la diffusione della Massoneria rappresentasse per loro.  
Dopo aver osservato con attenzione le vicende inglesi, avevano anche capito che l’arma vincente per distogliere i Massoni dall’influenzare la politica era il modello Antient, fondato sulla concentrazione delle energie dei Fratelli all’interno della Loggia mediante l’istituzione di cammini di ricerca interiore : fu proprio questo il principio su cui la loro azione si sarebbe concentrata nei due secoli seguenti, e tale scelta – notevolmente agevolata dalla forzata rinuncia del Progetto 1 all’azione esoterica – regalò al Progetto 2 un vero e proprio monopolio dell’esoterismo massonico ; si delinearono così entrambe le tendenze della Massoneria che oggi conosciamo.

 

Da qui in avanti, l’analisi della storia dell’istituzione massonica non compete a questo articolo, il cui fine non è di accendere vane polemiche proponendone una rilettura obbiettivamente in contrasto con quella che oggi va per la maggiore ; ma solo di fornire alcuni dati obbiettivi a chi – diffidando dall’apologetica piattezza delle versioni ufficiali – preferisce riflettere e trarre da sé le sue conclusioni.
Rimane ancora da spiegare in cosa consistesse l’ “uso magico dei sistemi di simboli ” che stava alla base del Progetto 1 originario.
E’ d’obbligo premettere che la presenza di realtà contrapposte sul tipo del Progetto 1 e del Progetto 2 non è una caratteristica legata esclusivamente alla Massoneria : in tutto l’ambito dell’esoterismo non mancano numerosi esempi di “progetti” consapevoli volti ad influenzare tanto le dinamiche interne di un’organizzazione iniziatica quanto – specularmente – la sua influenza sul mondo esterno, e frequente è anche il caso che iniziative di questo genere si pongano apparentemente in contrapposizione tra loro ; esemplare a questo proposito è il caso delle Triadi cinesi, diffusamente trattato da Réné Guénon in un libro memorabile.
Prima ancora dell’esoterismo, simili operazioni venivano poste in atto nello sciamanesimo (i cosiddetti non fare : ne ho parlato nell’articolo sul kula-ring), ed è proprio osservando il modello tuttora offerto dalle organizzazioni sciamaniche che oggi abbiamo la possibilità di capire come progetti del genere potessero funzionare ; difatti da una quarantina d’anni, grazie al diffondersi delle conoscenze sullo sciamanesimo nel mondo occidentale, anche la possibilità di utilizzare l’esoterismo per influenzare il sociale è gradualmente in corso di riscoperta.
Infatti, è ormai prassi diffusa la rilettura dei classici dell’Ermetismo con un approccio pragmatico rivolto soprattutto a riportarne alla luce l’aspetto operativo, ovvero quell’azione magica per la quale erano stati originariamente pensati ; ma purtroppo, fino ad oggi, lo si è visto applicare solo a quei sistemi di simboli che – per la ragione stessa di essersi tramandati al di fuori della Massoneria - si sono offerti più facilmente all’attenzione degli esoteristi contemporanei.
Messi a confronto con quelli custoditi in seno alla Massoneria, tali sistemi sono in realtà poco più di giocattoli ; eppure molti hanno dato prova di insospettabile efficacia operativa, e soprattutto di un’enorme capacità di destare consensi presso i giovani. Un caso molto tipico è quello della Wicca negli Stati Uniti, notevole oltretutto perché si tratta di un ibrido tra Ermetismo e neopaganesimo, a ulteriore riprova di quanto l’adozione di una chiave di lettura neosciamanica possa giovare alla fruibilità del messaggio ermetico.

 

Nessuno recupero di questo genere è stato ancora tentato sui rituali massonici, sebbene in virtù della massonizzazione delle scuole ermetiche (vedi il mio articolo Cagliostro e la Scuola Napoletana) sia proprio in seno ad essa che vengono oggi custoditi i più importanti sistemi di simboli volti all’azione nel sociale.
Tra quelli che verosimilmente furono già impiegati nel Progetto 1, l’esempio più intatto e di più facile decrittazione è quello offerto dai rituali della Massoneria del Marchio, della cui scoperta sono debitore al Venerabilissimo Fratello Giovanni Domma. Sulla sua analisi stiamo lavorando già da alcuni anni, e forse un giorno ci sentiremo pronti a pubblicare qualcosa.
In realtà, per quanto si possa essere competenti in tema di Ermetismo, non è affatto un lavoro facile restituire a un sistema di simboli le sue antiche potenzialità operative. E’ come l’assemblaggio di un motore da parte di un dilettante che dispone di tutti i pezzi, ma per scoprire a cosa servono è costretto ad andare avanti per tentativi.
Il primo passo consiste nel disporre tutti i simboli del sistema secondo un ordine (che può, secondo i casi, essere raffigurato da un percorso lineare, ma anche da uno schema a due o più dimensioni) il cui senso deve essere suggerito dalle corrispondenze dei simboli stessi. Trovare le corrispondenze giuste è un’impresa molto difficile se il sistema che abbiamo preso in esame non è mai stato operativo, o lo è stato ma non sappiamo a cosa servisse ; è invece molto più facile se abbiamo una qualunque traccia che possa suggerirci a cosa miravano i suoi creatori.  
Per esempio, nel caso di un sistema di cui siamo certi che è stato utilizzato nel Progetto 1, bisogna partire dalla nozione che il fine del Progetto era una correzione del sistema delle classi sociali : cioè un obbiettivo di natura essenzialmente economica.

Di conseguenza, la chiave del sistema può essere ritrovata attribuendo ai simboli le loro corrispondenze sul piano economico. Se ci sono tra i miei lettori Maestri Massoni versati in astrologia, forse hanno già fatto caso che alcune corrispondenze planetarie di uso comune in astrologia economica acquistano un senso speciale se si prova a metterle in relazione con il ruolo simbolico di quel dato pianeta in Massoneria : non è questa che la punta dell’iceberg di un universo di conoscenze oggi perdute che, tuttavia, ai padri della Massoneria speculativa erano ben note, e la cui manipolazione sta alla base della diffusione e dei successi politici conosciuti dal Progetto 1 nella prima fase della sua storia.

Quando si è ricostruito lo schema simboli/corrispondenze, il passo successivo è applicare ad esso l’arte della memoria : non secondo quello che è il suo uso corrente in Ermetismo, cioè associando ai simboli una qualunque sequenza di cose che si vogliono ricordare, ma associando sequenze speciali il cui effetto è di trasformare ogni coppia simbolo/corrispondenza in uno specifico atto della futura attività operativa.

Non è questa la sede per dilungarsi sulla natura di tali sequenze : si tratta di un argomento che richiede uno studio a parte. Un accenno molto indiretto si può trovare nel mio articolo Il lavoro sui sogni dove spiego che il simbolismo ermetico deriva direttamente dalla pratica sciamanica dei viaggi nei mondi di sogno, o piani di realtà alternativi - argomento che conto di riprendere e sviluppare nei prossimi articoli.

Mi spiego meglio : se uno sciamano vuole ottenere un dato effetto sulla realtà, una delle tecniche a sua disposizione è quella di recarsi in un mondo di sogno e compiere in esso l’azione che vuole riprodurre sul piano della realtà oggettiva (ben pochi sanno che la tecnica chiamata tensegrità serve appunto a questo scopo, e potreste usarla anche voi ; ma non aspettatevi di trovare le istruzioni su qualche manuale, perché nessuno sciamano si prenderebbe la responsabilità di consigliare questo uso di tensegrità per iscritto).

Dopo compiuta l’azione, con l’ausilio dell’arte della memoria il sognatore la scompone in tutti i suoi gesti successivi ; a ciascun gesto associa poi il simbolo appropriato, ed ecco pronta la sequenza che – incorporata in un rituale esoterico – può essere tramandata senza che nessuno ne veda le potenzialità per centinaia di anni. Ma nel momento in cui un altro sognatore posa gli occhi su quei simboli, la riconosce, ed è in grado di ricostruire l’uso preciso cui è destinata.

 

Con queste brevi annotazioni, mi auguro non solo di aver restituito all’attenzione dei miei lettori quella che era la vera essenza del Progetto 1, ma anche di essere riuscito a far comprendere che un tale lavoro  è ben lontano da uno sterile esercizio culturale : applicarlo alla ritualità della Massoneria varrebbe infatti a restituirle gli strumenti operativi, e scoprirne mille nuovi usi futuri per il bene dell’umanità.

 

Daniele Mansuino

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